Le campagne belliche di Agatocle in Italia e in Adriatico si svolsero tra il 301 a.C. e il 295 a.C. e vennero condotte dal basileus siracusano Agatocle.
Contesto italico Corrisponde al periodo in cui Agatocle decise di recarsi con il suo esercito in Magna Grecia (301/300 a.C..) la fine della spedizione in quel luogo del principe spartano Cleonimo (fratello minore di quell'Acrotato che circa un decennio prima aveva cercato di spodestare Agatocle dal governo di Siracusa), il quale era stato mandato a chiamare da Taranto (302 a.C. circaVd. .) affinché l'aiutasse a tenere a bada i Lucani e i Romani;. questi ultimi erano stretti alleati dei Lucani (un'alleanza tuttavia che non sarebbe durata, poiché proprio Taranto presto li avrebbe aizzati contro i RomaniCfr. vicenda in Vito Antonio Sirago, Giuliano Volpe, Puglia romana, 1993, pp. 39, 40; Marta Sordi (a cura di), Fazioni e congiure nel mondo antico, 1999, p. 147.) e non avevano ancora avuto grosse ingerenze con il mondo magnogreco - a parte la caduta di Neapolis che però aveva interessato solo la lega italiota, capitanata dalla stessa Taranto (dopo Dionisio I Siracusa non aveva più avuto rapporti con la lega), la quale aveva deciso in quell'occasione di non fare nulla.
Essendo quello lucano-tarantino un conflitto che riguardava essenzialmente le antiche lotte interne dei loro alleati italici, i Romani decisero di non impegnare più di tanto le proprie forze nello scontro con i Tarantini. e del resto in quei frangenti erano quasi del tutto presi dalle guerre contro i Sanniti - quando giungeva Agatocle i Romani avevano da poco terminato in maniera vittoriosa la seconda di tali guerre contro il popolo barbarico. Sconfitti dunque insieme ai Lucani, i Romani stipularono un trattato di pace con la Taranto dello Spartano; con esso si impegnavano a non avvicinarsi alla zona d'influenza commerciale tarantina.App., Samn. 7, 1 (= H. H. Schmitt, Die Staatsvertràge des Altertums, IIt, Mùnchen 1969, nr. 444 con bibliografia: cit. . Cleonimo proseguì la sua spedizione in Magna Grecia e ad un certo punto si portò nella costa adriatica riuscendo a conquistare il nodo strategico di Corcira. Egli sarebbe poi entrato in conflitto con i Tarantini e la sua missione finì per prendere una piega diversa.Per approfondire la vicenda di Cleonimo vd.: G. Marasco, La campagna di Cleonimo in Adriatico, 1984, e Marta Sordi Cleonimo nella laguna veneta, 2000.
L'arrivo di Agatocle in Magna Grecia
Afferma la Langher - una delle principali studiose contemporanee del periodo agatocleoTyrannis, Basileia, Imperium, Giornate seminariali in onore di S. Nerina Consolo Langher (a cura di), Pelorias, 2007. - sulle intenzioni del basileus in Italia:
I Bruzi, informa Giustino, appena seppero dell'arrivo di Agatocle si preoccuparono e temendo la sua forza militare si affrettarono a mandargli ambasciatori, chiedendogli alleanza e amicizia.. Agatocle allora approfittò della loro disponibilità e li invitò a cena, affinché gli ambasciatori bruzi non vedessero che egli nel frattempo stava facendo traghettare il suo esercito nella loro terra.. Disse ai diplomatici dei barbaroi che si sarebbero rivisti l'indomani, ma non si presentò all'appuntamento, poiché era già salpato su una delle sue navi per raggiungere i suoi uomini armati. Così Agatocle ingannò i Bruzi, i quali avevano sperato di poter evitare lo scontro con i Siracusani.
Purtroppo è impossibile ricostruire in maniera più dettagliata gli eventi di Agatocle in Italia fino alla sua decisione di sbarcare a Corcira, poiché Giustino non conosce null'altro di questa spedizione e il frammento di Diodoro dice troppo poco al riguardo.Cfr. ; .
Il basileus in Adriatico: lo scontro con Cassandro Molteplici i motivi che spinsero Agatocle a navigare in assetto da guerra sul mare Adriatico. La notizia fornita da Diodoro offre infatti numerosi spunti per cercare di cogliere al meglio la situazione geopolitica, di assoluto respiro internazionale, nella quale Agatocle era ormai pienamente coinvolto.
