La diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2023 contava 155.000 battezzati su 170.000 abitanti. È retta dal vescovo Attilio Nostro.
Patroni della diocesi sono la Vergine Maria, venerata con i titoli di Maria Santissima Assunta e Maria Santissima di Romania, e san Nicola di Bari.
Territorio La diocesi comprende 43 dei 50 comuni della provincia di Vibo Valentia; ricade nel territorio diocesano anche il capoluogo di provincia Vibo Valentia. Confina con le diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, Lamezia Terme, Catanzaro-Squillace e Locri-Gerace.
Sede vescovile è la cittadina di Mileto, dove si trova la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta e San Nicola. A Nicotera e a Tropea sorgono le concattedrali, dedicate rispettivamente a Santa Maria Assunta e a Maria Santissima di Romania. Nel territorio diocesano si trova anche la basilica-santuario della Madonna di Monserrato a Vallelonga.
Il territorio si estende su 943 km² ed è suddiviso in 133 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali: Mileto, Pizzo, Soriano Calabro, Vibo Valentia e Nicotera-Tropea.
Storia Tropea Gli scavi archeologici condotti a Tropea e nel suo territorio hanno portato alla luce una necropoli con numerose iscrizioni cristiane, cosa che attesterebbe l'esistenza di una nutrita ed organizzata comunità cristiana tra il IV ed il V secolo. Una delle iscrizioni fa riferimento a Irene «conductrix massae trapeianae»; un accenno alla "massa di Tropea", latifondo terriero organizzato sul modello di una fattoria, si trova anche nella vita di Gregorio Magno, dalla quale si evince che la massa era di proprietà della Santa Sede (Patrimonium Sancti Petri). Dall'epistolario del pontefice emerge anche che a Tropea esisteva nel 591 un monastero dedicato a San Michele Arcangelo.
Malgrado l'antichità della comunità cristiana di Tropea, il nome di un suo vescovo, Giovanni, compare per la prima volta solo negli atti del sinodo romano del 649. La sede non è mai menzionata nelle numerose lettere di Gregorio Magno, che tuttavia in un modo o nell'altro menziona tutte le diocesi calabresi. Tropea perciò con molta probabilità divenne sede episcopale tra il 604, anno della morte del pontefice, ed il 649. Secondo Louis Duchesne, potrebbe aver sostituito la diocesi di Meria (o Myria), conosciuta dalle lettere di papa Gregorio e di cui è noto il vescovo Severino, morto nel 594.
Come attesta l'epistolario di Gregorio Magno, la Calabria non aveva sedi metropolitane e, benché sottomessa politicamente all'impero bizantino, dipendeva dal punto di vista ecclesiastico dal patriarcato di Roma. Solo dalla prima metà dell'VIII secolo, in seguito alle controversie sull'iconoclastia, la Calabria fu sottratta dall'imperatore Leone III Isaurico alla giurisdizione di Roma e sottomessa al patriarcato di Costantinopoli (circa 732). È in questo contesto che la diocesi assume come rito liturgico quello greco, e viene sottoposta alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio, come attesta la Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo.
Alcuni storici (Cappelletti e Capalbi) ritengono che l'antica sede episcopale di Amantea, documentata per la prima volta dalla predetta Notitia Leonis Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, p. 283, nº 543., sia stata unita nell'XI secolo alla diocesi di Tropea; Duchesne invece ipotizza che ad Amantea sia forse seguita la diocesi di Martirano.; Cappelletti, Le Chiese d'Italia…, vol. XXI, pp. 217, 225.
In seguito all'occupazione normanna della Calabria, la diocesi, fino a quel momento di rito greco, passò gradualmente al rito latino. Il primo vescovo latino fu Giustino a cui il conte Ruggero nel 1094 confermò tutti i privilegi ed i diritti di cui godevano i precedenti vescovi greci.Testo del privilegio in: Capialbi, Memorie per servire alla storia della Santa Chiesa Tropeana, Appendice, pp. 10-11. Fu edificata una nuova cattedrale, che venne consacrata nel 1193 alla presenza del metropolita di Reggio e di sette vescovi calabresi. Dal punto di vista territoriale, la diocesi comprendeva due entità distinte: «il territorio originario di Tropea e dintorni, denominato "diocesi superiore", e il territorio di Amantea, denominato "diocesi inferiore" e che comprendeva la fascia costiera tra Lamezia e Paola, nettamente separati. Il vescovo poteva raggiungere il territorio amanteano via mare».Dal sito BeWeb - Beni ecclesiastici in web.
