Lo stemma degli Altavilla è l'arme con cui viene rappresentata la dinastia siculonormanna degli Altavilla, fondatrice del Regno di Sicilia e protagonista delle vicende storiche dell'Italia meridionale nel corso dell'XI e del XII secolo. L'effettivo utilizzo di uno stemma da parte della casata che ebbe quale capostipite Tancredi, però, non è un assunto indubitatamente dimostrato, né universalmente condiviso. Inoltre, non va trascurato che esistono diverse ricostruzioni dell'arme, che i vari autori hanno accostato agli Altavilla; sebbene l'insegna d'azzurro alla banda scaccata d'argento e di rosso di due file di tessere si sia attestata come la rappresentazione più diffusa e maggiormente accettata.
La banda scaccata Origine dell'arme e significato L'origine del blasone della Casa d'Altavilla è incerta e dibattuta, poiché non vi sarebbero documenti o prove storiche che consentano di datare con certezza la sua introduzione, nonché il suo effettivo utilizzo da parte dei monarchi siculo-normanni; difatti, secondo alcuni studi, quello degli Altavilla sarebbe uno stemma "attribuito" alla dinastia solamente in epoca posteriore.. A questa tesi, però, si contrappongono le ricostruzioni di alcuni storici, quali Giovanni Antonio Summonte, Agostino Inveges e Giuseppe Sancetta.
Tra il 1601 e il 1602, furono pubblicati i quattro libri (gli ultimi due postumi) dell'edizione originale dellHistoria della Città e Regno di Napoli, dello storico napoletano Giovanni Antonio Summonte. Nei decenni successivi e fino alla metà del secolo seguente, furono realizzate diverse ristampe, nonché edizioni ampliate da altri autori, la più diffusa delle quali è quella del 1675. Nella sua monumentale opera, il Summonte scrive che Ruggero II, primo re di Sicilia, «portò per insegna una duplicata banda, ripartita in cinque parti, cioè cinque rosse, e cinque d'argento, la qual cala dalla parte destra alla parte sinistra per traverso, posta in campo azzurro, come portarono tutti i Normanni suoi predecessori». A parere dello storico napoletano, questo simbolo significherebbe «un animo invitto in acquistar dominio».
Una tesi simile, ma più articolata, fu avanzata dallo storico siciliano Agostino Inveges, nel terzo volume dei suoi Annali della felice città di Palermo, prima sedia, corona del Re, e Capo del Regno di Sicilia, opera data alle stampe tra il 1649 e il 1651. Nella visione di Inveges, che riprese le tesi di Giuseppe Sancetta, gli Altavilla adottarono il nuovo stemma, abbandonando quello con i due leoni del Ducato di Normandia. I monarchi si sarebbero dotati di uno stemma «con due bande, ò come dice Sancetta: con due sbarre, scaccheggiate d'argento, e rosso in campo azurro: si come si vede in tre antichissime targhe di legno appese nel Domo di Palermo sopra i Regij tumili di porfido del Rè Roggiero, e dell'Imperatrice Constanza sua figlia [...]».
Meno chiara, a parere di Inveges, è l'individuazione dell'artefice dell'adozione del nuovo stemma. Lo storico siciliano avanza l'ipotesi che il blasone sia stato introdotto al tempo di Ruggero II, in concomitanza con l'incoronazione del 1129; allorquando, senza approvazione da parte del Pontefice Onorio II, Ruggero volle ottenere pubblicamente, da un'assemblea di notabili, laici e religiosi, provenienti sia dalla Sicilia, sia dai suoi Stati continentali, il riconoscimento della propria autorità sovrana.. A fondamento della sua posizione, Inveges fa ricorso a un complesso ragionamento araldico:
Analisi dell'arme
Il Summonte interpreta e spiega lo stemma degli Altavilla fornendo un significato dell'arme nella sua interezza, intesa quale risultato dell'accostamento dei tre smalti che la caratterizzano: le insegne della dinastia, dunque, «come composte di due principali colori, e del metallo d'argento, no significano altro, che un animo invitto in acquistar dominio». Per contro, l'analisi dell'arme presentata dall'Inveges "scompone" lo stemma, esaminando, disgiuntamente, la pezza araldica e i singoli smalti di essa e del campo.
