La Repubblica di Siena nella sua progressiva crescita territoriale vide i suoi confini espandersi specialmente nei territori della Toscana meridionale dell’attuale provincia di Grosseto. Il possesso di uno “sbocco sul mare” da parte di Siena fu quindi una naturale continuazione della sua politica espansionistica e commerciale nella Maremma Grossetana con la conquista dei porti di Talamone, Porto Ercole e Porto Santo Stefano.
Al fine di assicurarsi un accesso al traffico marittimo ed una rete commerciale competitiva, già nel XIII secolo Siena tenta di assicurarsi l’uso del porto fluviale di Grosseto. Tuttavia lo scalo, spazzato via dalle violenti piene che, tra il 1318 ed il 1333, allontanarono il corso dell’Ombrone dalla città, non ebbe di fatto mai un rilevante sviluppo, anche per l’errata politica economica senese e per la mancanza di un retroterra produttivo.
Lo spazio euro-mediterraneo di Siena
Nonostante Siena non rappresentasse un punto di riferimento importante per i traffici mediterranei come Pisa o Firenze, questo non impediva agli operatori commerciali senesi di trovarsi coinvolti nel grande commercio via mare.
Ben prima del possesso di uno sbocco sul mare, le grandi compagnie mercantili senesi, erano solite affittare navi per il trasporto delle merci attraverso Porto Pisano e per i loro viaggi in terre straniere, affidando i loro traffici a compagnie di armatori estere provenienti dalle più vicine repubbliche marinare o appartenenti ad i maggiori ordini monastici militari. Con l'acquisto del controllo dei porti di Talamone e di Porto Ercole, nonostante l'esistenza di una piccola e ridotta cantieristica navale, Siena non sviluppò mai una propria flotta e continuò ad appoggiarsi all'utilizzo di navigli stranieri per i propri commerci via mare.
In un primo momento sotto la bandiera di Pisa e successivamente quella di Genova, Firenze, Venezia ed Ancona, i mercanti senesi traevano vantaggio dalla protezione offerta dai governanti stranieri ai cittadini delle repubbliche marinare ed ai loro alleati, sviluppando una rete commerciale-bancaria che al suo apice si estendeva dall'Inghilterra al levante, dalla Sicilia alle coste spagnole.
Un ruolo rilevante nei traffici marittimi della Repubblica di Siena è stato a lungo ricoperto dagli armatori della Corona d'Aragona che potevano godere di tutta una serie di privilegi a loro garantiti, uniti alla presenza di logge, fondachi e consoli catalani a Siena. Infatti, i mercanti catalani, da terra, agivano contrattando le operazioni a nome dei connazionali, insieme con quelle compagnie bancarie e commerciali senesi, che a loro volta avevano interessi e soci presenti nelle terre della Corona d’Aragona. Difatti, il circuito commerciale catalano-aragonese arrivò quindi a integrare a tal punto gli scali toscani, che i catalani cercarono di assicurarsi l’accesso al porto senese di Talamone, attraverso una serie di concessioni, pur con tutte le difficoltà logistiche che l’utilizzo di questo porto implicava, nei momenti in cui gli era impedito operare attraverso Porto Pisano. Storia
Il sistema portuale fluviale-lacustre di Grosseto I rapporti tra Grosseto e la Repubblica di Siena furono fortemente segnati dalla rilevanza degli scali portuali grossetani.
Il commercio via mare era favorito dalla presenza di economiche e rapide vie di comunicazioni fluviali e lacustri. La città si trovava infatti in una posizione altamente vantaggiosa per lo sfruttamento delle aree umide che tra l'Ombrone ed il Lago di Castiglione creavano un sistema di acquitrini che offriva importanti risorse, quali il sale, il pesce e la selvaggina. La città di Grosseto garantiva quindi sia un ottimo scalo marittimo, attraverso la foce fluviale, sia il controllo del versante orientale del Lago di CastiglioneFarinelli R. 2009, La Valle dell'Ombrone dalla tarda Antichità al basso Medioevo. Il contributo delle indagini storico-archeologiche alla storia del popolamento dei flussi di traffico, in G. Resti, Ombrone. Un fiume tra due terre, Ospedaletto (Pisa), pp. 45-60.
