La diocesi di Acqui () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Torino appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2023 contava 127.000 battezzati su 135.516 abitanti. È retta dal vescovo Luigi Testore.

Territorio Il territorio della diocesi si estende per 1.683 km², di cui circa il 70% in Piemonte e il restante circa 30% in Liguria. A livello provinciale la suddivisione è la seguente: provincia di Alessandria circa 47%, provincia di Savona il 23%, provincia di Asti circa 22%, città metropolitana di Genova circa il 7% e provincia di Cuneo meno dell'1%. Comprende la città di Acqui Terme e i seguenti comuni: in provincia di Alessandria: Alice Bel Colle, Acqui Terme, Belforte Monferrato, Bergamasco, Bistagno, Carpeneto, Cartosio, Casaleggio Boiro, Cassine, Cassinelle, Castelletto d'Erro, Castelnuovo Bormida, Cavatore, Cremolino, Denice, Grognardo, Lerma, Malvicino, Melazzo, Merana, Molare, Montaldo Bormida, Montechiaro d'Acqui, Morbello, Mornese, Morsasco, Orsara Bormida, Ovada, Pareto, Ponti, Ponzone, Prasco, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Sezzadio, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo Monferrato, Terzo, Trisobbio, Visone. in provincia di Asti: Bruno, Bubbio, Calamandrana, Canelli, Cassinasco, Castel Boglione, Castelletto Molina, Castelnuovo Belbo, Castel Rocchero, Cessole, Cortiglione, Fontanile, Incisa Scapaccino, Loazzolo, Maranzana, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Monastero Bormida, Montabone, Nizza Monferrato, Quaranti, Roccaverano, Rocchetta Palafea, San Marzano Oliveto, Serole, Sessame, Vaglio Serra, Vesime. in provincia di Cuneo: Perletto. nella città metropolitana di Genova: Campo Ligure, Masone, Rossiglione, Tiglieto. in provincia di Savona: Altare, Cairo Montenotte, Carcare, Dego, Giusvalla, Mioglia, Piana Crixia, Pontinvrea, Sassello, Urbe.

La diocesi confina con le diocesi di Alba e di Mondovì a ovest, di Genova e Savona-Noli a sud, di Tortona a est, di Asti e Alessandria a nord.

Sede vescovile è la città di Acqui Terme, dove si trova la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. Nella stessa città sorge anche la basilica minore di San Pietro.

Parrocchie e zone pastorali

La diocesi è suddivisa in 115 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali: zona pastorale Acquese-Alessandrina (27 parrocchie); zona pastorale delle Due Bormide (20 parrocchie); zona pastorale Ovadese-Genovese (23 parrocchie); zona pastorale di Nizza-Canelli (29 parrocchie); zona pastorale Savonese (15 parrocchie).

Storia La presenza di una comunità cristiana nel I secolo è attestata da una lapide ritrovata nel 1660 in un cimitero cittadino. Le decorazioni nella cattedrale seguono la tradizione e mostrano papa Silvestro I che nel 323 fonda la diocesi; protovescovo è san Maggiorino, da sempre venerato come patrono della diocesi. I primi vescovi sono documentati da una pergamena dell'XI secolo, ritenuta degna di fede, la quale tuttavia ignora gli unici due vescovi di Acqui storicamente documentati nei primi otto secoli: Ditario, la cui lastra sepolcrale, scoperta nel 1753, riporta come data di morte il 488; e Valentino, che prese parte al concilio romano del 680 indetto da papa Agatone per condannare l'eresia monotelita.

Fino al V secolo lo sviluppo della Chiesa locale è continuo, tanto che si può dire che alla fine di quel secolo tutta la popolazione fosse cristiana, ma a partire dalla fine del V secolo, con l'inizio delle invasioni barbariche, cominciò un periodo di sofferenze che durò più di quattro secoli, senza dimenticare che nel 905 e nel 936 due invasioni di pirati saraceni ridussero la popolazione in condizioni drammatiche. Questa situazione potrebbero spiegare il vuoto di quattro secoli nella lista dei vescovi riportata dal dittico di Acqui; infatti si conoscono vescovi solo a partire dalla metà del IX secolo con Odalberto, che intervenne nell'844 all'incoronazione del re Ludovico II, e con Ragano, che vent'anni dopo partecipò a un concilio celebrato dal metropolita Tadone di Milano, di cui il vescovo acquese era suffraganeo.

