Il è una danza sacra giapponese di forte componente sciamanica eseguita quando si fa un’offerta a un con lo scopo di ottenerne il favore in vari campi (salute, raccolti abbondanti, longevità, fertilità, ecc.): il dio viene invitato a occupare l’area sacra e quindi viene venerato con musica, canti e danze: la danza viene ancora oggi eseguita con periodicità annuale negli edifici omonimi
Il kagura si diffuse in Giappone attraverso varie forme; c’è una chiara distinzione tra le performance di kagura associate alla corte imperiale, conosciute come mikagura, e le performance eseguite al di fuori della corte imperiale, conosciuto come satokagura.
La nascita mitologica Le origini mitiche della danza kagura si fanno risalire all'episodio dell': la dea del sole , indispettita dai ripetuti comportamenti ostili del fratello , decise di rifugiarsi in una grotta, privando il mondo della luce. Gli dei caddero nella disperazione e si radunarono per decidere il da farsi: vennero fatti cantare gli uccelli "il cui verso annuncia che la vita continua", una divinità creò dei grappoli di gemme tornite, venne convocato un fabbro per forgiare uno specchio e altre due divinità fecero un oracolo divinatorio; venne poi allestito un arbusto su cui appendere i grappoli di gemme, lo specchio e dei nastri di tessuto, mentre una quarta divinità si nascose all'apertura della grotta. Infine:
La nascita storica
Il mikagura nacque dall'unificazione di numerosi vecchi rituali del Palazzo Imperiale, principalmente il Chinkonsai per la pacificazione dello spirito dell’imperatore, il , le offerte rituali a Palazzo Imperiale, il kagura del kaeridachi del festival Kamo, come pure i kagura primaverili e invernali di Iwashimizu Hachimangū. Il nome antico per mikagura era naishidokoro no mikagura e la pratica fu stabilita dall'imperatore Ichijō nel 1002, solamente dal 1098 la cerimonia divenne una ricorrenza annuale.
I tipi di kagura Esistono due tipi di kagura, secondo la suddivisione comunemente accettata dagli studiosi Partizione ideata da Honda Yasuji (1906 - 2001, importante ricercatore nel settore delle arti tradizionali giapponesi). : il il
Il Mikagura , in cui il suffisso “mi” altro non è che un appellativo onorifico, è il nome con cui viene definito un kagura eseguito a Corte. Come si evince da un documento del IX sec., all'epoca a Corte veniva definito “kagura” anche un rito di pacificazione degli spiriti, eseguito da alcune danzatrici del clan , che si proclamavano discendenti della dea Ama-no-Uzume. Ciò farebbe supporre una stretta relazione tra questi rituali di pacificazione degli spiriti detti chinkonsai (鎮魂際, 'scuotimento degli spiriti') e utilizzati per rafforzare o guarire l'anima dell'Imperatore, e il mikagura.
Entrambi infatti, sia il mikagura che il chinkonsai, vengono eseguiti in inverno, il primo nel dodicesimo mese e il secondo nell'undicesimo mese come rito antecedente al (fatta dall'Imperatore alla progenitrice divina, la dea Amaterasu). Inoltre entrambi prevedono delle danze accompagnate dalla musica e canti rituali.
Il Satokagura È il nome con cui si distingue il kagura eseguito al di fuori della Corte da quello eseguito al suo interno (il nome significa 'kagura dei villaggi'). Dopo la restaurazione Meiji, il kagura è stato ampiamente praticato da cittadini comuni. La struttura, i contenuti e l'esecuzione sono profondamente diversi da regione a regione, risultando dunque molto più complesso del mikagura.
Generalmente il satokagura può essere suddiviso in quattro grandi gruppi: : È l'unico kagura eseguito interamente da donne, di solito nei santuari shintoisti o nei festival popolari. Le danze sono caratterizzate da movimenti lenti, circolari, che pongono maggiore enfasi sulle quattro direzioni cardinali e fanno uso di ventagli e campanelle, con scopi propiziatori per chi vi assiste. : Si tratta della tipologia più popolare, nonché maggiormente spettacolare per la commistione con generi teatrali come il o il . Lo scopo del rito è sostituire la stuoia di paglia del tempio con una nuova, e si tiene annualmente ogni 24-25 settembre. Nella sua parte ludica, vengono eseguiti altri riti: lo , una successione di danze torimono (con uso di oggetti usati come 'amuleti') che usano sette oggetti diversi; lo , una danza molto antica comune anche ad altre tradizioni artistiche e dal valore propiziatorio; il Nachi no Dengaku, uno spettacolo Nō religioso, iscritto dall'UNESCO nel 2011 nell'elenco dei Patrimoni orali e immateriali dell'umanità. : Questo kagura viene di norma eseguito in onore dei pellegrini che giungono al santuario, e si focalizza sul rito dello : viene fatto bollire un ampio calderone d'acqua su un altare e il momento della bollitura è accompagnato da danze e musiche per incoraggiare la divinità a scendere sull'acqua sacra, dopodiché un funzionario religioso (o talvolta una miko) vi immerge un ramo di e infine asperge con l'acqua le quattro direzioni cardinali e tutti gli astanti a scopo purificativo. : Eseguito con maschere di leone cinese. Nello shishi kagura è convinzione che la divinità risieda nella maschera, e il ruolo dell'officiante che la indossa sia quello di dare vita alla maschera e farla danzare per allontanare le influenze negative. Vi sono due tipi di shishi kagura: lo , eseguito dagli asceti delle montagne e il , eseguito nel santuario di Ise, caratterizzato da movimenti molto acrobatici ed enfatici.
La danza Un rito kagura si compone principalmente di tre parti:
1. Una prima parte esclusivamente rituale (), in cui si predispongono tutte le condizioni necessarie alla manifestazione della divinità. Rientrano in questa parte le cerimonie di purificazione del luogo () in cui la divinità risiederà temporaneamente (), e davanti al quale si terranno le danze.
2. Una seconda parte di puro spettacolo (), che ha inizio quando la divinità è stata invocata e ha preso possesso del luogo, e il cui fine è di intrattenerla e divertirla. A questo proposito, viene messo in atto qualsiasi tipo di esibizione ritenuta appropriata per allietare la divinità, e con essa il pubblico.
3. Una terza parte alla fine dello spettacolo (), durante la quale si congeda la divinità con canti o danze specifiche.
Note
Bibliografia
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Categoria:Danza giapponese