Biografia
Non abbiamo dati precisi sulla sua vita: possiamo dire con certezza solo che nacque ad Orléans, perché egli stesso si definisce Aurelianensis, cioè nativo della città francese. Altre notizie ci arrivano attraverso l'eco di odii e polemiche che egli suscitò, non ci è dato sapere se a torto o a ragione. La sua polemica con Matteo di Vendôme, suo contemporaneo, e i violenti attacchi subiti, consentono di datare con una certa precisione il periodo in cui operò come maestro: la seconda metà del XII secoloCommedia latine del XII e XIII secolo, IV, Genova, Istituto di filologia classica e medievale, 1983, pp. 21-22. Dalla fonte si è tratto parte della vita di Arnolfo e della sua polemica con Matteo di Vendôme, la breve introduzione alle sue opere di sicura attribuzione, alcuni dettagli sui commentari ad Ovidio e l'intero capitolo dedicato alle Glosulae super Lucanum.. Anche Ugo Primate, un altro grande nome dell'ambiente culturale di Orléans, fu suo nemicoLa studiosa Berthe M. Marti individua il bersaglio di alcuni versi del poeta in Arnolfo, identificazione affermata grazie a un indizio inequivocabile: Ugo accenna ad una persona dai capelli rossi, tratto distintivo del maestro di Orléans..
La polemica con Matteo di Vendôme
Che Matteo attacchi Arnolfo nella sua Ars versificatoria non vi sono dubbi: l'autore tiene a precisare che, ogni qual volta che egli userà l'appellativo Rufus o Rufinus, ossia rosso, fulvo, rossiccio, vuole riferirsi ad Arnolfo di Saint-Euverte, che non cessa di offenderlo, malgrado la lontananza, poiché l'invidia avvelena la sua lingua. Matteo non si trattiene certo dall'approfittare della credenza popolare che riconosceva nella capigliatura o carnagione rossa un tratto negativo. Dell'attributo rufus l'Ars propone ogni possibile esemplificazione, anche oscena: l'appellativo viene esteso anche alla donna e alla madre di ArnolfoCommedia latine del XII e XIII secolo, IV, Genova, Istituto di filologia classica e medievale, 1983, pp. 21-22.. La ragione della discordia tra di loro potrebbe essere stata il differente modo di interpretare e introdurre gli auctores agli studenti, ambito didattico per cui era famosa la scuola di Orléans. Matteo si proponeva come un innovatore, urtando così le tendenze conservatrici ivi imperanti: a suo giudizio lo studio doveva essere accompagnato dalla creazione e pretendeva che a tal fine fossero sufficienti i modelli, l'imitazione e le norme retoriche della sua Ars, niente glosule e allegorie, ma opere ispirate dall'ammirazione per l'arte di Ovidio. Tutto ciò dovette renderlo inviso ai maestri della città francese, ma ad Arnolfo in particolare: in quest'età, da Ludwig Traube definita aetas ovidiana, il poeta classico è presentato nella Battaile des septs arts di Henri d'Andeli come uno dei punti di riferimento d'Orléans e, considerando l'ampia lista di commentari volti ad introdurne le opere preparati da Arnolfo, doveva essere l'autore da lui prediletto e più impiegato durante l'insegnamento. Al progressismo di Matteo si opponeva il conservatorismo di Arnolfo: Egli analizzava l'autore grammaticalmente, proponeva una parafrasi continua del testo chiosata da ripetute e ampie glosse di storia, mitologia, scienza e adduceva volentieri interpretazioni moraleggianti. Matteo era, invece, un modello di retore-poeta che disprezza la pedanteria. Non poteva esservi concordia tra i dueFausto Ghisalberti, Arnolfo d'Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII., Ulrico Hoepli, 1932, pp. 157-160. Dalla fonte si è tratto parte della polemica con Matteo di Vendôme e le analisi dei commentari ad Ovidio di sicura attribuzione.. Riguardo alla teoria, accettata da qualche studioso, per cui Matteo di Vendôme avrebbe abbandonato Orléans a causa di Arnolfo, Orlandi scrive:
“Alcuni si spingono a immaginare che il trasferimento di Matteo di Vendôme a Parigi sia stato una conseguenza della sua contesa con Arnolfo; dunque una specie di esilio... nella capitale. A parte questa barzelletta...”Commedia latine del XII e XIII secolo, VI. Genova, Dipartimento di archeologia, filologia classica e loro tradizioni, 1998, p. 118. Dalla fonte, oltre alla citazione diretta, si è tratto l'intero capitolo dedicato all'attribuzione della Lidia, e l'analisi delle differenze contenutistiche tra Miles gloriosus e Lidia..
