Larcidiocesi di Catanzaro-Squillace () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2023 contava 241.560 battezzati su 242.550 abitanti. È retta dall'arcivescovo Claudio Maniago.
Territorio L'arcidiocesi comprende 57 comuni calabresi:Dal sito in provincia di Catanzaro i comuni di Albi, Amaroni, Argusto, Badolato, Borgia, Caraffa di Catanzaro, Cardinale, Carlopoli, Catanzaro, Cenadi, Centrache, Chiaravalle Centrale, Cicala, Cropani, Davoli, Fossato Serralta, Gagliato, Gasperina, Gimigliano, Girifalco, Guardavalle, Isca sullo Ionio, Magisano, Montauro, Montepaone, Olivadi, Palermiti, Pentone, Petrizzi, San Floro, San Sostene, San Vito sullo Ionio, Santa Caterina dello Ionio, Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, Satriano, Sellia, Sellia Marina, Sersale, Settingiano, Simeri Crichi, Sorbo San Basile, Soverato, Soveria Simeri, Squillace, Stalettì, Taverna, Torre di Ruggiero, Vallefiorita e Zagarise; in provincia di Vibo Valentia i comuni di Brognaturo, Fabrizia, Mongiana, Nardodipace, Serra San Bruno, Simbario e Spadola; e il comune di Panettieri in provincia di Cosenza.
Sede arcivescovile è la città di Catanzaro, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta e dei Santi Pietro e Paolo. A Squillace sorge la basilica concattedrale di Santa Maria Assunta. A Catanzaro si trova anche la basilica minore di Maria Santissima Immacolata.
Il territorio si estende su 1.806 km² ed è suddiviso in 122 parrocchie, raggruppate in 10 vicarie: Catanzaro centro, Catanzaro nord, Catanzaro ovest, Catanzaro sud, Squillace, Chiaravalle centrale, Gimigliano-Taverna, Serra San Bruno, Sersale e Soverato.Dal
Storia L'odierna arcidiocesi è frutto dell'unione di due sedi episcopali preesistenti, Squillace e Catanzaro, stabilita nel 1986.
Diocesi di Squillace La diocesi di Squillace è tra le più antiche dell'Italia meridionale. La tradizione ne fa risalire la nascita all'era apostolica: primo vescovo sarebbe stato Giovanni, ordinato dal primo vescovo di Reggio Stefano di Nicea, oppure Fantino, discepolo di papa Lino, il successore di San PietroV. d'Avino, Squillace, Cenni storici..., p. 652.. Storicamente, il primo vescovo di cui è noto il nome è Gaudenzio, che sottoscrisse gli atti del sinodo romano convocato da papa Ilario nel 465.L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, p. 14.
Sul finire del V secolo, la diocesi fu implicata in due clamorosi delitti. Dalle lettere di papa Gelasio I infatti risulta che tra il 494 ed il 496 due vescovi furono uccisi; nei fatti furono coinvolti alcuni ecclesiastici, un prete di nome Celestino ed un arcidiacono di nome Asello, che colse l'occasione per farsi eleggere vescovo; i vescovi delle diocesi vicine furono incaricati dal pontefice di comminare le dovute sanzioni ecclesiastiche e di destituire l'usurpatore.Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., vol. I, Faenza 1927, pp. 340-341; e
Nel VI secolo, a Squillace nacquero le prime istituzioni monastiche occidentali grazie a Cassiodoro il quale, tra il 540 e il 550, fece costruire un eremo e un cenobio, il "Castellense" e il "Vivariense". In questo stesso periodo il vescovo Zaccheo sostenne coraggiosamente papa Vigilio a Costantinopoli contro la violenza di Giustiniano dimostrando fra l'altro la comunione della chiesa di Squillace con quella di RomaGiovanni Minasi, Le chiese di Calabria dal quinto al duodecimo secolo: cenni storici. Napoli: Lanciano e Pinto, 1896, p. 81-85 (Ristampa anastatica: Oppido Mamertina: Barbaro, 1987)..
