Il 1814 fu un anno fondamentale per la storia del Regno di Norvegia. Il tutto iniziò con la Norvegia ancora in unione con la Danimarca, soggetta ad un blocco navale da parte dell'Impero britannico che venne ceduta ai re di Svezia. A maggio di quello stesso anno, una convenzione dichiarò la Norvegia indipendente con una propria costituzione. Alla fine dell'anno il parlamento norvegese aveva deciso di aderire all'unione personale con la Svezia. Anche se le aspirazioni nazionaliste vennero poi risolte solo dagli eventi del 1905, il 1814 fu il punto di origine per una Norvegia pienamente indipendente.
La creazione del regno di Norvegia interessò il governo di un solo monarca norvegese e di due ambiziosi e futuri re in Scandinavia, i quali speravano di unire Svezia, Danimarca e Norvegia sotto un unico trono.Glenthøj, Rasmus (2012):Skilsmissen. Dansk og norsk identitet før og efter 1814. Syddansk Universitetsforlag, p. 80-81Linvald, Axel (1962): Christian Frederik og Norge 1814. Oslo, Universitetsforlaget, pp. 10-1 Il popolo norvegese ed i suoi capi vennero trascinati in questa contesa, tentando di sfruttare la crisi per la loro autodeterminazione come stato indipendente.Koht, Halvdan (1910):Unionssprengninga i 1814 i verdshistorisk samanheng. Kristiania, Det norsk Samlaget, pp. 3-15
Prima del 1814 La Danimarca-Norvegia si era schierata coi francesi durante le Guerre napoleoniche per la sua partecipazione nella Guerra delle cannoniere. Avendo perso la propria flotta, essa era virtualmente senza difese contro la Francia e dovette perciò soccombere. La Royal Navy britannica bloccò tutti i porti norvegesi dal 1808, bloccando quindi anche tutti i collegamenti con la Danimarca e costringendo così la Norvegia a badare a sé stessa. Con queste condizioni, in Norvegia si alimentarono delle tensioni e già dal 1809 iniziò a formarsi un primo movimento indipendentista. La campagna svedese contro la Norvegia del 1808-09 venne stroncata dall'esercito norvegese, motivo in più per i norvegesi per proporre la loro indipendenza.
Gli anni 1812 e 1813 divennero tristemente noti per la carestia dovuta al blocco commerciale, momenti che saranno per lungo tempo ricordati in Norvegia.
Il Trattato di Kiel
Il 7 gennaio 1814, sul punto di soccombere a svedesi, russi e tedeschi al comando del principe eletto di Svezia, Carlo Giovanni, Federico VI di Danimarca era ormai pronto a cedere la Norvegia al re di Svezia per evitare l'occupazione dello Jutland. Egli autorizzò il proprio inviato Edmund Bourke (1761–1821) a negoziare un trattato di pace con Svezia e Gran Bretagna col termine dell'immediato ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio danese e con alcune compensazioni territoriali. Egli inoltre venne costretto a sottoscrivere un'alleanza con le altre potenze europee contro Napoleone.Steen, Sverre (1951): 1814. Oslo, J.W. Cappelen. Pp. 49-50 Questi termini vennero formalizzati e siglati nel Trattato di Kiel del 14 gennaio, col quale la Danimarca negoziò per mantenere la sovranità sui possedimenti norvegesi di Groenlandia, Isole Faroe e Islanda. Una corrispondenza segreta tra le varie parti nei giorni precedenti l'accordo aveva fatto pressione perché si evitasse un'invasione della Danimarca su vasta scala. Il principe Bernadotte inviò una lettera ai governi di Prussia, Austria e Regno Unito chiedendo il loro supporto, ben sapendo il ruolo della Russia nei negoziati di pace, per raggiungere stabilità nella regione nordica.
