La storia del femminismo è la narrazione cronologica degli eventi riconducibili ai movimenti e alle ideologie rivolti al miglioramento della condizione femminile, ai diritti delle donne e all'uguaglianza di genere. Mentre le femministe in tutto il mondo si sono differenziate in cause, obiettivi e intenzioni a seconda del tempo, della cultura e del Paese di riferimento, la maggior parte degli storici del femminismo occidentale affermano che la totalità dei movimenti che operano per far ottenere pari diritti per le donne vanno considerati come movimenti femministi, anche quando non applicano il termine a se stessi..Virginia Woolf. Una stanza tutta per sé, Houghton Mifflin. ISBN 978-0-547-54440-3. Retrieved May 1, 2013.
Altri storici limitano il termine al movimento femminista moderno, alla sua progenie e ai suoi seguaci e utilizzano invece l'etichetta di protofemminismo per descrivere i movimenti precedenti.
La storia femminista moderna occidentale viene suddivisa in tre periodi (o "ondate") temporali ben precisi, ognuno con obiettivi leggermente diversi, fondati sul progresso femminile verificatosi precedentemente.
La prima ondata femminista del XIX e della prima metà del XX secolo si concentra eminentemente sul ribaltamento delle disuguaglianze legali, in particolare sul suffragio femminile; le rivendicazioni principali riguardano, oltre al diritto di voto, il diritto al lavoro in condizioni sostenibili e l'istruzione femminile per donne e bambine.
La seconda ondata femminista (1960-1980) ha ampliato il dibattito per includervi anche le disuguaglianze culturali, la disparità ancora esistenti nelle norme legali e il ruolo di genere delle donne all'interno della società.
La terza ondata (anni 1990-2000) si riferisce a diversi filoni di attività femminista; viene inteso come una continuazione della "seconda ondata" e una risposta alla percezione dei suoi fallimenti da parte di alcune femministe.Krolokke, Charlotte and Anne Scott Sorensen, "From Suffragettes to Grrls" in Gender Communication Theories and Analyses: From Silence to Performance (Sage, 2005).
Anche se il costrutto delle "ondate" è stato usato comunemente per descrivere la storia del femminismo, il concetto è stato sottoposto a critiche per il suo ignorare e cancellare la storia intercorrente tra le diverse "ondate", scegliendo invece di concentrarsi esclusivamente solo su alcune figure famose e sugli eventi maggiormente popolari.
Origine del termine
L'invenzione della parola "femminismo" viene spesso attribuita al filosofo francese Charles Fourier (1772-1837) il quale ispirò la fondazione delle prime comunità del socialismo utopico; tuttavia, anche se attraverso i suoi scritti egli si dimostra un sostenitore della libertà e dell'egualitarismo delle donne, il termine non compare mai all'interno dei suoi scritti.
La parola venne creata solo intorno al 1870 dalla comunità medica per descrivere i maschi il cui sviluppo della virilità risultava essere ridotto, ossia coloro i quali risultassero in una condizione di effeminatezza; Alexandre Dumas l'utilizzò per la prima volta nel suo libro intitolato L'Homme-femme nel 1872: "Le femministe, passami questo neologismo, dichiarano che tutto il male viene dal non riconoscere che la donna è alla pari dell'uomo e che pertanto gli dovrebbe essere data la stessa formazione e gli stessi diritti degli uomini".
Un po' più tardi, negli scritti di Hubertine Auclert nel 1882, si definisce il femminismo in un più ampio senso positivo in quanto esso rappresenta la lotta per migliorare la condizione femminile. Il termine venne definitivamente reso popolare dalla stampa in occasione di un congresso "femminista" svoltosi a Parigi nel maggio 1892 per opera di Eugénie Potonié-Pierre.
Comparve successivamente nei Paesi Bassi in una lettera aperta di Mina Kruseman rivolta proprio a Dumas figlio, in Gran Bretagna nel 1894 e negli Stati Uniti d'America nel 1904.