Nel 299 a.C. i Siracusani di Agatocle ingaggiarono uno scontro navale con i Macedoni di Cassandro per il possesso di Corcira (odierna Corfù);. o meglio per la sua difesa. L'isola si trovava in quel momento sotto l'assedio del re macedone; egli forse l'aveva sottratta al principe spartano Cleonimo. (con il quale aveva tentato di stringere alleanza intorno all'anno 302 a.C., quando cioè lo Spartano era alla guida di Taranto. Cfr. ; .), oppure l'aveva trovata indifesa, ad ogni modo l'assediò per mare e per terra.Sui precedenti rapporti tra Cassandro e l'area adriatica vd.: .
Il Macedone, come lo era stato prima lo Spartano, era vicinissimo all'antica zona d'influenza commerciale dei Siracusani, la quale era rimasta incustodita dopo la caduta dei Dionisii e se Agatocle non si fosse presentato nuovamente in Adriatico a reclamarne il possesso, essa sarebbe passata saldamente nelle mani dei nuovi contentendi; così non fu però, perché, come informa Diodoro, i Siracusani affrontarono e sconfissero nelle acque di Corcira il re di Macedonia e i suoi soldati.
Mentre i Macedoni assediavano i Corciresi, i soldati di Agatocle riuscirono a dar fuoco all'intera flotta di Cassandro, generando il panico nell'esercito macedone, il quale prima cercò di salvare le navi dalle fiamme e poi si sparpagliò per l'isola. Agatocle dopo aver sbarcato i suoi uomini a Corcira non annientò totalmente, come invece poteva fare, i Macedoni, a causa di un mancato messaggio (di cui non è pervenuto il testo) che lo avvisava dello sbandamento dell'avversario.. Il basileus siracusano eresse un trofeo sulla spiaggia e pose Corcira sotto la sua sorveglianza armata.; .
Diodoro informa dell'orgoglio che provarono i Siracusani a seguito di questa vittoria, in quanto potevano dire di essere stati i soli ad aver sconfitto le lance dei Macedoni, le quali avevano sottomesso l'Asia e l'Europa.. Essi con questa vittoria dimostravano ai Greci che i Sicelioti erano non soltanto superiori ai Cartaginesi e ai popoli barbarici dell'Italia, ma persino ai Macedoni: la più grande potenza dell'epoca. E Agatocle poteva altresì affermare di essere stato il solo re greco ad aver sconfitto un basileus macedone nell'età dei Diadochi.Cfr. ; .
Poiché Agatocle giunse a Corcira come «salvatore» o «difensore». Trad. . è desumibile che egli sia stato chiamato da qualcuno per fermare i propositi di Cassandro. Secondo diversi studiosi dietro questa richiesta di soccorso vi era il lagide Tolomeo Sotere, basileus d'Egitto.Non la pensa così il De Sanctis che sostiene invece che uno scontro tra Agatocle e Cassandro fosse inevitabile poiché uno, Agatocle, aveva da sempre rappresentato la speranza per i democratici mentre l'altro, Cassandro, lo era stato per gli oligarchici. Il De Sanctis sostiene inoltre che la capitale macedone, Pella, fosse stata persino sede di onorato rifugio per gli oligarchici siracusani durante la guerra civile; viceversa, Siracusa lo era stata per i democratici di Pella. Cfr. . Agatocle aveva intrecciato rapporti con la corte tolemaica già durante il suo secondo anno di guerra in Africa, i quali furono poi rinsaldati con il matrimonio tra il Siracusano e la figlia adottiva del Lagide, Teossena (la quale era, tra l'altro, anche parente di CassandroLa madre di Teossena, Berenice I, regina d'Egitto, era figlia di Antigone, cugina di Cassandro, in quanto nipote del generale Antipatro.).
