I libri di memorie sull’Olocausto, scritti dai sopravvissuti, sono una importante testimonianza diretta della vita delle persone coinvolte nelle persecuzioni razziali naziste. Alcuni memoriali furono scritti immediatamente dopo la Liberazione per denunciare i crimini cui si era assistito e fissare con precisione i propri ricordi. Altri memoriali furono redatti anche a distanza di anni o decenni dagli eventi narrati per conservare la propria testimonianza a futura memoria. Un memoriale che fu invece scritto e pubblicato mentre l'Olocausto era ancora in corso fu quello che oggi conosciamo come i protocolli di Auschwitz scritto dai due giovani fuggitivi da Auschwitz, Rudolf Vrba e Alfréd Wetzler, e pubblicato nel 1944, alla fine della loro fuga, in Slovacchia e consistente in una quarantina di fogli divisi in tre sezioni, battuti a macchina in più copie e tradotti in tedesco, il primo documento sulla Shoah ancora in corso.

Introduzione

I libri di memorie sono fonti storiche fondamentali per la ricerca sull’Olocausto. In essi troviamo registrate i ricordi di persone che hanno vissuto in prima persona gli eventi narrati e ne sono quindi testimoni diretti.

Per quanto ogni libro di memorie non rifletta che l’esperienza particolare dell’autore, presi complessivamente essi ci danno un quadro vivo e diretto della realtà complessa che milioni di perseguitati si trovarono ad affrontare durante l'Olocausto e delle condizioni eccezionali che permisero la loro sopravvivenza. Mentre la maggior parte dei primi libri di memorie furono scritti da persone adulte, negli ultimi decenni, anche per ovvie ragioni anagrafiche, si sono moltiplicate le testimonianze di coloro che al tempo dell’Olocausto erano bambini o adolescenti.Children's Diaries during the Holocaust, in United States Holocaust Memorial Museum

I libri di memorie si possono dividere in tre gruppi:

(a) Libri di memorie di persone che vissero come “rifugiati” in luoghi sicuri, i quali ricordano il loro esilio, la separazione dalla terra natale e dai propri familiari. (b) Libri di memorie di persone che sopravvissero sotto le norme di occupazione nazista, soggetti a discriminazione, in condizioni di prigionia, in ghetti o in campi di concentramento, di lavoro o di sterminio. È il caso, fra gli altri, di Primo Levi, Liana Millu, e Bruno Piazza. (c) Libri di memorie di persone che a queste norme di occupazione si sottrassero vivendo nascoste, tra i partigiani o in situazione di cladestinita’, nell’angoscia costante di essere denunciate, scoperte e catturate. È il caso, fra gli altri, di Giacoma Limentani, Emanuele Pacifici, e Aldo Zargani.

I libri di memorie vanno distinti dai Diari dell'Olocausto. Al contrario degli autori di diari, gli autori di libri di memoria sono tutti dei superstiti dell'Olocausto, i quali ricordano anche le esperienze più terribili a distanza di tempo sapendo come essi stessi e i loro cari ne siano usciti. La sconfitta del nazismo li ha resi dei “testimoni” ora pienamente consapevoli della dimensione della storia da essi vissuta e coscienti della propria responsabilita’ di fronte a eventi che trascendono la loro esperienza personale.Esther Farbstein, “Diaries and Memoirs as a Historical Source,” Yad Vashem Studies 26 (1998): 87-128.

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