Un'Entrata Reale (conosciuta anche coi nomi di Entrata Trionfale, Ingresso reale e Gioiosa Entrata) consisteva in cerimonie e festività che accompagnavano l'entrata trionfale di un regnante o di un suo rappresentante in una specifica città durante il Medioevo o la prima età moderna in Europa.Anche presso altre culture, specialmente in quella cinese ed indiana, si sono ravvisati cerimoniali molto simili, ma col termine di "entrata reale" o meglio di "gioiosa entrata" si indica specificatamente la versione europea di questo complesso di riti. L'entrata era incentrata su una processione che conduce il principe entrante nella città coi dovuti ed appropriati omaggi da parte delle autorità. Solitamente fa seguito una festa o altre celebrazioni solenni.

L'Entrata è un gesto di lealtà e di fedeltà di una città ad un regnante, con origine antica rintracciabile giù nell'adventus celebrato per gli imperatori romani, entrate formali più frequenti dei trionfi. La prima visita di un monarca era un'occasione importante, ancor di più se era accompagnato dalla novella sposa. Le capitali spesso ospitavano i monarchi in occasione della loro incoronazione, ma queste potevano svolgersi anche in altre città importanti.

Dal tardo MedioevoLe prime trasformazioni del rito del trionfo romano si trovano già nella tarda età antica e sono state affrontate accuratamente da Michael McCormick in Eternal Victory: Triumphal Rulership in Late Antiquity, Byzantium and the Early Medieval West (Cambridge University Press) 1987. le entrate divennero occasione di propaganda. L'iconografia sempre più stereotipata accanto a formule convenzionali,"Una consistenza incredibilmente visuale e un vocabolario iconografico" secondo Roy Strong. venivano gestite con scrupolosa cura da parte della città ospitante e dai rappresentanti del municipio in collaborazione col capitolo della cattedrale, dell'università o di specialisti appositamente convocati in loco. Spesso grandi artisti, scrittori e compositori del periodo venivano chiamati a creare decorazioni temporanee.

Origini e sviluppo

Il racconto contemporaneo di Galbert di Bruges di un disadorno "Gioioso Avvento" del nuovo conte delle Fiandre nella "sua" città di Bruges, nell'aprile del 1127, mostra che nello stadio iniziale di questa tradizione, più che di un'entrata trionfale, si trattava piuttosto di una tregua formale tra potenze rivali di un medesimo territorio o di una città, dove il rientrare in città dei "diritti e doveri" di legge erano sanciti dalla presenza di sante reliquie:

La processione di un nuovo papa a Roma era nota col nome di possesso. Un governante con la sua nuova sposa compiva anch'egli un'entrata. L'entrata della regina Isabella di Baviera a Parigi nel 1389 venne descritta dal cronista Froissart.Bernard Ribemont, "L'entree d'Isabeau de Bavière à Paris: une fete textuelle pour Froissart," in Feste und Feiern, pp. 515–24. Le entrate di Carlo IX di Francia e della sua regina della casata degli Asburgo, Elisabetta d'Austria a Parigi nel marzo del 1571, divennero memorabili,Le entrate fatte da Ferdinando II d'Aragona alla fine del suo regno, a Napoli (1506), Valencia (1507), Siviglia (1508) e Valladolid (1509 e 1513), furono occasioni di mera propaganda, per l'arrivo in Castiglia di Filippo che risolser la crisi di successione pendente alla morte di Isabella. Cfr. Tess Knighton e Carmen Morte García, "Ferdinand of Aragon's Entry into Valladolid in 1513: The Triumph of a Christian King" Early Music History 18 (1999:119–163) p. 123.) ma le Guerre di religione in Francia decretarono come inappropriate queste festività sino alla pace che seguì quella di Saint-Germain-en-Laye siglato nell'agosto del 1570.Victor E. Graham and W. McAllister Johnson, The Paris Entries of Charles IX and Elizabeth of Austria 1571 (University of Toronto Press) 1975.

