La risoluzione 1747 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stata emanata per rafforzare le sanzioni contro l'Iran a causa del suo programma nucleare. La risoluzione fu adottata all'unanimità il 24 marzo 2007.

Nel giugno 2006, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza assieme alla Germania (il cosiddetto "club 5+1" dei negoziatori del nucleare iraniano) offrirono all'Iran un pacchetto di incentivi economici, incluso il trasferimento della tecnologia nucleare in campo civile, in cambio della rinuncia da parte di Teheran al suo discusso programma di arricchimento dell'uranio.

L'Iran non accettò questa offerta perché non la riteneva molto allettante e sostenne di avere l'inalienabile diritto di arricchire l'uranio per scopi pacifici. Per giustificare la sua posizione, l'Iran invocò l'accordo precedentemente concluso tra lo Shah Mohammad Reza Pahlavi e l'Occidente che riguardava Eurodif e Bushehr. Inoltre l'Iran riportò gli esempi della Corea del Nord e della Libia, dove gli accordi raggiunti e le promesse fatte non erano state mantenute. Come risposta, l'ONU emanò delle prime sanzioni con la risoluzione 1737 nel dicembre 2006 in quanto Teheran si rifiutava di sospendere il suo programma di arricchimento dell'uranio.

Nella risoluzione 1747, il Consiglio di Sicurezza decise di inasprire le sanzioni imposte all'Iran a causa delle continue violazioni del suo programma nucleare. Decretò anche un bando sulla vendita di armi e incrementò il congelamento su attivi e patrimoni che era già in corso.

Le ispezioni dell'AIEA Accesso ai siti nucleari: secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), l'Iran non ha chiarito del tutto lo scopo del suo programma e non ha permesso un accesso senza restrizioni ai suoi siti nucleari. Il programma era stato sviluppato da ormai 18 anni e una parte di esso senza la supervisione dell'AIEA. La situazione ha preoccupato l'AIEA e la Comunità internazionale. L'Iran ha sostenuto di aver concesso all'AIEA di accedere a tutti i siti nucleari, di propria volontà e più di ogni altra nazione, avendo firmato dei protocolli aggiuntivi del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).

Precedente sospensione dell'Iran: l'Iran ha affermato che un precedente accordo per sospendere l'arricchimento dell'uranio per due anni (firmato nel 2004) non aveva condotto a risultati tangibili per nessuna delle parti. L'Iran ha espresso interesse a rivelare più informazioni all'AIEA a causa delle continue minacce militari fatte dall'Occidente dal 2005. Successivamente, l'AIEA ha dichiarato di non poter stabilire se ci sono materiali o attività nucleari e lo ha riferito al Consiglio di Sicurezza.

Contenuto della risoluzione

I membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, incluse Russia e Cina, hanno dichiarato la loro intenzione di impedire che l'Iran acquisisse armi di distruzione di massa per la sua retorica fortemente ostile verso l'Occidente e Israele a partire dalla rivoluzione iraniana.

Nel documento si ribadì che l'Iran dovesse seguire le richieste dell'AIEA. Inoltre la risoluzione impose restrizioni allo spostamento di individui che potessero essere coinvolti nella proliferazione nucleare iraniana; mise sotto embargo l'Iran per quanto riguardava il commercio diretto e indiretto di armi, navi da guerra, aerei, materiali necessari per l'uso bellico; agli altri Stati di limitare notevolmente le loro forniture all'Iran di mezzi militari quali carri armati, navi da guerra, aerei, elicotteri, mezzi corazzati e missili; alle altre nazioni e alle loro imprese pubbliche e private fu inoltre chiesto di negare all'Iran aiuti in campo logistico per l'accumulo di armamenti, di non contribuire alle truppe iraniane, di non fornire assistenza tecnica e di cessare assistenza finanziaria, investimenti e brokering nell'industria bellica iraniana. Il documento chiedeva anche agli Stati e alle istituzioni finanziarie internazionali di non concedere assistenza finanziaria e prestiti alla Repubblica Islamica dell'Iran se non per scopi umanitari e di sviluppo. La risoluzione chiedeva inoltre la sorveglianza da parte degli altri Stati che queste misure fossero effettivamente attuate.

