Il Teatro della Fortuna è un teatro italiano, sito nella città di Fano. Si tratta del principale teatro cittadino. All'interno si svolgono spettacoli di lirica, prosa e danza.
Il nome deriva dalla denominazione latina della città di Fano, Fanum Fortunae, il tempio della Fortuna.
Storia Antica funzione dell'edificio Il palazzo del teatro nasce nel 1299 come palazzo del Podestà. Nel piano inferiore mostrava pilastri di un triplice loggiato, mentre il piano superiore ospitava un vasto salone con pareti affrescate. Nei lacerti degli affreschi, tutt'ora presenti nella sala riammodernata, s'individuano sacre rappresentazioni (tra le quali una maestà della Madonna col Bambino) e gli stemmi del Comune e di Galeotto I Malatesta signore della città. Un'epigrafe posta su un pilastro tramanda data e nomi di coloro che vollero il palazzo, con il nome dell'architetto che lo edificò: Magister Paulutius me fecit (me fecit significa "mi costruì"). Inizialmente questo edificio era destinato alle assemblee del consiglio civico, e, secondo la tradizione, Egidio di Albornoz avrebbe qui promulgato il 29 aprile 1357 le note costituzioni egidiane.
Sull'arcata centrale del prospetto è posto il trittico dei protettori: la nicchia centrale raffigura San Paterniano, patrono della città, con la cattedra e un ricco tortiglione risalente all'inizio del XIV secolo, mentre le due nicchie laterali contengono statuette in cotto di San Fortunato e Sant'Eusebio, risalenti al XVI secolo.
Storia del campanile In origine il palazzo del Podestà presentava un semplice sostegno murario per la campana. Un primo progetto di costruzione di un campanile si ebbe nel 1414: venne eretta una piccola struttura, che crollò nel 1491 per un evento atmosferico. Venne sostituita nel 1526, ma anche questa crollò per un nuovo turbine nel 1568. Ricostruita nuovamente, riportò danni a causa di un terremoto nel 1688, e per questo venne demolita. In quel periodo Luigi Vanvitelli era attivo nelle Marche: ricevette dunque il compito di realizzare un progetto, mai concretizzato, per la nuova struttura. Fu invece realizzato il più semplice progetto dell'architetto riminese Gian Francesco Buonamici, in seguito abbattuto dalle mine delle truppe tedesche nell'agosto 1944, sorte che toccò a tutti gli altri campanili fanesi, considerati punti strategici.
Nel dopoguerra si svolse un intenso dibattito circa la ricostruzione della torre: alcuni sostenevano la ricostruzione del Palazzo del Podestà così come si presentava nel 1299, quindi senza campanile, altri suggerivano la ripresa del progetto del Buonamici, altri ancora chiesero un moderno disegno. Alla fine prevalse la volontà di non creare un presunto "falso storico", e si optò per una nuova progettazione. Fu indetto un bando a cui arrivarono a pari merito due progetti, che vennero fusi in una contestatissima realizzazione.
Sala della Commedia La prima rappresentazione teatrale documentata all'interno del palazzo risale al carnevale del 1491: si tratta della Rappresentatio Apollinis et Daphnes conversae in laurum, composta dal cancelliere comunale Giovanni Antonio Torelli, avo dell'illustre Giacomo Torelli, esempio del teatro profano che stava prendendo piede nei comuni italiani. È probabile che, in un clima culturale così fertile, si siano rappresentati altri spettacoli prima di questo, ma sempre strettamente legati al carnevale. A partire da quella data si dispone di una fitta attestazione di opere, anche molto dispendiose, rappresentate nella sala.
Nel 1556 iniziò un'opera di restauro che mutò la destinazione dell'antico palazzo, trasformandolo in Sala della Commedia prima e in Teatro della Fortuna poi. Vennero modificate le volte del triplice loggiato, che furono affrescate con "raffaellesche"; di questo rifacimento sopravvive quello corrispondente alla sala della biglietteria. Il salone superiore fu decorato con palco e scena.