Le opere di sicura attribuzioneC.A.L.M.A. : Compendium auctorum Latinorum Medii Aevi, 500-1500, 1.4: Antonius Galatheus-Augustinus de Obernalb, 2001, pp. 476-477. Dalla fonte si è tratto l'elenco delle opere di sicura e dubbia attribuzione.
La totalità delle opere tramandateci col suo nome è legata alla scuola e all'insegnamento: a tal fine compose i suoi commenti ai classici, soprattutto Ovidio, la cui diffusione fu straordinaria. Ad Arnolfo è, però, attribuita anche la commedia elegiaca LidiaCommedia latine del XII e XIII secolo, IV, p. 23..
I Fasti
Sembra che il commentario sui Fasti di Arnolfo abbia goduta di una certa diffusione. Le glosse pervenuteci sono solo il substrato della sua lectio pubblica e non corrispondono probabilmente a tutto lo svolgimento. La chiosa chiara e aneddotica segue linee molto semplici e si accontenta di cognizioni generali, rendendo così più facile e accessibile l'opera. Arnolfo è conscio dell'obiettivo di Ovidio: recare l'ausilio della sua musa alla volontà di restaurazione del culto religioso programmato dall'impero, placare l'ira dei più morigerati concittadini e conciliarsi il favore di Germanico. Il commento evita di scendere troppo ad elementari chiarimenti della lettera, si concentra principalmente su storia, mitologia e, qualora occorra, astrologia, solo raramente di grammatica. Non vi sono tentativi di critica del testo, Arnolfo mostra però un modesto interesse per la raccolta di variantiArnolfo d'Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII, pp. 161-165..
Ars amatoria, Remedia amoris, Amores
Nel commentario allArs amatoria e ai Remedia amoris la glossa è continua ma succinta e limitata al chiarimento di particolarità e allusioni più notevoli del testo. La spezzatura imposta dal metodo lemmatico fa supporre che i vari lemmi incorniciassero il testo ovidiano, oppure che il maestro, al momento della lettura, facesse precedere una parafrasi generale, non destinata ad essere trascritta. Si nota una generale incertezza delle sue cognizioni storiche e geografiche, ma contemporaneamente anche la prudenza che lo trattiene dall'abbandonarsi a spiegazioni fantastiche.
Riguardo all'''Ars, è doveroso notare che un commento agli infamanti libelli amatori nel XII secolo è cosa più unica che rara. Questo di Arnolfo è probabilmente uno dei primi assalti all'antico ostracismo. Tuttavia la crudezza con la quale egli toglie ogni velo alle allusioni di Ovidio, anche nei tratti più lubrici, e l'interesse che mostra nell'illustrare particolari indecenti – benché sia noto l'uso poco castigato che erano soliti fare di tali piacevolezze i dotti medievali – indurrebbero a pensare che queste chiose siano estratte da un codice postillato da Arnolfo e che non siano il frutto delle sue pubbliche lezioni.
Il commento di Arnolfo ai Remedia amoris è il primo esempio di glossa metodica continuata di tutto il poemetto, nonostante non manchino allusioni e citazioni dell'opera nel Medioevo. Il grammatico aurelianense, secondo una diffusa tradizione medievale, lo ritiene costituito di due libri, ma intuisce correttamente di non trovarsi davanti a una palinodia del principale poema amatorio. L'interpretazione si mostra in generale vigile e la sua mente aperta e penetrante. L'incertezza mostrata in alcuni passi controversi, e la giustapposizione, priva di una scelta decisa, di più interpretazioni, devono essere imputate più alla scrupolosità del maestro che a una assenza di spirito critico. Se trascuriamo mende da poco conto, come etimologie bizzarre e qualche altro particolare errato, il risultato finale si mostra comunque di valoreArnolfo d'Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII, pp. 166-172..
