I diari dell’Olocausto, scritti durante gli anni delle persecuzioni razziali naziste (tra il 1933 e il 1945), offrono una testimonianza diretta della vita delle persone coinvolte in quegli eventi. La loro forza di testimonianza è pari solo a quella offerta dalle fotografie dell'Olocausto.

Introduzione I diari (resoconti autobiografici talora redatti anche in forma di collezioni di appunti, articoli, lettere, disegni o fotografie) sono fonti storiche fondamentali per la ricerca sull’Olocausto.Alexandra Garbarini, Numbered Days: Diaries and the Holocaust, New Haven, CT: Yale University Press, 2006. In essi troviamo registrate le reazioni private a grandi eventi e cambiamenti di vita, come la guerra, la fuga, la vita in clandestinità, le deportazioni, il lavoro coatto, i mille atti di violenza ma anche di resistenza all’interno dei ghetti. I diari catturano anche le necessità più intime e personali della ricerca costante del cibo e di un luogo confortevole per il riposo, la fame, le malattie, le morti, i rapporti di convivenza con familiari, amici e conoscenti in spazi abitativi ristretti—episodi di vita quotidiana resi ancora più complicati perché vissuti sempre all'ombra della persecuzione nazista.Diaries, in United States Holocaust Memorial Museum website

Alcuni diari furono scritti da giornalisti e intellettuali con grande esperienza di vita, alcuni furono pensati come proclami politici da affidare ai posteri, altri ancora furono composti da bambini e adolescenti appena affacciatisi alla vita. Per quanto ogni diario non rifletta che alcuni frammenti nella vita dell'autore, presi complessivamente essi ci danno un quadro vivo e diretto della realtà complessa che milioni di perseguitati si trovarono ad affrontare durante l'Olocausto, un'esperienza spesso tragicamente conclusasi con la morte.Children's Diaries during the Holocaust, in United States Holocaust Memorial Museum

I diari si possono dividere in tre categorie a seconda dello status dei loro autori (perseguitati, testimoni "neutrali", persecutori):

(1) Diari e resoconti scritti da perseguitati (vittime o superstiti dell'Olocausto), i quali a loro volta si possono suddividere in tre gruppi: (a) “rifugiati” che in luoghi ormai sicuri e lontani dalle zone di guerra descrivono il loro esilio, la separazione dalla terra natale e dai propri familiari, le preoccupazioni del presente e le speranze per il proprio futuro. (b) persone che vivono sotto le norme di occupazione nazista, soggette a discriminazione, in condizioni di prigionia, in ghetti o in campi di concentramento, di lavoro o di sterminio, con la prospettiva incombente e per molti ormai inevitabile della morte. È il caso, fra gli altri, di Mary Berg, Helga Deen, e Dawid Rubinowicz. (c) persone che, pur vivendo in zone soggette alle politiche di genocidio, a questo destino si sono sottratte e vivono nascoste, tra i partigiani o in situazione di clandestinità, con l'animo diviso tra la speranza e l’angoscia costante di essere denunciate, scoperte e catturate. È il caso, fra gli altri, di Anna Frank, Moshe Flinker, e Jerzy Feliks Urman.

(2) Diari e resoconti scritti da testimoni "neutrali" (giornalisti come Alceo Valcini, Kazimierz Sakowicz o Curzio Malaparte), che si trovarono ad essere testimoni di eccidi e di altri eventi relativi all'Olocausto.

(3) Diari e resoconti infine scritti da persone responsabili dell'Olocausto (come Heinrich Himmler o Karl-Friedrich Höcker), nei quali i riferimenti alla pianificazione degli eccidi si trovano spesso a fare da sfondo a notazioni e sentimenti di vita familiare e quotidiana.

I diari, scritti durante gli anni dell'Olocausto (tra 1933 e il 1945), vanno distinti dai libri di memorie sull'Olocausto nei quali gli autori, dopo la fine della guerra, talora a distanza di anni o decenni, hanno ripercorso le loro esperienze e le loro memorie, con la coscienza di come il conflitto si sia concluso con la sconfitta del regime nazista, la piena consapevolezza di cosa ciò abbia alla fine significato per loro e per i loro cari, e la maturità derivata dal distacco temporale e da una conoscenza più ampia del contesto storico nel quale si erano trovati a vivere.Esther Farbstein, "Diaries and Memoirs as a Historical Source," Yad Vashem Studies 26 (1998): 87-128.

Diari e resoconti di perseguitati