Il sistema portuale grossetano era costituito dal suo principale porto fluviale ("in portu fluminis"), a poca distanza dalla città, e dal "portum stagni", situato sulle sponde orientali del Lago di Castiglione. Un terzo approdo era invece presente alla foce dell'Ombrone, nei pressi della Torre della Trappola, fatta costruire tra il 1413 ed il 1417 a difesa di un complesso di edifici adibiti a dogana e magazzino connessi all'attività delle saline. Ad essi si andavano ad aggiungere una serie di approdi di minore importanza.
Si trattava di un sistema portuale articolato in una serie di scali caratterizzati da denominazioni differenti e strutturato in relazione al differente pescaggio delle imbarcazioni, in modo tale da adattarsi alle frequenti variazioni della portata d'acqua ed alla mutevolezza idrogeologica del fiume.
Agli albori del XIII secolo, l'importanza commerciale del porto di Grosseto spinse Siena a stringere una serie di accordi con gli Aldobrandeschi che esonerassero i mercanti senesi dal pagamento di pedaggi per le loro merci. Nel settembre del 1224, proprio il mancato rispetto, da parte degli abitanti di Grosseto, dell'esenzione doganale garantita ai mercanti, portò alla prima temporanea occupazione militare della cittàFarinelli R. 2009, La Valle dell'Ombrone dalla tarda Antichità al basso Medioevo. Il contributo delle indagini storico-archeologiche alla storia del popolamento dei flussi di traffico, in G. Resti, Ombrone. Un fiume tra due terre, Ospedaletto (Pisa).
Verso la metà del XIII secolo si hanno varie testimonianze dell'utilizzo del porto fluviale di Grosseto da parte del comune di Siena per l'approvvigionamento di grano proveniente dal Regno di Sicilia, per la città toscana allora aderente allo schieramento filo-imperiale.
L'esistenza di un legame tra lo scalo maremmano e l'esportazione via mare di prodotti cerealicoli locali è testimoniato da un contratto del 1256, nel quale il pisano Lanfranco di Ranieri noleggiò una imbarcazione al comune di Siena per il trasporto di ventidue moggia di grano.
Le direttrici di comunicazione tracciate dal corso dell’Ombrone furono percorse da una grande varietà di merci, movimentate dall’entroterra verso la costa e viceversa, intrecciandosi con i percorsi della transumanza fino all'Appennino ed al Monte Amiata. L’elemento costante di questi traffici era principalmente rappresentato dai sistemi di approvvigionamento di sale marino da parte delle regioni interne.
Sul controllo della produzione e del commercio del sale si articolarono nel tempo sempre più strette relazioni tra il comune di Grosseto e quello senese, dalla metà del XII secolo sino alla formale sottomissione a Siena della città nel 1334-1338.
A partire dalla fine del Duecento sono molti i portolani medievali e moderni che testimoniano l'esistenza dello scalo fluviale grossetano tra gli scali secondari del litorale tirrenico, dalla Carta Pisana del 1290 al Portolano di Digione del 1510cfr. M. de La Roncière - M. Mollat du Jourdin, I portolani : carte nautiche dai Secoli XIII-XVII, Milano 1984, n. 1.
Il sistema portuale grossetano rivestì un ruolo particolarmente significativo nel corso della prima metà del Trecento, costituendo, insieme al porto di Talamone, il punto di riferimento per i traffici marittimi delle principali città guelfe della Toscana, a causa del divieto di utilizzo degli scali pisani e lucchesi imposto ai mercanti Fiorentini.
