Il Vicariato della Valpolicella fu una entità amministrativa nata sotto la Repubblica di Venezia a seguito della dedizione di Verona a Venezia del 1405, comprendente i territori valpolicellesi che già costituivano la Contea della Valpolicella istituita nel secolo precedente dagli Scaligeri.

Per tutta la sua esistenza, il Vicariato poté godere di un vantaggioso sistema fiscale, di un'autonomia amministrativa e di alcuni privilegi, come poter eleggere da sé il proprio vicario. Tali concessioni vennero fatte sia in virtù della ricchezza del territorio, sia per l'esigenza di poter contare sulla sua fedeltà essendo terra di confine. Nel corso dei quattro secoli di vita dell'ente, il territorio poté prosperare, come testimoniano le numerose ville venete che qui vennero edificate, e fu solo marginalmente sfiorato dagli eventi bellici che si susseguirono nei territori vicini. Anche le fasce più deboli godettero di una relativa agiatezza, se paragonate alla media del tempo, ma non mancarono epidemie e casi di malnutrizione. L'aumento demografico fu pressappoco costante, esclusi gli anni in cui la regione fu interessata da epidemie di peste eccezionali, come quella del 1630 che causò la morte dei due terzi degli abitanti.

A capo del Vicariato vi era un vicario eletto annualmente tra i cittadini patrizi di Verona, che si insediava il primo giorno di febbraio, dopo una processione che partiva da porta San Giorgio a Verona. Nel suo ufficio era coadiuvato, tra gli altri, da due nodari, da un sindico e da quattro ufficiali. Il governo era retto dal Consiglio dei Diciotto, questo eletto per tre anni. Inizialmente il Vicariato non ebbe una sede ben definita, ma dal 1452 in poi è certo che fu stabilita nella Domus Valli Pulicelle a San Pietro in Cariano.

Con la caduta definitiva della Repubblica di Venezia e la successiva pace di Presburgo, il 1º maggio 1806 il Veneto tornò sotto il dominio dei Francesi che abrogarono i vicariati, compreso quello della Valpolicella. Insieme a esso scomparvero le autonomie e i privilegi di cui il territorio aveva beneficiato per oltre quattro secoli.

Fonti

Vi sono diverse fonti primarie che permettono di ricostruire l'organizzazione amministrativa e giudiziaria del Vicariato della Valpolicella. Una delle più importanti è il saggio Privilegia et iura Communitatis et Hominum Vallis Pulicellae del giurista negrarese, nonché poeta, Giangiacomo Pigari. Pubblicato nel 1588, in esso l'autore propone una dettagliata analisi del Vicariato attraverso una raccolta di tutto il materiale giuridico preesistente organizzandolo per materia. Il testo è accompagnato da una dedica al vicario Orazio Marani, oltre che da un carme dal titolo Ad Nimphas Pulcellidas. Al suo interno vi è anche una pregevole miniatura tradizionalmente attribuita al pittore Giovanni Caroto, nonostante vi siano dubbi a proposito...

Un'altra fonte primaria è una raccolta di regole e istituti chiamata Ordini, e Consuetudini, che si osservano nell'Offitio del Vicariato della Valpolicella. Ne sono state prodotte quattro edizioni con gli aggiornamenti sopravvenuti negli anni 1635, 1676, 1678 e, infine, 1731.L'edizione del 1731 può essere visionata su Wikisource.

Presso l'Archivio di Stato di Verona è conservato l'originale fondo archivistico del Vicariato. Sostanzialmente in buone condizioni, è comunque privo dei documenti relativi al XV secolo, probabilmente perché in quei primi anni non era ancora stata scelta una sede fissa per l'istituzione. I primi atti disponibili, sebbene cronologicamente frammentari, risalgono al 1491..

Inoltre, le notizie sull'organizzazione ecclesiale e sullo stato di chiese e parrocchie del territorio sono ricostruibili attraverso i resoconti delle visite pastorali condotte nella valle dai vescovi veronesi Ermolao Barbaro (metà del XV secolo) e di Gian Matteo Giberti (XVI secolo).

