Le foreste miste dell'altopiano del Loess della Cina centrale sono un'ecoregione terrestre dell'ecozona paleartica appartenente al bioma delle foreste temperate di latifoglie e miste. Identificata dal WWF con il codice PA0411, è interamente compresa nella Cina centro-settentrionale e occupa circa 360.000 km². Si estende attraverso gran parte dell'altopiano del Loess, formando una vasta zona di transizione fra le regioni forestali della Cina orientale, influenzate dal monsone, e le steppe e i deserti dell'Asia interna.
Nella classificazione bioregionale di One Earth appartiene alla regione delle foreste miste dell'altopiano del Loess e della pianura dello Huang He, insieme alle foreste miste della pianura dello Huang He e alle praterie saline del mar di Bohai.
Territorio
L'altopiano del Loess è uno dei più vasti e spettacolari paesaggi di depositi eolici del mondo. Si estende per oltre un migliaio di chilometri attraverso la Cina centro-settentrionale e presenta in molti settori accumuli di loess spessi più di 100 m e localmente prossimi o superiori ai 200 m.
Il loess è costituito prevalentemente da limo minerale molto fine trasportato e depositato dal vento. I grandi accumuli dell'altopiano si formarono soprattutto attraverso ripetuti episodi di deposizione eolica durante il Quaternario, quando le condizioni fredde e aride favorivano la produzione e il trasporto di polveri dalle regioni interne dell'Asia. Depositi eolici più antichi testimoniano tuttavia che l'apporto di polvere nell'area era iniziato molto prima del Pleistocene ed è strettamente legato alla lunga evoluzione del sistema monsonico dell'Asia orientale.
I sedimenti di loess sono ricchi di minerali e possono formare suoli molto fertili, capaci di sostenere un'agricoltura intensiva. La loro struttura estremamente fine e poco consolidata li rende però particolarmente vulnerabili all'erosione quando viene rimossa la copertura vegetale. L'acqua piovana incide facilmente il terreno, formando un intricato sistema di gole, burroni e valloni dalle pareti ripide, mentre il vento può sollevare grandi quantità di polvere durante i periodi secchi.
Il caratteristico colore giallastro delle acque del Fiume Giallo deriva dall'enorme quantità di sedimenti fini erosi dall'altopiano e trasportati verso valle. Parte di questo materiale raggiunge il basso corso del fiume e i mari marginali della Cina settentrionale, dove ha contribuito per millenni alla costruzione di pianure alluvionali e delta.
Il clima presenta un forte gradiente da sud-est verso nord-ovest. I settori orientali e meridionali sono relativamente più umidi e ricevono una maggiore influenza del monsone estivo dell'Asia orientale, mentre verso la Mongolia Interna le precipitazioni diminuiscono progressivamente e il paesaggio assume un carattere sempre più steppico. Sull'intero altopiano le precipitazioni annue variano indicativamente da circa 150 a 800 mm, con la maggior parte delle piogge concentrata nella stagione estiva. Gli inverni sono freddi e secchi, mentre le estati sono calde e possono essere caratterizzate da precipitazioni intense capaci di provocare una forte erosione superficiale.
La combinazione fra suoli fertili, disponibilità stagionale d'acqua e facile lavorabilità del terreno ha favorito una presenza agricola antichissima. L'altopiano rientra infatti fra le principali culle dell'agricoltura della Cina settentrionale ed è stato profondamente modificato dalle attività umane per migliaia di anni.
Flora
La vegetazione potenziale varia notevolmente secondo altitudine, esposizione e disponibilità di acqua. Nei settori orientali e nelle montagne più umide predominano foreste temperate decidue di latifoglie, mentre procedendo verso nord-ovest queste vengono progressivamente sostituite da boschi aperti, praterie e steppe.
Fra gli alberi caratteristici figurano numerose querce e aceri. Alle quote maggiori compaiono betulle, pioppi tremuli, tigli e sorbi, mentre le quote inferiori e i settori più caldi possono ospitare olmi, frassini, Hovenia e Pistacia. Nei rilievi più elevati si sviluppano inoltre comunità di conifere adattate agli inverni freddi.
Particolarmente importanti sono le foreste montane dei monti Lüliang e di altri rilievi dello Shanxi. Qui sopravvivono estesi popolamenti di larice del principe Rupprecht (Larix principis-rupprechtii), spesso associato a Betula platyphylla, pioppi, abeti rossi e altre latifoglie temperate. Nei monti Luya è conservato uno dei più vasti complessi rimasti di foresta naturale dominata da questa conifera, che cresce soprattutto alle quote superiori ai 1.600 m.
La copertura vegetale originaria dell'altopiano era tuttavia più complessa di una distesa continua di foreste. Le ricostruzioni basate sui pollini fossili indicano che durante gran parte dell'Olocene vaste aree centrali dell'altopiano furono dominate da steppe e praterie, mentre le foreste erano concentrate soprattutto sui rilievi, nei settori nord-orientali e sud-occidentali e nelle zone climaticamente più favorevoli. La proporzione fra foresta e steppa variò inoltre sensibilmente in risposta alle oscillazioni del monsone, alla topografia e, negli ultimi millenni, alle attività umane.
A partire soprattutto dagli ultimi due millenni, l'espansione delle coltivazioni, il pascolo, gli incendi e il prelievo di legname modificarono profondamente il mosaico naturale. Le testimonianze paleoecologiche indicano una crescente impronta antropica durante il periodo Qin-Han e nei secoli successivi, con un aumento degli indicatori di incendio, agricoltura e vegetazione secondaria.
