I temi propagandistici dell'antisemitismo sono tutte quelle tematiche volte ad accrescere e a rinfocolare la paura e l'odio nei confronti degli ebrei. In particolar modo le canard (false notizie, pettegolezzi e leggende metropolitane) diffusesi tra l'Alto Medioevo e tutto il periodo del Rinascimento assunsero valore di discriminazione volta a sviluppare sentimenti antisemitici.

Voci infondate sull'ebraismo come religione o diffamatorie verso gli ebrei come gruppo etnico fanno spesso parte di un più ampio spettro di teorie delle cospirazioni ebraiche (vedi argomenti delle teorie del complotto). Secondo il procuratore statunitense Kenneth Stern

Accuse intrinsecamente contraddittorie

L'antisemitismo è stato chiamato "l'odio più lungo" by Richard Webster (a review of Antisemitism: The Longest Hatred by Robert S. Wistrich, Thames Methuen, 1991). Alcuni ricercatori hanno scoperto contraddizioni e irrazionalità nei miti antisemitici; il medico polacco e attivista del sionismo Leon Pinsker ebbe a notare già nel 1882:

Jocelyn Hellig, autore nel 2003 di The Holocaust and Antisemitism: A Short History, scrive che è stato fatto notare che nessun altro gruppo di persone al mondo è mai stato accusato simultaneamente, tra l'altro:

di alienazione dalla società e contemporaneamente di cosmopolitismo; di essere favorevoli all'isolazionismo per se stessi e di promuovere la mescolanza razziale degli altri; di essere degli sfruttatori del capitalismo e agenti della finanza internazionale ma al contempo anche esponenti del marxismo rivoluzionario; di avere una mentalità incline al materialismo ed assieme di essere il "popolo del Libro" (Ahl al-Kitab); di agire come aggressori militanti ed anche di rappresentare il pacifismo più codardo; di aderire ad una religione superstiziosa ma anche di essere agenti del laicismo più sfrenato; di sostenere una rigida legge religiosa (le 613 Mitzvot) ma anche di essere moralmente decadenti; di proclamarsi popolo eletto ed insieme di avere una "natura umana inferiore"; di essere arroganti pur mostrandosi timidi; di sottolineare l'individualismo e tuttavia anche di sostenere l'adesione ad una comunità; di essere colpevoli della crocifissione di Gesù e contemporaneamente venire incolpati per aver inventato il cristianesimo.

Viene giustamente sottolineato il fatto che questo catalogo di accuse contraddittorie non ha la possibilità di essere tutto vero in un colpo solo e che nessun altro popolo è mai riuscito in realtà ad avere un tale monopolio totalizzante nei riguardi del "male"Michael Curtis (1986): Antisemitism in the Contemporary World. Westview Press. p.4, cited in: Jocelyn Hellig (2003): The Holocaust and Antisemitism: A Short History Oneworld Publications. . pp.75–76. L'antisemitismo come una forma contagiosa di fobia sociale Sempre nel 1882 Léon Pinsker scrisse che la fobia sociale può in parte spiegare le cause dell'odio per gli ebrei, che egli chiamò "giudeofobia":

Accuse di colpevolezza per la morte di Gesù di Nazareth

La colpa della morte di Gesù venne spesso attribuita agli ebrei. Uno dei termini ricorrenti per quest'accusa è deicidio. Si tratta di un'accusa che risale alle origini stesse del cristianesimo.

In effetti, i racconti di tutti e quattro i Vangeli contengono la descrizione del tradimento di Gesù da parte del suo discepolo Giuda Iscariota il quale fece in modo di metterlo nelle mani delle autorità religiose ebraiche (vedi processo di Gesù) del Sinedrio. Secondo i racconti del Nuovo Testamento le autorità ebraiche della Giudea romana accusarono Gesù di blasfemia e cercarono di farlo giustiziare. Tuttavia in questo caso le autorità ebraiche sembrano mancare dell'autorità necessaria per far morire Gesù, questo almeno secondo il Vangelo di Giovanni 18:31. Portarono invece Gesù al cospetto di Ponzio Pilato (Pilato è ricordato come martire dalla Chiesa ortodossa copta e come santo dalla Chiesa ortodossa etiope e la sua ricorrenza è il 25 giugno.), allora prefetto, cioè governatore romano della provincia il quale acconsentì a far eseguire la condanna a morte tramite crocifissione. Pilato viene descritto nei racconti evangelici quasi come un "complice riluttante" della morte di Gesù. Tutti e quattro i Vangeli indicano l'esistenza sia da parte dei capi religiosi ebrei sia da parte del comando militare romano di un'autorità per poter agire immediatamente di fronte a potenziali opposizioni popolari (Vangelo di Matteo 26: 4-5; Vangelo di Marco 15: 12-15; Vangelo di Luca 22: 1 -2). I quattro racconti del vangelo descrivono anche il governatore romano Pilato come essere in parte responsabile dell'esecuzione di Gesù e non affermano mai che egli è senza colpa (anche se il suo tentativo di tenersi fuori dalla questione - lavandosene le mani - viene menzionato).

