Tortolì (, Tortohelie in sardoToponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con delibera del Consiglio comunale n. 67 del 22.10.2010 ) è un comune italiano di abitanti capoluogo, insieme a Lanusei, della provincia dell'Ogliastra in Sardegna. La città è il centro più popoloso e importante della provincia.
Geografia fisica Territorio
La cittadina è situata nella costa centro-orientale della Sardegna e il suo porto, situato ad Arbatax, e l'aeroporto (Tortolì-Arbatax) ne permettono il collegamento con la penisola italiana e il resto dell'Europa. Confina a nord con Girasole e Lotzorai, a ovest con Villagrande Strisaili, Elini e Ilbono, a sud con Bari Sardo.
Il territorio si estende per circa di pianura fertilissima, creata dai depositi alluvionali del rio Foddeddu e del rio Sa Teula che terminano il loro corso, rispettivamente, il primo negli stagno di Orrì e il secondo nel grande stagno di Tortolì.
Le colline che delimitano ad ovest il territorio comunale sono anche nei confini del comune di Villagrande, di Arzana, di Elini e di Ilbono: appartengono a Tortolì solo la collina di monte Attu ed un piccolo appezzamento sulla montagna di fronte all'Istituto agrario denominato "Is Terras de Sa Idda".
Una particolarità geologica è costituita dalla presenza di una cresta di porfido rosso che dal promontorio di capo Bellavista corre parallelo alla costa tortoliese per terminare in mare nella spiaggia di Cea: è lo stesso filone che ha creato gli scogli rossi di Arbatax.
Clima
Il clima è di tipo mediterraneo con estati calde e temperature che raggiungono anche i 35° e inverni miti con scarse precipitazioni.
Origini del nome
L'origine del toponimo è controversa. C'è chi ha sostenuto che Tortueli fosse una corruzione di Portus Ilii (Giovanni Spano nel suo Vocabolario sardo del 1872), cioè gli ilienses, con patronimico porticenses, del Sulpicius portus. Altri hanno intravisto la derivazione dal termine Portu con il suffisso Elia: Portuelie (Porto di S. Elia). I Pisani lo scrivevano Tortohelie.
Storia
Neolitico e civiltà nuragica Le tracce dei primi insediamenti risalgono al neolitico, dal 6000 al 2900 a.C. Il culto pagano dei popoli prenuragici è segnalato dalla presenza di vestigia megalitiche quali i menhir e le domus de janas. Nell'area di Tortolì, e più in generale nel territorio circostante, la presenza di oltre 200 monumenti di età nuragica (nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri) documentano il fiorire di importanti insediamenti agevolati dalla ricchezza del territorio, dall'abbondanza di risorse idriche ed alimentari.
Sulci Tirrenica L'arrivo dei navigatori fenici nel VII secolo a.C. e successivamente dei punici determina la nascita dell'insediamento dell'antica Sulci Tirrenica. La sua posizione lungo la rotta dall'Africa alle foci del Rodano, la pianura circostante ricca di risorse agricole e di acqua, l'orografia della costa orientale che colloca il porto di Sulci subito prima o subito dopo i terribili Montes Insani lungo la rotta marittima di levante, sanciscono l'importanza del sito e ne fanno un punto fermo per i navigatori antichi e fino al medioevo.
Tracce dell'insediamento punico sono state rinvenute nello stagno di Tortolì nel 1988 durante i lavori di dragaggio della laguna, con la scoperta di grandi blocchi in pietra squadrata appartenenti presumibilmente alle fondazioni dell'antico porto. Il medievale castello di Medusa, nella vicina Lotzorai, sembra sia stato edificato sulle fondazioni di una preesistente fortezza punica.Caterina Nieddu: il castello cosiddetto di "Medusa" a Lotzorai, relazione tecnica, storico-archeologica Il poeta romano Claudiano nel IV secolo d.C. parlando della città di Sulci ne ricorda le antiche origini puniche: "pars adit antiqua ductos Carthagine Sulcos".