Infine in un'opera in due volumi dal titolo Le Féminisme français (1902) Charles Turgeon distingue ben tre tipi di femminismo: quello rivoluzionario facente capo alla sinistra politica e all'anarco-femminismo, quello di marca cattolica e infine quello indipendente entro cui viene compreso anche il femminismo che si può ricondurre al protestantesimo.
Entro il 1910 negli Stati Uniti il termine comprende due idee dominanti, l'emancipazione delle donne sia come esseri umani sia come esseri sessuati.
Protofemminismo
Persone e attivisti che discutono o promuovono l'uguaglianza femminile prima dell'esistenza del movimento femminista sono talvolta etichettati come esponenti "protofemministe"; alcuni studiosi, tuttavia, criticano l'uso di questo termineCott, Nancy F. "What's In a Name? The Limits of ‘Social Feminism’; or, Expanding the Vocabulary of Women's History". Journal of American History 76 (December 1989): 809–829. Alcuni sostengono che esso diminuisca l'importanza dei contributi precedenti, mentre d'altronde altri sostengono invece che il femminismo non possiede una sua storia unica e lineare come viene invece reso implicito da termini quali "protofemminismo" o postfemminismo.
All'incirca 24 secoli fa uno dei massimi esponenti della filosofia greca, Platone, secondo l'ipotesi espressa dall'autrice Elaine Hoffman Baruch, "[ha sostenuto] la totale parità politica e sessuale delle donne, sostenendo che esse fossero membri della sua classe più alta, [cioè di] ... coloro che governano e combattono"Baruch, Elaine Hoffman, Women in Men's Utopias, in Rohrlich, Ruby, & Elaine Hoffman Baruch, eds., Women in Search of Utopia, op. cit., p. and see p. 211 (Plato supporting "child care" so women could be soldiers), citing, at p. n. 1, Plato, trans. Francis MacDonald Cornford, La Repubblica (N.Y.: Oxford Univ. Press, 1973), Book V..
Rinascimento e Umanesimo
La scrittrice francese Christine de Pizan (1364-1430 circa), autrice dell'opera La città delle signore (La Cité des dames, 1405) e dellEpître au Dieu d'Amour ("Epistola al Dio dell'Amore") viene citata da Simone de Beauvoir per essere stata la prima donna a denunciare la misoginia e a scrivere sulle relazioni tra i sessi.
Altri precoci scrittori femministi includono l'esperto di alchimia e astrologia tedesco Agrippa von Nettesheim (1486-1535) e Moderata Fonte (1555-1592) (autrice di Le Mérite des femmes, pubblicato nel 1600), che lavorarono durante il XVI secolo; gli scrittori del XVII secolo Hannah Woolley (1622- 1675 circa) nel Regno d'Inghilterra, la monaca e poetessa messicana Juana Inés de la Cruz (1648 o 51-1695), la francese Marie de Gournay (1565-1645, la nipote di Montaigne), la statunitense Anne Bradstreet (1612-1672) e il filosofo francese François Poullain de La Barre (1647-1726) sono tutti considerati come esponenti del protofemminismo. Una delle più importanti scrittrici femministe del XVII secolo in lingua inglese fu la saggista e drammaturga Margaret Cavendish (1623-1673), duchessa di Newcastle-upon-Tyne.
Tutti questi autori chiesero soprattutto per le donne lo stesso diritto all'istruzione, ma i progressi in questo settore furono lenti e limitati dal momento che all'epoca si insegnava loro soltanto il Catechismo e nella migliore delle ipotesi la lettura piuttosto che la scrittura.
Difesa teologica delle donne
L'inglese Mary Astell (1666-1731) fu una di quelle donne che, seppur inserite nel sistema sociale della storia moderna, si eressero contro la "dominazione maschile" rappresentata dal patriarcato. Opponendosi a John Locke il quale sostenne un sistema politico basato sulle libertà individuali, ma escludendovi le donne (pur schierandosi contro i maltrattamenti subiti dalle donne), Astell riuscì a dimostrare che l'affermazione dell'inferiorità femminile è filosoficamente insostenibile.
