Larcidiocesi di Camerino-San Severino Marche-Matelica () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Fermo appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2023 contava 54.000 battezzati su 57.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francesco Massara.
Ne sono patroni san Venanzio (per Camerino), san Severino (per San Severino Marche), Sant'Adriano (per Matelica).
Territorio L'arcidiocesi comprende il territorio di 32 comuni delle Marche in provincia di Macerata: Acquacanina, Apiro, Belforte del Chienti, Bolognola, Caldarola, Camerino, Camporotondo di Fiastrone, Castelraimondo, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Esanatoglia, Fiastra, Fiordimonte, Fiuminata, Gagliole, Matelica, Monte Cavallo, Muccia, Pievebovigliana, Pieve Torina, Pioraco, Poggio San Vicino, Ripe San Ginesio, San Ginesio, San Severino Marche, Sarnano, Sefro, Serrapetrona, Serravalle di Chienti, Ussita, Visso, e Santa Maria Maddalena, località del comune di Gualdo.
Sede arcivescovile è la città di Camerino, dove si trovano la basilica cattedrale della Santissima Annunziata e la basilica minore di San Venanzio; a San Severino Marche sorgono la concattedrale di Sant'Agostino e l'antica cattedrale di San Severino; a Matelica, invece, sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta.
Vicarie e parrocchie
Il territorio è suddiviso in 94 parrocchie organizzate in 4 vicarie: Camerino-Castelraimondo, Pieve Torina, San Ginesio, San Severino Marche.
Istituti religiosi Nel 2017 sono presenti in diocesi i seguenti ordini e istituti religiosi:Dal sito web dell'arcidiocesi.
Istituti religiosi maschili Ordine dei frati minori (San Ginesio, San Severino Marche) Ordine dei frati minori cappuccini (Camerino, San Severino Marche) Istituto Croce Bianca (San Severino Marche) Ordine cistercense (San Severino Marche) Piccola opera della Divina Provvidenza (San Severino Marche) Terzo ordine regolare di San Francesco (San Ginesio, Camporotondo di Fiastrone)
Istituti religiosi femminili Canonichesse regolari lateranensi (Caldarola) Monache benedettine (San Ginesio) Monache carmelitane (Camerino) Monache cistercensi della stretta osservanza (San Severino Marche) Monache clarisse (Camerino, San Severino Marche, Belforte del Chienti) Monache clarisse urbaniste (Apiro) Sorelle francescane del Cenacolo (Muccia) Monache benedettine (Castelsantangelo sul Nera) Suore convittrici del Bambin Gesù (San Severino Marche) Figlie di Maria Santissima dell'Orto (Serra San Quirico) Suore francescane di Santa Chiara (San Ginesio) Suore di San Giuseppe di Torino (Sarnano) Suore missionarie dell'amore di Cristo (San Severino Marche)
Storia Matelica La città di Matelica fu sede vescovile già nel V secolo: sono storicamente documentati i vescovi Equizio, presente al sinodo celebrato a Roma nel 487 da papa Felice III; Basilio presente ad un altro sinodo romano del 499 indetto da papa Simmaco; e Fiorenzo, che nel 551 sottoscrisse a Costantinopoli la condanna pronunciata da papa Vigilio contro Teodoro Askida, metropolita di Cesarea di Cappadocia. La diocesi cessò di esistere al tempo della discesa dei Longobardi in Italia ed in seguito il suo territorio passò sotto la giurisdizione dei vescovi di Camerino.
La diocesi fu retaurata da papa Pio VI l'8 luglio 1785 , con la bolla Saepe factum est, con territorio sottratto a quello di Camerino, e la unì aeque principaliter alla diocesi di Fabriano, a sua volta separata da quella camerte: contestualmente le due diocesi furono dichiarate immediatamente soggette alla Santa Sede.
Nel 1885 la diocesi comprendeva 8 parrocchie tutte nel comune sede vescovile, per un totale di poco più di 7.000 abitanti e 45 sacerdoti.
Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i vescovi, fu stata stabilita la plena unione delle diocesi di Fabriano e di Matelica e la nuova circoscrizione ecclesiastica assunse il nome di Fabriano-Matelica. Al momento dell'unione con Fabriano, la diocesi comprendeva 5 parrocchie nel comune di Matelica: la cattedrale di Santa Maria Assunta, Regina Pacis, Santa Teresa, San Giovanni Battista (frazione di Colferraio) e Santa Maria delle Grazie (frazione di Braccano).Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.42 del 20-02-1987.
Camerino Tradizionalmente si attribuisce la fondazione della diocesi di Camerino al III secolo, legata alla memoria del santo martire, e poi patrono, san Venanzio, nella cui passio compare il nome di un vescovo camerinese, Leonzio (circa 250), di dubbia esistenza. La diocesi è documentata storicamente solo con il vescovo Geronzio che partecipò al sinodo romano indetto da papa Ilario del 465. Per colmare il vuoto tra il presunto Leonzio ed il certo Geronzio, la tradizione locale ha inserito nelle cronotassi una serie di quindici nomi di vescovi, che sia Ughelli che Gams hanno escluso nei loro studi e che Cappelletti ritiene «essere senza verun fondamento».
In seguito alle distruzioni apportate dai Goti e dai Longobardi nel VI secolo, ai vescovi di Camerino i papi affidarono le sparute comunità cristiane rimaste di antichi municipi romani e sedi episcopali estinte, tra cui Septempeda, Tolentino, Urbs Salvia, Pollentia, Treia, Plestia e Cingoli. Nel corso del primo millennio cristiano i vescovi camerti esercitavano la loro giurisdizione episcopale su un vasto territorio. Di questo periodo sono noti una decina di vescovi, grazie alla loro partecipazione ai sinodi indetti a Roma dai pontefici. Tra questi si ricorda in particolare sant'Ansovino, consigliere dell'imperatore Ludovico II, e che prese parte al concilio romano dell'861.
Nel Medioevo fiorirono numerose abbazie e monasteri benedettini, tra cui si ricordano San Salvatore Rivuli sacri, San Michele infra Hostia, Sant'Elena prope flumen Aesinum, Santa Maria in Campo, San Salvatore in valle castri, San Flaviano de Rambona.Kehr, Italia pontificia, IV, pp. 121 e seguenti.
A partire dal XIV secolo iniziò lo smembramento del vasto territorio diocesano. Nel 1320 Camerino perse parte del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Macerata. Il 10 dicembre 1586 cedette un'altra porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Tolentino; lo stesso anno, il mese di novembre, parte del territorio camerte fu ceduto per l'erezione della diocesi di San Severino. Camerino fu compensata con alcune parrocchie sottratte alla diocesi di Spoleto.
Nel 1597 il vescovo Gentile Dolfino istituì il seminario diocesano.
Nel 1608 il vescovo Giovanni Severini tenne il primo sinodo diocesano dopo il Concilio di Trento.Vita e cultura del Seicento nella Marca: atti dell'undicesimo Convegno di studi maceratesi, Matelica, 18-19 ottobre 1975, Macerata, Centro di studi storici maceratesi, 1977, p. 393.
Il 15 novembre 1728 Camerino perse un'altra porzione di territorio per l'erezione della diocesi di Fabriano, che contestualmente fu unita aeque principaliter alla diocesi camerte. L'8 luglio 1785 un'altra cessione territoriale portò alla nascita della diocesi di Matelica; in questa occasione cessò l'unione aeque principaliter con Fabriano.
Per compensare Camerino di queste nuove perdite territoriali, papa Pio VI la elevò al rango di arcidiocesi con la bolla Quemadmodum apostolica del 17 dicembre 1787, confermando la sua immediata soggezione alla Santa Sede. Con la stessa bolla agli arcivescovi di Camerino fu concesso il privilegio del pallio, che mantennero fino al 1978, quando papa Paolo VI con il motu proprio Inter eximia riservò il pallio ai metropoliti, concedendo però a tutti coloro che ne già ne erano stati insigniti di continuare a portarlo fintanto che guidassero le diocesi loro assegnate. Motu proprio Inter eximia
L'8 febbraio 1817 Camerino cedette ancora una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Treia, affidata in amministrazione perpetua agli arcivescovi camerinesi fino al 1913.
