Con rigenerazione urbana (Urban renewal in lingua inglese) si intende un programma di riqualificazione del territorio come rimedio al degrado urbano. Programmi del genere sono spesso svolti nelle periferie più degradate delle città, con interventi ecosostenibili finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche e socio-economiche, all'eliminazione delle baraccopoli e alla creazione di nuove abitazioni e imprese, cercando non di demolire, ma di far convivere vecchie e nuove strutture.

La rigenerazione urbana può estendersi anche ai villaggi rurali: ne sono un esempio le attività intraprese dal governo tedesco per valorizzare e migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali, senza far sparire le loro radici identitarie.

Il rinnovamento urbano è stato oggetto nel corso degli anni di discussioni tra i sostenitori, che lo vedono come un motore economico e un meccanismo di rivitalizzazione di intere aree, e i critici, che pongono l'attenzione sui disagi che questi progetti, spesso molto ambiziosi, possono provocare alla popolazione e sulle relative conseguenze socio-economiche.

Storia

Il concetto moderno di rigenerazione urbana nacque in Inghilterra in età vittoriana,come tentativo di soluzione alle pessime condizioni di vita nelle città causate dall'industrializzazione. Un fenomeno simile, ma nato da esigenze diverse, si ebbe nel 1853 in Francia, quando Napoleone III assunse il Barone Haussmann per la riqualificazione estetica di Parigi. Il processo ha avuto un enorme impatto nella storia delle città e sulla loro urbanistica.

In epoca moderna, la rigenerazione urbana di aree è una tecnica molto diffusa e utilizzata tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Spesso viene attuata in occasione di eventi di rilevanza mondiale che hanno sede in queste nazioni.

Paesi Argentina

Uno dei più recenti interventi di rinnovamento urbano nel paese è Puerto Madero a Buenos Aires. Il progetto, approvato nel 1994, ha rivoluzionato un'area di 170 ettari, rendendo il barrio uno dei più ricchi e vari di tutta la capitale. I lavori sono stati fatti integrando le già presenti costruzioni ottocentesche. Per questo nella parte più antica è stato preferito limitarsi in altezza, con la creazione di piazze nei pressi delle chiuse per valorizzare i moli e l'arredo urbano in ghisa. Nella parte più recente, oltre ad edifici più alti e caratterizzati dall'uso del vetro, ci sono strutture di svago come alberghi, discoteche e parchi. La costruzione di cinque ponti ha favorito la viabilità nella zona, rendendola più accessibile e diminuendo il traffico con conseguente minore emissione di gas di scarico.

Brasile

In Brasile, il progetto Puerto Maravilha ha riguardato la città di Rio de Janeiro, in previsione dei Giochi della XXXI Olimpiade nel 2016. Il progetto, suddiviso in varie fasi, mira alla riqualificazione non solo della zona portuale, ma anche alla costruzione di nuovi edifici eco-sostenibili, come ad esempio il palazzo di Avenida Rio Branco, che, grazie alla cooperazione di varie aziende immobiliari (Natekko e Triptyque), è divenuto il primo palazzo in Brasile autosufficiente a livello energetico, mediante processi di rinnovamento ecologico noti come Retrofit Green. Grazie alle analisi condotte, è stato scelto di creare un edificio con la facciata a zig-zag, con frangisole e particolari tipi di vetro, per meglio sfruttare la ventilazione naturale. Ognuno dei ventuno piani è stato pensato in modo diverso, con terrazze verdi in modo da creare una foresta verticale, mentre ai lati l'ampio uso di pannelli fotovoltaici e di pile a combustibile, ha permesso l'autosufficienza energetica.

Regno Unito il concetto di rigenerazione urbana è nato nel Regno Unito ed è sempre stato portato avanti fin dal diciannovesimo secolo. Ne è la prova il caso del quartiere di Westminster, nella parte est di Londra, che intorno al 1850, era una delle baraccopoli più degradate della Londra industriale. Questo progetto venne finanziato principalmente da George Peabody e dal suo Peabody Trust. Il Trust non si limitava alla fornitura di alloggi ma i primi amministratori decisero che una parte dei fondi,(inizialmente 150.000 sterline, poi aumentate a 500.000) sarebbe stata destinata alla fornitura di "abitazioni economiche, pulite, ben drenate e salubri per i poveri", un prototipo dei moderni condomini. In particolare, l'attenzione di Peabody si rivolse alle aree di Old Pye Street, St. Ann Street e Duck Lan, zone così degradate da essere chiamate dallo scrittore Charles Dickens ‘Devil’s Acre’, terre del diavolo.

Abbey Orchard Street Estate

Il progetto dell'architetto Henry Darbshire fu realizzato nel 1882 sui terreni paludosi bonificati all'angolo tra Old Pye Street e Abbey Orchard Street. Come molti dei complessi residenziali, l'Abbey Orchard Estate è stata costruita seguendo il concetto del piano quadrato e consiste di due diversi elementi. La parte settentrionale è formata da nove edifici attaccati di sei piani ciascuno, con intorno un cortile adibito ad area ricreativa, per creare una comunità tra gli abitanti dei palazzi. La parte meridionale del complesso è un lungo rettangolo diviso in tre blocchi di edifici, simile alla parte a nord. I blocchi di appartamenti vennero costruiti utilizzando mattoni di alta qualità e includono elementi architettonici come vetri, infissi e vari accessori. Le proprietà costruite nella zona all'epoca erano considerate abitazioni modello e comprendevano servizi di lavanderia e sanitari condivisi, innovativi all'epoca, e caminetti in alcune camere da letto.

