Larcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Basilicata. Nel 2023 contava 153.000 battezzati su 155.500 abitanti. È retta dall'arcivescovo Davide Carbonaro, O.M.D.
Territorio L'arcidiocesi comprende il territorio delle città di Potenza, Muro Lucano, Marsico Nuovo ed altri 22 comuni della provincia di Potenza: Abriola, Avigliano, Balvano, Baragiano, Bella, Brienza, Castelgrande, Filiano, Grumento Nova, Marsicovetere, Paterno, Picerno, Pignola, Ruoti, Sant'Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Savoia di Lucania, Tito, Tramutola, Vietri di Potenza, Viggiano.Dal sito
Sede arcivescovile è la città di Potenza, dove si trova la cattedrale di San Gerardo vescovo. A Muro Lucano sorge la concattedrale di San Nicola, mentre a Marsico Nuovo si trova la concattedrale di Santa Maria Assunta e San Giorgio. La diocesi comprende, oltre alla cattedrale, altre due basiliche minori: Santa Maria del Carmine ad Avigliano, e il Sacro Monte di Viggiano.
Il territorio si estende su 1.634 km² ed è suddiviso in 61 parrocchie, raggruppate in 6 zone pastorali: città di Potenza, Tito, Avigliano, Muro Lucano, valle del Melandro, valle d'Agri.
Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica, istituita nel 1976, comprende le seguenti suffraganee: arcidiocesi di Acerenza arcidiocesi di Matera-Irsina diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa diocesi di Tricarico diocesi di Tursi-Lagonegro
Storia L'odierna arcidiocesi è frutto della piena unione di tre sedi episcopali distinte, ognuna con una sua storia.
Muro Lucano La diocesi di Muro Lucano fu eretta in epoca incerta nella prima metà dell'XI secolo, in un periodo in cui la città faceva parte del principato longobardo di Salerno. Primo vescovo documentato è Leone, che partecipò ad un sinodo romano nel 1050 sotto il pontificato di Leone IX e sottoscrisse il decreto di canonizzazione di san Gerardo di Toul. La diocesi era suffraganea dell'arcidiocesi di Conza.
A Leone succedette probabilmente Eustachio, che prese parte al primo concilio di Melfi nel 1059. All'inizio del XII secolo è noto il vescovo Gaudino, che prese parte alla consacrazione della chiesa di San Sabino a Canosa (1101) ed appare in un diploma del 1105. Al vescovo Roberto si deve la consacrazione della cattedrale di Muro, avvenuta nel 1169.
Durante lo scisma d'Occidente, il vescovo Antonio, che aveva aderito all'obbedienza avignonese, ebbe molto a soffrire e rischiò una condanna a morte da parte del re di Napoli. Rifugiatosi nel castello di Buccino, continuò a governare la diocesi da questo luogo, che l'antipapa Clemente VII eresse a nuova diocesi (nota come sede Polsinensis o Bolsinensis) al posto di Muro. Gli succedette un altro vescovo avignonese, anche lui di nome Antonio (1395), nominato dall'antipapa Benedetto XIII.
Del periodo post-tridentino merita particolare menzione il vescovo Filesio Cittadini (1562-1572), che istituì il seminario diocesano e celebrò il primo sinodo nel 1565. Spesso i vescovi dovettero fare i conti con un clero riluttante ad accettare le novità del tridentino. Così il vescovo Giovanni Carlo Coppola (1643-1652), noto come autore di poesie e di testi di letteratura sacra, indisse un sinodo nel 1645 per combattere la diffusione della magia, dell'usura e dell'astrologia, ma l'opposizione del clero rese vana l'attuazione dei decreti sinodali.
Nel 1728 il vescovo Domenico Antonio Manfredi (1724-1738) consacrò la nuova cattedrale dedicata a Maria Assunta. Lo stesso vescovo si impegnò a fondo per riformare la sua diocesi: «riorganizzò il capitolo, regolò il seminario, tenne visite pastorali annuali, celebrò dieci sinodi, istituì monti frumentari e di pietà, mise in ordine gli atti delle proprietà ecclesiastiche e creò un archivio per custodirne i documenti».Dal sito BeWeb - Beni ecclesiastici in web.
Durante l'episcopato di Manfredi nacque a Muro san Gerardo Maiella, patrono della diocesi. Nel 1800 nacque a San Fele san Giustino de Jacobis, missionario lazzarista in Etiopia e compatrono della Basilicata.
