La festa di Santa Maria Patrona, in dialetto lucerino "Le feste d'agosto", è la festa patronale di Lucera in Puglia, in onore della patrona principale della città e della diocesi di Lucera-Troia, che si svolge annualmente il 13-14-15-16 agosto. L'evento celebra la solennità liturgica dell'Assunzione di Maria e si ricollega alla ripresa del culto dopo la conquista della città e la distruzione della colonia saracena di Lūǧārah ad opera degli Angioini. La festa, tra le più importanti della Puglia, è caratterizzata da due processioni della trecentesca icona della patrona e da numerose manifestazioni, tra cui il Torneo delle chiavi e il corteo storico, richiamando migliaia di fedeli e turisti da tutti i centri vicini della provincia di Foggia e non solo. Alla Vergine sono associati in alcuni dei festeggiamenti san Francesco Antonio Fasani e san Rocco, compatroni della città.

Avvenimenti storici all'origine della festa

Nell'agosto del 1300, in occasione del primo giubileo, indetto da Bonifacio VIII, Carlo II d'Angiò decise di eliminare l'insediamento musulmano di Lucera nel suo regno e organizzò la "crociata angioina", affidando l'impresa al miles Giovanni Pipino da Barletta, maestro razionale della Magna curia. Secondo gli storiografi locali d'età barocca, come il del Preite o l'Angiullo, nel giorno della solennità dell'Assunta, Pipino avrebbe promesso in voto alla Beata Vergine di dedicare al suo nome la città in caso di vittoria e i soldati angioini, dopo una prima battaglia, avrebbero rinvenuto nascosta un'antica statua della Vergine, portandola trionfalmente in processioneBCL, Tommaso Angiullo O.P., ms. 1665Rocco Del Preite, Breve descrittione della città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per historia dalla sua origine, Lucera, 2005, pp. 99-106Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113. Tradizioni agiografiche che però non sono avvalorate dai documenti della cancelleria editi dall'Egidi. La città fu conquistata dopo una decina di giorni di combattimenti, il 24 agosto: secondo la tradizione la Vergine avrebbe aiutato l'esercito angioino disturbando i saraceni con sciami di mosceriniAntonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856, pag. 54Santa Maria Patrona di Lucera. Storia Arte Devozione, a cura di Massimiliano Monaco, Grenzi Ed., 2008. Le mura e le moschee furono abbattute e i saraceni lucerini in parte massacrati e in parte espulsi, per essere poi catturati e venduti come schiavi, o costretti a convertirsi al CristianesimoTonino Del Duca, Vita e distruzione della Colonia Saracena di Lucera Vito Bianchi, Sud ed Islam, una storia reciproca, Capone Editore, Lecce, 2003.

Lucera fu ripopolata di abitanti cristiani e rinominata "Civitas Sanctae Mariae". Venne fondata la cattedrale dell'Assunta, la cui costruzione è attribuita a Pierre d'AngicourtSulla base di un documento della cancelleria angioina che menziona il miles Pierre d'Angicourt (Petrus de Angicuria) come protomagister operum curie, chiamato a Lucera per una perizia sull'abbattimento di alcune case, si ipotizza che sia lui l'ideatore della cattedrale dell'Assunta. Treccani: Pierre d'Angicourt. Anche lo stemma della città viene fatto risalire a questo periodo: un leone passante, che rappresenterebbe re Carlo II, tenente con le branche anteriori un vessillo con l'effigie della Vergine patronaRocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 106. Nel 1304, Carlo II d'Angiò giunse a Lucera e, secondo la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine, alla quale sua moglie, Maria d'Ungheria, offrì una collana d'oroGiambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pag.58-59. La statua, in base alle recenti indagini storico-artisticheSanta Maria Patrona di Lucera. Storia Arte Devozione, a cura di Massimiliano Monaco, Grenzi Ed., 2008, pp. 81-86., è di fattura angioina, ascrivibile ai primi del '300. In suo onore, Carlo II istituì la festa da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popoloVincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 116. I privilegi conferitigli dal re angioino furono aboliti nel 1642, ma il 20 dicembre 1691 fu dichiarata "città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria."Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pag. 208-209

Dal 1304, ininterrottamente, Lucera festeggia la sua patrona, attribuendole la salvezza da varie calamità naturali e istituendo il “terraggio di Santa Maria”, con la cui rendita si sostenevano le spese per le festività d'agosto.

L'icona, incoronata con triplice corona d'oro dal Capitolo della basilica di San Pietro in Vaticano il 15 agosto 1806 e inserita fra le immagini più venerate e miracolose della VergineGaetano Schiraldi La devozione di Lucera a Santa Maria Pubblisud, Lucera 2008, pag. 52-64, fu protagonista di un evento inspiegabile durante la pandemia di colera del 1837 (il 12 e il 13 luglio mosse gli occhi e cambiò il colore della pelle e fu aperto un Processo Canonico nel 1838 che constatò l'avvenuto evento inspiegabileArchivio Storico Diocesano di Lucera. Processo canonico al Miracolo del 1837, che si ripeté nel 1844 durante una violenta siccitàGiambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Trincucci Giuseppe, Lucera 2008 pag. 64;) e venne restaurata nel 1937 perdendo l'incarnato bruno, che riacquistò solo nel 1999 a seguito di un nuovo restauro, che ha portato alla luce anche le vesti in oro zecchino.Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, pag.85

Il 25 marzo 1955 la Basilica Cattedrale è stata dichiarata "Santuario mariano diocesano di Santa Maria Patrona", dal vescovo Domenico Vendola, grazie al quale nel 1960, fu concessa nelle litanie mariane, l'aggiunta dell'invocazione Santa Maria Patrona Nostra, prega per noi.Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008, pag. 28

Forme, tempi e luoghi di preparazione della festa

La festa di Santa Maria Patrona vera e propria si celebra durante la "tre giorni" 14, 15 e 16 agosto, ma numerose sono le manifestazioni culturali e folcloristiche nelle due settimane che precedono il ferragosto: concerti musicali, spettacoli teatrali, mostre tematiche (come quelle mariane inaugurate nel Museo diocesano).