Storia Le origini: la Contea della Valpolicella

Terminato il sanguinoso dominio di Ezzelino III da Romano, la città di Verona nominò nel 1259 Leonardino della Scala come suo podestà e, l'anno successivo, capitano del popolo. Fu l'inizio della signoria cittadina degli Scaligeri..

Negli anni successivi i della Scala ampliarono notevolmente i loro possedimenti, raggiungendo la massima estensione con Cangrande che arrivò a governare su quasi l'intero odierno Veneto, parte dell'Emilia-Romagna e della Lombardia. Conseguentemente alla potenza acquisita, gli Scaligeri si trovarono spesso a confrontarsi con lotte interne e con gli avversari della fazione guelfa.

A partire dal 1276 la Valpolicella, allora divisa in diverse feudalità, si trovò quindi sotto il dominio degli Scaligeri divenendo parte dei sette "Colonelli" in cui era diviso il Distretto di Verona, ovvero: Gardesana, Montagna, Valpantena, Tione, Zosana, Fiumenovo e, appunto, Valpolicella, ognuno dei quali governato da un diverso apparato... Nel 1311 la Vallis Pulicella guadagnò ulteriore autonomia, sia in campo amministrativo che giudiziario, grazie al riconoscimento del rango di contea..

Molti dei feudi valpolicellesi confiscati ai Sambonifacio, nemici guelfi degli Scaligeri, vennero affidati a Federico della Scala, in quel momento podestà di Verona. Essi comprendevano le località di Volargne, la Chiusa di Ceraino, Ponton (che vantava un porto sul fiume Adige) e Marano con il suo castello. Federico, convintissimo sostenitore dell'Imperatore Arrigo VII, ricevette l'11 febbraio 1311 da quest'ultimo la conferma dei suoi poteri su questi feudi, mentre il 15 settembre dello stesso anno gli venne concesso il dominio su pressappoco tutto il territorio dell'odierna Valpolicella.

Insediatosi nel castello di Marano che aveva fatto nel frattempo restaurare e fortificare, Federico iniziò ad amministrare la contea coadiuvato dal nobile Ottonello da Ponton.. Il 24 gennaio 1314 i due signori stipularono un trattato che regolava i rapporti tra la contea e la città di Verona a tutela dei reciproci interessi..

Dopo aver partecipato ad una fallita congiura ai danni di Cangrande della Scala, signore di Verona, Federico cadde in rovina tanto da essere costretto, il 14 settembre 1325, a riparare a Trento in esilio. Con la sua fine, terminò anche l'esperienza della Contea della Valpolicella e i suoi territori vennero inglobati nel Distretto di Verona, perdendo parzialmente la loro indipendenza.

L'arrivo della Repubblica di Venezia

Con Antonio della Scala cadde la signoria degli Scaligeri e il 20 ottobre 1388 ebbe inizio il dominio visconteo di Gian Galeazzo Visconti, durante il quale la Valpolicella tornò a essere un Colonello; le vennero comunque concesse alcune agevolazioni fiscali e una parziale indipendenza di governo.. Con la morte di Gian Galeazzo (1402) cadde anche la Signoria Viscontea in Verona e il potere passò brevemente a Francesco da Carrara. Approfittando del malcontento dei veronesi verso il nuovo signore e dei continui disordini in città, l'esercito della Repubblica di Venezia, aiutato in parte dal popolo, entrò a Verona e mise in fuga i carraresi..

Col passaggio sotto il dominio veneziano, seguito dalla dedizione di Verona a Venezia del 24 giugno 1405, la Valpolicella divenne vicariato. Con una bolla d'oro emessa il 16 luglio 1405 vennero confermati i precedenti confini e tutti i diritti già acquisiti a cui se ne aggiunsero di nuovi, tra cui quello di poter nominare autonomamente il proprio vicario. Tuttavia, perché si arrivasse ad uno stabile assetto dovettero passare alcuni anni, necessari per superare alcune delle antiche consuetudini feudali che ancora si osservavano. Si ritiene che il primo vicario che abbia governato sulla Valpolicella sia stato Francesco Brognolino, eletto per l'anno 1414, ma vi è la certezza dei nomi solo a partire dal 1420 con il vicario Ruffino Campagna..

