La storia di Siracusa nel periodo post-unitario concerne gli avvenimenti significativi che hanno coinvolto la città dagli ultimi anni dell'Ottocento fino all'avvento del fascismo.

Contesto

Periodo post-unitario Dalla provincia di Noto alla provincia di Siracusa (1865) Nel 1865 ebbe fine la contesa tra le città di Noto e Siracusa per il titolo di capoluogo di provincia: i siracusani, che non avevano mai accettato il proclama punitivo emanato da Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1837, videro nella nascita della nuova nazione Italia l'occasione per far cancellare dalla legge quanto era stato stabilito dai Borbone a seguito dei moti insurrezionali. Vennero scelti dei rappresentanti per Siracusa da mandare a Torino, nella capitale savoiarda: una prima proposta venne accolta già nell'aprile del 1862, ma le questioni belliche e politiche ancora aperte sulla formazione della neo-nazione (le conseguenze della Giornata dell'Aspromonte), costrinsero a procrastinare la data in cui il parlamento si sarebbe occupato della proposta di legge dei siracusani. La seduta infine si tenne nel febbraio del 1865 e l'esito consentì a Siracusa di riappropriarsi del suo antico titolo..Paolo Preto, Epidemia, paura e politica nell'Italia moderna, 1987, p. 301.

Il ritorno del colera e calamità naturali (1867 - 1870) Il colera aveva fatto la sua prima comparsa nell'area geografica del siracusano durante l'estate del 1837 e qui fece grande strage di vite umane: nell'allora provincia di Siracusa (al cui interno era compresa anche l'odierna provincia di Ragusa) le vittime furono oltre 7.000, delle quali 1.869 nella sola città di SiracusaIstituto siciliano di studi politici ed economici, Alessandro Loreto, Musica e musicisti a Siracusa nel XIX secolo, 1998, pp. 20, 29 (che all'epoca contava appena 10.000 abitantiLuigi Serristori, Statistics dell'Italia, 1842, p. 322.). La gravità dell'epidemia portò ai disordini politici sopra narrati, che infine istigarono i siracusani a unirsi alla rivoluzione della Sicilia contro la monarchia dei Borbone.

Una seconda epidemia di colera si verificò a Siracusa nel 1855, risultando meno grave della precedente, causando comunque in città la morte di 107 persone. Nel 1867, per la terza volta, il colera afflisse Siracusa: parve giungere a causa degli spostamenti delle truppe militari (molti siciliani, tra cui il siracusano Gaetano Fuggetta, medaglia d'oro al valor militare, erano da poco rientrati dai campi veneti di Custoza, dove si era combattuta l'omonima battaglia per sottrarre il Regno Lombardo-Veneto all'Impero austriaco e annetterlo al Regno d'Italia);. con esse sopraggiunse il temuto morbo asiatico: nel volgo di Siracusa si ricominciò, come nel 1837, a parlare di veleni e di complotti; la gente abbandonò in massa la città per riversarsi nelle campagne. Risultando purtroppo inutili i cordoni sanitari posti via terra e via mare, i siracusani affrontarono stavolta l'epidemia con più coscienza ed efficacia: mantennero l'igiene della città sempre elevato, convertirono i palazzi in ospedali e impedirono ai malati fuoriusciti di rientrare nel centro urbano, ospitandoli piuttosto nei lazzaretti di campagna.. Nonostante i rimedi messi in atto e nonostante questa terza epidemia sia stata definita molto meno cruenta della prima, essa fece comunque oltre 400 vittime tra i cittadini di Siracusa.

Alla malattia seguì la carestia: il 1868 fu un altro anno funesto per i siracusani; particolarmente colpiti da una dura penuria di alimenti. Tantissimi abitanti della provincia - soprattutto le zone rurali - si riversarono in città, chiedendo del pane e del lavoro. Il comune di Siracusa riuscì in qualche modo a sostenere le richieste alimentari, grazie ai rifornimenti di grano che venivano effettuati dalla Grecia e dall'Egitto, tuttavia continuarono a scarseggiare gravemente i posti di lavoro.; Vincenzo Ficara, Giovanni Boncoraggio e il brigantaggio siracusano, 1985, p. 75.

Nel 1870, la siccità, che perdurava già da diversi anni, provocò in città il ritiro della acque dolci: smise di sgorgare la fonte Aretusa e si prosciugarono i pozzi. Lo storico Serafino Privitera, testimone oculare di quegli eventi, definì tali fenomeni naturali come «rari e sorprendenti», al contempo descrisse la paura che essi provocarono nel popolo aretuseo, il quale li percepì piuttosto come cattivi presagi e segni di una prossima fine dei tempi. Ma nel settembre di quell'anno, piogge copiose, dapprima fangose e rossastre, poi limpidi e abbondanti, riportarono l'acqua nei fiumi e nelle sorgenti..

I fasci siciliani

Il Novecento

Il fenomeno migratorio Alla fine del XIX secolo prese il via, massivamente, il fenomeno migratorio italiano, dapprima riguardante in particolar modo il Nord Italia e solo in seguito estesosi anche alla Sicilia: tra tutte le province siciliane, quella siracusana fu la più restia all'emigrazione; dal 1870 al 1900 pochissimi siracusani lasciarono la propria terra per espatriare, al punto da incidere solo con l'1 % sul quantitativo totale degli emigranti siciliani;Università di Catania, Istituto di storia economica, Annali del Mezzogiorno, vol. 14, 1974, pp. 36, 41-43. 1% che si abbassa ulteriormente, divenendo lo 0,7 %, se si considera il numero di emigranti rispetto al numero della popolazione siracusanaMatteo Sanfilippo (a cura di), Emigrazione e storia d'Italia, 2003, pp. 143-164 .Leone Efisio Picone, La provincia di Siracusa: monografia economica, 1925, pp. 266, 272-273 (la provincia maggiormente colpita dal fenomeno migratorio fu quella di Palermo, che da sola registrò circa il 50% delle partenze regionali).