Tra il XIII e la metà del XVI secolo pochissimi furono i vescovi che risiedettero stabilmente in diocesi e solo con Gian Matteo di Luca (1556) le cose iniziarono a cambiare. Fu merito di Girolamo Rustici (1570-1593) l'aver dato nuovo dinamismo alla diocesi tropeana, con l'arrivo di nuovi ordini e congregazioni religiose. Il vescovo Fabrizio Caracciolo (1615-1626) dette attuazione pratica alle decisioni del concilio di Trento con l'indizione del primo sinodo nel 1618 e la fondazione del seminario diocesano. Particolarmente cara alla memoria dei tropeani è la figura del vescovo Ambrogio Cordova (1633-1638), con cui inizia la serie dei vescovi spagnoli, e che istituì «la festa della Madonna di Romania il 27 marzo, per ricordare la particolare protezione della Vergine che ha scampato Tropea da un disastroso terremoto nel 1638».
Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII Tropea fu unita aeque principaliter alla diocesi di Nicotera. Al momento dell'unione con Nicotera la diocesi era composta dai seguenti comuni: Tropea, Drapia, Parghelia, Zambrone, Spilinga e Ricadi, che costituivano la "diocesi superiore"; Amantea, Aiello Calabro, Serra d'Aiello, San Pietro in Amantea, Belmonte Calabro, Cleto, Falconara Albanese, Fiumefreddo Bruzio, Longobardi, le parrocchie di Laghitello e Terrati (nel comune di Lago), Falerna, Nocera Terinese e San Mango d'Aquino, che costituivano la "diocesi inferiore". Il 16 dicembre 1963Decreto in: , AAS 56 (1964), pp. 463-464. i comuni della "diocesi inferiore" furono ceduti a vantaggio dei territori dell'arcidiocesi di Cosenza e della diocesi di Nicastro (oggi diocesi di Lamezia Terme).
Nicotera La diocesi di Nicotera ha avuto una storia travagliata, due volte soppressa e due volte restaurata.
Storicamente è menzionata per la prima volta alla fine del VI secolo nelle lettere di papa Gregorio Magno. Il suo vescovo, Proculo, venne sospeso dal suo incarico per aver trascurato di amministrare la sua Chiesa e detenuto a Roma per fare penitenza (in poenitentiam deputatus); il pontefice incaricò Rufino di Vibona di scegliere tra il clero della massa Nicoterense un nuovo vescovo; tuttavia tre anni dopo, nel 599, Proculo ritornò sulla sede calabrese.Lanzoni, op. cit., p. 334. Dalle lettere di papa Gregorio si evince che il territorio di Nicotera faceva parte di una "massa", ossia di un insieme di fondi, di proprietà del Patrimonium Sancti Petri.
A partire dall'VIII secolo la diocesi fu sottomessa al patriarcato di Costantinopoli e adottò il rito greco in sostituzione di quello latino. Il secondo vescovo noto di Nikotéra è Sergio, che presenziò alle sedute del secondo concilio di Nicea del 787. Infine abbiamo il vescovo Cesareo, che trovò la morte nel 902 quando la città fu completamente distrutta dai Saraceni.
Nicotera è poi citata nella Notitia Episcopatuum dell'imperatore Leone VI (inizio X secolo) tra le sedi suffraganee dell'arcidiocesi di Reggio. Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, p. 283, nº 546. Tuttavia dopo Cesareo non è noto alcun vescovo e, a causa della distruzione della città, la diocesi fu soppressa e probabilmente unita a quella di Tropea.
