La storia dell'antisemitismo - definita come "azione ostile" o discriminazione rivolta contro gli ebrei in quanto gruppo religioso o etnico - risale a molti secoli addietro; l'antisemitismo è stato anche definito come "l'odio più lungo"Our common inhumanity: anti-semitism and history by Richard Webster (a review of Antisemitism: The Longest Hatred by Robert S. Wistrich, Thames Methuen, 1991. Lo studioso Jerome A. Chanes identifica sei fasi nello sviluppo storico dell'antisemitismo: l'antisemitismo precristiano presente nell'antica Grecia, che era in sua natura soprattutto di origine etnica. l'antigiudaismo religioso cristiano nell'ultimo scorcio della storia antica e durante il Medioevo, che era per sua natura di tipo religioso e che si estende fino alla storia moderna. l'antigiudaismo musulmano tradizionale che, almeno nella sua forma classica, rimaneva sfumato in quanto gli ebrei erano una classe protetta. l'antisemitismo politico, sociale ed economico dell'Illuminismo e dell'Europa post-illuministica, che ha posto le basi per l'antisemitismo razziale. l'antisemitismo razziale che sorse nel XX secolo e che culmina con il nazismo. l'antisemitismo contemporaneo, che è stato etichettato da alcuni come "neoantisemitismo". Chanes suggerisce che queste sei tappe potrebbero essere raggruppate in tre categorie: antisemitismo antico (nella sua natura principalmente etnico); antisemitismo cristiano religioso e antisemitismo razziale del XIX-XX secolo.

Nella pratica risulta difficoltoso differenziare l'antisemitismo dal maltrattamento generale dei popoli e nazioni sottomessi da parte di altre nazioni prima della storia romana ma, a partire dall'adozione universale del cristianesimo in Europa l'antisemitismo è senza dubbio presente.

Anche il mondo islamico ha visto storicamente gli ebrei come essenzialmente degli estranei.

L'arrivo della rivoluzione scientifica prima e della rivoluzione industriale poi nell'Europa del XIX secolo eresse una - del tutto nuova - manifestazione di antisemitismo, fondata tanto sulla razza quanto sulla religione, culminando negli orrori dei campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La formazione dello Stato d'Israele nel 1948 ha contribuito a creare nuove tensioni antisioniste in tutto il Medio Oriente.

Periodo classico Prematura animosità contro gli ebrei Lo storico Louis Feldman sostiene che "dobbiamo rimettere in discussione il senso comune che vuole gli scrittori pagani essere prevalentemente antisemiti"; infatti, afferma che "uno dei grandi rompicapi che hanno dovuto affrontare gli studiosi dell'antisemitismo è il presunto spostamento dalle dichiarazioni pro-ebrei che si possono rinvenire nei primi scrittori pagani che menzionano il popolo ebraico... alle feroci dichiarazioni antiebraiche a partire da Manetone nel 270 a.C. circa".

In considerazione degli scritti antiebraici di Manetone, l'antisemitismo potrebbe essersi originato nell'Egitto Tolemaico per poi essersi diffuso grazie alla rivisitazione Greca degli antichi pregiudizi degli egizi. Come esempi di scrittori pagani che parlano positivamente degli ebrei Feldman cita Aristotele, Teofrasto, Clearco di Soli e Megastene. L'immagine di Manetone viene invece solitamente dipinta come quella di uno dei più universali e virulenti antigiudei.

I primi chiari esempi del sentimento antiebraico possono essere ricondotti ad Alessandria d'Egitto nel corso del III secolo a.C. Alessandria ospitò in quel tempo la più vasta comunità ebraica del mondo e la Septuaginta (Versione dei Settanta), una traduzione in lingua greca dellAntico Testamento (Bibbia ebraica) venne prodotta lì in quel periodo.

Manetone, un sacerdote egizio nonché uno storico dell'epoca scrisse scrupolosamente sugli ebrei e i suoi temi si ripetono nelle opere di Cheremone di Alessandria, Lisimaco, Posidonio, Apollonio Molone, Apione e Publio Cornelio Tacito. Ecateo di Abdera viene citato da Flavio Giuseppe per avere scritto, durante il tempo di Alessandro Magno, che gli ebrei "sono stati spesso trattati in modo dannoso dai re e dai governatori della Persia, ma non possono essere dissuasi dall'agire come meglio pensano, ma quando vengono spogliati delle loro ragioni e vengono inflitti loro tormenti fino all'essere condotti ai più spaventosi tipi di morte, vi vanno incontro in una maniera straordinaria al di là di tutte le altre persone e non rinunciando mai alla religione dei loro antenati"(Contro Apione, 1.161).

