Lomosessualità nella Tanakh ebraica (termine usuale con cui generalmente si designa l'insieme dei testi sacri, il Tanakh) è presente in più di un'occasione; alcune relazioni di personaggi biblici sono state descritte come esempi di omofilia o omosocialità, sebbene non tutte senza controversie. In vari passi si fa riferimento a determinati atti maschili omosessuali.

La più dura condanna dell'omosessualità maschile, concernente in particolare il comportamento sessuale penetrante, si trova nel Libro del Levitico ove viene descritta come un'"abominazione".

Genesi 19 Sodoma e Gomorra I capitoli 18 e 19 del Libro della Genesi riguardano l'immoralità delle antiche città di Sodoma e Gomorra ed il giudizio che a loro viene imposto dal Signore. La New International Version (NIV) di Genesi 19: 4-5 recita:

Difatti lo stupro delle figlie avrebbe costituito una colpa minore rispetto all'offesa arrecata agli ospiti.

A questo proposito la Nuovissima versione dai testi originali (cattolica) afferma nella nota relativa: "il delitto degli abitanti di Sodoma è di ordine teologico e sociale oltre che sessuale; infatti esso costituisce una violazione della legge sacra e fondamentale dell'ospitalità ed è anche un'esplicita condanna della religione cananea nel suo rito di fertilità il quale comprendeva anche l'omosessualità sacra (Libro del Levitico 20:23 e Libro dei Giudici 19: 22-23). Attraverso il prostituto e la prostituta sacra ci si illudeva di entrare in comunione con la divinità per ottenere fertilità e fecondità... i sodomiti vogliono violentare gli ospiti"La Bibbia, nuovissima versione dai testi originali (1982), pag. 30. Yada In Genesi 19:5 la parola ebraica "yada" viene tradotta con "relazioni", sia nella New American Standard Bible, ma più spesso come "conosciuto/a" nella Bibbia di re Giacomo e in molte altre traduzioni; il termine compare spesso in tutto l'Antico Testamento e solitamente significa semplicemente conoscere qualcuno o qualcosa in un modo non sessuale. Ma circa per una dozzina di volte esso viene usato come un eufemismo di "conoscere qualcuno sessualmente", come in Genesi 4:1 e in Genesi 38:26.

L'interpretazione comune vuole che Lot abbia offerto le figlie vergini alla folla come mezzo per placarne l'impeto sessuale e proteggere in tal maniera i suoi visitatori dall'abuso sessuale. La maggior parte dei commentatori internazionali lo interpreta per riferirsi alla natura omosessuale delle persone che costituivano la folla dei sodomiti, soprattutto alla luce della storia parallela espressa in Giudici 19Homosexuality, by James B. De YoungKeil and Delitzsch, Gn. 19:6-11John Gill, Gn. 19:8: "alcuni uomini... circondarono la casa e bussarono alla porta... Consegnaci l'uomo che è venuto in casa tua ché vogliamo abusarne... No commettete il male, non commettere una simile nefandezza!"

Tuttavia altri vedono tutto il racconto come riferentesi all'atteggiamento inospitale di Sodoma nel cercare di interrogare i visitatoriD S. Bailey, Homosexuality and the Western Tradition, p. 8John J. McNeil, the Church and the Homosexual, p. 50. Opinioni ebraiche La maggior parte dei punti di vista ebraici nei riguardi dell'episodio interpretano il peccato di Sodoma come "inospitalità" e, sebbene le relazioni tra persone dello stesso sesso siano condannate più duramente nel Levitico, l'opinione che Genesi 19 potrebbe riferirsi a qualsiasi altro atto sessuale diverso da quello commesso con le figlie di Lot è del tutto estraneo alla più antica tradizione ebraica (vedi Sodomia).

Il filosofo ebreo dell'ellenismo Filone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.) descrive gli abitanti di Sodoma in un racconto extra biblico:

Lo storico ebreo Flavio Giuseppe (37-100) utilizzò il termine "sodomiti" per riassumere la narrazione della Genesi:

Il Secondo libro di Enoch, con tutta probabilità scritto da un ebreo ellenistico in terra d'Egitto prima della metà del I secolo, afferma (10:3) che i sodomiti hanno commesso abominevoli lascivie, vale a dire gli uni con gli altri e "il peccato contro natura, che è la maggior corruzione per i giovani dopo la 'moda' (abbigliamento) sodomitica, la magia, gli incantesimi e la stregoneria diabolica".

