Procuratore generale presso l'Alta corte di cassazione e giustizia (2006-2012), alto rappresentante del ministero della giustizia per le relazioni con la Commissione europea (2012-2013) e procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania (2013-2018), fu tra i maggiori protagonisti della lotta alla corruzione e del processo di ammodernamento del sistema giudiziario in Romania negli anni successivi all'ingresso del paese nell'Unione europea.

Considerata da più osservatori come figura di grande integrità ed onestà, fu contemporaneamente la prima donna e il più giovane magistrato a capo della procura generale dell'Alta corte. Dal 2013 al 2018 la sua attività presso la DNA contribuì alla crescita della credibilità della magistratura in Romania. Nel periodo della sua conduzione, infatti, furono avviate indagini nei confronti di numerose personalità politiche, tra le quali l'ex primo ministro Victor Ponta.

Dal 23 settembre 2019 è a capo della Procura europea.

Famiglia e formazione Figlia del procuratore Ioan Lascu, che tra il 1980 e il 2010 fu capo della procura del tribunale di Mediaș, da ragazza fu grande appassionata di basket. Membro della squadra locale di Mediaș, fu convocata dalla nazionale giovanile di pallavolo femminile, che nel 1989 a Timișoara conquistò il titolo di vicecampione europeo categoria cadette.

Compiuti gli studi liceali a Mediaș, tra il 1991 e il 1995 frequentò la facoltà di legge dell'Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca. Tra il 1996 e il 1997 compì, inoltre, studi specialistici in diritto penale presso l'Università Lucian Blaga di Sibiu.

Nel 2002 sposò Eduárd Kövesi, dal quale divorziò nel 2007, pur mantenendone il cognome.

Il fratello, Sergiu Lascu, nel 2010 divenne direttore della direzione di tecnologia, informazione e comunicazione della Transgaz, azienda di stato operante nello stoccaggio e trasporto di gas naturale.

Nel 2011 conseguì il titolo di dottorato in diritto penale presso l'Università dell'Ovest di Timișoara con una tesi dal titolo Lotta al crimine organizzato secondo le disposizioni del diritto penale (in rumeno: Combaterea crimei organizate prin dispoziții de drept penal). La validità della tesi fu successivamente contestata per sospetti di plagio ma, nonostante le dure e prolungate polemiche, la Kövesi fu scagionata da tali accuse.

Attività professionale Al tribunale di Sibiu Compiuti gli studi universitari, assunse l'incarico di magistrato presso il tribunale di Sibiu, ottenendo con il tempo sempre maggiori funzioni. Tra il 15 settembre 1995 e il 1º maggio 1999 fu procuratore, mentre nel 2000 venne promossa a capo dell'ufficio sulla corruzione e il crimine organizzato. Nel 2002 gli fu affidata anche la conduzione della sezione antidroga.

Nel 2004 rivestì, seppur per pochi mesi, la funzione di capo della sezione di procedimento penale e criminale. Tra il 2004 e il 2006 fu membro della direzione di investigazione sulla criminalità organizzata e il terrorismo.

Procuratore generale dell'Alta corte di cassazione e giustizia Nel luglio 2006, colpito dalle critiche del ministro degli interni Vasile Blaga (PD), l'allora procuratore generale dell'Alta corte di cassazione e giustizia Ilie Botoș presentò le proprie dimissioni dall'incarico, come conseguenza dello scandalo sulla sparizione dell'uomo d'affari Omar Hayssam, indagato dalla procura, ma divenuto irreperibile alle autorità.

In sua sostituzione Laura Codruța Kövesi, il 26 agosto 2006, su indicazione del ministro della giustizia Monica Macovei, fu nominata dal presidente della repubblica Traian Băsescu (sostenuto dal gruppo di centro-destra del Partito Democratico Liberale) quale nuovo procuratore generale della Romania, divenendo a 33 anni il più giovane magistrato, nonché la prima donna, a rivestire tale funzione. Tra gli altri primati fu, inoltre, il primo procuratore nella storia dell'Alta corte a giungere fino a fine mandato.

