Il duello Burr-Hamilton ebbe luogo l'11 luglio 1804 a Weehawken, località del New Jersey non distante da New York, tra i due uomini politici Aaron Burr — all'epoca vicepresidente in carica degli Stati Uniti — e Alexander Hamilton, già primo segretario al tesoro dal 1789 al 1795. Il duello fu il culmine di una lunga e aspra rivalità tra i due politici e si risolse con la morte di Hamilton, deceduto il giorno dopo essere stato ferito dal colpo sparatogli da Burr.

Si trattò di una delle rivalità interpersonali più famose della storia degli Stati Uniti: la tensione tra i due raggiunse un punto insostenibile quando su un quotidiano di Albany, in piena campagna governatoriale di New York del 1804 che vedeva lo stesso Burr tra i candidati alla massima carica di quello stato, apparve un articolo che riportava dichiarazioni di Hamilton che Burr ritenne diffamatorie (e che secondo lui gli costarono la sconfitta nella corsa elettorale).

All'epoca già illegale in molti Stati dell'Unione, compresi lo stesso New York e il New Jersey, il duello si tenne in quest'ultimo stato per scelta dei contendenti per via della minore severità nell'applicazione della legge al riguardo. Ciò non tenne Burr al riparo da due processi per omicidio, uno per ciascuno dei due stati interessati, ma che si tradussero in altrettante assoluzioni; tuttavia le polemiche susseguenti al duello misero di fatto fine alla sua carriera politica mentre il partito Federalista, già sconfitto nelle presidenziali del 1800, fu ulteriormente indebolito dalla morte di Hamilton.

Antefatto Il conflitto personale tra Burr e Hamilton si inseriva in uno più ampio e di natura politica tra i due grandi partiti dell'Unione, il Democratico-Repubblicano, cui Burr afferiva, e il Federalista, di cui Hamilton fu uno dei fondatori e leader: le prime schermaglie si ebbero nel 1791 quando Burr vinse un seggio senatoriale a scapito del federalista Philip Schuyler, suocero di Hamilton (a sua volta, all'epoca, segretario al Tesoro).

Nel 1800 Burr era uno dei candidati alla presidenza ma il collegio elettorale espresse un voto paritario tra lui e Thomas Jefferson.

Tali elezioni si svolsero in un clima di sfiducia reciproca: i federalisti temevano che Jefferson facesse passi indietro rispetto alla politica degli ultimi dodici anni e indebolisse il potere federale soprattutto in materia di tassazione e difesa (oltre a fare oggetto Jefferson di accuse personali quali per esempio essere etilista, nemico delle religioni e padre di numerosi «bambini mezzosangue mulatti», inferendo quindi la sua abitudine di intrattenere rapporti sessuali con le proprie schiave di provenienza africana), mentre i democratico-repubblicani accusavano i federalisti di usare i mezzi del governo centrale per reprimere il dissenso a spese di tutta l'Unione.

I federalisti chiamavano Jefferson «un ateo in tema di religione e un fanatico in quello di politica» mentre i democratico-repubblicani tacciavano il presidente uscente e candidato John Adams di essere un guerrafondaio spendaccione e un monarchico sotto mentite spoglie che sognava di restituire al Regno Unito le sue antiche colonie.

In tale clima politico Hamilton mise in atto manovre tra i membri della camera dei rappresentanti per convincerli a votare per Thomas Jefferson che, seppure esponente del partito avversario, era preferibile rispetto a Burr: scrisse a vari di loro suggerendo che come presidente Jefferson sarebbe stata una figura più affidabile «essendo conosciuto e rispettato in Europa», «incline alla probità» e desideroso di dare al Paese un «governo ordinato» a differenza di Burr, dipinto come uomo senza scrupoli, «fallito al di là di ogni possibilità di redenzione», «abituato ad arricchirsi con i soldi pubblici» e «interessato solo al suo benessere e al potere fine a sé stesso».