Tra gli altri vicariati in cui era diviso il territorio veronese, quello valpolicellese fu quello che godette per tutta la sua storia di una maggiore autonomia e un migliore contesto economico e sociale.. Anche per estensione territoriale il Vicariato valpolicellese primeggiava con gli altri sebbene gli esatti confini, oggetto di continue controversie con gli Asburgo d'Austria, furono stabiliti con esattezza solo nella metà del XVIII, quando venne sottoscritto il Trattato sopra le differenze de' confini da Francesco Morosini per la Repubblica e da Paride Wolkenstein per l'Austria; il documento venne poi pubblicato a Rovereto il 5 settembre 1753.. Oltre 100 cippi vennero posti a indicare il confine a nord; esso iniziava dalla sponda sinistra dell'Adige a nord di Ossenigo per poi salire al Corno d'Aquilio e arrivare al Dosso Sparvieri sull'altopiano lessinico dopo aver attraversato il Passo delle Fittanze, Castelberto e Podesteria..

I quattro secoli sotto la Serenissima

Durante tutto l'arco della dominazione veneziana la Valpolicella attraversò un periodo di particolare splendore, testimoniato anche dalle numerose ville venete che vennero costruite come dimora di campagna delle ricche famiglie patrizie veronesi, che qui si recavano in villeggiatura o per seguire i propri possedimenti terrieri..

Nonostante fosse territorio di confine, in quei quattro secoli la Valpolicella non fu mai teatro di eventi bellici cruenti, se non in rare eccezioni. Nel 1509, nel contesto della guerra della Lega di Cambrai, l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo attraversò con le sue truppe la Valpolicella alla volta della conquista di Verona, senza però provocare alcun particolare problema. Diversamente, sette anni più tardi, le stesse truppe in ritirata verso nord si abbandonarono a saccheggi e violenze..

Le terribili guerre di religione del XVI-XVII secolo, come la guerra dei trent'anni, non coinvolsero direttamente la Valpolicella, ma la popolazione dovette affrontare le catastrofiche epidemie portate dai soldati e favorite dalle cattive condizioni igienico-sanitarie che affliggevano i ceti più poveri.. La malnutrizione agevolò il diffondersi tra i contadini di malattie come la pellagra, che solo l'introduzione in agricoltura del granoturco poté arginare.. Come in quasi tutta Europa anche in Valpolicella infuriò la peste del 1630, uccidendo circa i due terzi dell'intera popolazione..

Benché Venezia si fosse dichiarata neutrale, la guerra di successione spagnola portò sul suo territorio dure battaglie. Anche se fortunatamente la popolazione non subì particolari danni, la Valpolicella fu protagonista di una importante operazione militare: nel 1701 il principe Eugenio di Savoia, nel tentativo di aggirare le truppe francesi comandate da Nicolas de Catinat, asserragliate sulle pendici del Monte Baldo per sbarrargli la strada verso sud, condusse il suo esercito da Ala verso le alture dei Lessini, raggiungendo il 5 giugno Verona attraverso le strade della Valpolicella..

Il tramonto del Vicariato

Nel 1796, durante la prima campagna d'Italia le armate napoleoniche conquistarono Verona, ponendo anche la Valpolicella sotto il proprio dominio. Nonostante il governo provvisorio francese volesse apparire come promotore di libertà e continuità, la realtà si dimostrò ben diversa, condannando le istituzioni veneziane a incamminarsi verso un inesorabile declino... Il 17 aprile 1797 vi fu una ribellione, passata alla storia come "Pasque veronesi", a cui presero parte molti nobili e popolani valpolicellesi. Dopo pochi giorni la rivolta venne soffocata nel sangue; il solo paese di Pescantina vide l'uccisione di ben diciotto dei suoi abitanti che avevano tentato di difendere le proprie barche dai soldati francesi che volevano impossessarsene...

Con il trattato di Campoformio del 1797, con cui si decretava la scomparsa della Repubblica di Venezia, venne soppresso anche il secolare Vicariato della Valpolicella, tuttavia brevemente ristabilito in seguito alla successiva cessione del Veneto agli austriaci. Infatti, questi presero provvedimenti affinché «venissero integralmente eseguite le Leggi vigenti all'epoca del primo gennaro 1796, riguardante il buon governo ed economia delli comuni...»..