Il 2 marzo 1955, in un'epoca in cui negli Stati Uniti d'America vigeva il regime di segregazione razziale, fu arrestata per aver rifiutato di cedere il posto a sedere su un autobus. Il suo rifiuto precedette di nove mesi l'analogo episodio che rese famosa Rosa Parks. Fu tra le cinque querelanti inserite nella causa presentata dall'avvocato dei diritti civili Fred Gray il primo febbraio 1956, una vicenda giudiziaria conosciuta come Browder contro Gayle.

Biografia Infanzia Colvin è nata il 5 settembre 1939 ed è stata adottata da Q. P. Colvin e da Mary Anne Colvin. Suo padre lavorava tagliando i prati mentre sua madre era una cameriera. È cresciuta in un quartiere nero povero di Montgomery. Nel 1943, all'età di quattro anni, si trovava in un negozio con sua madre quando entrarono un paio di ragazzi bianchi; questi le chiesero di congiungere le mani con le sue per confrontarle. Vedendo questo, sua madre la schiaffeggiò dicendole che non poteva toccare i bianchi.

Arresto Nel 1955 era una studentessa di una scuola per soli neri intitolata a Booker T. Washington. Usava regolarmente gli autobus della città per andare a scuola, perché i suoi genitori non possedevano un'automobile. Diceva di aspirare a diventare un giorno Presidente degli Stati Uniti. Era membro del consiglio giovanile della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) e a scuola si era informata sul movimento dei diritti civili. Il 2 marzo 1955, tornando a casa dalla scuola, si sedette in una fila centrale, immediatamente dietro la sezione riservata ai passeggeri bianchi, vicino all'uscita posteriore. In quegli anni, la consuetudine sui bus prevedeva che, in mancanza di posti liberi tra quelli a loro riservati, i bianchi potessero occupare anche i posti degli afroamericani: questi ultimi avrebbero dovuto alzarsi cedendo il loro posto, per spostarsi sul retro e restare anche in piedi in mancanza di posti liberi a sedere. Quando una donna bianca, appena salita sull'autobus, era rimasta in piedi, il conducente dell'autobus, Robert W. Cleere, ordinò a Colvin e alle altre tre donne nere della sua fila di spostarsi verso il fondo dell'autobus. Le tre donne si spostarono, ma una donna nera incinta, Ruth Hamilton, salì sul bus e si sedette accanto a Colvin.

Il conducente le guardò dallo specchietto e, come riporta la stessa Colvin: "... chiese a entrambe di alzarci. Ruth Hamilton disse che non ne aveva intenzione e che aveva pagato il biglietto e non aveva voglia di stare in piedi. "Così gli ho detto che non mi sarei alzata neanche io". Il conducente rispose: "'Se non ti alzerai, chiamerò un poliziotto'." La polizia arrivò e convinse un uomo nero seduto dietro le due donne a spostarsi in modo che la signora Hamilton potesse sedersi al suo posto, ma Colvin rifiutò di cedere il suo. Fu quindi trascinata fuori dall'autobus e fu arrestata dai due poliziotti, Thomas J. Ward e Paul Headley. Questo evento avvenne nove mesi prima di quello della segretaria del NAACP Rosa Parks che fu arrestata per lo stesso reato. Claudette Colvin raccontò in seguito: "Mia madre mi disse di non raccontare troppo quello che avevo fatto. [...] Mi disse: lascia che sia Rosa a essere al centro dell'attenzione: le persone bianche non si sentono attaccate da Rosa, a loro piace".

Quando Colvin si rifiutò di alzarsi, stava pensando all'articolo apparso sul giornalino della scuola relativo alla consuetudine locale che impediva ai neri di usare gli spogliatoi e di provare i vestiti nei grandi magazzini. In un'intervista successiva disse: "Non potevamo provare i vestiti. Si doveva prendere un sacchetto di carta marrone e disegnarci sopra uno schema del proprio piede [...] e portarlo al negozio". Riferendosi alla donna bianca, disse: "Non poteva stare nella stessa nostra fila perché questo avrebbe significato che eravamo al suo livello". Annie Larkins Price, compagna di classe di Colvin, così testimoniò: "l'autobus era affollato e mi ricordo che il conducente, guardando lo specchio retrovisore, le chiese di cedere il posto alla donna bianca, poiché lei non lo aveva. La donna gridava: 'È mio diritto costituzionale!'. Decise che quel giorno non si sarebbe mossa". Colvin ricordò: "La storia mi ha tenuta ferma al mio posto. Ho sentito la mano di Harriet Tubman spingere su una spalla e Sojourner Truth spingere sull'altra".