La notizia raggiunse la Norvegia solo alla fine di gennaio in una lettera del 18 gennaio del re danese al popolo norvegese, il quale sollevava i suoi ormai ex-sudditi dal prestargli giuramento di fedeltà. Una lettera segreta venne invece recapitata il 17 gennaio dal re a suo cugino il viceré di Norvegia, Cristiano Federico: questa conteneva i dettagli più importanti del trattato e con istruzioni precise di lasciare le fortezze norvegesi agli svedesi e di fare ritorno in Danimarca.Steen, Sverre (1951): 1814. Oslo, J.W. Cappelen. Pp. 60-61
Il pubblico venne informato del trattato di pace il 26 gennaio attraverso un articolo censurato apparso sul giornale Tiden. "Pace, Pace al Nord!" fu il titolo, che comunque non lasciò da subito intuire il fatto che il re aveva ceduto il regno alla Svezia, storicamente nemica della Norvegia.Linvald, Axel (1962): Christian Frederik og Norge 1814. PP. 19-20 Ben presto però si seppe la verità che causò un certo malcontento, in particolare tra la popolazione norvegese.Pavels, Claus: Dagbøker 1812-1822. 26–31 January. www.dokpro.uio.no/litteratur/pavels/frames.htm
Il tentativo di reclamo di Cristiano Federico Il viceré ed erede ai troni di Danimarca e Norvegia, il principe Cristiano Federico, alla fine decise di disobbedire alle istruzioni ricevute dal suo re, prendendo invece l'iniziativa di porsi alla testa degli insorgenti per preservare l'integrità della sua corona e, se possibile, mantenere l'unione con la Danimarca. Il re era stato in precedenza avvisato dallo stesso principe in una lettera segreta del dicembre del 1813. Il principe inoltre raccolse l'opposizione popolare che vedeva la Norvegia "svenduta" alla Svezia con la quale già non correva buon sangue.
Problemi finanziari costrinsero il principe il 27 gennaio a stampare banconote per un totale di 3.000.000 di Rigsbankdaler emesse dalla "Banca Provvisoria di Norvegia", stampate con lo stemma norvegese. Per quanto queste "banconote del principe" fossero necessarie alla stabilità economica della Norvegia, alimentarono ancora di più le tendenze indipendentiste oltre all'inflazione. Inoltre re Federico VI si rifiutò di riconoscere la banca norvegese, fatto che aprì nuove crisi interne allo stato.Norway Paper Money Prinsesedler Ca. 1815 Issues http://numismondo.net/pm/nor/index03A.htm
Cristiano Federico a questo punto decise di reclamare per sé il trono di Norvegia ed iniziò a costruire un governo indipendente a capo del quale pose sé stesso. La settimana precedente al 30 gennaio, il principe compì un viaggio in Norvegia per sondare la volontà popolare in questo senso e ben presto si rese conto che avrebbe potuto sfruttare il sentimento nazionale dei norvegesi a proprio vantaggio. Il 30 gennaio, consultatosi con suoi fidati consiglieri norvegesi, comprendendo che re Federico VI non aveva diritti legali per dividere la propria eredità al trono, ritenendo legale la sua proclamazione a re di Norvegia, ribadì il concetto che la Norvegia aveva diritto ad una propria autodeterminazione.
Quando il 2 febbraio ormai tutto il popolo norvegese aveva ormai appreso che la Norvegia era stata ceduta al re di Svezia, vi fu una crescita sempre maggiore dell'entusiasmo nell'abbracciare le idee di Cristiano Federico per una Norvegia indipendente e sovrana.
L'8 febbraio, Bernadotte rispose minacciando di inviare un esercito ad occupare la Norvegia, promettendo invece una convenzione costituzionale, ma minacciando un embargo nei confronti della Norvegia se i termini del Trattato di Kiel non fossero stati rispettati.
Il consolidamento del movimento indipendentista
Il 10 febbraio Cristiano Federico invitò i rappresentanti dell'aristocrazia norvegese in un incontro nella residenza del suo amico Carsten Anker a Eidsvoll per discutere della situazione nazionale. Li informò dei suoi intenti di resistere all'egemonia svedese e di pretendere per sé la corona norvegese, ma dai suoi consiglieri venne avvisato all'ultimo di mutare quest'ultima richiesta, proponendo piuttosto una generica indipendenza per la Norvegia all'insegna dell'autodeterminazione e la sua nomina a reggente per il tempo necessario.