A capo della procura dell'Alta corte, intenzionata a rinnovare e rafforzare i criteri di valutazione dei magistrati della sua procura in nome dell'efficienza organizzativa, si prefissò il proposito di rivederne la struttura e di avvicinarne gli standard ai parametri europei. Malgrado qualche polemica con i membri più anziani, tra i propri collaboratori scelse persone di nota integrità e si batté per perseguire i propri obiettivi. Nel 2009, ad esempio, accusò pubblicamente il vecchio procuratore militare Dan Voinea di aver compiuto numerose irregolarità nella conduzione delle diverse e controverse indagini volte a far luce sui fatti della rivoluzione romena del 1989 e della mineriada del 1990, eventi che avevano profondamente segnato la storia della Romania contemporanea.

Sostenuto dal nuovo ministro della giustizia Cătălin Predoiu (PD-L), il 2 ottobre 2009 il suo incarico venne prorogato per un ulteriore mandato di tre anni. Nel 2012, tuttavia, non fu riconfermata nella funzione a causa di alcuni dissapori con il Consiglio superiore della magistratura (CSM) e con il suo presidente Virgil Andreieș, che avrebbe dovuto fornire il proprio parere sulla nomina. Kövesi, infatti, aveva più volte criticato il CSM tacciandolo di scarsa credibilità agli occhi della popolazione per via dell'atteggiamento disinteressato e non deontologico di alcuni suoi membri.

Nell'ottobre 2012, allo scadere del mandato, assegnò per un termine di 6 mesi a Daniel Morar (allora procuratore capo della DNA) la delega di primo procuratore aggiunto della procura dell'Alta corte. Tale scelta fu duramente criticata dal presidente del Partito Nazionale Liberale (PNL) Crin Antonescu che la definì scandalosa. L'atto della Kövesi avvenne, infatti, nel quadro di un più ampio conflitto politico tra il presidente Băsescu e le due forze politiche che in quel momento guidavano la maggioranza di governo, cioè il PNL e il Partito Social Democratico (PSD). Il PNL non gradì le azioni della Kövesi poiché, essendo stata nominata da Băsescu, era vista come un'alleata del presidente. Antonescu ribadì che la coppia Kövesi-Morar rispecchiava i desideri di Băsescu, ma che la selezione dei magistrati, in realtà, era competenza del ministro della giustizia Mona Pivniceru. In novembre il ministero nominò nuovo procuratore generale Tiberiu Nițu.

Considerata figura di alto profilo professionale, su indicazione del ministro Pivniceru, dal 3 ottobre 2012 al 16 maggio 2013 Kövesi rivestì il ruolo di consigliere ministeriale ed alto rappresentante del ministero della giustizia per le relazioni con la Commissione europea, nell'ambito del Meccanismo di cooperazione e verifica (MCV) dell'Unione europea, organismo predisposto dall'UE per supportare Romania e Bulgaria nel processo di realizzazione della riforma della giustizia e della lotta alla corruzione.

Capo della Direzione nazionale anticorruzione (DNA) Incriminazioni di politici di rilievo Il 27 marzo 2013 il ministro della giustizia Mona Pivniceru presentò le proprie dimissioni, al fine di rivestire il nuovo ruolo di giudice della Corte costituzionale della Romania. Tra le dimissioni di Pivniceru e la nomina del nuovo ministro Robert Cazanciuc, la conduzione del ministero fu assunta ad interim dal primo ministro Victor Ponta (PSD), che in quel momento presiedeva un governo sostenuto da una coalizione composta da PSD e PNL. Ponta, intenzionato a risolvere il problema delle nomine dei vertici della Direzione nazionale anticorruzione (DNA) dopo l'addio di Morar e l'interimato di Laura Oprean, si assunse la responsabilità personale della nomina della Kövesi a capo della DNA, malgrado le dure obiezioni espresse dal PNL, che la considerava un alleato del presidente Băsescu.