Niente di strano quindi se Tolomeo, il quale aveva già mostrato di non gradire la vicinanza di Cassandro nell'occidente greco (vanno ricordate in tal senso le incursioni del satrapo d'Egitto contro lo stratego d'Europa proprio nel momento della siglata alleanza tra Agatocle e OfellaCfr. al riguardo: ; .), abbia chiesto ad Agatocle di intervenire per evitare che il nodo strategico di Corcira finisse in mano alla Macedonia.Su un possibile intervento di Tolomeo nella vicenda di Corcira vd. ; . Vd. anche Hesperìa 17, 1990, p. 145. Da Corica all'Italia, e da lì alla Sicilia, il passo era infatti brevissimo (come del resto aveva già dimostrato lo spartano Cleonimo).Tuttavia Cassandro potrebbe non avere avuto intenzioni egemoniche verso la grecità occidentale, piuttosto i suoi confini ideali si sarebbero fermati all'area illirica e corinzia. vd. a proposito: e in maniera più approfondita l'excursus di Cinzia Bearzot: , pp. su Cassandro: 248-257. Un'altra possibilità che non si può escludere è che a chiamare Agatocle siano stati gli stessi Corciresi; sempre in funzione anti-macedone.. Ovviamente anche Agatocle aveva i suoi solidi interessi nello Ionio (la già citata tradizionale presenza siracusana in Adriatico e inoltre la necessità di evitare che l'isola divenisse una base operativa per operazioni ostili nei confronti dei Siracusani), per cui intervenne tempestivamente.Cfr. ; .
Il controllo del canale d'Otranto presidiato da un lato dalle popolazioni apule (con le quali Agatocle stringerà patti di alleanza) e dall'altro dalle isole Ionie era fondamentale per permettere alle navi siracusane una tranquilla navigazione verso l'alto Adriatico; zona di sicura influenza siracusana.; . In tale contesto va notato come si risvegli proprio al tempo di Agatocle la circolazione della moneta siracusana nelle zone dell'alta Italia (monete di Agatocle sono state rinvenute a Padova, Verona, in altri centri della pianura padana e persino oltralpe in Svizzera), a dimostrazione che i Siracusani dopo Corcira erano tornati nelle loro antiche aree di colonizzazione dionisiana,Sulle intenzioni di Agatocle nell'alta Italia, che non erano colonizzatrici, come al tempo di Dionisio, ma commerciali, vd. . tramite una rotta che da Corcira giungeva alle zone fluviali e da lì nell'entroterra adriatico.Cfr. ; . Vd. anche: Benedetta Rossignoli, L'Adriatico greco: culti e miti minori, 2004, p. 381.
Il possesso delle isole Ionie e i propositi sull'Epiro
Il pungente dialogo che Agatocle ebbe con gli abitanti di Corcira e di Itaca è molto importante per due motivi: anzitutto rivela che il basileus non limitò il suo raggio di azione alla sola Corcira ma, com'era logico che fosse, navigò e approdò anche nelle isole vicine. Inoltre grazie a Plutarco viene rivelata una tradizione ostile ad Agatocle:. il popolo che aveva salvato, improvvisamente si trova da esso attaccato (probabili polemiche corciresi sorte a causa della presenza armata e invasiva dei Siracusani,Sul comportamento di Agatocle con i Corciresi: mascherata da reminescenze epiche; .).
Agatocle viene descritto come il «rappresentante delle forze 'barbare' siciliane»,Cit. Vattuone in . poiché sia a Corcira che ad Itaca critica l'operato di Ulisse e rammenta agli Ioni i torti che i siciliani (nella figura di Polifemo) avevano subito oltre mezzo millennio prima a causa del loro re (un'inedita lettura negativa della figura di Odisseo/Ulisse, grazie alla quale Agatocle assumeva una sorta di «diritto di precedenza» per la conquista delle Ionie, poiché doveva rimediare all'antico torto subito dall'eroe acheoPer una critica nata in ambiente corcirese vd. . Critica nata ad Atene, ad opera di Siracusani, vd. . Per il concetto di diritto di precedenza vd. .). Dietro questa narrazione dei fatti vi è molto probabilmente la mano di un esiliato da Agatocle: gli indizi ricadono sul poeta parodico siracusano di nome Beoto; costui era noto per la sua familiarità con i versi di Omero e si trovava esiliato ad Atene perché, come afferma Alessandro Etolo, vi era giunto costretto «dal cuore feroce di Agatocle»Polemone di Ilio, FHG III F 45=Ath. 15, 698a. Cfr. . (la stessa insolita negatività per i personaggi dell'Odissea si ritrova in Duride, che significativamente è l'autore delle Storie su Agatocle). Proprio il poeta esiliato ad Atene potrebbe inoltre essere stato d'ispirazione per un'altra nota figura avversa al dinasta: il tauromenita Timeo, il quale si trovava anch'egli in esilio nella capitale attica, sempre a causa di Agatocle..