La diocesi di Squillace, come peraltro tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento di queste regioni nell'impero bizantino con la Prammatica Sanzione del 554. Nel 732 circa, tuttavia, Leone III Isaurico le staccò da Roma e le sottomise patriarcato di Costantinopoli. Nella Notitia Episcopatuum di Leone VI il Saggio, databile all'inizio del X secolo, la diocesi di Squillace è compresa fra quelle di rito greco suffraganee dell'arcidiocesi di Reggio..
Dei tre secoli in cui Squillace fu una diocesi greca non abbiamo quasi nessun documento e ignoriamo i nomi dei vescovi, ad eccezione di Demetrio, che sottoscrisse, assieme ad altri quattro vescovi calabresi, gli atti del concilio di Costantinopoli contro Fozio nell'869-870.L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, p. 16. Nello stesso periodo tuttavia la diocesi di Squillace si arricchì con la presenza di monaci basiliani i quali crearono una straordinaria fioritura di monasteri, fra cui quello di San Giovanni Theristis a BivongiMaria Bianca Gallone, I basiliani: monachesimo greco nella storia, nella religione e nelle arti. Bari: Arti grafiche Favia, 1973. Antonio Francesco Parisi, I monasteri basiliani dell'Istmo di Catanzaro. Napoli: Società Napoletana di Storia Patria, 1957.. Sempre allo stesso periodo la tradizione data l'arrivo delle reliquie di sant'Agazio, patrono della diocesi, e di san Gregorio Taumaturgo, patrono di Stalettì.
Squillace fu retta da un ultimo vescovo di rito greco, Teodoro Mesymerio, ancora un trentennio dopo la conquista normanna della Calabria, in seguito alla quale fu ripristinato il rito latino e la sottomissione alla giurisdizione di Roma. La latinizzazione avvenne comunque con lentezza. Primo vescovo di rito latino fu Giovanni de Niceforo, decano della diocesi di Mileto (1096). Nell'atto di costituzione del 1096 la diocesi di Squillace, i cui confini vennero fissati da Ruggero dai fiumi Alarum et Crocleam, era formata dalle seguenti località: Squillace, Taverna, Stilo, Antistilo, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, Satriano, Castel di Cuccolo, Castel di Mainardo, Meta di Lomata, Rocca di Catenziaro, Tiriolo, Catenziaro, Salìa, Barbaro, Simmiri e vari casaliUghelli, Italia sacra, IX, coll. 426-427..
Inizialmente la diocesi di Squillace fu posta sotto l'immediata soggezione della Santa Sede, come documentano le bolle di papa Urbano II (1096) e papa Pasquale II (1110). Ma già nel 1165 papa Alessandro III sottopose Squillace alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio.Kehr, Italia pontificia, X, pp. 56 e 59-60 (nnº 8 e 11).
La serie dei vescovi di Squillace è stata ininterrotta, tranne un breve periodo di vacanza per l'ostilità di Federico II di Svevia il quale nel 1236 usurpò la diocesi; dopo la morte dell'imperatore (1250), papa Innocenzo IV non confermò il canonico di Reggio, Benvenuto, e il 6 ottobre 1254 trasferì a Squillace il vescovo di Martirano, il cistercense Tommaso.
In epoca angioina e aragonese, i vescovi cercarono inutilmente di riavere la giurisdizione spirituale sugli abitati di Montauro, Gasperina, Arunco e Bivongi, che, fin dalla sua fondazione ad opera di san Bruno di Colonia all'epoca di Teodoro Mesymerio, appartenevano alla certosa di Serra.
L'epoca tridentina è segnata dall'opera del vescovo e cardinale Guglielmo Sirleto, consulente scientifico dei legati papali al concilio di Trento; giunto a Squillace nel 1568, fece per primo la visita pastorale della diocesi e diede un impulso decisivo all'opera del seminario vescovile, già eretto ne 1565. L'opera di riforma della diocesi fu continuata dai suoi nipoti, i vescovi Marcello, Tommaso e Fabrizio Sirleto.
Verso la fine del XVI secolo il territorio della diocesi di Squillace fu teatro di numerosi episodi di contestazione religiosa e/o politica, il più noto dei quali fu la cosiddetta "congiura" di Tommaso Campanella nel 1599. Una testimonianza indiretta è la nomina a vescovo di Squillace, avvenuta il 13 agosto 1601, del vicario generale dei domenicani Paolo Isaresi della Mirandola, dopo una serie di vescovi appartenenti alla famiglia Sirleto.