Una delle frasi più note, in merito all'assunzione di responsabilità della morte di Gesù da parte degli Ebrei, è il passo del Vangelo secondo Matteo dopo la condanna a morte di Gesù da parte di Pilato : "E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli»". Questo passo è contenuto solamente nel Vangelo secondo Matteo, e non negli altri vangeli sinottici; tale frase secondo il biblista Mauro Pesce "com'è noto [...] non è storica: proietta all'indietro le polemiche tra i Giudei e i seguaci di Gesù della fine del I secolo". Analogo parere del teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown che ritiene che "questo episodio rappresenti una composizione di Matteo sulla base di una tradizione popolare riflettente sul tema del sangue innocente di Gesù e della responsabilità da esso creato. È della stessa derivazione e formazione degli episodi di Giuda e della moglie di Pilato. (Infatti io sospetto che la tradizione dietro alla storia dei Magi arrivi dagli stessi circoli giudaico cristiani)". Anche secondo lo storico Aldo Schiavone per tale episodio matteano "non si può credere a una sola parola di questo racconto".Adriana Destro e Mauro Pesce, La morte di Gesù, Rizzoli, 2014, ISBN 978-88-17-07429-2; p. 122Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 833, ISBN 978-0-300-14009-5Aldo Schiavone, Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria, Einaudi, 2016, ISBN 978-88-062-2836-1 e gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 876, ISBN 88-399-0054-3. evidenziano in merito come "l'amaro, sgradevole carattere di questo versetto può essere solo capito come risultato della polemica contemporanea tra Cristiani ed Ebrei e alla luce della prospettiva storica di Matteo"Il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown precisa anche che "indubbiamente il contesto nel quale ogni evangelista scrisse e la quantità di conflitti sperimentati con le sinagoghe da lui o dalla sua comunità Cristiana hanno influenzato la sua presentazione [degli eventi evangelici]". (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 387, ISBN 978-0-300-14009-5.). Il teologo e sacerdote cattolico Raymond BrownRaymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 7, 383-397, 831-832, ISBN 978-0-300-14009-5. (Cfr anche: John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 157-159, 218-219, IX-XII, ISBN 978-0-06-061480-5.). evidenzia che "mentre l'intero Nuovo Testamento è stato mal usato in maniera antiebraica, questo testo, con tutta la gente che urla «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli», ha avuto un ruolo speciale. È stato trattato come se fosse una auto maledizione con la quale la gente ebraica attirò su sé stessa il sangue di Gesù per tutti i tempi successivi.Raymond Brown sottolinea che "da subito la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani fu vista come un castigo divino per quello che gli Ebrei avevano fatto a Gesù" e in merito al verso di Matteo precisa che "a differenza delle autorità, «tutto il popolo» non è disonesto, ma secondo il giudizio di Matteo esso ha collaborato ed è ritenuto responsabile". (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 384-385, 388-389, ISBN 978-0-300-14009-5.). [...] Questa è una di quelle frasi che sono state responsabili per oceani di sangue umano e un incessante flusso di miseria e desolazione"; aggiunge tale teologo come la stessa frase fu poi usata dai primi cristiani e dai Padri e Dottori della Chiesa: "Origene andò drasticamente aldilà del giudizio di Matteo quando nel 240 dopo Cristo egli scrisse: «per questa ragione il sangue di Gesù ricade non solo su quelli che vissero al momento ma anche su tutte le generazioni di Giudei che seguirono, fino alla fine dei tempi»Jeremy Cohen (2007): Christ Killers: The Jews and the Passion from the Bible to the Big Screen. Oxford University Press. p.55 . Sfortunatamente egli fu seguito nella sua valutazione da alcuni dei più grandi nomi della Cristianità" e ad esempio "Sant'Agostino, Giovanni Crisostomo, Tommaso d'Aquino, Lutero, etc, sono citati come sostenitori, con preoccupante ferocia, del diritto e anche del dovere dei Cristiani di disprezzare, odiare e punire gli Ebrei". Il teologo John Dominic CrossanJohn Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 152, 157-159, 218-219, ISBN 978-0-06-061480-5., ex sacerdote cattolico e tra i cofondatori del Jesus Seminar, sottolinea che "questa reiterata giustapposizione tra gli ebrei che domandano la crocifissione di Gesù e le dichiarazioni romane sull'innocenza di Gesù stesso non è profezia e neanche è storia. È propaganda Cristiana" e "alla luce del successivo antigiudaismo Cristiano e alfine dell'antisemitismo genocidaAnche il teologo cattolico Hans Küng osserva in merito: "L’antisemitismo razzista, che con l’Olocausto raggiunse il suo vertice terroristico, non sarebbe stato possibile senza la quasi bimillenaria preistoria dell’antigiudaismo della Chiesa cristiana". (Corrado Augias, I segreti del Vaticano, Mondadori, 2010, p. 271, ISBN 978-88-04-64615-0.)., non è più possibile in retrospettiva pensare che questa finzione della passione fosse una propaganda relativamente benigna. Per quanto spiegabili le sue origini, difendibili le sue invettive e comprensibili i suoi motivi tra i Cristiani che lottavano per la sopravvivenza, la sua ripetizione è adesso diventata la più duratura menzogna e, per la nostra integrità, noi Cristiani dobbiamo alla fine definirla in tal modo", inoltre "una volta che l'Impero romano divenne Cristiano questa finzione diventò letale"Aggiunge tale teologo che "siccome il Cristianesimo alla fine ottenne il supporto politico e militare dell'Impero romano, esso fu in grado di promuovere le sue idee e anche perseguitare i suoi opponenti in un modo non consentito al Giudaismo" e "una volta che l'Impero romano divenne Cristiano, tutti gli altri furono in pericolo, Ebrei naturalmente ma anche pagani e anche Cristiani dissidenti".. Anche il biblista cattolico tedesco Josef Blinzler riconosce: "la storia della passione di Gesù si è realmente trasformata nella storia della sofferenza degli Ebrei; la strada del Signore verso la croce è diventata una via dolorosa della gente ebraica attraverso i secoli".Josef Blinzler, The trial of Jesus, Newman Press, 1959, p. 8. (cfr anche: Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 385, ISBN 978-0-300-14009-5.).