Tra i primi arcivescovi si ricorda Nicola Mattei Baldini (1817-1842), che riconsacrò la cattedrale, ricostruita dopo il terremoto del 1799, celebrò un sinodo diocesano, ed accolse papa Gregorio XVI in visita a Camerino nel 1841. La seconda parte dell'Ottocento è segnata dall'episcopato di Felicissimo Salvini, il più longevo della storia della diocesi, con 46 anni di governo dal 1847 al 1893.
L'8 gennaio 1950, con la lettera apostolica Camertes quorum, papa Pio XII proclamò la Beata Maria Vergine in Via patrona principale della città e dell'arcidiocesi. Lettera apostolica Camertes quorum, AAS 42 (1950), pp. 432-433.
Al momento dell'unione con San Severino nel 1986, l'arcidiocesi di Camerino comprendeva 74 parrocchie nei comuni Arcevia, Mergo, Serra San Quirico (4), Acquacanina, Apiro, Belforte del Chienti (2), Bolognola, Caldarola, Camerino (14), Camporotondo di Fiastrone, Castelraimondo (4), Castelsantangelo sul Nera (2), Cessapalombo (2), Esanatoglia, Fiastra (3), Fiordimonte, Fiuminata (3), Gagliole, Gualdo, Monte Cavallo, Muccia, Pievebovigliana (3), Pieve Torina (3), Pioraco (2), Ripe San Ginesio, San Ginesio (4), Sarnano (2), Sefro, Serrapetrona (2), Serravalle di Chienti (4), Ussita (2), Visso (3).Decreto 25 ottobre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 265 del 14-11-1986.
San Severino Septempeda, l'antica San Severino Marche, è attestata come diocesi unicamente dalla Vita sanctorum Severini et Victorini, composta tra il VII ed il IX secolo; in questa biografia si parla del vescovo Severino, che diede poi anche il nome all'attuale città, ritenuto il protovescovo della diocesi di Septempeda. Secondo Ughelli Severino sarebbe vissuto nel 540 circa e avrebbe assistito alla distruzione di Septempeda ad opera o dei Goti o dei Longobardi; Lanzoni invece avanza l'ipotesi che Severino di Settempeda possa identificarsi con il vescovo Severo, presente al concilio di Sardica intorno al 343-344. La Vita sarebbe l'unica attestazione dell'esistenza in antichità della diocesi di San Severino, ignota a tutte le fonti antiche, e i cui vescovi non presero parte a nessun concilio o sinodo dell'epoca.
La diocesi di San Severino fu eretta da papa Sisto V con la bolla Superna dispositione del 26 novembre 1586, ricavandone il territorio dalla diocesi di Camerino. Originariamente era immediatamente soggetta alla Santa Sede e aveva per cattedrale la chiesa di San Severino. Nel 1589 la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Fermo.
Un seminario a San Severino era già stato istituito nel 1566 dal vescovo camerinese Berardo Bongiovanni, prima ancora della nascita della diocesi.
Nel 1827 la cattedrale diocesana fu trasferita nella chiesa di Sant'Agostino, che venne solennemente consacrata dal vescovo Giacomo Rangiaschi il 29 giugno.
Tra i recenti vescovi di San Severino si ricordano: «Angelo Antonio Anselmi (1792-1816), esiliato a Como dal 1808 al 1813 per il rifiuto del giuramento al governo napoleonico; Giacomo Ranghiasci (1816-1838), restauratore della diocesi disastrata dalla bufera napoleonica; Francesco Mazzuoli (1847-1889), che con tanta saggezza e coraggio ha guidato la Chiesa nel periodo del risorgimento; Giosuè Bicchi (1893-1913); Vincenzo Migliorelli (1927-1930), che non ebbe l'approvazione del governo fascista.»Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Il 4 novembre 1913 i vescovi di San Severino ottennero in amministrazione ad nutum Sanctae Sedis la diocesi di Treia, già amministrata dagli arcivescovi di Camerino; il 20 febbraio 1920, con la bolla Boni Pastoris di papa Benedetto XV, l'amministrazione apostolica divenne perpetua e durò fino al 1966.AAS 12 (1920), pp. 321-322.