L'incidente ferroviario di Pian dei Giovi si verificò nel comune di Serra Riccò in provincia di Genova l'11 agosto 1898 alle ore 20 circa, quando un treno merci senza controllo a causa della morte per asfissia del personale ferroviario avvenuta all'interno della galleria dei Giovi, si scontrò con un treno viaggiatori fermo presso la stazione di Piano Orizzontale dei Giovi, provocando 9 morti e oltre 100 feriti.

L'incidente

Il treno passeggeri 120, partito da Genova alle 18:05 in direzione di Ronco Scrivia, mentre era fermo presso la stazione di Piano Orizzontale dei Giovi, venne investito verso le 20 dal treno merci 3182, proveniente da Lodi e diretto a Genova, che procedeva senza controllo in quanto il personale di macchina e i frenatori erano infatti morti durante l'attraversamento della galleria a causa dell'asfissia.

La tragedia venne raccontata da un testimone, il signor Villavecchia di Genova, che era sul treno assieme ai suoi tre figli, in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Secolo XIX:

All'una di notte arrivò sul luogo dell'incidente l'ispettore generale delle ferrovie, il commendator Noghera, assieme all'ispettore medico delle ferrovie, il dottor Paganini, che aiutarono il cassiere generale della Banca di Savona, ferito non gravemente, ed assicurarono che i morti erano nove.

Cause In quel periodo le locomotive a vapore in servizio sulle linee ferroviarie italiane venivano alimentate con economiche mattonelle di carbone prodotte con un impasto di pece, catrame e polvere di carbone. Il fornitore unico di quelle mattonelle di carbone era l'azienda Carbonifera di Novi Ligure, di proprietà dell'onorevole Edilio Raggio. Tali mattonelle avevano la caratteristica di esalare fumi venefici, al punto che durante l'attraversamento di lunghe gallerie i ferrovieri dovevano coprirsi bocca e naso con bende ben bagnate per non intossicarsi. La galleria dei Giovi, inaugurata nel 1853 e che in tale epoca era il tunnel ferroviario più lungo al mondo, era particolarmente insidiosa per via della sua pendenza e della sua lunghezza (per percorrerla occorrevano nove minuti in salita e undici in discesa), al punto che, all'uscita, ai macchinisti veniva abitualmente somministrato un bicchiere di latte utilizzato come disintossicante.

Elenco delle vittime Nell'incidente morirono nove persone, di seguito l'elenco delle vittime risultanti dal registro degli atti di morte del comune di Serra Riccò:

Ferdinando Maestri (Pietra Marazzi, 15 marzo 1856) - capo conduttore ferroviario"Serra Riccò, Genova, Liguria, Italia Documenti," immagini, FamilySearch (https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:3QS7-L9WL-2Q12 : 21 novembre 2023), immagine 25 di 32; Archivio del Tribunale di Genova. Luigi Biga (Torino, 6 gennaio 1850) - frenatore Bernardino Bono (Sommariva del Bosco, 11 maggio 1855) - frenatore"Serra Riccò, Genova, Liguria, Italia Documenti," immagini, FamilySearch (https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:3QS7-99WL-2Q1Y : 21 novembre 2023), immagine 26 di 32; Archivio del Tribunale di Genova. Enrico Panfietti (Massa, 9 marzo 1854) - frenatore Tomaso Cardellino (Torino, 17 marzo 1858) - macchinista Luca Barlassina (Monza, 13 marzo 1877) - fuochista Giacomo Alberto (Nucetto, 6 maggio 1866) - fuochista"Serra Riccò, Genova, Liguria, Italia Documenti," immagini, FamilySearch (https://www.familysearch.org/ark:/61903/3:1:3QSQ-G9WL-2QPL : 21 novembre 2023), immagine 27 di 32; Archivio del Tribunale di Genova. Luigi Astengo (Savona, circa 1887) e sua madre: Albertina Bartoli (Savona, circa 1855)

Le fonti giornalistiche di allora confermano il numero dei morti ma riportano tra le vittime la presenza di un secondo bambino ed alcune discrepanze nei nominativi:

Biga, frenatore. Bono, frenatore. Bruschelli, macchinista. Cardellini, macchinista e suo figlio. Giuseppe Maestri, capo-conduttore, da Genova. Panfietti, frenatore. Albertina Bartoli, coniugata Astengo, e il figlio LuigiTribuna Illustrata della Domenica, 21 agosto 1898.

Conseguenze dell'incidente La ferrovia Torino-Genova era gestita dalla Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo dal 1885; nel 1905 venne nazionalizzata e la gestione passò alle Ferrovie dello Stato. Il tratto dei Giovi venne elettrificato a corrente alternata trifase nel 1922 e convertito a corrente continua quarant'anni dopo, nel 1962.

Nel periodo 1898-1899 ci furono altri tre incidenti simili causati dall'asfissia (a Campo Ligure, Novi Ligure e Campogalliano) che non provocarono vittime. La commissione d'inchiesta aperta in seguito a questi incidenti chiese che il carbone venisse acquistato in Inghilterra. L'onorevole Edilio Raggio si oppose, ma venne denunciato e fu perciò costretto a costruire un impianto di pulitura dei carboni nel 1902. L'azienda Carbonifera di Novi Ligure continuò a vendere il carbone alle ferrovie fino alla sua chiusura nel 1934.

Gli effetti dei gas di scarico dei mezzi di trazione furono anche la causa di quello che sarebbe diventato (e rimane tuttora) l'incidente con il più alto numero di vittime nella storia delle ferrovie italiane: il disastro di Balvano, avvenuto il 3 marzo 1944 lungo la ferrovia Battipaglia-Metaponto, in provincia di Potenza. In tale occasione, un treno merci sul quale avevano preso posto abusivamente circa 600 passeggeri rimase bloccato, in quanto troppo pesante per la pendenza della linea, all'interno della galleria "Delle Armi", un tunnel lungo 1969 metri, molto stretto e poco arieggiato. I conducenti delle due locomotive del convoglio non riuscirono a comunicare per decidere come comportarsi, finendo per agire in modo opposto, e le esalazioni di monossido di carbonio uccisero un numero di persone che, a seconda delle ricostruzioni, varia da circa 430 ad oltre 600.

Galleria d'immagini

Note

Voci correlate Edilio Raggio Galleria dei Giovi Incidenti ferroviari in Italia Stazione di Piano Orizzontale dei Giovi

Altri progetti

Collegamenti esterni

Giovi Categoria:Serra Riccò