Uno dei primi editti antiebraici fu quello promulgato da Antioco IV nel 170-167 a.C. il quale ebbe come conseguenza lo scatenamento di una rivolta da parte dei Maccabei nell'intero territorio della Giudea.

L'antico filosofo ebraico Filone di Alessandria descrive un attacco commesso contro gli ebrei ad Alessandria nel 38 a.C. in cui morirono migliaia di personeBarclay, John M G, 1999. Jews in the Mediterranean Diaspora: From Alexander to Trajan (323 BCE–117 CE), University of California. John M. G. Barclay of the University of DurhamPhilo of Alexandria, Flaccus, online at Philo: Flaccus. La violenza dei cittadini di Alessandria potrebbe essere stata causata dalla ritrattistica che vedeve gli ebrei essere affetti da misantropiaPieter Willem van der Horst, 2003. Philo's Flaccus: the First Pogrom, Philo of Alexandria Commentary Series, Brill.. Lo storico Victor Tcherikover sostiene che la ragione dell'odio nei confronti degli ebrei durante l'ellenismo era data dalla loro voluta separazione all'interno delle poleis GrecheTcherikover, Victor, Hellenistic Civilization and the Jews, New York: Atheneum, 1975.

Il professor Gideon Bohak ha tuttavia sostenuto che la precoce animosità nei confronti degli ebrei non può essere considerata come antigiudaica o antisemita, a meno che non si fosse trattato di atteggiamenti generali antiebraici di tipo etnico; occorre ricordare qui che molti Greci dimostravano animosità verso qualsiasi gruppo che essi considerassero barbariBohak, Gideon. "The Ibis and the Jewish Question: Ancient 'Antisemitism' in Historical Context" in Menachem Mor et al., Jews and Gentiles in the Holy Land in the Days of the Second Temple, the Mishna and the Talmud, Yad Ben-Zvi Press, 2003, p 27–43..

Le dichiarazioni che dimostrano un pregiudizio contro gli ebrei e la loro religione si trovano come detto già nelle opere di molti scrittori greci e romani paganiDaniels. J,L,Anti-Semitism in the Hellenistic-Roman Period in Journal of Biblical Literature 98 (1979) pp.45–65. L'autore cattolico Edward Flannery scrive che era il rifiuto degli ebrei ad accettare le norme religiose e sociali greche che li hanno contrassegnati in una maniera negativa. Ecateo di Abdera, uno storico greco dell'inizio del III secolo a.C. scrisse che Mosè "ricordando l'esilio del suo popolo, ha istituito per loro un modo misantropico e inospitale di vita".

Il succitato Manetone, scrisse che gli ebrei furono espulsi dagli allora abitanti dell'antico Egitto in quanto affetti da lebbra e che questi seguirono l'insegnamento dato loro da Mosè di non adorare gli Dèi". Gli stessi temi comparvero nelle opere di Cheremone ateniese, Lisimaco, Posidonio e Apollonio Molone, oltre che in Apione e Tacito. Agatarchide di Cnido scrisse delle "pratiche ridicole" degli ebrei e dell'assurdità della loro Legge e di come Tolomeo I poté invadere Gerusalemme nel 320 a.C. perché i suoi abitanti stavano osservando lo Shabbat.

Flannery descrive l'antisemitismo presente nei tempi antichi come essenzialmente "culturale, assumendo a volte forma di xenofobia nazionalista con risvolti negli ambiti politici".

Esiste un esempio riguardante un antico governatore dell'antica Grecia, Antioco IV, che dissacra il Secondo Tempio e vieta le pratiche religiose ebraiche, come la circoncisione, l'osservanza dello Shabbat e lo studio dei libri religiosi ebraiciSecondo libro dei Maccabei 6:1-11.; questo durante il periodo dell'impero seleucide in cui la cultura greca era predominante in tutti i territori del Mediterraneo orientale. Le dichiarazioni che presentano pregiudizi nei confronti degli ebrei e della loro religione si trovano anche nelle opere di alcuni scrittori classici greco-romaniDaniels. J,L, Anti-Semitism in the Hellenistic-Roman Period in Journal of Biblical Literature 98 (1979) P.45 - 65.

