La battaglia di Romagnano è stato uno scontro bellico della Resistenza italiana combattuto il 16 marzo 1945 nel comune di Romagnano Sesia, in provincia di Novara. L'operazione si concluse con la vittoria delle brigate partigiane della Valsesia e del Biellese, che costrinsero alla resa il presidio della Repubblica Sociale Italiana arroccato nel paese. Avvenuto a poco più di un mese dalla liberazione d'Italia dal nazifascismo, l'episodio rappresentò un successo strategico fondamentale e dimostrò la maturità militare raggiunta dal movimento resistenziale locale, capace di coordinare un attacco complesso e articolato.

Le premesse Nelle prime settimane della primavera del 1945, il comando partigiano valsesiano avviò una serie di attacchi simultanei contro i presidi nazifascisti della zona (tra cui Varallo, Borgosesia e Fara Novarese), passati alla storia come le "prove di primavera". In questo quadro, Romagnano Sesia rivestiva un ruolo di primissimo piano, tanto da essere considerato il principale punto d'accesso alla Valsesia. Il paese era infatti un nodo logistico cruciale grazie alla sua stazione ferroviaria, punto d'intersezione tra la ferrovia Santhià-Arona e la ferrovia Novara-Varallo.

L'azione partigiana fu condotta in modo convergente dalle brigate della Divisione Garibaldi "Fratelli Varalli" (comprese componenti della 82ª Brigata Garibaldi "Giuseppe Osella" e della 118ª Brigata Garibaldi "Remo Servadei"), poste sotto la direzione del comandante Albino Calletti, noto come "Capitano Bruno", e supportate localmente dal caposquadra romagnanese Antonio Galantina. Il presidio fascista era costituito dai paracadutisti del battaglione paracadutisti "Mazzarini" della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), considerati combattenti professionisti e ben addestrati. I militi della GNR, guidati dal comandante del presidio tenente Elios Lumbau, si erano solidamente asserragliati all'interno del collegio "Giuseppe Curioni", una struttura trasformata per l'occasione in un vero e proprio fortilizio difensivo.

La battaglia I combattimenti ebbero inizio alle ore 04:30 del 16 marzo 1945. Il segnale d'attacco per i partigiani in postazione fu dato da un'esplosione di tubi di dinamite collocati per aprire una breccia nelle mura del collegio. I comandi partigiani intendevano sfruttare l'effetto sorpresa per far penetrare immediatamente una squadra di assaltatori all'interno del complesso. Tuttavia, a causa di un posizionamento imperfetto delle cariche esplosive, la breccia non si rivelò subito praticabile. Il mancato sfondamento immediato trasformò lo scontro in un prolungato e violento assedio che si protrasse per diverse ore, durante le quali i difensori risposero al fuoco.

La svolta decisiva si verificò nel primo pomeriggio, intorno alle ore 14:00, con l'arrivo a Romagnano Sesia della squadra dei guastatori appartenente alla 12ª Divisione biellese. I rinforzi partigiani schierarono sul campo quattro lanciabombe e un camioncino equipaggiato con un pezzo d'artiglieria anticarro. Il fitto bombardamento scardinato contro l'edificio divelse una a una le finestre del primo piano, provocando incendi e una fitta coltre di fumo all'interno dei locali del collegio. Quest'azione compromise definitivamente le capacità difensive della guarnigione fascista. Dopo quattordici ore di assalto ininterrotto, l'inferiorità tattica e l'impossibilità di ricevere soccorsi costrinsero il presidio fascista a desistere. Il tenente Elios Lumbau accettò i termini di una resa onorevole proposti dal comandante Albino Calletti, che garantivano ai militi superstiti il rientro del proprio battaglione a Novara.

Note

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