La ragazza fu ammanettata, arrestata e trascinata fuori dall'autobus. Gridò che i suoi diritti costituzionali erano stati violati. Price testimoniò in favore di Colvin al processo che si tenne al tribunale per minori, durante il quale, fu rappresentata da Fred Gray, avvocato della Montgomery Improvement Association (MIA), che si occupava di cause per i diritti civili in America. i capi d'laccusa erano disturbo della quiete pubblica, violazione della legge segregazionista e aggressione. In prima istanza, fu condannata per tutte e tre le accuse dal tribunale minorile. Quando il caso fu presentato in appello al tribunale del circuito di Montgomery il 6 maggio 1955, le accuse di disturbo della quiete pubblica e violazione delle leggi sulla segregazione furono abbandonate, ma fu confermata la condanna per aver aggredito un agente di polizia. Secondo la testimonianza di Price, "non ci fu aggressione".

Browder contro Gayle

Insieme a Aurelia Browder, Susie McDonald, Mary Louise Smith e Jeanette Reese, Colvin è stata anche una delle cinque querelanti nel caso giudiziario Browder contro Gayle. Il caso, organizzato e depositato dall'avvocato dei diritti civili Fred Gray, ha determinato che la segregazione di autobus a Montgomery era incostituzionale. In parte anche grazie al sostegno offerto dalle querelanti dalla comunità nera, l'Alabama non ebbe altra scelta che sospendere le politiche segregazioniste e implementare quelle che erano più eque. Durante il caso, Colvin descrisse così il suo arresto:

Il 5 giugno 1956 la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Alabama emise una sentenza che dichiarava incostituzionali le norme dell'Alabama e di Montgomery che obbligavano la segregazione degli autobus. I pubblici ufficiali statali e locali fecero appello alla Corte suprema degli Stati Uniti d'America. La Corte Suprema, con decisione del 13 novembre 1956, rigettò il ricorso. Un mese dopo, la Corte Suprema rifiutò di riesaminare il caso e, il 20 dicembre 1956, il tribunale ordinò alla città di Montgomery e allo stato dell'Alabama di porre fine per sempre alla segregazione negli autobus.

Per molti anni, i leader neri di Montgomery non hanno pubblicizzato l'impegno pionieristico di Colvin, perché era adolescente, e secondo alcune dicerie, incinta di un uomo sposato. Per descriverla furono usate parole come "vivace", "chiacchierona" e "emotiva", mentre Rosa Parks era considerata calma, ben educata e studiosa. A causa delle norme sociali del tempo e della sua giovinezza, la National Association for the Advancement of Colored People era restia a usarla come simbolo della loro campagna di boicottaggio. La stessa Colvin ha detto che "i giovani pensano che Rosa Parks si sia seduta su un autobus e abbia posto fine alla segregazione ma questo non è affatto vero".

Vita dopo l'attivismo Il 29 marzo 1956 Colvin diede alla luce suo figlio, Raymond. Era così di carnagione molto chiara, come suo padre, che le persone spesso credevano che il padre fosse un uomo bianco. Colvin lasciò Montgomery e andò a New York nel 1958, perché aveva difficoltà a trovare e mantenere un lavoro a seguito della notorietà del caso con cui la corte federale che aveva posto fine alla segregazione degli autobus. Colvin ha detto che dopo le sue azioni sull'autobus è stata marchiata come un problema da molti della sua comunità: fu costretta ad abbandonare il college e la vita è una lotta per lei.

A New York, la giovane Claudette Colvin e Raymond andarono a vivere dalla sorella maggiore Velma Colvin. Lavorò per 35 anni come assistente infermiera in una casa di cura a Manhattan, ritirandosi nel 2004. Mai sposatasi, a New York ebbe un secondo figlio che poi divenne un contabile ad Atlanta, si sposò ed si fece una famiglia. Raymond Colvin, invece, morì nel 1993 a New York, a 37 anni.