A partire dal X secolo, la serie episcopale si fa più continua e completa. Al vescovo Adalgiso, l'imperatore Ottone I concesse un diploma che definiva i diritti giurisdizionali dell'episcopato sulla città e il contado acquese; questo privilegio fu ripetuto al vescovo Benedetto nel 978, al quale fu concessa la giurisdizione sulla città e sul territorio circostante per un raggio di tre miglia, e al vescovo Primo nel 996, con l'aggiunta di alcuni castelli e pievi.Basso, San Guido e i suoi predecessori nel dittico acquese, pp. 2-3.

Secondo l'antica lista episcopale acquese, fu il vescovo Primo, a cavallo fra X e XI secolo, a dare avvio alla costruzione della nuova cattedrale cittadina, trasferendola dalla chiesa extra moenia di San Pietro; la nuova cattedrale fu consacrata da san Guido I nel 1067.Kehr, Italia pontificia, VI/2, p. 193. In questo stesso periodo troviamo le prime attestazioni di una suddivisione del territorio diocesano in pievi.Gian Battista Garbarino, Pievi, parrocchie e chiese rurali: cura d'anime e architettura religiosa in diocesi di Acqui tra X e XIII secolo, in «Arte e carte della diocesi di Acqui», Alessandria, 2006, pp. 124-152.

Nel 1175 venne eretta da papa Alessandro III la diocesi di Alessandria con territorio sottratto in parte a quello di Acqui. Ne nacque un lungo contenzioso fra le due città, che si aggravò nel 1180 quando lo stesso papa decise l'unione delle due diocesi e il trasferimento della curia vescovile ad Alessandria.Kehr, Italia pontificia, VI/2, p. 192, nº 7. Questa decisione rimase lettera morta, come pure quella di papa Innocenzo III che nel 1206 stabilì l'unione aeque principaliter delle due sedi.Savio, Indice del Moriondo, Alessandria, 1900, p. 74, nº 413. Quando il vescovo Ugo Tornielli decise di trasferirsi ad Alessandria, provocò la dura reazione degli acquesi che portò il papa alla decisione di destituire Ugo e di far procedere all'elezione di un nuovo vescovo, Anselmo. Da questo momento, fino al 1405, la diocesi di Alessandria, governata da un arcidiacono, rimase unita a quella di Acqui, che fu la sede unica del vescovo e della curia diocesana.

Nel 1450, per eleggere il nuovo vescovo Tommaso Deregibus, il Capitolo della cattedrale dovette riunirsi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie nel vicino paese di Visone, poiché in città imperversava una terribile epidemia di peste.

Nel XVI secolo si deve soprattutto al vescovo Pietro Fauno (1558-1585) l'attuazione dei decreti di riforma stabiliti dal concilio di Trento, tra cui la fondazione del seminario vescovile nel 1566. Intenso fu lo scambio epistolare tra Pietro Fauno e san Carlo Borromeo, da cui emerge un quadro di parrocchie in condizioni di estrema povertà, benché animate da un intenso fervore religioso.

Nel periodo tra il 1625 e il 1648 l'invasione di francesi e spagnoli e le loro lotte per il controllo del territorio causarono un peggioramento della situazione economica locale e l'epidemia di peste del 1630 e 1631 decimò la popolazione. In questo periodo emerse la figura del vescovo Gregorio Pedroca che si dedicò alla cura degli appestati, tanto da esserne contagiato.

