Le guerre civili seleucidi furono una serie di guerre di successione combattute tra esponenti (veri o presunti) di diversi rami della dinastia seleucide e da alcuni sovrani ribelli per il controllo dell'Impero seleucide. La prima ebbe inizio nel 152 a.C., sotto il regno di Demetrio I Sotere, che finì spodestato e ucciso dal ribelle Alessandro I Bala. Ne seguirono molte altre, con l'avvicendamento sul trono di molti sovrani diversi in contrapposizione fra loro, di volta in volta sostenuti dal Regno d'Egitto e da altri Stati stranieri.

I conflitti dinastici si perpetuarono per gli ultimi novant'anni di vita dell'Impero seleucide e ne segnarono il declino inesorabile. L'Impero, un tempo maggiore potenza dell'Oriente ellenistico, si restrinse quindi alle dimensioni degli odierni Libano e Siria, subì l'annessione al Regno d'Armenia di Tigrane II nell'83 a.C. e, infine, dopo una breve restaurazione della vecchia monarchia seleucide, fu definitivamente soppresso dai romani nel 64 a.C.

Antefatti Sconfitto dai romani nella guerra siriaca, il re seleucide Antioco III fu costretto, in base ai termini della pace di Apamea (188 a.C.), ad inviare a Roma come ostaggi diversi membri della casata reale. Ciò dette modo alla Repubblica romana di influenzare la successione al trono seleucide.

La successione di Antioco IV Epifane Alla morte di Antioco III (187 a.C.) salì al trono Seleuco IV Filopatore, il quale fu assassinato nel 175 a.C. A succedergli non fu suo figlio Demetrio, trattenuto ancora a Roma come ostaggio, bensì suo fratello Mitridate, che assunse il nome Antioco IV Epifane. Ancora alla morte di Antioco IV nel 164 a.C. il Senato romano non rilasciò Demetrio, preferendo che sul trono seleucide salisse il figlio dell’Epifane, Antioco V Eupatore, che era ancora un ragazzinoPolibio 31.11.11.

La prima crisi successoria, preludio delle successive guerre civili, esplose appunto alla salita al trono di Antioco V Eupatore. Suo padre, prima di partire per la sua ultima campagna militare, aveva nominato reggente e tutore del giovane erede il suo ministro Lisia. Questi si trovava però in Palestina, impegnato a combattere i ribelli ebrei guidati da Giuda Maccabeo. Profittando della sua assenza, un certo Filippo, uno dei Philoi (“amici”, era un titolo onorifico delle corti ellenistiche), dichiarò di essere stato insignito della reggenza al posto di Lisia per volontà di Antioco IV in punto di morte. Lisia fu quindi costretto a concludere frettolosamente un accordo con i Maccabei, per fare ritorno ad Antiochia e sconfiggere FilippoGiuseppe Flavio AJ 12.386.

L'ascesa di Demetrio I Demetrio, figlio di Seleuco, non aveva rinunciato alle proprie ambizioni. Fuggì da Roma e raggiunse Tripoli, dove si proclamò nuovo re. Suo cugino, il giovane Antioco V, ed il suo reggente Lisia, vennero messi a morte prima ancora che egli raggiungesse AntiochiaAppiano Siriaco 47a-b; Giuseppe Flavio AJ 12.390. Demetrio si impose quindi come re di Siria nel 162 a.C.

Demetrio I non si dimostrò all'altezza della difficile situazione in cui versava l'Impero seleucide, pressato dall'esterno, oberato di debiti e messo a dura prova da ribellioni interne. Il suo maggiore successo fu la riannessione della regione della Babilonide, ove il satrapo Timarco aveva cercato di farsi re (160 a.C.). Gli abitanti attribuirono per questo a Demetrio l'epiteto di Soter ("salvatore"). In compenso le usanze che aveva acquisito durante la sua permanenza a Roma lo facevano apparire come uno straniero ed era per questo disprezzato dalla popolazione. Invano egli cercò di riappacificarsi con Roma. Al contrario, la sua ambizione di restaurare il ruolo dell'Impero seleucide come potenza egemone in Oriente impensierirono fortemente i governanti dei paesi vicini e nella sua stessa corte, i quali presero a complottare per destabilizzare la sua posizione o persino ad eliminarlo fisicamentePolibio 33.5.1-4; Giustino 35.1.1-4.

Alessandro I Bala contro Demetrio I Sotere (152 a.C. - 150 a.C.)