Portus Sulpicius di Sulci L'arrivo dei romani è datato alla metà del III secolo a.C., al tempo della prima guerra punica. Nel primo secolo dell'impero Plinio certifica che in Sardegna esistevano 18 oppida, cioè città aventi diritto di res pubblica; a tal proposito Ettore Pais approfondisce la ricerca enumerandole tutte ed individuando l'oppidum di Sulci sulla costa orientale - oltre alla più nota Sulki nell'isola di Sant'Antioco - ed anche il grande geografo Tolomeo ne individua la posizione in un punto della costa orientale equidistante fra la foce del Cedrino e quella del Flumendosa. Dalle fonti antiche apprendiamo inoltre che i popoli dimoranti nei dintorni di Sulci erano i Sulcitani, i Bulgares e i FifensesEttore Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano p. 86
Durante la seconda guerra punica una flotta di 50 nuove quinquereme al comando del console Claudio Tiberio Nerone, in viaggio verso l'Africa per congiungersi all'esercito di Scipione l'Africano, viene quasi completamente distrutta al largo dei Montes Insani, corrispondenti al tratto di mare fra capo Comino e capo Montesanto: "ibi superantem Insanos montes multo et saevior et infestioribus locis tempestas adortas disiecit classem". Nerone riuscì comunque a condurle a Caralis e da lì alla fine dell'anno consolare le riportò a Roma.
In epoca tardo imperiale, nel 397 una spedizione inviata da Stilicone contro il comes Africae Gildone che aveva bloccato le forniture di grano fra l'Africa, la Sardegna e la Capitale, parte da Pisa e discende la consueta rotta che tocca il porto di Olbia, Porto Sulpicio di Sulci, Caralis e la costa africana: all'altezza dei Monti Insani una terribile tempesta disperde le navi. Alcune trovano rifugio a Sulci, altre ad Olbia. Dopo la sosta necessaria alle riparazioni la spedizione raggiunge il porto di Caralis e da qui Cartagine dove, la primavera successiva Gildone viene sconfitto. Tuttavia è possibile che in questo caso la Sulci in questione fosse quella del sud-ovest della Sardegna.
Tracce di insediamenti romani sono state rinvenute presso la chiesa di San Lussorio e nell'area a destra della SS 125 in direzione Girasole, adiacente all'ansa della laguna dove doveva essere l'antico porto punico e poi romano. Altre importanti vestigia sono rappresentate dagli innumerevoli ritrovamenti di relitti di navi romane e del loro carico nelle acque antistanti il golfo di Tortolì-Arbatax.
L'invasione dei vandali dal nord Africa si estese anche sulla Sardegna e pose fine alla dominazione romana nell'anno 455. Nel 534 l'imperatore Giustiniano sconfisse i Vandali e riconquistò la Sardegna che venne amministrata da un delegato bizantino, tuttavia l'espansionismo arabo nel Mediterraneo determinò via via una sempre maggiore autonomia da Bisanzio fino alla costituzione dei Giudicati.
Il Giudicato di Ogliastra e gli Arabi È possibile (anche se estremamente improbabile, vista l'assenza di qualsiasi forma di documentazioni) che un insediamento arabo fosse presente in Sardegna nell'VIII secolo e forse fin dall'inizio dell'espansionismo arabo nel Mediterraneo. Secondo una contestata teoria il toponimo "Arbatax" sarebbe di derivazione araba, precisamente dalla parola "arbaʿat ʿashara", che significa "quattordici".
Altro curioso riferimento alla presenza araba nel territorio orientale è dato dalla costante citazione del termine "Liberus de paniliu" in documenti Giudicali dell'XI secolo che ne assegnano la cessione alla Diocesi assieme alla villa di Kolostrai. Il termine Liberus de paniliu, si riferiva ai servi cristiani semi-liberi nati da schiavi musulmani nella disponibilità del Giudice.Francesco Cesare Casula: Dizionario Storico Sardo
La presenza di una popolazione stanziale araba sulla costa orientale motiva poi il fatto che l'Ogliastra sia stata l'unica zona della Sardegna non interessata ad insediamenti monastici, né di rito romano, né di rito orientale.