La risoluzione 1747 ha anche ribadito il desiderio di una soluzione diplomatica e negoziata che garantisse il programma nucleare solo per scopi pacifici, ha sottolineato la volontà della Comunità internazionale di lavorare positivamente per il raggiungimento di tale scopo. Il Consiglio di Sicurezza e l'Unione europea auspicavano inoltre di poter raggiungere un accordo basato sul rispetto reciproco; il Consiglio di Sicurezza appoggiava il lavoro svolto dall'AIEA. Infine il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ribadivano il diritto dell'Iran di utilizzare la tecnologia nucleare per scopi pacifici in conformità al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).

Altre posizioni internazionali

Posizione dell'Iran: l'Iran ha affermato di volere costruire una rete di impianti nucleari con una capacità di 20.000 MV entro il 2020. L'Iran ha ribadito il suo inalienabile diritto di sviluppare la tecnologia nucleare per scopi civili e pacifici entro i limiti del TNP per giustificare la propria posizione. L'Ayatollah ha stabilito in una fatwā che il possesso e l'impiego di armi nucleari è "anti-islamico". I dirigenti iraniani hanno insistito di non aver alcuna intenzione di produrre armi nucleari. Questo punto è stato fortemente contestato dall'Occidente dato che l'arricchimento di uranio è una tecnologia che può essere utilizzata sia per scopi civili che militari.

L'Iran ha rigettato le sanzioni e ha dichiarato di non voler sospendere il suo programma di arricchimento dell'uranio. Il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki ha comunicato al Consiglio di Sicurezza dopo il voto: "Il mondo deve sapere - e lo sa - che perfino le più aspre sanzioni politiche ed economiche o altre minacce sono troppo deboli per costringere la nazione iraniana a retrocedere dalle sue richieste legali e legittime. La sospensione non è un'opzione né una soluzione".

Posizione del Movimento dei Paesi non allineati (NAM): l'Iran ha ricordato al Consiglio di Sicurezza del supporto dei Paesi non allineati al suo programma nucleare civile, dopo la dichiarazione finale del vertice svoltosi nella capitale cubana L'Avana con a capo il presidente cubano ad interim Raúl Castro, in sostituzione del segretario generale del Movimento dei Paesi non allineati Fidel Castro. Durante il vertice il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha messo in dubbio l'indipendenza delle Nazioni Unite, lamentando che "le superpotenze mondiali, compresi gli Stati Uniti, utilizzino il Consiglio di Sicurezza come base per imporre le proprie politiche con metodi coercitivi". Il presidente cubano Raúl Castro assieme al presidente venezuelano Hugo Chávez e al presidente del presidium dell'Assemblea Popolare Suprema nordcoreana, Kim Yong Nam, hanno difeso il programma nucleare nordcoreano e condannato duramente le politiche statunitensi. La dichiarazione esortava comunque l'Iran a cooperare pienamente con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), l'organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite, ma rilevava che l'AIEA aveva accertato la presenza di tutto il materiale nucleare dichiarato dall'Iran.

Disarmo nucleare L'Iran e le armi di distruzione di massa: nel 2007 l'Iran non era noto per il possesso di armi di distruzione di massa e aveva firmato trattati che ripudiavano il loro possesso, tra cui Convenzione per le armi biologiche, la Convenzione sulle armi chimiche e il Trattato di non proliferazione nucleare. Alcuni Paesi, tra cui gli USA, il Regno Unito e la Francia hanno accusato l'Iran di voler sviluppare clandestinamente armi nucleari. Tuttavia secondo molti osservatori, se anche il governo di Teheran stesse mirando a questo obiettivo, l'Iran sarebbe stato in grado di produrre una bomba atomica almeno dopo un periodo compreso tra i due e i sei anni.