Olimpiadi di Londra

Un esempio più recente di rigenerazione urbana che ha investito la città di Londra sono stati i Giochi della XXX Olimpiade del 2012. Questo evento, oltre a dare rilevanza alla capitale, è stato importante dal punto di vista della progettazione urbana.

Il parco olimpico, chiamato Queen Elizabeth Olympic Park in onore di Elisabetta II, venne costruito nella zona est della città, storicamente più povera, per riqualificarla.

A differenza di altre città, come Torino o Atene, che dopo aver ospitato le Olimpiadi hanno avuto problemi nel riconvertire il villaggio olimpico, a Londra il grande parco è diventato un nuovo punto di attrazione della capitale, mentre altri impianti sono stati riconvertiti in abitazioni, contribuendo all' afflusso di persone nella zona. Lo stadio, che ha ospitato le cerimonie di apertura e chiusura dei giochi, oltre alle gare di atletica, è stato riutilizzato dalla squadra di calcio del West Ham United, ed anche lAcquatics Center e il Velopark si sono ritrasformati in luoghi aperti al pubblico. Le Olimpiadi di Londra, oltre a numerosi edifici, hanno anche lasciato alla città una nuova stazione ferroviaria (Stazione di Stratford International), situata a metà del Parco mentre migliaia di posti di lavoro temporanei hanno favorito il rapido sviluppo economico dell'intera zona.

Italia In ambito italiano, solo negli ultimi anni il concetto di rigenerazione urbana ha assunto un significato «che obbliga ad andare oltre le più frequentate e note nozioni di ‘recupero’, ‘riuso’ e anche ‘riqualificazione’, intesa questa ultima come un’azione, pubblica e/o privata, che determina un accrescimento di valori economici, culturali, sociali in un contesto urbano o territoriale esistente», avvicinandosi sempre più al modello anglosassone. Un esempio è la legge regionale 29 luglio 2008, nr. 21, della Regione Puglia, Norme per la rigenerazione urbana, che recita: «La Regione Puglia con la presente legge promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati».

La Regione Lombardia, a sua volta, ha approvato la Legge regionale 26 novembre 2019 - n. 18 “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali”.

Questa legge definisce all’art. 2 la rigenerazione urbana come “l’insieme coordinato di interventi urbanistico-edilizi e di iniziative sociali che possono includere la sostituzione, il riuso, la riqualificazione dell’ambiente costruito e la riorganizzazione dell’assetto urbano attraverso il recupero delle aree degradate, sottoutilizzate o anche dismesse, nonché attraverso la realizzazione e gestione di attrezzature, infrastrutture, spazi verdi e servizi e il recupero o il potenziamento di quelli esistenti, in un’ottica di sostenibilità e di resilienza ambientale e sociale, di innovazione tecnologica e di incremento della biodiversità dell’ambiente urbano” inserendo inoltre le iniziative sociali come fattori di rigenerazione urbana e le azioni di sostenibilità e di innovazione tecnologica tra gli strumenti da utilizzare.

La stessa norma introduce diverse premialità per chi costruisce, legate non solamente alle finalità sociali della rigenerazione, ma anche alle modalità attuative con le quali si realizzano gli interventi. In particolare, l’aumento dell’indice di edificabilità è riconosciuto all’art. 3 anche quando si applicano “sistemi integrati di sicurezza e di processi di gestione dei rischi dei cantieri, basati sulla tracciabilità e sulle attività di controllo, con particolare riferimento al movimento terra e alla tracciabilità dei rifiuti, che si basino su tecnologie avanzate”, tra cui la geolocalizzazione, la videosorveglianza e la protezione perimetrale per prevenire il “rischio di reato nel corso di tutte le fasi dei cantieri”.

Al di là delle norme, la rigenerazione urbana non è ancora una prassi assodata in Italia basti vedere i crescenti valori di consumo di suolo in atto.

In epoca moderna la storia del rinnovamento urbano in Italia può essere divisa in tre fasi: la prima fase ha avuto inizio intorno agli anni '70 ed ha avuto come elemento cardine la riqualificazione del centro storico come voglia di riaffermare un'identità locale nelle diverse città. Nella seconda fase (fine anni '80) l'attenzione fu spostata nel recupero delle aree dismesse. L'ingrandimento delle città e il conseguente spostamento verso la periferia di attività lavorative, industrie, stazioni ferroviarie ma anche aree demaniali e case avevano reso necessario il reimpiego di ampie zone al di fuori del centro abitato. L'ultimo ciclo, attualmente in fase di realizzazione, comprende non solo un miglioramento a livello architettonico dei quartieri residenziali costruiti nella seconda metà del '900, e lasciati in degrado per molto tempo, ma anche una serie di piani di mobilità sostenibile per una maggiore integrazione sociale ed urbanistica con il resto dell'ambiente urbano. Si tratta di processi che non investono solo le grandi città italiane ma anche realtà più piccole.

Le ultime tendenze sono legate a potenziare attraverso i progetti di rigenerazione urbana anche il tessuto sociale delle città. La dimensione di partecipazione è centrale per favorire il radicamento degli interventi. In alcuni casi, come per la città di Reggio Emilia sono state previste delle figure specifiche per lavorare sulla costruzione collaborativa del progetto.

Milano