Appare ovvio che le sue osservazioni non possano prescindere dal carico araldico che caratterizza lo stemma, ovvero la banda: quest'ultima, scrive lo storico siciliano, «è insegna di guerra, & ornamento di Soldato». In effetti, come riporta Marco Antonio Ginanni, intellettuale e araldista, autore de L'arte del blasone dichiarata per alfabeto, «la Banda rappresenta il balteo, o sia pendaglio della Spada, ed è contrassegno d'onori, e dignità militari».. Nella sua Enciclopedia araldico-cavalleresca, l'araldista e genealogista Goffredo di Crollalanza sposa l'interpretazione del Ginanni e, con un esplicito richiamo alla figura degli «antichi cavalieri», sottolinea che la banda «fu dall'araldica posta fra le pezze onorevoli come contrassegno d'onori e dignità militari» (aggiungendo, in second'ordine, che la banda potrebbe rappresentare altresì la sciarpa indossata a tracolla in ambito militare).. Il rimando alle abilità di guerrieri e condottieri degli Altavilla non si limita alla banda in quanto tale, ma si estende al suo essere scaccata. Riferisce il Crollalanza, infatti, che lo scaccato, una delle «più nobili e antiche figure del blasone», è strettamente connesso al gioco degli scacchi e alla strategia: esso rappresenta, al pari dello scacchiere, il campo di battaglia e, anche, un'armata schierata in combattimento, ragion per cui se ne fregiano coloro che hanno dimostrato il proprio valore in guerra, ovverosia le proprie abilità di strateghi militari. A parere del Crollalanza, l'introduzione dello scaccato in araldica, più verosimilmente rispetto ad altre ipotesi, avrebbe proprio matrice gotica o normanna, poiché, riferisce l'autore dellEnciclopedia araldico cavalleresca, furono i normanni a introdurre le bandiere scaccate in Normandia, Inghilterra, Puglia e Sicilia..
Quanto agli smalti, l'Inveges attribuisce ad essi significati ben precisi. In primis, lo storico siciliano associa, all'argento, la ricchezza del Regno. Certamente, in quanto metallo, l'argento costituisce, dopo l'oro, «la tinta più pregiata del blasone». Tale smalto, però, come riporta il Crollalanza, simboleggia una pluralità di concetti e virtù, quali: abilità, clemenza, fede, temperanza, integrità, verità e purezza; ma è anche simbolo di dignità e nobiltà.. Il rosso, invece, continua l'Inveges, rappresenta la porpora reale: non a caso, infatti, tale smalto è generalmente ritenuto «il colore più nobile del blasone». Quanto al suo simbolismo, il rosso, oltre a rinviare all'idea di nobiltà, istintivamente rimanda al sangue e, più nello specifico, allo spargimento di sangue in battaglia. Vi vengono associati, pertanto, concetti legati alla guerra e al combattimento, quali il valore, l'audacia, il dominio, ma anche il desiderio di vendetta, la crudeltà e la collera. Tra le virtù riconducibili al rosso, invece, ritroviamo la fortezza, la magnanimità e la giustizia.. Venendo all'azzurro del campo, infine, l'Inveges ritiene che esso rappresenti «la fatica dell'armi, e 'l travaglio della guerra». È opportuno premettere che nell'araldica francese, l'azzurro «è considerato come lo smalto più nobile e pregiato, come quello che figura sullo scudo della casa reale, tanto che lo si antepone all'oro stesso, benché non sia de' metalli». Il simbolismo collegato a questo colore è ampio: vi si associano i concetti di lealtà e fedeltà, mentre i guerrieri, scrive il Crollalanza, «vollero con esso esprimere la vigilanza, la fortezza, la costanza, l'amor di patria, la vittoria e la fama»..
Varianti È possibile individuare alcune versioni alternative dello stemma della Casa d'Altavilla, che, quando non evidente frutto di errate rappresentazioni o blasonature, sono di incerta attribuzione, né consentono una chiara interpretazione delle variazioni intervenute. È da menzionare, ad esempio, una variante dell'arme che, differisce dell'insegna originaria, presentando, nella banda scaccata, non due, ma tre file di tessere..