L' "ipocrisia dell'Occidente": l'Iran ha affermato di non accettare le pressioni occidentali e ha accusato l'Occidente di "ipocrisia e di utilizzare due misure". L'Iran ha condannato i membri del Consiglio di Sicurezza di non aver utilizzato le stesse misure verso Paesi che sviluppavano vere e proprie armi di distruzione di massa, pur avendo firmato il TNP. Inoltre, nel marzo 2006, l'Iran ha deplorato la decisione dei Britannici di rinnovare il proprio sistema di missili nucleari Trident. L'Iran si è poi sentito gravemente minacciato dalle operazioni militari degli USA in Iraq, Afghanistan e Medio Oriente, ritenendo per gli Americani l'uso di armi nucleari non fosse del tutto fuori discussione come parte della Dottrina Bush e contro lo Statuto delle Nazioni Unite.

"Doppia misura": l'Iran ha accusato l'Occidente di usare favoritismi nei confronti di Israele. In particolare ha ritenuto ingiusto il fatto che Israele possedesse armi nucleari, che non aderisse al TNP e come trattasse i Palestinesi. Israele ha affermato di aver bisogno delle armi nucleari per assicurare la propria salvaguardia nel Medio Oriente, un'area storicamente ostile allo Stato Ebraico sin dalla sua indipendenza (1948).

Sviluppi successivi

A seguito dell'Accordo sul nucleare iraniano firmato a Vienna il 14 luglio 2015 tra l'Iran da una parte e i P5+1 (i Cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: Stati Uniti d'America, Francia, Regno Unito, Russia e Cina + Germania) e l'Unione europea dall'altra, l'Iran ha rinunciato alle sue riserve di uranio a medio arricchimento e ha tagliato del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e ridotto di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. Inoltre l'AIEA ha accesso a tutti gli impianti nucleari iraniani per impedire la proliferazione nucleare. In cambio l'Iran ha ottenuto la cessazione delle sanzioni imposte dalla risoluzione 1747, dagli USA e dall'UE.

Pertanto i termini previsti dalla risoluzione 1747 e le sanzioni, sono stati sospesi con la risoluzione 2231, concernente l'attuazione dell'accordo di Vienna.

Tuttavia, nonostante l'Iran avesse sempre rispettato l'accordo come avevano confermato gli ispettori internazionali dell'AIEA, nel maggio 2018 gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dall'accordo, citando il programma missilistico iraniano, il sostegno ai paesi per procura e le politiche regionali aggressive; e introdussero sanzioni unilaterali e secondarie statunitensi. Tale decisione venne fortemente criticata dall'ONU e dell'Unione Europea.

L'Iran quindi rispose dal 2019 in poi arricchendo l'uranio oltre i limiti consentiti del JCPOA al 3,67% e superando le scorte dei 300 kg.

Entro il 2020-2021, l'Iran ha posto unilateralmente fine alle restrizioni sull'arricchimento e ha iniziato ad arricchire a livelli ancor più superiori a quelli del 2019, ritenendo le proprie azioni in conformità con il paragrafo 36 del JCPOA, che stabilisce che, qualora una delle parti violi l’accordo e imponga sanzioni, l’Iran ha diritto a ridurre i propri impegni. Nel 2020 l'AIEA comunicò che le scorte di uranio arricchito iraniane erano arrivate a 1020 kg, con un livello di arricchimento fino al 4,5%, mentre ad inizio 2021 l'Iran prese a produrre uranio arricchito al 20%, immagazzinandone 120 chilogrammi all'anno; in seguito annunciò il raggiungimento di un traguardo mai ottenuto prima, ossia l'arricchimento dell'uranio al 60%.

Dal 2022 al 2024 vi fu un completo stallo diplomatico, mentre ad inizio 2023, l'AIEA riportò che l'Iran aveva accumulato abbastanza uranio arricchito al 60% da poter produrre materiale fissile per diverse armi nucleari, se ulteriormente arricchito, ed era arrivato ad arricchire uranio fino al 83,7%, poco al di sotto della soglia del 90% per il materiale fissile utilizzabile nelle armi nucleari,, nel 2024 lamentò che ormai era tenuta sempre più all'oscura dei dati reali.