Venne dunque allestita nella sala della commedia la prima scena stabile, al piano superiore del palazzo del podestà, dove attualmente si trova la moderna sala Verdi. Tuttavia era stato edificato solo un palco e non una cavea o gradinate stabili. In questa sala venivano rappresentati principalmente spettacoli di mimi, burattinai, comici e dilettanti locali. Non ci pervengono testi di commedie rappresentate fatta eccezione per la "commedia nuova pastorale" intitolata Amor cortese del fanese Francesco Dionisio.
A partire dal 1560, epoca di fioritura della polifonia, iniziarono a essere intonati cori anche nella sala della commedia. Sono attestate anche rappresentazioni di tragedie, anche se in minor numero, come l’Attamante di autore anonimo.
Nel 1600, sotto l'influsso della controriforma, si diffusero componimenti tragico-agiografici della drammaturgia gesuita. Nel 1608 furono installate le prime macchine sceniche per il dramma La pellegrina. Di tali macchine si farà largo uso per il melodramma, che si diffonderà pochi anni dopo.
In questo periodo l'ambiente fanese era molto raffinato, come attestano le numerose feste in maschera e rappresentazioni teatrali a tema classicheggiante realizzate nelle case dei nobili, caratterizzate da un particolare gusto per gli effetti speciali: vennero introdotti su palco gli animali e si fece largo uso delle macchine teatrali. Torelli stesso organizzò queste rappresentazioni prima di partire per Venezia.
Già nel 1636 erano stati richiesti interventi di restauro al tetto del palazzo che minacciava di cadere e faceva passare l'acqua che bagnava la scena e penetrava fino alla volta della loggia. Inoltre il legname del palco non poteva sopportare il peso delle macchine.
Inaugurazione e struttura del primo Teatro della Fortuna
Giacomo Torelli, appena tornato dalla Francia di Luigi XIV, venne incaricato della progettazione del teatro della sua città e dell'allestimento dello spettacolo inaugurale. Morì un anno dopo, prima di intraprendere un nuovo viaggio in Francia per la costruzione del Teatro di Versailles. La costruzione procedette molto a rilento: la vecchia sala della commedia continuò a essere utilizzata fino al 1669. I primi interventi per la costruzione del teatro risalgono al 1671; fu ultimato nel 1676.
Si trattava di un teatro a palchetti in legno, come già ne esistevano in Italia. Torelli aveva utilizzato la sua esperienza per rendere ottima l'acustica e le decorazioni più eleganti. La pianta, utilizzata già nei maggiori teatri italiani, era un rettangolo absidato. I palchetti erano disposti in cinque ordini, ventuno per ogni ordine, tutti intagliati in modo diverso e con un parapetto avanzato. Le balaustre erano decorate con quadri dipinti a grottesche e si concludevano con un motivo traforato, diviso da piccole cariatidi della ringhiera del quinto ordine. Il palco era decorato da lesene scanalate poggianti su un alto zoccolo. Dallo stemma civico fanese, posto al centro, si dipartivano due grandi festoni che terminavano nei due pilastri. Lì stavano due statue lignee dipinte a finto bronzo di Giunone e Minerva. Le due statue della Pittura e dell'Architettura erano poste nell'angolo d'incrocio con le pareti laterali. Nella volta, circondata da una cornice con fregio a festoni, era dipinto un empireo di un pittore fanese. Ciò che diede maggior lustro al teatro furono le scene fastosissime e le macchine per ogni effetto, tipiche del teatro barocco. Secondo la tradizione, l'imperatore Leopoldo I d'Austria volle edificare il teatro di Vienna su modello di quello fanese torelliano.
Restauro a cura di Bibiena Nel 1718 Ferdinando Bibiena fu incaricato del restauro del teatro. Fece ridipingere l'intero complesso decorativo, ampliò il numero delle scenografie e fece predisporre un nuovo sipario in cui era rappresentata, in prospettiva simmetrica come in un grande specchio, la sala del teatro, una decorazione tipicamente barocca per la contrapposizione tra il contenitore e la sua immagine. Apportò inoltre delle piccole modifiche alla struttura originaria del teatro.