Ancora, in una lettera al suo amico James McHenry, già segretario alla Guerra fino a un anno prima, Hamilton scrisse il 4 gennaio 1801 che nulla gli provocava maggior dispiacere che «apprendere che il partito federalista stava seriamente pensando di sostenere la candidatura presidenziale di Aaron Burr»., aggiungendo che «probabilmente Burr si prenderà degli impegni, ma lo farà mentre ride sotto i baffi e alla prima occasione in cui ciò gli tornerà comodo mancherà di onorarli».

In una successiva lettera al suo amico, Hamilton descrisse Burr come un «licenzioso amante del lusso», accusandolo di favorire gli interessi della Holland Land Company, consorzio olandese che a norma di legge non avrebbe potuto acquistare terreni negli Stati Uniti essendo proibito a stranieri di possedere proprietà fondiarie nel Paese; un emendamento di legge proposto proprio da Burr nel 1798, invece, permise agli olandesi — che fino ad allora avevano usato loro prestanome americani — di acquistare circa di proprietà terriere lungo le rive del fiume Genesee, in prossimità del lago Ontario.

L'ostilità crebbe anche perché nel 1804 Burr si candidò alla carica di governatore di New York e Hamilton mise in opera qualsiasi mezzo per impedirgli di venire eletto: il 24 aprile di quell'anno apparve su un quotidiano di Albany, città sede del governo dello stato, una lettera di Charles D. Cooper a Philip Schuyler, all'epoca ancora senatore, in cui Cooper riportava che «il generale Hamilton e il giudice Kent hanno in sostanza dichiarato di considerare Burr un pericolo e non meritevole di fiducia a ricoprire alcun incarico di governo», aggiungendo di essere in grado di testimoniare circa «opinioni persino più diffamatorie espresse dal generale Hamilton nei riguardi del signor Burr» durante una cena elettorale..

Burr, risentito, chiese conto ad Hamilton delle sue affermazioni invitandolo a ritirarle o a disconoscerle, ma Hamilton scrisse una verbosa e articolata risposta a Burr dichiarando, in sostanza, che non poteva essere ritenuto responsabile di quanto Cooper avesse capito del suo discorso, e che era comunque disposto ad assumersi le proprie responsabilità in caso Burr fosse insoddisfatto della risposta; una costante del carteggio tra Hamilton e Burr fu che quest'ultimo si attendeva ammissioni o smentite che potessero giustificare la ricostruzione di Cooper laddove Hamilton ribatteva che non vi fossero dettagli a sostegno. La situazione non migliorò e Burr perse a giugno le elezioni contro Morgan Lewis, che entrò in carica il 1º luglio successivo.

Il 21 giugno Burr scrisse a Hamilton che «le divisioni politiche non possono mai esimere qualsivoglia gentiluomo dall'obbligo di aderire scrupolosamente alle regole dell'onore e del decoro», e Hamilton ribatté il giorno successivo di non avere «altre risposte da dare oltre a quelle già date». Due mediatori, l'avvocato e futuro giudice federale William P. Van Ness per Burr e il giudice di contea Nathaniel Pendleton per Hamilton, fecero da latori della corrispondenza; quest'ultimo chiese a Van Ness di far giungere a Burr una sua nota personale, nella quale riferì che

Ancora Pendleton sottopose a Burr tramite Van Ness un'altra nota personale, per informare Burr di quanto Hamilton fosse disposto a dare conto:

Quanto esposto fu giudicato irricevibile e offensivo da Burr. e a nulla valsero le mediazioni di Van Ness e Pendleton, perché Burr sfidò a duello Hamilton, che accettò.

Il duello

Nessuno dei due contendenti era digiuno di duelli: Hamilton ne vantava diversi, uno dei quali con il futuro presidente James Monroe (singolarmente, con Burr padrino di quest'ultimo), e con lo stesso Burr già ne aveva avuto un altro o, secondo Burr, altri due. Inoltre Burr aveva avuto già un duello con James Church, cognato della moglie di Hamilton, che lo aveva accusato di corruzione nel citato affare degli investitori olandesi nelle proprietà sul lago Ontario, e il figlio di Hamilton, Philip, era rimasto ucciso in un altro duello nel 1801 contro il capitano George I. Eacker.