Arnolfo ha allestito anche un commentario agli Amores di OvidioC.A.L.M.A. : Compendium auctorum Latinorum Medii Aevi, 500-1500, 1.4, p. 476..
Le Metamorfosi
Le metamorfosi erano un testo fondamentale nel curriculum delle scuole di Orléans. Nel commento di Arnolfo al capolavoro ovidiano troviamo il solito accessus all'inizio, comprendente notizie di carattere generale, come la biografia del poeta, evitando, come faranno i biografi posteriori del XIII secolo e soprattutto del XIV, di etimologizzare bizzarramente sul suo nome e fantasticare sulle cause dell'esilio. Arnolfo ricava le informazioni della sua vita Ovidii attraverso le opere stesse dell'autore, specie i Fasti e i Tristia. Il canone da lui stabilito, comprende in ordine di tempo: Heroides, Amores, Ars amatoria, Remedia amoris, Metamorphoses, Fasti, Tristia (scritti in parte in viaggio in parte in esilio), Epistulae ex Ponto e Ibis (scritti durante il periodo di relegazione). Più interessante la seconda parte dell'"accessus", dove Arnolfo, chiarito il significato e la ragione del titolo grecizzante del poema, tratta i vari generi di trasformazione, distinguendone tre: la naturale, che si presenta quando la materia si trasforma per dissolvimento, la magica, quando è il corpo a mutare ma lo spirito rimane inalterato (Licaone, Io), la spirituale quando è lo spirito a mutare ma il corpo rimane inalterato (Agave, Autonoe). Viene poi chiarita l'"intentio" dell'opera, che non consiste solo nel descrivere il trasmutare di forme corporee, ma anche di quelle dello spirito. Ovidio ci mostra, attraverso le sue favole, l'irrazionale trasformazione dell'anima nell'errore e l'eventuale riottenimento della sua precedente forma coll'abbandono dei vizi: Arnolfo ascrive così all'etica la filosofia sottostante del poema. Arnolfo non si discosta molto dal modo di procedere rilevato nelle glosse ai Fasti: delucidazioni delle allusioni e dei costrutti meno ovvi, nessuna citazione di autori, nessuna esposizione parafrastica e scarso apparato dottrinario. Nello stato in cui ci sono pervenute, non sono altro che una serie slegata di glosulae interlineari scritte di seguito l'una all'altra. Di quella parte più viva e personale, che non dovette mancare alle lezioni del maestro, è rimasto pochissimo. Il materiale sopravvissuto rivela un'interpretazione della lettera sempre aderente al testo, chiara e sensata; in alcuni punti si giustappongono varianti di lezioni al testo; scarsa conoscenza della toponomastica antica ma rispettabili cognizioni geografiche. Per quanto riguarda la sua preparazione su miti e costellazioni, essa deve essersi formata principalmente attraverso Servio Mario Onorato e i Mitografi VaticaniArnolfo d'Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII, pp. 176-189.. Lo stesso codice che tramanda il commento alle Metamorfosi, presenta alla fine le Allegoriae, che Arnolfo compose reinterpretando il poema e che incontrarono un successo straordinario, considerando le continue citazioni e trascrizione che ne sono state fatteCommedia latine del XII e XIII secolo, IV, p. 24.. Attraverso di esse Arnolfo propone una giustificazione etica del mito con la religioneArnolfo d'Orléans. Un cultore di Ovidio nel secolo XII, p. 194..
Glosulae super Lucanum
Il commento di Arnolfo alla Pharsalia di Lucano non si presenta come una mera raccolta di glosse, ma come un lavoro continuo, coerente e originale, caratterizzato da un marcato platonismo, percepibile soprattutto nei frequenti richiami a Platone e al Timeo in particolareCommedia latine del XII e XIII secolo, IV, p. 25..
Le opere di dubbia attribuzione
Heroides, Tristia, Epistulae ex Ponto e Commentum ad Horatium