Giunto a Christiania (Oslo) il 19 febbraio, Cristiano Federico si autoproclamò reggente di Norvegia. Le congregazioni riunitesi il 25 febbraio per giurare fedeltà alla causa dell'indipendenza norvegese, elessero i loro delegati all'assemblea costituzionale che si tenne ad Eidsvoll il 10 aprile successivo.
Il 20 febbraio, il governo svedese inviò un'ambasciata a Cristiano Federico, avvisandolo del fatto che il movimento indipendentista norvegese si presentava come una chiara violazione del Trattato di Kiel e questo poneva la Norvegia in guerra automaticamente contro tutti i paesi che avevano vinto le guerre napoleoniche assicurando quel trattato. Le conseguenze sarebbero state l'occupazione militare, la carestia e la bancarotta. Cristiano Federico inviò delle lettere alla propria rete di conoscenze in Europa, assicurando di non essere il capo della cospirazione per rivedere i termini del Trattato di Kiel, ma piuttosto che i suoi sforzi erano orientati all'autodeterminazione del popolo norvegese. Egli cercò inoltre un'accomodazione segreta con Napoleone I.
L'ambasciata del governo svedese giunse a Christiania il 24 febbraio e si incontrò con Cristiano Federico. Questi rifiutò di accettare la proclamazione del re di Svezia ed insistette invece nelle proprie posizioni con una lettera aperta al popolo norvegese, proclamandosi reggente. La delegazione svedese bollò le sue decisioni come illegali, chiedendo il permesso di fare ritorno in Svezia. Il giorno successivo, le campane delle chiese di Christiania suonarono per un'ora intera, ed i cittadini si riunirono per giurare fedeltà a Cristiano Federico. Il 26 febbraio egli iniziò una lunga corrispondenza col governo svedese. Il giorno successivo introdusse una nuova bandiera per la Norvegia indipendente (il tradizionale Dannebrog col leone norvegese in un cantone).
Il 25 febbraio divenne festa nazionale perché in quel giorno avvenne de facto la proclamazione d'indipendenza del regno di Norvegia. Carsten Anker venne inviato a Londra per ottenere il riconoscimento del nuovo regno da parte del governo britannico, ma anche gli svedesi stavano muovendosi sul piano diplomatico per la loro causa. Dall'inizio di marzo di quell'anno, Cristiano Federico inoltre aveva iniziato ad organizzare un proprio gabinetto di ministri, mantenendo tutte le decisioni per sé.
La crescente opposizione a Cristiano Federico Il conte di Wedel-Jarlsberg, il più importante tra i membri della nobiltà norvegese, giunse in Norvegia il 3 marzo per confrontarsi col reggente, accusandolo di star giocando un gioco particolarmente pericoloso. Cristiano Federico rispose accusando Wedel-Jarlsberg di cospirare con gli svedesi. Le prime elezioni ad ogni modo iniziarono a mostrare le prime crepe nel movimento indipendentista. Dalla fine di marzo la situazione peggiorò ulteriormente quando appariva a tutti ormai chiaro l'intento di Cristiano Federico di riportare la Norvegia sotto la sovranità danese.
Prima dell'arrivo di Carsten Anker nel Regno Unito, il segretario degli esteri britannico Robert Stewart, impose nuovamente il blocco navale alla Norvegia e assicurò il re di Svezia che gli inglesi non avrebbero mai riconosciuto lo stato norvegese come indipendente. Una lettera conciliatoria venne inviata da Cristiano Federico al re svedese, ma questa non aveva ricevuto risposta. Il 9 marzo, la missione diplomatica svedese a Copenaghen richiese che Cristiano Federico venisse diseredato dal suo diritto di successione al trono danese e che le potenze europee sarebbero entrate automaticamente in guerra con la Danimarca se questa avesse appoggiato il movimento indipendentista norvegese. Il governo danese da subito si dissociò con il movimento norvegese. Il 17 marzo, Niels Rosenkrantz, il ministro degli esteri danese, rispose alle richieste del governo svedese ribadendo l'intenzione del suo governo a non appoggiare l'indipendenza della Norvegia, ma di non poter impedire al principe Cristiano Federico di agire oltremare e di non essere intenzionata a diseredarlo.