La memoria di questi fatti aveva indotto Hamilton a lasciare uno scritto in cui esprimeva varie ragioni per le quali non avrebbe dovuto accettare il duello, tra le quali il timore di lasciare la famiglia senza sostentamento e i doveri verso il suo Paese, che gli imponevano di non mettere a rischio la vita per una questione di principio. Tuttavia prevalsero altre considerazioni, la principale delle quali era che di fronte al rischio di morte in battaglia non si era mai tirato indietro, e quindi non lo avrebbe fatto neppure in tale occasione.

Dal canto suo Burr lasciò diverse lettere, una delle quali a sua figlia Theodosia, il cui incipit recitava che quella poteva essere l'ultima che le scriveva.

La data del duello fu fissata per l'11 luglio successivo intorno alle sette del mattino; né New York né il New Jersey ammettevano duelli nelle loro giurisdizioni, ma fu scelta un'area di quest'ultimo stato, una radura vicino Weehawken, per via della minore severità con cui nei suoi tribunali venivano trattate le infrazioni a tale divieto; onde evitare conseguenze legali ai testimoni del duello, furono messe in atto misure atte a permetter loro di negare plausibilimente ogni responsabilità: per esempio le armi viaggiarono nascoste, sì da permettere ai traghettatori di affermare sotto giuramento di non averle mai viste; fu loro ordinato di non osservare la scena del duello e di dar le spalle ai duellanti e ai loro padrini, etc..

La mattina dell'11 luglio Burr giunse primo a Weehawken, intorno alle 6:30., con il suo padrino Van Ness e due testimoni; Hamilton sbarcò più tardi, circa alle sette, accompagnato dal suo padrino Pendleton e da un medico, di nome David Hosack, che per comune accordo dei padrini si sarebbe dovuto occupare del loro stato di salute.

Le armi usate furono due pistole Wogdon & Barton, prodotte da due armaioli londinesi, fornite dal cognato di Hamilton John Barker Church.

I resoconti dei testimoni non concordano sullo svolgimento del duello: secondo la ricostruzione postuma (1874) di Winfield basata sulle testimonianze dei padrini, Hamilton e Burr spararono quasi contemporaneamente ma Hamilton, il primo a tirare, avrebbe intenzionalmente sbagliato bersaglio; Burr invece colpì Hamilton tra la seconda e la terza costola, danneggiandogli fegato e diaframma; Burr si sarebbe avvicinato ad Hamilton «con atteggiamento dispiaciuto», secondo Pendleton, ma sarebbe stato tirato via quasi subito da Van Ness che lo nascose dietro un ombrello per impedire al sopraggiungente Hosack e ai traghettatori di riconoscerlo.

Lo storico Joseph Ellis nel suo Founding Brothers (2000) diede la sua versione:

Il resoconto di David Hosack, convocato come testimone in tribunale (in cui asserì di non aver visto Burr per via della citata macchinazione architettata dai padrini), sostanzialmente riferisce dello stato di salute di Hamilton, non potendo in buona fede confermare di avere visto chicchessia impegnato a duello:

Hamilton morì la mattina seguente nella sua casa di New York assistito dalla moglie Elizabeth e la sua cognata Angelica.

Il 17 luglio Pendleton e Van Ness rilasciarono alla stampa un comunicato congiunto sull'episodio. Benché entrambi concordi sul fatto che il regolamento prevedeva che il secondo designato dovesse sparare dopo tre secondi almeno dal primo, vi fu divergenza su quale dei duellanti avesse sparato per primo:

Conseguenze del duello Trattandosi di un fatto che coinvolse due figure di primo piano della politica nazionale, il duello finì subito sulle pagine dei giornali e scatenò accese polemiche; alle dieci del mattino, circa tre ore dopo la sparatoria, la notizia circolava per New York, e un dispaccio d'agenzia affisso sulla bacheca del Tontine Coffee House a Wall Street informava i passanti che «il generale Hamilton è stato colpito in duello questa mattina dal colonnello Burr, e si presume che sia stato ferito mortalmente».