In questo quadro trova ragionevole motivazione quanto descritto nei documenti storici della Repubblica Marinara di Pisa. Lo storico pisano Raffaello Roncioni, nelle sue "Historie Pisane" racconta che nel 1003 una flotta pisana assalì l'Ogliastra, la occupò e subito dopo si diresse verso la città di Olbia che venne messa sotto assedio e conquistata. Questo episodio storicamente documentato, è importante per cercare di illuminare il periodo antecedente dei secoli VIII e IX sui quali poco si sa e che hanno visto mutare la situazione politico amministrativa della Sardegna, prima territorio Bizantino poi autonomo Giudicato ed infine dopo l'anno 1000 organizzata nei Regni Giudicali definitivi. Lo storico pisano non dice chi fossero i nemici contro cui combatté l'armata pisana ma è facile immaginare che non potessero essere che gli Arabi del Califfato omayyade di Cordoba, insediati in maniera stabile lungo gli approdi della costa orientale fin dall'inizio dell'espansione araba nel Mediterraneo i quali esercitavano la guerra di corsa nell'alto Tirreno partendo appunto dalle coste del Sarrabus e dell'Ogliastra.
La grande spedizione militare del 1004 composta da 120 navi, 10.000 soldati e 1000 cavalli, condotta dall'Emiro della Ta'ifa di Denya (Baleari), il famoso Mujāhid al-ʿĀmirī (detto dalle popolazioni italiche "Mugetto" o "Musetto"), sbarcò in Sardegna con l'intenzione di conquistarla per farne la base operativa delle incursioni musulmane contro la Penisola italica e, in particolare, contro le Repubbliche Marinare di Pisa e di Genova. Un'operazione militare di questa portata avrebbe potuto essere organizzata con l'aiuto e con le informazioni fornite dai musulmani insediati lungo la costa orientale in maniera stabile, ma nessuna documentazione esiste in merito mentre le ceramiche e i manufatti ritrovati nella piana di Tortolì e Barisardo, così come il reliquiario mozarabico di provenienza andalusa, ritrovato sotto l'altare della chiesa di Santa Maria Navarrese e risalente all'XI secolo, potrebbe essere semplicemente la dimostrazione di un probabile commercio tra le opposte sponde del Mediterraneo.
La grande vittoria conseguita da Mujāhid al-ʿĀmirī contro il Signore di Sardegna (presumibilmente lo Judex Provinciae Salut di Cagliari che mori in battaglia insieme alla maggior parte dei suoi funzionari e della Corte), determinò una grave crisi dinastica nell'organizzazione Giudicale della Sardegna e consentì ai maggiorenti delle altre parti dell'isola che ambivano a rendersi indipendenti dal potere centrale di instaurare i nuovi Giudicati autonomi. Nacquero così oltre a Cagliari i Giudicati di Torres, Arborea, Gallura e, come conseguenza delle campagne militari dei Pisani contro gli Arabi di Mujāhid, anche il Giudicato di Agugliastra retto, per conto di Pisa, dalla famiglia dei Sismondi.
La curatorìa d'Ogliastra e la Contea di Quirra Durante il medioevo Tortolì fece parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria dell'Ogliastra. . Le vicende intrecciate del Giudicato di Cagliari e delle due Repubbliche marinare portarono alla fine del Giudicato di Cagliari con la distruzione di Santa Igia e con spartizione in tre parti del territorio giudicale: l'Ogliastra venne ceduta nel 1258 al Giudice di Gallura, il pisano Giovanni Visconti. Passò poi sotto il controllo della Repubblica di Pisa
Gli atti documentali datati dal XIV secolo in poi individuano il territorio ogliastrino come giudicato a sé a differenza delle altre parti del territorio sardo che vengono appellate "Curatorias o Mandamenti ". Nell'anno 1579 il "Libro de todas las Gracias" registra che, anticamente, le riunioni della Corona de Logu del Giudicato Agugliastra si tenessero nella chiesa di San Antonio Abate a Tortolì, vicino all'attuale stazione ferroviaria.