Fonti più oscure come il Testamento di Beniamino (facente parte del Testamento dei Dodici Patriarchi) danno l'avvertenza "che tu non commetta la fornicazione con i fornicatori di Sodoma" (riguardo alla purezza della mente, 9:1); oltre a riferimenti presenti nel Testamento di Neftali (3.5) e nel Testamento di Isacco (5.27. Ch. I.909). Periodo bizantino Si sostiene che la storia di Sodoma e Gomorra non fosse mai stata interpretata come un unico peccato particolare fino a che l'imperatore bizantino Giustiniano I non istituì due descrizioni ufficiali nel corso del VI secoloGisela Bleibtreu-Ehrenberg, Tabu Homosexualität - Die Geschichte eines Vorurteils ("The taboo of homosexuality: The history of a prejudice"), 1978, p. 188, 190-196, 202Deacon Maccubbin (1994): Vedi anche l'estesa documentazione presente in Sodomia. Per quanto riguarda il Corpus iuris civilis, le novelle di Giustiniano (numero 77, datata al 538 e numero 144, datata al 559) furono le prime a dichiarare che il peccato di Sodoma consisteva specificamente nell'attività sessuale tra persone dello stesso sesso.

Per quanto riguarda la pena di morte i codici legali giustinianei annunciarono un cambiamento nel diritto giuridico romano introducendovi il concetto di punizione divina per il comportamento omosessuale. Gli individui colpevoli avrebbero anche potuto sfuggire alle leggi dello Stato, ma le leggi divine erano inevitabili.

L'interpretazione giustinianea della storia di Sodoma sarebbe oggi stata dimenticata (come accadde per la sua legge riguardante il comportamento omosessuale immediatamente dopo la sua morte) se non fosse stata utilizzata in un falso capitolare all'epoca di Carlo Magno fabbricato da un monaco franco utilizzando lo pseudonimo di "Benedictus Levita" intorno all'850, come parte dei decreti dello Psedo-Isidoro, laddove Benedictus usò l'interpretazione giustinianea come giustificazione della supremazia ecclesiastica sulle istituzioni mondane, chiedendo così la morte sul rogo per i peccati carnali in nome dello stesso imperatore.

La morte tramite fuoco fu parte della punizione standard per il comportamento omosessuale, particolarmente comune nell'antichità germanica, per la prima volta nella storia ecclesiastica con l'intento di proteggere l'intera cristianità dalle punizioni divine come ad esempio le catastrofi naturali prodotte per colpa dei peccati carnali commessi dagli individui, ma anche per l'eresia e la superstizione del paganesimo. Secondo Benedictu questo era il motivo per cui tutte le istituzioni civili dovevano essere sottomesse al potere ecclesiastico al fine di impedire il lassismo morale e religioso che provocava l'ira divina.

Durante la repubblica romana e nel corso dell'impero romano pre-cristiano il comportamento omosessuale veniva considerato accettato fintanto che il cittadino maschio adulto assumesse il ruolo attivo penetrante con un partner passivo di minor status sociale. Le legislazioni regolamentanti l'omosessualità furono rivolte principalmente alla tutela dei cittadini maschi minori.

Coloro che si trovavano a commettere un crimine sessuale ("stuprum") contro un minore maschio nato libero (vedi "Ingenui") vennero penalizzati con forti ammende e in certi casi anche con la morte, a seconda delle circostanze. Le lettere scritte da Marco Tullio Cicerone suggeriscono che una tale legge venisse utilizzata soprattutto per attaccare gli oppositori politici, ma avrebbe potuto essere applicata anche ai cittadini che volutamente assumevano il ruolo passivo nel rapporto sessuale.

Levitico 18 e 20 Questi capitoli del Libro del Levitico fanno parte del "Codice di Santità". Levitico 18:22 dice che "con un uomo non giacerai come si giace con una donna: è un abominio!"; quest'ingiunzione rappresenta "la proibizione della sodomia, intesa soprattutto come negazione della fecondità".