La secolare diatriba con i certosini di Serra San Bruno fu risolta dagli eventi politici nella prima metà dell'Ottocento. Infatti, in epoca napoleonica, la certosa fu soppressa da Gioacchino Murat nel 1807. Già l'anno successivo Montauro e Gasperina furono annessi alla diocesi di Squillace; stessa sorte toccò agli abitati di Serra, Spadola, Bivongi, Nardodipace, Mongiana, Focà nel 1852.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Il vescovo Raffaele Antonio Morisciano, che partecipò al Concilio Vaticano I, convocò nel giugno 1889 l'ultimo sinodo diocesano della diocesi di Squillace.Domenico Cirillo, Comunità Diocesane
Al momento della piena unione con Catanzaro, la diocesi di Squillace comprendeva 68 parrocchie nei comuni di Amaroni, Argusto, Badolato (2), Borgia (2), Brognaturo, Cardinale (2), Cenadi, Centrache, Chiaravalle Centrale, Davoli (2), Gagliato, Gasperina, Girifalco, Guardavalle (3), Isca sullo Ionio (2), Mongiana, Montauro, Montepaone (2), Nardodipace (2), Olivadi, Palermiti, Petrizzi, San Floro, San Sostene (2), Santa Caterina dello Ionio (2), Sant'Andrea Apostolo dello Ionio (2), San Vito sullo Ionio, Satriano (2), Serra San Bruno (2), Simbario, Soverato (2), Spadola, Squillace (3), Stalettì, Torre di Ruggiero, Vallefiorita, Bivongi, Camini, Caulonia (3), Monasterace (2), Pazzano, Placanica, Riace (2), Stignano (2) e Stilo (2).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 20, 26 gennaio 1987, p. 16 e seguenti. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 12 gennaio 1987 su richiesta del vescovo del 30 giugno 1986.
Diocesi di Catanzaro La diocesi di Catanzaro fu eretta da papa Callisto II nel 1121, ricavandone il territorio dalla diocesi di Squillace. Secondo la Chronica Trium Tabernarum, la primitiva sede della diocesi sarebbe stata la località Tres Tabernae da dove i vescovi, dopo il saccheggio ad opera dei Saraceni, fuggirono per rifugiarsi a Catanzaro.Duchesne, op. cit., p. 14. Sulla controversa questione dell'autenticità della Chronica Trium Tabernarum e della storicità della sede vescovile di Tres Tabernae si veda l'ampia bibliografia riportata in: Kehr, Italia pontificia, X, pp. 77-78. L'erezione della diocesi fu invano avversata dal vescovo Pietro di Squillace: passarono alla neonata diocesi i territori di Taverna, Rocca Falluca, Tiriolo, Sellia e la stessa CatanzaroCalabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, p. 18. Come Squillace, anche Catanzaro, dopo un'iniziale immediata soggezione alla Santa Sede, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio come documentato dal Liber Censuum della Chiesa romana.Kehr, Italia pontificia, X, p. 77.
Nel 1567 fu ufficialmente istituito il seminario diocesano, che doveva provvedere alla formazione dei sacerdoti, un compito che prima veniva assolto dal collegio dei gesuiti. Tuttavia, la mancanza di fondi impedì il funzionamento regolare del seminario. Il vescovo Orazi impose una tassazione a tutta la diocesi per sopperire alle esigenze del seminario e nel 1594 poté ristabilirlo, ma dopo la sua morte le porte del seminario si richiusero. A metà del XVII secolo si tentò con scarso successo una collaborazione con il collegio dei gesuiti. Nella prima metà del XVIII secolo si fecero nuovi tentativi e per qualche anno vi furono effettivamente corsi scolastici, ma il seminario visse lunghi momenti di chiusura: chiuso nel 1750, fu riaperto tre anni, ma in seguito ancora chiuso per riaprire nel 1769. Nel 1833 il vescovo Matteo Franco provvide il seminario di una sede più ampia.