Dopo questo primo intervento, il teatro fu ridipinto diverse volte finché non subì danni nel 1779 a causa degli attacchi austro-russo-turchi. Il teatro fu nuovamente ristrutturato e rimase in funzione fini al 1839, quando fu chiuso poiché risultava ormai fatiscente e inadatto alle nuove rappresentazioni.
Attività artistica del primo Teatro della Fortuna I primi cento anni Nel giugno 1677 Torelli curò lo spettacolo inaugurale, intitolato Il Trionfo della Continenza considerato in Scipione Affricano, più adatto a una grande capitale come Parigi piuttosto che a una cittadina come Fano. Lo spettacolo, con le sue elaborate e prospettiche scenografie e i suoi prestigiosi interpreti, non fece guadagnare nulla a Torelli, che dovette pagare di tasca propria tutti i debiti. Si potrà avere un'idea dell'elaboratezza delle macchine da questa descrizione:
Già dal primo periodo di utilizzo il teatro ospitò sia opera in musica che prosa, funzione che mantenne anche agli inizi del 1700. Nella stagione carnevalesca del 1718 fu spettatore l'esule pretendente al trono inglese Giacomo III Stuart. Misero in scena per lui Il tradimento traditor di se stesso, melodramma musicato da Antonio Lotti, e La Costanza in trionfo melodramma di Carlo Francesco Pollaroli. Egli chiamò in casa sua gli artisti per complimentarsi con loro. Il teatro ospitava anche spettacoli di comici itineranti scritturati di anno in anno, che spesso facevano gli intermezzi nelle opere in musica. Dopo il rifacimento di Bibiena, il teatro fu inaugurato con una stagione grandiosa. Si assistette per la prima volta a Fano al melodramma metastasiano, andato in scena solo un anno prima a Roma. Per l'occasione fu permesso anche alle donne di recitare nell'Artaserse di Pietro Metastasio: Paola Corvi interpretò il ruolo maschile di Artaserse mentre Marianna Marini cantò la prima parte di Semira.
Da questo momento il teatro iniziò a mettere in scena due stagioni all'anno: una in occasione del carnevale, una estiva a Luglio. Le donne, escluse dai teatri dello Stato Pontificio, poterono recitare a Fano solo in un'altra occasione: nel 1745, dopo un nuovo restauro del teatro, furono chiamate oltre alle cantanti anche ballerine. Nel 1786 fu fatta una nuova supplica per chiedere che le donne recitassero nella stagione teatrale di quell'anno, ma fu respinta.
Gli ormai superati "intermezzi comici" si trasformarono a metà secolo nel "dramma giocoso", messo in scena anche a Fano nel 1755 su libretto di Carlo Goldoni. In quegli anni il teatro ospitò con una certa frequenza anche spettacoli di danza.
Dal 1777 al 1839 Poiché il denaro iniziava a scarseggiare, si smise di mettere in scena i costosi melodrammi metastasiani e si diede la precedenza ai drammi giocosi, alle commedie in musica e alle farse. Al 1783 risale invece la messa in scena della prima opera buffa.
Con l'arrivo delle truppe francesi nel 1798 cessò il bando alle donne dalle scene dei teatri dello Stato Pontificio, ma il teatro fu danneggiato e riprese la sua piena attività solo nel 1806. Il 1º agosto del 1808 fu organizzata una festa da ballo in onore del viceré d'Italia Eugenio Beauharnais, ospite a Fano dopo l'aggregazione della città allo stato napoleonico.
La prima testimonianza su Rossini a Fano si ebbe probabilmente nel 1801, quando si innamorò di una giovane fanese all'età di nove anni. L'episodio fu reso noto in tutta Fano e dei comici improvvisarono dei lazzi sull'accaduto. Rossini si infuriò talmente tanto che tirò la viola conto il comico sul palcoscenico.
Nel carnevale del 1820 furono messe in scena per la prima volta il barbiere di Siviglia e l'inganno felice, opere di Rossini che diventeranno famosissime.
In primavera si spostarono le rappresentazioni alla sala comunale più adatta del teatro torelliano per spettacoli a carattere semi domestico.