Levitico 20:13 conferma che "chiunque abbia giaciuto con un uomo come si giace con una donna, entrambi hanno compiuto un'abominazione (ciò che è più "detestabile"); devono essere messi a morte. Il loro sangue ricada sulle loro teste".

È ampiamente sostenuto che le cose condannate in questi capitoli sono "considerate sbagliate non semplicemente perché gli abitanti della Cananea pagani indulgevano in esse, ma perché Dio le definì sbagliate in quanto tali"Hasbany, Homosexuality and Religion, p. 50,51Hilborn 2002, p. 4; cf. Issues in human sexuality, para. 2.11; Amsel. Questa è stata anche l'interpretazione assunta nell'esegesi dei rabbini nella Mishnah e nel Talmudcf. Talmud babilonese, Yoma 67b, che ha anche esteso un tale peccato per includervi le relazioni omosessuali femminili, anche se non esiste alcun riferimento esplicito in nessuna parte del Tanakh a questo proposito.

Sono stati suggeriti diversi argomenti: Loren L. Johns scrive che questi testi erano codici di purezza per mantenere una separazione tra il popolo israelita e i cananei e, dal momento che Gesù rifiutò l'intero codice di purezza, non sono più rilevanti per i cristiani, Loren L. Johns. Mona West del "Southern Baptist Theological Seminary" afferma che "questi versi non proibiscono in alcun modo né di parlare né di amare e curare i rapporti sessuali tra persone dello stesso genere", speculando che queste leggi prevengono solamente l'abuso sessuale, cioè la violenza, Mona West.

È importante notare anche il fatto che il passaggio si trova come conclusione di un lungo elenco di atti sessuali proibiti ai maschi ed è seguito da un divieto esplicitamente indirizzato ai maschi e alle femmine. Poiché le parola ebraica presente nel passaggio per indicare il "giacere" viene usato principalmente per riferirsi ad atti sessuali devianti il suddetto passaggio può essere effettivamente tradotto come: "[e inoltre] se un uomo che commette un atto sessuale deviante con un uomo che assomiglia ad uno degli atti sessuali devianti [descritti in precedenza] o con una donna, [anch'essi] risultano essere detestabili", in modo da servire solo ad ampliare la categoria e proibire l'incesto ecc. tra due maschi.

Altri teologi cristiani affermano che il Nuovo Testamento classifica le leggi cerimoniali e dietetiche come tipologie presenti in natura e compiute definitivamente in Cristo (Lettera ai Galati 4:10, Lettera ai Colossesi 2:16, Lettera agli Ebrei 9:10), pertanto abrogate per quanto riguarda la loro osservanza religiosa "secondo la lettera", mentre la legge orale viene vista come mantenuta (Seconda lettera ai Romani 13:9 e Prima lettera ai corinzi 6:9-10)John Gill, Mt. 5:17; Col. 2:16Charles C. Ryrie, "The End of the Law," Bibliotheca Sacra 124 (July–September 1967):246Theonomic Ethics and the Westminster Confession by Kenneth L. Gentry, Jr..

Tali teologi hanno affermato che tale abrogazione non si estende anche all'omosessualità la quale rimarrebbe, nella loro interpretazione, come uno dei pochi peccati condannati incondizionatamente. Essi credono che non vi sia alcuna clausola evidente nelle disposizioni matrimoniali bibliche che possa indurre ad "accettarla in un qualche senso religioso o per santificarne un'eventuale relazione".

Libro di Samuele: Davide e Gionata Il racconto dell'amicizia romantica intercorsa tra il principe Gionata (figlio del primo sovrano del regno d'Israele Saul, 1047-1007 a.C. circa) è stato registrato favorevolmente nel Libri di Samuele (Primo libro di Samuele 18:20 e Secondo libro di Samuele 1) e, sebbene la maggior parte degli studiosi lo abbiano sempre interpretato come riferentesi ad un amore platonico, alcuni hanno invece sostenuto che si tratti di un esempio di amore omosessuale (vedi oltre).