Un esempio di errata rappresentazione, invece, lo si ritrova nella già citata Historia della città, e regno di Napoli di Summonte., dove alla base delle tavole che raffigurano Ruggero II. e gli altri sovrani normanni. è riprodotta un'arme che presenta una fascia scaccata, in luogo della banda descritta dal Summonte. Lo stesso Inveges, sebbene sottolinei esplicitamente l'errore presente in quelle tavole dellHistoria, allorquando ipotizza che l'arme sia stata adottata da Ruggero II, riferisce di banda o fascia. Incidentalmente, è interessante notare come all'insegna d'azzurro alla fascia scaccata di rosso e d'argento sia legata un'ipotesi tanto suggestiva, quanto priva di solidi risconti: detta tesi vorrebbe che siffatta arme sia stata lo stemma della Casa Drengot Quarrel, attribuendo l'estrema somiglianza di essa con l'insegna degli Altavilla ai legami, scaturiti da una serie di alleanze matrimoniali, tra le due famiglie d'origine normanna..
Un'errata blasonatura dello stemma, invece, è rintracciabile in Sancetta: si è già evidenziato, infatti, come nella descrizione fornita da quest'ultimo si parli non di banda (pezza onorevole che, nello scudo, scende diagonalmente da destra a sinistra), ma di sbarra (pezza onorevole che, nello scudo, scende diagonalmente da sinistra a destra).
Nel novero delle rappresentazioni alternative dell'arme, rientrerebbe anche una versione dello stemma che presenta un'inversione dei colori, con il campo che diventa rosso, mentre la banda scaccata è d'argento e d'azzurro. Un'insegna di tal guisa è descritta dall'araldista francese André Favyn, in Le théâtre d'honneur et de chevalerie, opera data alle stampe nel 1620. Il Favyn, infatti, così blasona «les Armes» degli Altavilla:
specificando che si tratterebbe delle «premieres Armes de Scicile», quindi, attribuendo, indirettamente, agli Altavilla il primato d'aver introdotto l'araldica in Sicilia. La medesima blasonatura è riportata anche nell'edizione del 1628 dellHistoire généalogique de la Maison de France, degli storici francesi Scévole II de Sainte-Marthe e Louis de Sainte-Marthe.: siffatta impresa è indicata, nell'indice degli stemmi allegato al primo tomo dell'opera, sia come arme di Sicile ancien, ia come arme di Sicile-Hauteville.. L'insegna, infine, è illustrata dal matematico e cartografo, anche lui francese, Oronce Finé, nel volume Giuoco d'armi dei sovrani e stati d'Europa, gioco didattico pubblicato nel 1681.
Sempre di rosso è il campo dello stemma attribuito a Roberto il Guiscardo nel Promptuaire armorial et general divisé en quatre parties, opera seicentesca a firma dell'alluminatore francese Jean Boisseau. Rispetto all'insegna blasonata dal Favyn, quest'arme associata al sovrano del Ducato di Puglia e Calabria differisce in uno degli smalti della banda, poiché, se il metallo resta d'argento, il colore è di nero..
Un'altra inconsueta ricostruzione dell'arme è rinvenibile nel Regum Neapolitanorum vitae et effigies, volume in lingua latina, dato alle stampe nel 1605: alcune delle tavole a corredo della pubblicazione mostrano uno stemma attribuito agli Altavilla caratterizzato, non da una, ma da ben due bande scaccate.. Tale rappresentazione con doppia banda è rinvenibile anche nel Großes Wappenbuch, armoriale compilato dal 1583 in Germania meridionale: in campo rosso, le due bande scaccate, ciascuna di due file, sono d'azzurro e d'argento..
Un'interessante variante dell'insegna degli Altavilla, infine, è riprodotta all'interno del Complesso della Santissima Trinità di Venosa. L'arme è inserita in una decorazione pittorica, databile al XVI secolo, realizzata sulla sommità dell'arcosolio del sepolcro degli Altavilla, un'arca funeraria, dove sono tumulati Guglielmo Braccio di Ferro, Drogone d'Altavilla, Umfredo d'Altavilla e Roberto il Guiscardo. Lo stemma, trinciato d'oro e di rosso, alla banda scaccata a due tessere d'azzurro e d'argento, è retto da due putti, a loro volta affiancati da due scudi con la croce ottagona dei Cavalieri di Malta..
Arme attribuita