Oggi i lembi meglio conservati di foresta naturale si trovano soprattutto sui rilievi più accidentati e meno adatti all'agricoltura. Gran parte delle superfici di loess è invece occupata da coltivazioni, praterie secondarie, arbusteti e formazioni vegetali originate o fortemente modificate dagli interventi di riforestazione.
Fauna
La millenaria trasformazione del paesaggio ha fortemente ridotto la fauna forestale dell'altopiano, ma i rilievi dello Shanxi e delle regioni confinanti conservano ancora importanti nuclei di biodiversità.
Una delle specie simbolo dell'ecoregione è il fagiano orecchiuto bruno (Crossoptilon mantchuricum), grande fasianide endemico della Cina settentrionale e classificato come vulnerabile. Le sue popolazioni sopravvivono in nuclei frammentati soprattutto nei monti Lüliang dello Shanxi e in alcuni sistemi montuosi dello Shaanxi, dello Hebei e dell'area di Pechino.
La riserva naturale nazionale di Pangquangou, nei monti Lüliang, costituisce uno dei suoi habitat più importanti. La specie utilizza soprattutto foreste montane relativamente mature, incluse quelle dominate dal larice del principe Rupprecht. Pangquangou ospita inoltre la cicogna nera (Ciconia nigra), l'anatra mandarina (Aix galericulata), l'aquila reale (Aquila chrysaetos) e numerosi altri uccelli forestali e migratori.
Un altro importante rifugio è il complesso dei monti Luya, caratterizzato da vaste foreste di Larix principis-rupprechtii, peccete e praterie subalpine. Oltre al fagiano orecchiuto bruno, l'area ospita il mosco siberiano (Moschus moschiferus) e il leopardo (Panthera pardus), rappresentato nella Cina settentrionale da popolazioni estremamente rare e frammentate.
Nella parte meridionale dell'ecoregione, la riserva naturale nazionale di Lishan conserva foreste temperate calde molto più ricche. Recenti campagne di fototrappolaggio vi hanno documentato il leopardo, il mosco siberiano, il macaco reso (Macaca mulatta), il tasso porcino maggiore (Arctonyx collaris), la martora dalla gola gialla (Martes flavigula), il gatto leopardo (Prionailurus bengalensis), il capriolo siberiano (Capreolus pygargus) e il fagiano koklass (Pucrasia macrolopha).
Studi genetici recenti hanno inoltre confermato la presenza del mosco di foresta (Moschus berezovskii) in diversi sistemi montuosi dello Shanxi, comprese le riserve di Lishan, Luya e Pangquangou, indicando che queste montagne rappresentano un importante rifugio per i moschi della Cina settentrionale.
Conservazione La trasformazione antropica dell'altopiano del Loess è una delle più profonde avvenute in un grande paesaggio terrestre dell'Asia orientale. Agricoltura, pascolo, raccolta di legname e crescita della popolazione ridussero progressivamente la copertura vegetale naturale, provocando un aumento dell'erosione e dell'apporto di sedimenti al Fiume Giallo.
Le aree meglio conservate si trovano soprattutto sui rilievi montuosi e sui terreni rocciosi meno adatti all'agricoltura. Pangquangou, Luya Shan e Lishan costituiscono alcuni dei principali nuclei di conservazione, ma proteggono soprattutto habitat montani relativamente poco disturbati; le superfici tipicamente ricoperte da profondi depositi di loess sono molto più intensamente utilizzate dall'uomo.
Dalla seconda metà del XX secolo la Cina ha intrapreso programmi sempre più vasti di controllo dell'erosione, basati sulla costruzione di terrazze e dighe di ritenuta, sulla regolazione del pascolo e sul ripristino della vegetazione. Una svolta fondamentale è stata l'introduzione nel 1999 del programma Grain for Green, volto alla conversione dei terreni agricoli più ripidi e vulnerabili in foreste, arbusteti o praterie.
Questi interventi hanno determinato un notevole aumento della copertura vegetale e una marcata diminuzione dell'erosione, del deflusso superficiale e del trasporto di sedimenti. Una sintesi degli studi relativi al periodo 2000-2015 ha rilevato incrementi significativi della copertura forestale e della produttività vegetale, accompagnati da una forte riduzione del carico sedimentario e della perdita di suolo.
Il rinverdimento su vasta scala comporta tuttavia importanti compromessi ecologici. In una regione relativamente arida, piantagioni dense di alberi e arbusti possono consumare più acqua di quanta ne venga reintegrata dalle precipitazioni, determinando l'essiccamento degli strati profondi del suolo e una riduzione del deflusso verso i corsi d'acqua. Studi condotti sull'altopiano mostrano che le piantagioni artificiali possono diminuire sensibilmente l'umidità del terreno, soprattutto in profondità, mentre la rigenerazione naturale tende ad avere effetti idrologici meno marcati.
La conservazione dell'ecoregione richiede quindi una strategia differenziata. Nelle montagne relativamente umide può essere prioritario ricostituire boschi di latifoglie e foreste miste simili alle comunità naturali; nelle superfici più aride dell'altopiano risultano spesso più appropriate praterie, steppe arbustive e una rigenerazione spontanea adattata alla disponibilità locale d'acqua.
Le ricostruzioni paleoecologiche rafforzano questa impostazione, mostrando che durante l'Olocene vaste porzioni dell'altopiano furono naturalmente dominate da praterie e steppe e che le foreste erano concentrate soprattutto nelle montagne e nei settori più umidi. Il ripristino ecologico non consiste pertanto nel ricoprire uniformemente di alberi l'intero altopiano, ma nel ricostruire un mosaico di foreste, arbusteti e praterie compatibile con il clima, il rilievo e la disponibilità idrica di ciascuna area.
Note
Voci correlate Lista delle ecoregioni terrestri
Altri progetti
Categoria:Ecoregioni dell'ecozona paleartica