Eracleide, ex-ministro bandito dal regno a seguito della caduta di suo fratello Timarco, trovò un potenziale candidato al trono seleucide da opporre a Demetrio I in un certo Bala. Era questi un uomo di umili origini di Smirne, il quale aveva fatto fortuna grazie all'amicizia del re di Pergamo Attalo II. Somigliava molto al defunto Antioco IV Epifane, zio di Demetrio I, per cui cominciò a sostenere di essere un figlio illegittimo di Antioco. Che le sue pretese dinastiche avessero un qualche fondamento è incerto, ma ciò presumibilmente importava poco ai nemici di Demetrio, i quali si accordarono per sostenerlo economicamente e militarmente. Bala, che assunse il nome Alessandro, si presentò ai suoi benefattori sulle colline della Cilicia, presso il sovrano locale ZenofaneDiodoro Siculo 31.32a. In particolare parteggiavano per lui Attalo II (o Eumene II) di Pergamo, Ariarate IV di Cappadocia e Tolomeo VI d'Egitto. Successivamente Eracleide lo accompagnò a Roma per presentarlo al Senato, il quale, pur non intervenendo poi nella guerra, gli garantì il riconoscimento della RepubblicaPolibio 33.15.1-2;33.18.1-14.

Nel 152 a.C. Alessandro Bala sbarcò a Tolemaide e rivendicò apertamente il trono seleucide. Tolemaide venne scelta soprattutto per la sua vicinanza all'Egitto suo alleatoGiuseppe Flavio AJ 13.35-37; John D. Grainger, 'Rome, Parthia, India', p.17-19. Da nord la Siria venne invece invasa dalle armate guidate da Zenofane di Cilicia.

Demetrio I, sperando di mettere in sicurezza il confine con l'Egitto, cercò di venire a patti con gli ebrei, ancora in rivolta, e tentò di persuadere il loro capo Gionata a combattere per lui. Alessandro Bala inviò delle lettere di amicizia a sua volta, promettendo a Gionata più autonomia e la nomina a Sommo sacerdoteGiuseppe Flavio AJ 13.43-46. Fu lui che alla fine ottenne il favore dei Maccabei. Le forze di Demetrio vennero quindi strette in una morsa sia da nord che da sud. Le armate contrapposte avevano ancora più o meno la medesima dimensione.

Nel 151 circa Alessandro iniziò ad estendere il suo controllo sulla costa fenicia, prendendo Tiro, Sidone e Berito, assistito dalla flotta tolemaica. Rinforzato il proprio esercito con mercenari e disertori provenienti dalle file di Demetrio, Alessandro si ritenne pronto per un confronto direttoJohn D. Grainger, 'Rome, Parthia, India', pp. 20-21. Nel 150 a.C. si susseguirono due battaglie. Nella prima prevalsero i lealisti. Alessandro ottenne però la vittoria decisiva fuori Antiochia nel 150 a.C. Il fianco sinistro di Demetrio si scontrò col destro di Alessandro, avanzando nel campo nemico. Demetrio venne sbalzato da cavallo e continuò a combattere appiedato, ma venne ben presto circondato e ucciso dai suoi nemiciGiuseppe Flavio AJ 13.58; John D. Grainger, 'Rome, Parthia, India', p.22. La guerra si concluse quindi con l'insediamento sul trono seleucide di Alessandro I Bala, il quale sposò la principessa egiziana Cleopatra Tea, figlia di Tolomeo VI.

Demetrio II Nicatore contro Alessandro I Bala (147 a.C. - 145 a.C.) A Demetrio I sopravvissero due suoi figli di nome Demetrio e Antioco, i quali durante la guerra civile erano stati portati l'uno a Cnido l'altro a SideGrainger, 'Rome, Parthia, India', p.78 per porli al riparo da Alessandro Bala. La tutela del giovane Demetrio fu assunta dal capitano Lastene, il quale in suo nome iniziò a raccogliere un'armata di mercenari a Creta per riportarlo sul trono paternoGiuseppe Flavio AJ 13.86; Bevan, 'House of Seleucus', Vol.II, p. 218. Nel 148/147 a.C. Lastene si sentì pronto per muovere all'attacco e sbarcò in Cilicia. Essendo Demetrio ancora circa quattordicenne, fu lui a condurre tutte le operazioni.