Sino alla metà del XIV secolo, l'occasione di un ingresso reale venne concepita come "relativamente semplice". Le autorità attendevano il principe ed il suo seguito presso le mura della città e dopo la consegna cerimoniale delle chiavi della cittàDando origine alla tradizione moderna che ancora oggi viene condotta per onorare personaggi di rilievo che ottengono la cittadinanza onoraria di una città. con un breve giuramento o discorso,All'entrata di Carlo V a Genova nel 1533, una ragazzina di dodici anni, vestita come la Vittoria e portante fronde di palma, tenne per l'occasione un'orazione all'antica in latino. Cfr. George L. Gorse, "An Unpublished Description of the Villa Doria in Genoa during Charles V's Entry, 1533" The Art Bulletin 68.2 [June 1986:319–322]). fermandosi poi ad ammirare dei tableaux vivants come quelli realizzati per l'entrata a Parigi della regina Isabella di Baviera, descritti nel dettaglio dal cronista Froissart, che conducevano per le strade della città, trasformate da colori con drappi e bandiere riccamente decorate o tappeti. A Valladolid nel 1509 il villaggio era così in festa da mostrare tutto il suo splendore con vasi e tappeti lussuosi, al punto che nemmeno Firenze né Venezia avrebbero potuto competere. Tutte le donne più belle erano in mostra [e] tutto era così brillantemente organizzato che io, che sono del posto e non l'ho mai lasciato, quasi non riuscivo a riconoscerlo.Luís de Soto, cappellano del re e coordinatore dell'Entrata, cit. in Knighton e Morte García 1999, p.139.

Anche le indicazioni araldiche risultavano fondamentali: a Valladolid nel 1509 tutti i tori presenti nei campi fuori dalla città vennero ricoperti da stoffe con dipinto lo stemma reale e vennero loro attaccate delle campane. Lungo le strade la processione si fermava ripetutamente ad ammirare allegorie viventi accompagnate da declamazioni e da squilli di trombaA Valladolid nel 1513 Ferdinando venne accolto da quattro paia di timpani, da una dozzina di trombe e da ciaramelle e cornamuse. "Facevano tanto rumore che se un uccello avesse avuto l'ardire di sorvolare l'area sarebbe caduto dal cielo tra la folla" riporta il cronista. (Knighton e Morte Garcia 1999, p. 125). e colpi di artiglieria a salve. La processione includeva i membri dei tre stati, con la nobiltà ed il patriziato in testa dietro il principe, seguiti dal clero e dai membri delle gilde cittadine. Dalla metà del XIV secolo i membri della gilda iniziarono ad indossare uniformi specifiche ciascuna contraddistinta da un proprio colore e da proprie insegne; a Tournai nel 1464 trecento uomini indossavano abiti di seta ricamati col giglio (il simbolo reale) sul fronte e sul retro, pagati a loro spese.Françoise Piponnier e Perrine Mane; Dress in the Middle Ages; pp. 150–151, Yale UP, 1997; Il principe era solito ripagare gli sforzi di questi preparativi con conferme, concessioni od estensioni di privilegi dati alla città o all'area. Il principe era solito inoltre compiere una visita alla cattedrale o alla chiesa principale e ad incontrarsi con la più alta autorità locale del clero (solitamente un vescovo) e confermare i privilegi del capitolo locale.Strong, 1984, p. 7 Qui solitamente si teneva un Te Deum, con musica scritta appositamente per l'occasione.