Tuttavia, nella filosofia di Locke, la sottomissione delle donne agli uomini è basata sui testi biblici e in particolare sulla Prima lettera ai Corinzi dell'apostolo Paolo di Tarso, che venne analizzata in Paraphrase and Notes on the first Epistle of St Paul to the Corinthians nel 1706. Astell, che fu anche una teologa, confutò questa tesi sempre facendo riferimento al testo biblico e alla dottrina cristiana sulla morale e non alla filosofia.
La Bibbia, concluse la studiosa, è una guida per l'individuo ma non dovrebbe essere invocata per risolvere i dibattiti filosofici: questa posizione radicale dev'essere inserita nel contesto della Gloriosa rivoluzione (1688-89) britannica e al modo di pensare dopo la Riforma protestante. Filosoficamente, Astell prescrisse qui un'etica e una forma di materialismo: due modi di pensare che si apriranno il campo della riflessione sul tema del ruolo politico e quindi anche sociale delle donne.
XVIII secolo: l'età dell'Illuminismo L'epoca dell'Illuminismo fu caratterizzata da un ragionamento intellettuale laico e da una fioritura della scrittura filosofica, oltre che da una messa in discussione dell'ordine costituito.
Nonostante alcuni scritti femministi il XVIII secolo differisce di poco dai precedenti per quanto riguarda la condizione femminile, le donne vengono generalmente considerate ancora come naturalmente inferiori agli uomini; poche cominciarono a uscire da questo ruolo di genere precostituito e a dedicarsi alla rivolta e alla richiesta di uguaglianza completa.
Anche se la maggioranza dei filosofi di questo periodo misero in atto una critica spietata contro i pregiudizi religiosi, raramente riuscirono a immaginare una possibile evoluzione della situazione sociale delle donne. Questo si può facilmente constatare sia nell'articolo dedicato alla Donna dellEncyclopédie (“la donna è la femmina dell'uomo) che nel Dizionario filosofico di Voltaire o nei testi di Jean-Jacques Rousseau. In effetti nel suo Emilio o dell'educazione (1862) il filosofo ginevrino "vagamente sembra sostenere che i sessi sono uguali e che i loro compiti sono gli stessi, ma tutto ciò si perde in declamazioni vane".
Non mancarono pensatrici che teorizzarono la parità, come Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft.
Alcuni filosofi di quel tempo si spesero nella difesa dei diritti naturali e civili delle donne, tra cui Jeremy Bentham (con An Introduction to the Principles of Morals and Legislation 1781, ma pubblicato nel 1789), il marchese Nicolas de Condorcet (con De l'admission des femmes au droit de cité, 1790) e, forse, soprattutto, grazie a Mary Wollstonecraft (con la sua Rivendicazione dei diritti della donna, 1792).
Altre importanti scrittrici del tempo che espressero idee femministe comprendono Abigail Adams (1744-1818, la moglie del 2º presidente degli Stati Uniti d'America John Adams), Catharine Macaulay (1731-1791)., e la poetessa svedese Hedvig Charlotta Nordenflycht (1718-1763).
Jeremy Bentham
Il pensatore inglese dell'utilitarismo e del liberalismo classico Jeremy Bentham (1747 o 48-1832) affermò che fu la visione della collocazione delle donne in una posizione legalmente inferiore che gli fece scegliere la carriera del riformismo sociale all'età di 11 anni.
Bentham parlò assai presto molto chiaramente a favore di una completa uguaglianza tra i sessi, incluso il diritto di voto e di partecipazione al governo nazionale. Si oppose inoltre agli standard sessuali asimmetrici esistenti tra uomini e donne.
Nella sua Introduzione ai principi morali e della legislazione Bentham condannò fortemente la pratica comune di molti paesi a negare i diritti delle donne a causa dell'asserzione che le loro menti avessero un'innata capacità inferiore; Bentham diede molti esempi storici di donne potenti e rispettate.
Wollstonecraft e la Rivendicazione
Forse la scrittrice femminista maggiormente citata del tempo fu Mary Wollstonecraft (1759-1797, la madre di Mary Shelley), spesso caratterizzata per essere stata la prima autentica filosofa femminista.