L'apporto della Kövesi alla guida della DNA, ente preposto alla lotta alla corruzione a livello medio e alto, fu immediato, indiscutibile e sostenuto dal plauso della Commissione europea. Solamente nel 2014 furono eseguite 1138 condanne nei confronti di politici, uomini d'affari e giudici. Tra questi anche l'ex ministro dello sport Monica Iacob Ridzi (PD-L), condannata a 5 anni di reclusione e l'ex capo della DIICOT Alina Bica. Nello specifico, nel corso del 2014 furono indagati o condannati 24 sindaci (tra i quali il sindaco di Bucarest Sorin Oprescu, PSD), 5 parlamentari ed un ex primo ministro (Adrian Năstase, PSD). Furono avviate, nel complesso, più di 9000 indagini che condussero al recupero di oltre 300 milioni di euro. Nel corso del mandato della Kövesi furono indagati 13 ex membri dei governi di Victor Ponta, tra i quali lo stesso premier (accusato di evasione fiscale nel 2015), il ministro delle finanze Darius Vâlcov (PSD) e quello degli interni Gabriel Oprea (UNPR). Inflessibile e mirato alla lotta alla corruzione in ogni sua forma, l'operato di Kövesi fu politicamente trasversale. Furono indagati, infatti, personalità tanto di sinistra quanto di destra, tra i quali l'ex ministro del turismo Elena Udrea (PD-L) e Mircea Băsescu, fratello del presidente Traian.

Nel 2016 fu presentato il rapporto sui risultati ottenuti nel 2015, dal quale risultò che erano stati aperti 1250 fascicoli d'inchiesta che avevano portato al rinvio a giudizio di un primo ministro (Victor Ponta), 5 ministri e 21 parlamentari, con il recupero di 500 milioni di euro.

Secondo un sondaggio realizzato nel 2015 dall'agenzia INSCOP, sotto la guida della Kövesi la DNA era diventata l'istituzione con uno dei più alti livelli di fiducia percepita da parte della popolazione (60%, mentre nel 2014 era al 49%), al pari della chiesa ortodossa romena.

Allo scadere dei primi tre anni, la nomina al suo secondo mandato alla DNA fu sostenuta tanto da Raluca Prună, ministro della giustizia del governo Cioloș (esecutivo tecnico in carica dal novembre 2015), quanto dal presidente della repubblica, il liberale Klaus Iohannis (eletto nel dicembre 2014). Il 28 marzo il Consiglio superiore della magistratura espresse il proprio parere positivo, mentre il presidente firmò il decreto di nomina il 6 aprile 2016.

I dati sul 2016 confermarono l'enorme ed influente crescita della DNA: furono indagate 1270 persone, tra i quali 3 ministri, 17 parlamentari e 47 sindaci.

Contestualmente Kövesi lamentò una serie di attacchi e intimidazioni senza precedenti alla struttura della DNA, con pressioni pubbliche e dichiarazioni definite come calunniose. La stessa Kövesi fu coinvolta dai propri detrattori in uno scandalo riguardante il sospetto plagio della propria tesi dottorale. Oltre Victor Ponta, che dopo l'avvio dell'inchiesta nei suoi confronti nel 2015 affermò che il problema della Romania era quello di un sistema giudiziario ossessionato dalla necessità di inventare fatti risalenti a 10 anni prima, tra i maggiori oppositori della Kövesi a capo della DNA vi furono Traian Băsescu (la cui figlia Ioana nel 2016 fu iscritta nel registro degli indagati per istigazione in abuso d'ufficio) e l'ex primo ministro Călin Popescu Tăriceanu (indagato nel 2016 per aver reso falsa testimonianza), che la accusarono di approfittare della propria posizione per fini politici. Băsescu affermò che nel 2012 Kövesi avrebbe minacciato di arresto un funzionario della procura nel caso in cui fossero riprese le indagini sulle accuse di plagio della propria tesi di dottorato. Nel 2016 altri scandali pubblici contribuirono alle pressioni sulla DNA: il caso Black Cube e le illazioni di Sebastian Ghiță ai danni di Laura Codruța Kövesi.

Posizione sull'OUG 13