Il 6 agosto la Cattedrale è riccamente addobbata e nel presbiterio viene allestito un maestoso "trono", realizzato in legno e decorato da stoffe e putti. Durante una solenne celebrazione, la statua della Patrona viene traslata dalla sua nicchia d'altare e collocata sul trono festivo, al di sopra dell'imponente base processionale, che ha la funzione di dar maggior risalto all'icona durante la venerazione dei fedeli nonché far da supporto per il trasporto della statua durante la storica processione del 14 agosto in Piazza del Duomo e la grande processione per le vie cittadine del 16 agosto. La base è in legno intagliato e dipinto in color dorato con nel centro un piccolo dipinto raffigurante la Patrona e ai lati quattro putti argentei porta lanterne, realizzata nel XVIII secolo ad opera di maestranze napoletane. Il simulacro della Vergine viene avvolto da un mantello in raso bianco ricamato in filigrana d'oro con fiori e foglie d'acanto, del XIX secolo, e si assiste al primo cambio di corone: quelle feriali con gigli vengono sostituite con quelle festive, che indossa durante la solenne novena, dal 6 al 14 agosto.

La sera del 10 agosto vi è l'accensione delle luminarie che decorano le più importanti vie cittadine e in particolare Piazza del Duomo, dove viene montata anche la cassa armonica, che ospiterà i vari complessi bandistici che nei tre giorni di feste d'agosto eseguono concerti a conclusione del giro per le vie della città. In quei giorni, vengono allestiti anche il Luna Park itinerante, nell'area mercatale nei pressi della stazione ferroviaria, e numerose bancarelle, lungo il percorso del tradizione struscio da Piazza del Duomo alla Villa Comunale.

La "tre giorni" è anticipata dalla "due giorni" del 12-13 agosto in cui ha luogo il tradizionale Torneo delle chiavi e il corteo storico.

Torneo delle chiavi e corteo storico (12-13 agosto)

Già nella Lucera del '700 si tenevano rappresentazioni in memoria degli epici avvenimenti dell'agosto del 1300, «una rappresentanza di battaglia»"Oltre alla processione, cui conferiva maggiore solennità e imponenza l'intervento delle autorità civili e militari, facevasi dai lucerini nel '700, in memoria degli epici avvenimenti dell'agosto del 1300, «una rappresentanza di battaglia» (F. De Iorio, "Istoria della Città di Lucera", ms. del 1764, p. 57). Erano allora in uso a Lucera i tornei, i caroselli e i palii"Erano allora in uso a Lucera i tornei, i caroselli e i palii, e vi accenna, ma a proposito di altra ricorrenza, anche il del Preite nella sua cronaca." Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, 1933, p. 24., con la partecipazione di saltimbanchi e giocolieriIlario Di Giovane, OFMConv, San Francesco Antonio Fasani, Editrice Sveva, Lucera, 1989, p. 209.

In una festa di Santa Maria Patrona degli anni '30 del Settecento, durante il torneo della giostra, che si svolgeva nel campo accanto alla Chiesa di San Francesco, Ottavio Candida e Antonio Pagano, due giovani nobili cavalieri, vestiti con l'armatura, la celata, la spada, lo scudo e i colori del casato, furono protagonisti di uno scontro mortale. I loro cavalli si urtarono violentemente in una curva e i due cavalieri sbalzarono e caddero a terra tramortiti. Il più grave, Antonio Pagano, ferito mortamente, venne portato al vicino convento dei frati minori dove il futuro san Francesco Antonio Fasani riuscì a rianimarlo e a farlo confessare, poco prima che il giovane morisse.P. Lorenzo M. Berardini, Il Beato Francesco Antonio Fasani dei frati minori conventuali, 1951, Postulazione generale, Roma, pp. 263-265; Ilario Di Giovane, OFMConv, San Francesco Antonio Fasani, Editrice Sveva, Lucera, 1989, pp. 208-210

Dalle fonti, pare che il primo corteo storico fu quello organizzato per il Carnevale 1885, quando sfilò un corteo di 60 cavalieri chiuso da un ricchissimo carro sul quale era rappresentata la corte angioina intorno a re Carlo II, con al suo fianco un paggio che gli porgeva le storiche chiavi della città.Il Saraceno: democratico popolare, 1912: A. 3, set., 23, fasc. 32, p. 4).

Ispirandosi a tali manifestazioni, il corteo storico viene istituito il 14 agosto 1983 e rievoca la fondazione della Civitas Sanctae Mariae da parte di re Carlo II d'Angiò nel 1300, con la presenza dei rappresentanti dei rioni "cinque porte" in cui è stata divisa la città (p. Troia, p. Albana, p. San Severo, p. San Giacomo e p. Foggia). Fulcro della manifestazione era in origine l'arrivo del corteo storico in Piazza del Duomo, dove aveva luogo la consegna delle chiavi della città da parte del figurante Carlo II d'Angiò al simulacro di Santa Maria Patrona, che venne aggiunta alla secolare processione in piazza del Duomo, per poi proseguire presso l'Anfiteatro romano dove si svolgeva il Torneo delle chiavi, istituito nell'agosto 1985 e così denominato nel 1986.