La crescita delle elaborazioni

Durante il XIV secolo, con la crescita della cultura di corte e con la presenza della corte di Borgogna in testa a tutte,La raffinatezza del protocollo di corte e la magnificenza degli intrattenimenti al seguito di Filippo il Bello e Carlo il Temerario dettarono le normative del gusto delle corti nel XV secolo. iniziarono a produrre una serie di momenti elaborati come ad esempio rappresentazioni di battaglie storiche o leggende come veri e propri intrattenimenti durante i festeggiamenti, come pure si iniziarono ad includere dei "tableaux" spesso organizzati dalle gilde (o da comunità di mercanti residenti stabilmente in città). Inizialmente questi erano a tema religioso, ma "gradualmente questi tableaux si svilupparono, tra XV e XVI secolo, in un repertorio di teatri di strada che presentavano varianti di rimarchevole consistenza con un vocabolario iconografico ampio." La Fortuna con la sua ruota, la Fama e il Tempo, le sette Virtù, i Nove Prodi oltre ad altri eroi ed episodi biblici, classici e locali,A York nel 1486 Enrico VII d'Inghilterra ricevette le chiavi della città dal sindaco locale e dalla figura dell'allegorico fondatore Eburak.. Con lo svilupparsi della tradizione, questi divennero ancora più specifici, dapprima evidenziando la legittimazione del principe e dei suoi discendenti, e poi esponendo le sue virtù e le ricompense che queste danno all'uomo giusto e retto, inclusi quelli che egli concede per incoraggiare le città e le province prospere.

La processione poteva fermarsi ad ammirare figure allegoriche, passare a fianco di un albero genealogico o sotto un arco di trionfo temporaneo di stile classico. I festeggiamenti divennero particolarmente spettacolari a partire dalla seconda metà del XVII secolo quando si arricchirono di battaglie navali, balli in maschera, rappresentazioni d'opera e balletti di corte creati appositamente. La corte aveva quindi un ruolo sempre più attivo nelle celebrazioni, sempre con l'intento di ingraziarsi il monarca tramite la sua glorificazione come eroe, lasciandosi alle spalle quasi del tutto la sacralità medievale ed il legame con la religione.Strong, 1984, p. 41

Durante il XVI secolo, a seconda delle differenti aree, il tableau vivant venne rimpiazzato da immagini dipinte o scolpite, anche se continuarono a persistere elementi del teatro di strada. L'entrata nel 1514 di Maria Tudor a Parigi, come nuova sposa di Luigi XII, fu la prima entrata francese ad avere un singolo organizzatore; dieci anni prima, l'entrata di Anna di Bretagna era stata "largamente medievale nello stile", con cinque rappresentazioni dei misteri del Rosario nelle strade del percorso.Baumgartner, Frederick J; Louis XII, pp. 136 (Anne) e 240 (Mary), Alan Sutton Publishing Ltd, Stroud, 1994,

Durante la guerra dei cent'anni, l'entrata di Enrico VI d'Inghilterra di appena dieci anni, incoronato re di Francia a Parigi il 2 dicembre 1431, venne rimarcata in pompa magna e con propaganda araldica. Fuori dalla città venne accolto dal sindaco vestito di un houppelande di velluto blu, mentre il suo seguito lo indossava di color viola con berretti rossi, mentre ancora i rappresentanti del Parlamento di Parigi indossavano abiti rossi bordati di pelliccia. Alla Porta di Saint-Denis i membri del seguito del re lo accolsero con i paramenti araldici del sovrano, ovvero con abiti seminati di gigli d'oro su sfondo blu. La processione proseguì su petali di fiori. Alla porta d'ingresso della città, il sovrano venne accolto sotto un baldacchino ricamato con gigli d'oro, mentre egli venne portato su una lettiga supportata da sei addetti vestiti in blu. Lungo le vie della città vi furono diverse rappresentazioni allegoriche: prima la Chiesa degli Innocenti, poi una foresta ricreata dove un cervo veniva rilasciato e poi "cacciato".Per le fonti contemporanee si veda The Chronicles of Enguerrand de Monstrelet (Thomas Johnes, tr., London 1810, vol. vii, p. 46ff) ed il Journal d'un bourgeois de Paris, che sono riportati nella descrizione fatta da Walter Franz Schirmer nella sua opera John Lydgate: a study in the culture of the XVth century 1979, p. 137; Lydgate venne chiamato anche a progettare un ingresso simile per Enrico a Londra nel 1434.

Influenze classiche