Lo spostamento dei traffici marittimi fiorentini sui porti senesi è confermato dalla stipula, il 22 aprile 1329, a Grosseto di un atto pubblico di quietanza tra Ottobone del fu Pagano de’ Marini, a nome di Gaspare de’ Grimaldi, armatore genovese, e Bonaccorso del fu Giovanni, rappresentante della società fiorentina degli Acciaiuoli. Il documento rappresenta uno dei più antichi documenti all’origine del moderno contratto di assicurazioneMordini, Le forme del potere in Grosseto, cit., Repertorio, n. 253.
A causa delle violente alluvioni del 1318 e del 1333, l'area umida intorno a Squartapaglia divenne terraferma e fu quindi necessario lo spostamento delle saline di Grosseto verso la Trappola nel 1386. Questo mutamento, insieme all'allontanamento del corso del fiume da Grosseto, aumentò l'importanza e l'utilizzo dell'approdo fluviale situato più vicino alla foce a scapito di quelli più interniCarlo Citter, Antonia Arnoldus-Huyzendveld, Archeologia urbana a Grosseto: La città nel contesto geografico della bassa valle dell'Ombrone, Edizione degli scavi urbani 1998-2005, p. 56.
Nonostante la sua relativa importanza economica ed il suo costante utilizzo da parte di Siena, il sistema portuale grossetano non conobbe mai un vero e proprio sviluppo rilevante. La grande precarietà idrogeologica del bacino dell'Ombrone e la transizione verso un regime idraulico torrentizio, in seguito al mutamento del corso del fiume successivo alle grandi alluvioni della prima metà del Trecento, ridussero progressivamente la sua navigabilità ed allontanarono il corso del fiume da Grosseto.
Le periodiche epidemie di peste e la forte diffusione della malaria, in seguito all'impaludamento del Lago di Castiglione ebbero gravi conseguenze sulla popolazione locale, causando il parziale spopolamento della città maremmana, limitando ulteriormente l'utilizzo e lo sviluppo del sistema portuale.
Acquisto e sviluppo di Talamone
Nel maggio del 1303, l’abate del monastero di San Salvatore frate Ranieri, giunse a Siena proponendo al governo dei Nove l’acquisto dei terreni di proprietà del monastero (anche se allora erano però occupati militarmente dai Conti di Santa Fiora) tra cui Talamone e Castiglion di Val d’OrciaLuciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, p. 17.
Dopo una difficile contrattazione, il 10 settembre 1303 fu firmato il contratto d’acquisto. Al prezzo di 900 fiorini d’oro il porto di Talamone, la Contrada di Valentina e Castiglion di Val d’Orcia vennero venduti alla Repubblica di Siena che poneva sotto la sua protezione anche il monastero.
Il possesso di uno sbocco sul mare venne festeggiato ampiamente a Siena, speranzosa di incrementare così i suoi commerci, nonostante risentissero per le conseguenze negative che il fallimento della Gran Tavola dei Bonsignori aveva causato nelle relazioni con la Francia e l’Italia settentrionale.
Nel maggio del 1304 venne istituita una balìa di tre cittadini senesi che si occupassero delle necessità del porto di Talamone e di comunicarle a Siena.Si doveva a questo punto decidere la strategia da tenere riguardo al porto. Il Consiglio generale della Campana era diviso su due idee contrapposte rappresentate rispettivamente da Mignanello dei Mignanelli e da Cione di Alemanno dei Piccolomini. Il primo sosteneva che il governo dei Nove dovesse avere la piena autorità nei lavori, mentre il secondo sosteneva che fosse necessario accordarsi con i Genovesi per il corretto sviluppo del porto vista l’inesperienza dei senesi negli affari marittimi. Si decise di evitare intromissioni esterne gestendo direttamente lo scaloLuciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, pp. 23-26.
Dal 1305 vennero finanziati lavori di rifacimento per le mura del porto, migliorate le strade, creato un ponte e rifatto il cassero mentre, per evitare possibili inimicizie con i Conti di Santa Fiora vennero stabiliti con precisione i confini. L’anno successivo venne posto il bando per la gabella delle saline che avrebbe dovuto fornire metà del prodotto al Comune poiché di sua proprietà.