Il 2 luglio 1954, dopo nove secoli, Muro Lucano fu separata dalla metropolia di Conza ed entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Acerenza;, AAS 46 (1954), pp. 522-524. poco più di vent'anni dopo, il 21 agosto 1976, cambiò nuovamente provincia ecclesiastica e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza., AAS 68 (1976), pp. 593-594.
Nel corso degli anni settanta, la diocesi subì un notevole ridimensionamento del proprio territorio: infatti, il 31 marzo 1973 cedette le parrocchie dei comuni campani di Ricigliano e di Romagnano alla diocesi di Campagna; Congregazione per i vescovi, , AAS 65 (1973), p. 503. l'8 settembre 1976 passarono alla diocesi di Melfi i comuni di Rapone, Ruvo del Monte e San Fele. Congregazione per i vescovi, , AAS 68 (1976), pp. 675-677. Al momento della plena unione con Potenza, alla diocesi di Muro restavano, oltre alla città episcopale, le parrocchie dei comuni di Bella, Castelgrande e Balvano.
Marsico Nuovo La diocesi di Marsico Nuovo trae la sua origine dall'antica diocesi di Grumentum, di cui sono noti tre vescovi: Sempronio Atto, vissuto nella seconda metà del IV secolo; Giuliano o Tulliano, menzionato in una lettera di papa Pelagio I databile al 558/560; e Rodolfo Alano menzionato nelle Gesta Sancti Laverii e vissuto in epoca imprecisata, ma posteriore a Giulio. Secondo le Gesta, la distruzione di Grumentum ad opera dei saraceni nel IX secolo causò la traslazione della sede a Marsico Nuovo; molto probabilmente invece la decadenza della città dopo il VI secolo fu la causa della fine della diocesi, così come emergerebbe dalle recenti evidenze archeologiche. Tuttavia ancora nell'XI e XII secolo i vescovi di Marsico non avevano rinunciato al vecchio titolo: ad esempio il vescovo Giovanni, nel 1095, si firma Episcopus sanctae sedis Grumentinae in civitate Marsico; e nel 1123 il vescovo Leone Grumentinae sedis pontifex.
La diocesi di Marsico Nuovo fu istituita nell'XI secolo e resa suffraganea dell'arcidiocesi di Salerno il 24 marzo 1058 con una bolla di papa Stefano IX. È questa la prima menzione storicamente attendibile della diocesi di Marsico; alcuni vescovi dall'VIII al X secolo attribuiti a questa sede sono storicamente incerti e non ammessi dalla moderna critica. Il primo vescovo certo di Marsico è Gisulfo, menzionato in un diploma di donazione del 1089.
La cattedrale, dedicata all'Assunta e a San Giorgio, fu ricostruita dopo le distruzioni operate dai Saraceni e consacrata nel 1131 dal vescovo Enrico. La primitiva diocesi comprendeva i territori di Marsico, Marsicovetere, Viggiano e Sasso. Sul territorio diocesano sorsero diverse abbazie benedettine, dipendenti fino al XIV secolo dalla badia di Cava; tra queste si ricordano il priorato di San Giovanni di Marsicovetere, la badia di Santo Stefano di Marsico (ora chiesa di San Gianuario), la chiesa di San Marco nel territorio di Sasso di Castalda, il feudo abbaziale di Tramutola.
Sul territorio di Marsico si diffuse ben presto la devozione verso due martiri locali; il primo è san Laverio, che avrebbe subito il martirio nel 312 a Grumentum, e la cui vita è raccontata nelle Gesta Sancti Laverii, scritte nel 1162 da Roberto di Romana, diacono di Saponara; il secondo è san Gianuario, che secondo la tradizione sarebbe stato vescovo di Cartagine e avrebbe evangelizzato il territorio di Marsico, subendo il martirio nel 282.
Tra i vescovi post-tridentini, si ricorda in modo particolare Giuseppe Ciantes (1640-1656): nel 1643 celebrò un sinodo diocesano per l'attuazione del concilio; riedificò la cattedrale; istituì il seminario diocesano e l'archivio vescovile. Come si rileva dalla relazione per la visita ad limina del 1594, in questo periodo la diocesi comprendeva otto territori: Marsico, Marsicovetere, Viggiano, Saponara, Sarconi, Moliterno, Sasso e Brienza.Giovanni Colangelo, La diocesi di Marsico dal Concilio di Trento al 1656, in: Società e religione in Basilicata nell'età moderna: atti del convegno di Potenza-Matera, 25-28 settembre 1975, [a cura di Gabriele De Rosa, Francesco Malgeri], [Roma], D'Elia, 1977-1978.