Eredità Sebbene possa essere considerata la scintilla che ha scatenato il movimento di boicottaggio dei bus di Montgomery, di rado ha raccontato la sua storia una volta trasferitasi a New York. Margot Adler, della National Public Radio, ha affermato che le organizzazioni di colore avevano ritenuto la vicenda di Rosa Parks come un caso migliore su cui far leva per battersi per l'integrazione, in quanto si presentava come una donna adulta e con il tipo di acconciatura e di aspetto che la facevano percepire come un'esponente della classe media.

Nel 2005, in un'intervista al Montgomery Advertiser, ha affermato che, se pure le avessero dato l'opportunità, non avrebbe cambiato la sua decisione di rimanere seduta sull'autobus.

Ha spesso detto di non essere arrabbiata per non aver ottenuto il riconoscimento che meritava ma, piuttosto, delusa. Ha descritto questo stato d'animo dicendo che si sentiva come se stesse "avendo il suo Natale a gennaio piuttosto che il 25".

Ricerca di riconoscimento In un'intervista si è così espressa:

Colvin e la sua famiglia hanno combattuto per ottenere il riconoscimento per quella storica decisione. Nel 2016, la Smithsonian Institution e il suo National Museum of African American History and Culture sono stati criticati da lei e dalla sua famiglia, che hanno chiesto che il caso venisse menzionato in modo più esplicito nella storia del movimento per i diritti civili. Il Museo nazionale di storia e cultura afroamericana (NMAAHC) ha una sezione dedicata a Rosa Parks, che Colvin non vuole che le venga tolta, ma l'obiettivo della sua famiglia è quello di ottenere il giusto riconoscimento storico e l'inserimento della parte riguardante le sue vicende. Colvin non è stata nemmeno ufficialmente invitata per l'inaugurazione formale del museo, aperto al pubblico nel settembre 2016.

Sua sorella, Gloria Laster, ha detto: "Tutto quello che vogliamo è la verità; perché la storia non è in grado di farlo bene? Se non fosse stato per Claudette Colvin, Aurelia Browder, Susie McDonald e Mary Louise Smith, forse non ci sarebbe stato un Thurgood Marshall, un Martin Luther King o una Rosa Parks".

Nel 2000, la Troy State University ha aperto un Rosa Parks Museum a Montgomery per onorare il ruolo della città nella storia dei diritti civili. Roy White, responsabile della maggior parte del progetto, aveva chiesto a Colvin se voleva apparire in un video per raccontare la sua storia, ma Colvin motivò così il suo rifiuto: "Hanno già chiamato il museo Rosa Parks, quindi hanno già deciso qual è la storia".

Il suo ruolo non è passato completamente inosservato. Il reverendo Joseph Rembert ha detto: "Se nessuno ha fatto nulla per Claudette Colvin in passato, perché non facciamo qualcosa per lei in questo momento?". Si è rivolto ai consiglieri di Montgomery Charles Jinright e Tracy Larkin per renderlo possibile. Nel 2017, il consiglio di Montgomery ha approvato una risoluzione per una cerimonia in onore della donna. La ricorrenza del 2 marzo è stata denominata come Claudette Colvin Day a Montgomery. Il sindaco Todd Strange ha presentato la cerimonia e, parlando di Colvin, ha detto: "È stata una delle prime pioniere dei nostri diritti civili, e non volevamo perdere questa opportunità di dichiarare il 2 marzo Claudette Colvin Day per ringraziarla per la sua leadership nell'odierno movimento per i diritti civili". Il reverendo Rembert ha detto: "So che la gente ha già sentito il suo nome in passato, ma ho pensato che dovremmo avere un giorno per festeggiarla". Colvin non ha potuto partecipare alla cerimonia per motivi di salute. La sorella del consigliere Larkin era sull'autobus nel 1955 quando Colvin fu arrestata. Qualche anno prima, Larkin fece in modo che un tram prendesse il nome di Colvin.

Nella cultura di massa