A metà circa dell'XI secolo la Calabria venne conquistata dai Normanni, che procedettero a ricostruire Nicotera e a restaurarvi la diocesi, che fu resa immediatamente soggetta alla Santa Sede. Di questa seconda fase della vita della diocesi, sono noti solo due vescovi. Pellegrino è documentato in un diploma del 1173 e prese parte al concilio lateranense del 1179. Nella lotta tra gli aragonesi e gli angioini per il predominio sul territorio, nel contesto delle Guerre del Vespro, fece le spese il vescovo Tancredi, ucciso nel 1304, accusato di aver parteggiato per gli aragonesi siciliani in contrasto con le direttive del papa. Con la sua morte la diocesi venne soppressa una seconda volta ed il suo territorio unito dapprima a Mileto e poi a Reggio.
La diocesi fu nuovamente eretta con bolla di papa Bonifacio IX del 14 agosto 1392, come suffraganea di Reggio. Primo vescovo fu Giacomo d'Ursa da Sant'Angelo, che governò la diocesi fino all'inizio del XV secolo. A partire dalla seconda metà del Cinquecento i vescovi si impegnarono per l'attuazione delle riforme volute dal concilio di Trento: Luca Antonio Resta celebrò il primo sinodo diocesano nel 1579; il successore Ottaviano Capece (1582-1616) ne celebrò ben dieci per ripristinare le regole e riformare i costumi; edificò il nuovo palazzo episcopale e restaurò la cattedrale; Ercole Coppola istituì il seminario vescovile nel 1659. Nel 1669 il vescovo Giovanni Biancolella fu ucciso in un agguato, il cui vero obiettivo però era il vicario Giuseppe Corso; i colpevoli furono arrestati e giudicati e, benché papa Clemente IX in un primo tempo avesse deciso di comprare la città per demolirla senza lasciarne traccia, fu nominato un nuovo vescovo scongiurando così un'ennesima soppressione della diocesi. Nel 1688 venne ucciso anche il tesoriere del capitolo della cattedrale.
Nel 1818 Nicotera fu unita aeque principaliter alla sede di Tropea. Al momento dell'unione, la diocesi comprendeva due soli comuni, Nicotera e Limbadi, con una decina di villaggi annessi, e la parrocchia di Caroniti nel comune di Joppolo.D'Avino, Cenni storici..., pp. 478-479. Primo vescovo di Nicotera e Tropea fu il napoletano Giovanni Tomasuolo (1818-1824), che dovette fare i conti con i contrasti sorti tra il clero delle due città a causa della residenza del vescovo. A Michelangelo Franchini (1832-1854) si deve una particolare attenzione al seminario e alla formazione del clero, e all'istruzione religiosa dei fedeli, per i quali pubblicò nel 1835 un compendio della dottrina cristiana. Tra i vescovi dell'Ottocento si deve ricordare anche Domenico Taccone Gallucci (1891-1908), autore di ricerche di storia ecclesiastica e soprattutto dei regesti pontifici relativi alle chiese calabresi.
Il 12 marzo 1927 la diocesi si ingrandì con la parrocchia di Joppolo, già appartenuta all'arcidiocesi di Reggio Calabria. Decreto Inter paroecias, AAS 19, 1927, pp. 189-190.
L'11 luglio 1973, dopo dieci anni di sede vacante, Vincenzo De Chiara, vescovo di Mileto, fu nominato anche vescovo di Nicotera e Tropea, unendo così in persona episcopi le tre sedi calabresi. Al De Chiara si deve l'istituzione del museo diocesano di Nicotera nei locali del palazzo vescovile.
Al momento della piena unione con Mileto, le diocesi unite di Nicotera e Tropea comprendevano 43 parrocchie nei comuni di Drapia (4), Ioppolo (3), Limbadi (5), Nicotera (6), Parghelia (2), Ricadi (9), Spilinga (3), Tropea (6), Zaccanopoli e Zambrone (4).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 269, 19 novembre 1986, p. 21 e seguenti. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 5 novembre 1986 su richiesta del vescovo del 28 giugno 1986.
Mileto