Fu deputato per tre legislature, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Bonomi I e senatore del Regno. Dopo una prima opposizione al fascismo aderì alla politica del regime, durante il quale ricoprì incarichi di rilievo, fra cui la presidenza dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni dal 1929 al 1943.

Biografia

Giornalismo e nazionalismo

Nacque a Torino da Carlo Bevione e Maria Alloi e si laureò in giurisprudenza. Nel 1904 entrò nella redazione de La Stampa, per la quale lavorò come corrispondente da Londra e, nel 1910, come inviato in Argentina. Le esperienze all'estero confluirono nei volumi L'Inghilterra d'oggi e L'Argentina.

Nel 1911 sostenne dalle pagine del quotidiano torinese la conquista italiana della Libia, presentandola come una possibile risposta all'emigrazione e ai problemi economici del Mezzogiorno. Seguì quindi sul posto la guerra italo-turca e nel 1912 inviò corrispondenze dai Balcani, insistendo sul valore strategico dell'area per la politica estera italiana. Questa attività gli procurò notorietà negli ambienti nazionalisti.

Nel giugno 1914 si candidò nel quarto collegio di Torino, rimasto vacante dopo la morte del socialista Pilade Gay. Sostenuto dai nazionalisti, dai cattolici, dalla Lega industriale e dallo stesso quotidiano per cui lavorava, vinse il ballottaggio contro il socialista Mario Bonetto con 11.058 voti e un margine di 67 preferenze. Fu rieletto nel 1919 e nel 1921.

Prima guerra mondiale e attività parlamentare

Allo scoppio della prima guerra mondiale sostenne l'intervento dell'Italia contro gli Imperi centrali. Il contrasto con la linea neutralista de La Stampa lo portò a lasciare il giornale. Arruolatosi volontario, combatté come ufficiale degli Alpini e fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare.

Il 13 febbraio 1918 intervenne alla Camera leggendo il testo del Patto di Londra, già pubblicato dal governo bolscevico ma non ancora ampiamente conosciuto in Italia, e criticò la condotta degli alleati nella spartizione delle rispettive zone d'influenza in Asia Minore. Da luglio a novembre dello stesso anno guidò a Washington una missione militare aeronautica.

Nel dopoguerra lasciò il Partito nazionalista e si collocò nell'area liberale di destra. Dal 1919 al 1923 fu corrispondente politico da Roma della Gazzetta del Popolo. Nella XXVI legislatura aderì al gruppo della Democrazia liberale e dal 4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922 ricoprì l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Bonomi I. Dal 14 giugno 1921 al 10 dicembre 1923 fu inoltre segretario della Giunta per il regolamento interno della Camera.

Fascismo e presidenza dell'INA

Bevione si oppose inizialmente al fascismo. Alla vigilia della marcia su Roma sollecitò misure di difesa dell'ordine costituzionale e collaborò con il sottosegretario Aldo Rossini a una prima formulazione del proclama per lo stato d'assedio, poi sostituita da un testo più moderato. Dopo l'insediamento di Mussolini mutò tuttavia posizione e aderì alla politica del regime.

Nell'agosto 1923 assunse la direzione del quotidiano milanese Il Secolo, al quale impresse un orientamento fascista, mantenendo l'incarico fino al gennaio 1926. Il 18 settembre 1924 fu nominato senatore del Regno nella categoria riservata ai deputati che avevano esercitato il mandato per tre legislature o per almeno sei anni.

In Senato fu membro della Commissione di finanze dal 1929 al 1939, della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia dal 1929 al 1943 e, per periodi più brevi, delle commissioni per la conversione dei decreti-legge, per il disegno di legge sulla costituzione e sulle funzioni delle corporazioni e per il regolamento interno. Dal 17 aprile 1939 al 2 maggio 1943 presiedette la Commissione di finanze. Negli anni Trenta fu inoltre presidente dell'Associazione nazionale fascista editori di giornali.

Nell'ottobre 1929 divenne presidente dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni. La sua gestione, una delle più lunghe nella storia dell'ente, terminò nell'agosto 1943. Durante la sua presidenza l'INA acquistò nel 1937 Palazzo Strozzi a Firenze e ne promosse il restauro, concluso nel 1940.

Nel secondo dopoguerra tornò al giornalismo, collaborando fra l'altro con 24 Ore e con il quotidiano Roma su temi economici e finanziari. Morì a Firenze il 31 luglio 1976 e fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Montà d'Alba, nel Roero.

Fece parte della massoneria.

Golf e famiglia

Nel 1928 promosse la fondazione del Golf Club Milano nel parco di Monza, iniziativa condivisa dai soci del Rotary Club Milano; il primo percorso, di nove buche, fu progettato da James Peter Gannon.

Sposò Doryna Durione, indicata anche come Dorina nelle fonti sportive e vincitrice per tre volte del campionato italiano di golf.

I loro figli Franco e Maria Teresa, conosciuta nel golf come Isa Goldschmid, furono fra i maggiori dilettanti italiani del Novecento: Franco vinse quindici campionati nazionali e tre Internazionali d'Italia, mentre Isa conquistò ventidue titoli nazionali e dieci Internazionali. A entrambi sono intitolate competizioni nazionali della Federazione Italiana Golf: il Trofeo Franco Bevione e il Trofeo Isa Goldschmid.

Opere

L'Inghilterra d'oggi, Torino, 1910. L'Argentina, Torino, 1911. Come siamo andati a Tripoli, Torino, 1912. L'Italia e l'Asia Minore, Torino, 1913. Due settimane di passione, Milano, 1930.

Onorificenze

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Giuseppe Bevione, nel repertorio dei senatori del Regno dell'Archivio storico del Senato della Repubblica.

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