Il 27 giugno 1818 la diocesi di Marsico Nuovo fu unita aeque principaliter alla diocesi di Potenza con la bolla De utiliori di papa Pio VII. Tuttavia rimasero distinte le rispettive province ecclesiastiche di appartenenza.
Il 2 luglio 1954 Marsico Nuovo entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Acerenza. Il 21 agosto 1976 divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza. L'8 settembre successivo cedette i comuni di Sarconi e Moliterno alla diocesi di Anglona-Tursi.
Potenza La diocesi di Potenza è documentata per la prima volta a partire dalla fine del V secolo. Il primo vescovo conosciuto è Erculenzio, che fu destinatario di due lettere di papa Gelasio I, scritte fra il 494/495 e il 495/496. Circa il secondo vescovo noto, Amanzio o Amando, è incerta l'attribuzione a questa sede o a quella di Potenza Picena: Amanzio prese parte ai concili convocati a Roma da papa Simmaco nel 501 e nel 502. Il terzo vescovo del periodo primitivo, Pietro, fu il destinatario di alcune lettere lettera di papa Pelagio I nel 559. Incerta è pure l'attribuzione alla sede lucana del vescovo Balas, che avrebbe preso parte ad un concilio romano nell'826.
Dopo secoli di silenzio, la sede potentina ricompare nell'XI secolo in concomitanza con la riorganizzazione ecclesiastica della regione operata dai Normanni. Potenza è menzionata fra la suffraganee dell'arcidiocesi di Acerenza nel privilegio concesso da papa Alessandro II il 13 aprile 1068 all'arcivescovo Arnaldo.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 456-457. Il primo vescovo documentato dopo la restaurazione della diocesi è Bruno, menzionato in un altro diploma di Alessandro II del mese di marzo/aprile 1068.
Dal 1111 al 1119 fu vescovo di Potenza san Gerardo, che costruì la cattedrale ed oggi è il patrono dell'arcidiocesi. Il suo successore, Manfredi, scrisse la vita del santo vescovo, ed accolse in città il 18 luglio 1137 papa Innocenzo II e l'imperatore Lotario.
In base all'inchiesta voluta da papa Clemente V nel 1310, in questo periodo la diocesi comprendeva Potenza, Abriola, Castri Bellotti, Glorioso (Arioso), Avigliano, Castri Mediani (Castelmezzano), Tito, Castelluccio, Vignola (Pignola) e Picerno. «Nel 1324 si registrano già alcune variazioni: ne fanno parte Vignola, Abriola, Glorioso, Tito, Picerno, Ruoti, La Caldana, Baragiano e Avigliano con l'aggiunta di Lagopesole, che rivestiva all'epoca notevole importanza perché residenza estiva della famiglia reale angioina».
Nel XIV secolo svolse un ruolo importante il vescovo Angelo (1419-1429), che fu consigliere della regina Giovanna II di Napoli, e a cui si attribuisce la distruzione della città di Satrianum. Al vescovo Antonio Angeli (1450-1463) si deve una particolare cura ed attenzione per la cattedrale, che dotò di «arredi sacri e munifici oggetti d'argento».
Tra i vescovi post-tridentini sono da segnalare Tiberio Carafa, che tenne due visite pastorali nel 1566 e nel 1571; Sebastiano Barnaba, di cui è nota la prima relazione della visita ad limina effettuata nel 1592; Bonaventura Claverio (Claver), che celebrò il primo sinodo diocesano nel 1653, con disposizioni atte a riformare la liturgia, la pietà e i costumi, e che portò a termine la costruzione del seminario, iniziato dal vescovo Achille Caracciolo (1616-1623). Dalla relazione della visita ad limina fatta dal Claverio nel 1655 si ricava che «in quel periodo la circoscrizione diocesana comprendeva otto centri (Potenza, Pignola, Abriola, Tito, Picerno, Baragiano, Ruoti ed Avigliano) con 18.000 anime, 238 preti, 173 religiosi, 36 monache clarisse, 34 confraternite laicali».