Il vescovo Carlo Antonio Gozzano (1675-1721) ottenne dall'imperatore Leopoldo I, mediante un diploma del 23 marzo 1699, la conferma di svariati privilegi concessi dagli imperatori ai suoi predecessori, tra i quali quello del titolo di principe del Sacro Romano Impero, nella realtà mai accordato da nessun sovrano in precedenza. In virtù di tale diploma, quindi, il titolo, dapprima fondato sulla base di una lettura capziosa di diplomi medievali, divenne legittimo.

Ne Settecento il vescovo Carlo Giuseppe Capra (1755-1772) fece costruire il nuovo seminario della diocesi, che dotò di un ricco fondo librario, che costituisce la base della biblioteca diocesana che porta il suo nome.Dal sito Beweb online.

In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto da Napoleone Bonaparte, che determinò la soppressione di 9 diocesi, la sede di Acqui, in forza del breve Gravissimis causis di papa Pio VII del 1º giugno 1803, ingrandì il proprio territorio a scapito delle diocesi vicine e contestualmente entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Torino.Testo del breve pubblicato in edizione latina e traduzione francese in: Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinale Caprara (pp. 69-92), con la quale vengono definiti ed elencati i borghi e i paesi appartenenti a ciascuna delle diocesi piemontesi superstiti. Il 17 luglio 1817, la diocesi ritornò, con qualche variazione, nei suoi confini precedenti, quando papa Pio VII ristabilì le diocesi soppresse nel 1803 con la bolla Beati Petri. Bolla Beati Petri, Bullarii Romani continuatio, vol. XIV, Romae, 1849, pp. 344-358.

Nel corso dei secoli sono emerse figure molto importanti nell'ambito della diocesi e della Chiesa universale: Carlo Capra, fondatore dell'orfanotrofio; i santi Paolo della Croce fondatore dei Padri Passionisti, Maria Domenica Mazzarello cofondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice e Giuseppe Marello fondatore degli Oblati di San Giuseppe; le beate Teresa Bracco, Chiara Badano e il venerabile Paolo Pio Perazzo.

Cronotassi dei vescovi Il più antico catalogo dei vescovi di Acqui è contenuto in una pergamena, oggi perduta, della seconda metà dell'XI secolo e riprodotta nel XVII secolo dal vescovo Gregorio Pedrocca in un'opera rimasta manoscritta, la Solatia Chronologica Sacrosanctae Ecclesiae Aquensis, conservata nell'archivio vescovile della diocesi. Il dittico riporta una lista di 17 vescovi da Maggiorino a Guido I, con un vuoto di circa 400 anni tra Adeodato e Sedaldo, colmato da storici locali con nomi di vescovi storicamente documentati grazie ad altre fonti, ma anche con nomi di vescovi di dubbia autenticità.Basso, San Guido e i suoi predecessori nel dittico acquese, p. 1 e nota 4. Il testo del dittico in: Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, pp. 10-11.

Nella presente cronotassi si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

San Maggiorino † (IV secolo) Massimo † Severo † Andrea † Adeodato † Ditario † (? - 26 gennaio 488 deceduto)Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma, 2000, p. 2388. Ditarius sarebbe solo la parte finale del nome del vescovo, poiché la lapide è monca nel punto in cui si trova il suo nome. Sedaldo ? † (VI secolo) Primo ? † (VI secolo)I vescovi Sedaldo e Primo sono esclusi da Gams, Lanzoni e Savio: Sedaldo corrisponderebbe al vescovo aquense del IX secolo; Primo è posto dopo Sedaldo da autori locali «senza addurre alcuna prova» (Lanzoni); inoltre un Primo è documentato tra X e XI secolo. Valentino † (menzionato nel 680)Documentato nelle sottoscrizioni del concilio romano del 680. Tito ? † (VIII secolo)Il vescovo Tito, ammesso da autori locali, è escluso da Savio perché non documentato da prove certe. Odalberto † (menzionato nell'844) Ragano † (menzionato nell'863)Miriam Rita Tessera, Tadone, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 94 (2019).Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover, 1998, pp. 159-163. Bodone † (prima dell'876 - dopo maggio 891) Sedaldo † (al tempo di papa Formoso)