Un'apertura siracusana significativa verso l'espatrio si ebbe solamente a partire dal XX secolo e toccò il suo picco massimo nel 1913, quando in un sol anno espatriano circa 21.000 uomini e donne (in totale, nel decennio che va dal 1901 al 1913, espatriano 124.194 siracusani, pari al 26% della popolazione provinciale), alzando al 12% la percentuale della sua contribuzione all'espatrio complessivo dei siciliani. Nel secondo decennio del Novecento il fenomeno migratorio andò scemando: alterato in un primo momento dagli effetti della prima guerra mondiale (1914 - 1918) e appiattito in maniera definitiva dalle nuove regole restrittive imposte all'emigrazione di massa.

Siracusa rappresentò un'eccezione anche riguardo alle scelte delle sue mete per l'espatrio: mentre la maggior parte dei siciliani si stabilì nei paesi d'oltreoceano, e in particolar modo negli Stati Uniti d'America, i suoi abitanti, almeno fino al 1905, preferirono rimanere nei paesi europei e nel Mediterraneo; tra questi l'Egitto fu una scelta ricorrente per i siracusani (difatti, nel 1906, tra gli italo-egiziani d'Alessandria d'Egitto la comunità operaia siracusana appare tra le più numeroseMinistero degli Affari Esteri, Commisariato dell'emigrazione, Emigrazione e colonie raccolta di rapporti dei R. R. Agenti diplomatici e consolari, 1906, p. 234.), così come ricorrente fu l'espatrio verso l'Algeria, ma anche verso la Tripolitania e la Tunisia.

In un secondo momento, invece, i siracusani si unirono al resto dei siciliani e incominciarono a dirigersi anch'essi massivamente nei paesi atlantici del Nord: i cosiddetti siculoamericani finirono con il formare la più vasta comunità degli italoamericani. Per quel che concerne Siracusa, tra i siculoamericani particolare rilevanza ebbero gli emigranti mellilesi, trasferitisi numerosi a Middletown (Connecticut), mentre, a dispetto del nome, non va legata la nascita della Syracuse di New York (e delle minori altre Syracuse americane) alla presenza siracusana (infatti il nome newyorkese nasce prima della migrazione di massa siciliana ed è piuttosto frutto di un antico legame culturale dei coloni inglesi con l'area siracusana). Nel Nord America non mancarono episodi di discriminazione nei confronti dei siciliani e più in generale degli italiani (antitalianismo). Il secondo paese atlantico dove la presenza dei siracusani fu maggiore risultò essere l'Argentina, nel Sud America, che però rappresentò una soluzione temporanea (gli espatri e rimpatri in Argentina erano più che altro dettati dalle necessità agricole di quel paese). Nelle Americhe fu dove si verificò il processo di assimilazione culturale degli emigranti nella sua forma più decisa, a tratti aggressiva, avendo come risultato finale un'integrazione più rapida e profonda.Vd. Emanuela De Menna, Gastone Ave, Architettura e urbanistica di origine italiana in Argentina, p. 42.

Infine, durante l'ultimo periodo migratorio massivo (che si concluse negli anni '20 del '900), i siracusani, insieme agli abitanti delle altre due province orientali di Sicilia (Catania e Messina), rappresentarono la comunità siciliana più numerosa che scelse di stabilirsi in Australia, in Oceania (nel paese australe gli italiani provenivano quasi unicamente dalle regioni settentrionali, come Piemonte e Veneto).Angelo Rodolfo Stiassi, Gli italiani in Australia, 1979, p. 39.

Negli anni del grande esodo, inoltre, Siracusa fu la provincia che, insieme a Catania, contribuì in maggior misura a stabilire elevati livelli di natalità nell'isola (il Novecento, difatti, rappresentò un punto di svolta epocale, poiché segnò la fine di una lunghissima fase che era stata caratterizzata da una costante decrescita demografica; rivelatasi particolarmente acuta, nello specifico, per i siracusani).

Primo decennio del Novecento Le visite del Kaiser Guglielmo II di Germania (1896, 1904, 1908) L'Imperatore tedesco Guglielmo II di Germania, ultimo re di Prussia, approdò per tre volte in terra aretusea:

Il primo approdo si verificò nell'aprile del 1896, quando egli si trovava in crociera nel Mediterraneo, a bordo del suo Hohenzollen, e decise di fare tappa a Siracusa (la città era da tempo una delle mete finali del Grand Tour e aveva per questo motivo accolto nei secoli numerose personalità illustri). Il Kaiser venne subito circondato da una folla festante e il municipio siracusano lo omaggiò esponendo dai balconi bandiere tedesche unite a quelle italiane. Con l'imperatore sbarcarono anche i principi germanici, i quali si recarono con lui al fiume Anapo e alla Fonte Ciane (una tappa obbligata per chi all'epoca desiderava visitare la rara pianta del papiro). Dopo aver sostato presso la parte archeologica della città, il Kaiser venne accompagnato nel luogo in cui era morto un suo ben noto compatriota: il poeta bavarese August von Platen-Hallermünde (August morì di febbre a Siracusa nel 1835); qui il municipio aretuseo pose una lapide commemorativa in suo onore. Questo suo primo soggiorno fu breve: calata la notte egli lasciò la città aretusea per dirigersi a Giardini Naxos.Istituto poligrafico dello stato, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1896, pp. 1755-1756.