Alessandro Bala intanto si era rivelato un sovrano ozioso e incompetente, che lasciava tutti gli affari di stato nelle mani di un suo favorito di nome AmmonioBevan, 'House of Seleucus', Vol.II, p.213, p.218. In poco tempo aveva perso gran parte del sostegno che gli aveva permesso di spodestare Demetrio I Sotere. Tra i primi ad abbandonarlo ci fu Apollonio, il suo governatore in Palestina, il quale fu però sconfitto dagli ebrei di Gionata Maccabeo, che assediò Jaffa e sconfisse Apollonio presso Azoto, città che fu poi saccheggiata e il suo tempio, dedicato a Dagon, distrutto. Alessandro Bala ricompensò Gionata col dominio della città di AccaronGiuseppe Flavio AJ 13.88, 13.91-102; Grainger, 'Rome, Parthia, India', p.79, gli ordinò però di continuare a presidiare la Palestina per evitare disordini tra i soldati ebrei e quelli ellenici a nordGrainger, 'Rome, Parthia, India', p.79.

Il conflitto inizialmente procedette a rilento. L'armata di Lastene, composta in gran parte da mercenari, era relativamente piccola ma al contempo troppo costosa per le risorse di Demetrio. Alessandro Bala però era riluttante a dargli battaglia, sperando di raccogliere prima più soldati dalle satrapie più lontane. Nel 148 a.C. molti uomini erano stati inviati contro i Parti, che erano stati sconfitti da Cleomene, la cui vittoria era stata commemorata da una grande statua di Ercole eretta al Passo BisitunGrainger, 'Rome, Parthia, India', p.80.

Presto si mise in marcia da sud l'esercito egiziano, guidato dal re Tolomeo VI Filometore, vecchio alleato nonché suocero di Alessandro. Egli, con il pretesto di correre in suo aiuto, sperava di aumentare la sua influenza in Siria e occupò gran parte della linea costiera della Palestina e della Fenicia, ponendo guarnigioni nelle città che incontrava man mano che avanzava. Il suo esercito era composto da professionisti della guerra, aveva una notevole dimensione e vantava una discreta esperienza in fatto di battaglie, fattori che si dimostrarono decisivi a questo punto dello scontroBevan, 'House of Seleucus', Vol.II, p.219. Tuttavia, quando arrivò in Siria, Tolomeo VI ruppe improvvisamente con Alessandro Bala, dichiarò nullo il matrimonio con lui di sua figlia Cleopatra Tea e la offrì invece in moglie a Demetrio, chiedendo in cambio la cessione della Celesiria e della PalestinaGiuseppe Flavio AJ 13.106-111; Grainger, 'Rome, Parthia, India', p.83; Bevan, 'House of Seleucus', Vol.II, p.220. La motivazione di questo voltafaccia fu un (presunto) attentato alla sua vita ordito da Ammonio, il favorito di Alessandro Bala. Allora anche i governatori di Antiochia, Ierace e Diodoto, disperando in una vittoria di Alessandro, offrirono la corona di Siria al re d'Egitto. Tolomeo temporeggiò per un mese, ma alla fine, forse temendo un'obiezione da parte di Roma, declinò l'offerta e riconobbe le pretese al trono di DemetrioDiodoro Siculo 32.9c; Giuseppe Flavio AJ 13.113-116; Grainger, 'Rome, Parthia, India', p.84.

Nell'estate del 145 a.C., con forze che lo storico Giuseppe Flavio definisce "un grande e numeroso esercito", Alessandro fronteggiò le armate di Demetrio e Tolomeo. Attraversando l'Amano nelle pianure della Siria, Alessandro iniziò a saccheggiare la campagna attorno ad Antiochia.Giuseppe Flavio AJ 13.116; Bevan, 'House of Seleucus', Vol.II, p.221 Lo scontro si consumò nei pressi della città, al fiume Enoparo. Demetrio e Tolomeo batterono Alessandro. Tolomeo venne sbalzato da cavallo, cadendo a terra e fratturandosi il cranio. Alessandro fuggì con cinquecento picchieri in Arabia, cercando rifugio presso un principe amico. Due suoi ufficiali, Heliades e Casius, lo assassinarono e consegnarono la sua testa a Tolomeo, negoziando in cambio il perdono. Tolomeo cinse la corona seleucide per un paio di giorni, prima di morire tra le mani dei suoi chirurghi per le conseguenze della fratturaDiodoro Siculo 32. 9d, 10; Bevan, 'The House of Ptolemy', p.305. L'armata egiziana allora fece ritorno in patria e le guarnigioni lasciate a presidio della Fenicia furono cacciate dal paese.