Il primo vero avvenimento di antisemitismo è stato però oggetto di dibattito tra gli studiosi, in gran parte perché differenti scrittori usano definizioni diverse dell'antisemitismo. I termini "antisemitismo religioso" e "antigiudaismo" vengono talvolta utilizzati per riferirsi all'animosità verso l'ebraismo come religione piuttosto che per incasellare gli ebrei in un particolare gruppo etnico o razziale.

Impero romano Le relazioni tra gli ebrei presenti nella Giudea romana (nome della provincia romana fino al 135 d.c.) e l'impero romano occupante sono state di antagonismo fin dall'inizio ed hanno condotto a diverse ribellioni, sempre brutalmente represse.

Diversi esponenti della storiografia romana riferiscono che nel 19 d.C. l'imperatore romano Tiberio espulse gli ebrei da Roma. Secondo quel che ne dice lo storico romano Svetonio, Tiberio cercò di sopprimere tutte le religioni straniere. Nel caso degli ebrei mandò gli uomini più giovani, con la scusa del servizio militare, nelle province romane maggiormente note per il loro clima malsano. Licenziò tutti gli altri ebrei della città sotto la minaccia della schiavitù a vita per mancata conformità agli usi romaniSvetonio, Vite dei dodici cesari, Vol 3, "Tiberio", Sezione 36.

Giuseppe Flavio, nelle sue Antichità giudaicheJosephus, Antichità giudaiche (18.3.5), confermò il fatto che a tutti gli ebrei venne ordinato di abbandonare Roma. Un numero di circa 400 persone venne inviato in Sardegna, mentre altri, che non erano disposti ad entrare nell'esercito romano, furono severamente puniti. Cassio Dione riferisce che Tiberio annientò la maggior parte degli ebrei che tentavano di convertire i Romani pagani alla loro religioneDione Cassio, Storia romana, 57.18.5a.. Filone riferisce che Seiano, prefetto del pretorio di Tiberio, potrebbe essere stato uno dei primi motori nella persecuzione contro gli ebreiFilone di Alessandria. Contro Flacco(1.1).

I Romani rifiutarono il permesso agli ebrei di far ricostruire il Secondo Tempio di Gerusalemme dopo la sua distruzione a seguito dell'assedio di Gerusalemme (70) avvenuta ad opera di Tito, imponendo allo stesso tempo una "tassa sugli ebrei" (Fiscus iudaicus), apparentemente per finanziare il Tempio di Giove Ottimo Massimo a Roma ed infine rinominando la Giudea romana come Syria Palaestina nel 135 d.c.

Il Talmud di Gerusalemme riferisce che, dopo la Terza guerra giudaica (132-136) guidata da Simon Bar Kokheba i Romani annientarono molti ebrei "uccidendo fino a quando i loro cavalli non sono stati sommersi nel sangue fino alle narici"Talmud di Gerusalemme, Taanis 4:5. Alcuni storici sostengono che Roma abbia sempre soppresso le rivolte in tutti i propri territori conquistati e sottolineano che Tiberio fece espellere tutte le religioni straniere da Roma, non solo quindi quella ebraica.

Alcuni accomodamenti furono infatti successivamente fatti con l'ebraismo e gli ebrei della Diaspora avevano privilegi che gli altri non avevano affatto. A differenza di altri sudditi dell'impero romano, essi avevano il diritto di mantenere la loro religione e non ci si aspettò che si assoggettassero alle abitudini locali. Anche dopo la Prima guerra giudaica (66-73) le autorità romane rifiutarono di annullare i privilegi ebraici in alcune città. Anche se Adriano mise fuori legge la circoncisione, nella sua qualità di mutilazione normalmente condotta su persone neonate e pertanto incapaci di acconsentirvi, ne esentò in seguito gli ebreiClifford Ando,Times Literary Supplement, 6 April 2007, pp. 6–7.