I bambini dell'Olocausto hanno rappresentato il segmento più vulnerabile tra i gruppi che furono colpiti dalle politiche naziste di discriminazione, persecuzione razziale e genocidio, con un altissimo numero di vittime. La stragrande maggioranza di loro (tra un milione e un milione e mezzo) furono ebrei e a loro ci si riferisce specificamente e più propriamente come bambini della Shoah. Tra le vittime dell'Olocausto si annoverano anche numerosissimi bambini non ebrei (tra il 40% e il 50% dei 200.-250.000 "zingari" uccisi nell'Olocausto, oltre a svariate migliaia di polacchi, russi, serbi, disabili, figli di oppositori politici, vittime di rappresaglie, ecc.).

I bambini che furono oggetto di persecuzione e sopravvissero all'Olocausto, nei ghetti e nei campi di concentramento o nella clandestinità o attraverso la fuga e l'emigrazione forzata, passarono tutti attraverso esperienze molto dure di privazioni personali e di separazione o perdita delle loro famiglie. Nel dopoguerra molti di essi hanno svolto un ruolo importante di testimoni nei processi e di fronte all'opinione pubblica.

Le leggi razziali

I bambini pagarono subito un duro prezzo per le politiche discriminatorie messe in atto già a partire dal 1933 nella Germania nazista e quindi dal 1938 in Italia con la promulgazione delle leggi razziali fasciste.Bruno Maida (a cura di). 1938. I bambini e le leggi razziali in Italia. Firenze: Giuntina, 1999. Con la seconda guerra mondiale tali misure furono estese a buona parte dell'Europa continentale.

I bambini ebrei furono espulsi dalle scuole che frequentavano, dalle attività sportive e ricreative per la gioventù, impediti ad avere una vita sociale "normale", privati del futuro per le restrizioni imposte sull'istruzione e sull'accesso alle professioni.

Nel momento cruciale della crescita e della costruzione della propria identità, con le leggi razziali venne improvvisamente la consapevolezza di essere "diversi", soggetti a pregiudizi ed ostilità che fino ad allora essi non avevano conosciuto in modo così diretto. Sul piano personale, più ancora delle difficoltà economiche, pesarono le limitazioni imposte ai rapporti sociali e l'esperienza dell'esclusione, assieme all'indifferenza e alla mancanza di solidarietà da parte di insegnanti e amici.1938: i bambini e le leggi razziali in Italia. Alcune testimonianze.

Molti si trovarono a dover lasciare le loro case e i loro affetti ed emigrare in altri paesi, attraverso modalità che spesso comportarono la separazione (temporanea o permanente) dai propri genitori e traumatiche esperienze di viaggio.

Lo sterminio

Circa un milione e mezzo di bambini e adolescenti perirono nell'Olocausto.Patricia Heberer, Children during the Holocaust. AltaMira Press, 2011. Se nei territori occupati dai nazisti trovarono la morte i due terzi degli ebrei residenti, questa percentuale fu di gran lunga superiore tra i bambini (raggiungendo il 90%). Lievemente maggiori furono le possibilità di sopravvivenza tra gli adolescenti, utilizzati come forza lavoro.I bambini durante l'Olocausto, Enciclopedia dell'Olocausto. Agli occhi dei nazisti i bambini rappresentavano solo delle bocche inutili da sfamare, al contrario degli adulti il cui lavoro coatto poteva essere sfruttato almeno per un certo periodo per le esigenze belliche della Germania.

L'uccisione dei bambini fu coscientemente perseguita come la migliore garanzia che le "razze" considerate "inferiori" non avessero un futuro. L'unicità dell'Olocausto veniva rilevata già nel 1942 dallo storico Emanuel Ringelblum, dall'interno del ghetto di Varsavia: "Anche nei tempi più barbari, una scintilla umana brillava anche nel cuore più crudele e i bambini furono risparmiati. Ma la bestia hitleriana è molto diversa. Essa divora i più cari a noi, quelli che suscitano la massima compassione, i nostri figli innocenti."Citato in Peter Fritzsche, An Iron Wind: Europe Under Hitler. Basic Books, 2016, p.219. Lo sterminio fu così sistematicamente condotto, che del milione di bambini ebrei che vivevano in Polonia, alla fine della guerra ne rimarranno solo 5.000."Plight of Jewish Children", Holocaust Encyclopedia. Dei 776 bambini ebrei italiani deportati ad Auschwitz ne sono sopravvissuti 25.Bruno Maida, La Shoah dei bambini, Torino: Einaudi, 2013, p.25. Degli oltre 200 di età inferiore ai 14 anni, che furono deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 non ne è tornato nessuno.Il più giovane tra i soli 16 sopravvissuti degli oltre 1000 deportati fu un adolescente, Enzo Camerino, che al momento della deportazione aveva 14 anni ma che dimostrando più della sua età riuscì a superare la selezione. Per i più piccoli non vi fu scampo. Umberto Gentiloni e Stefano Palermo (a cura di), 16.10.1943 Li hanno portati via, Roma: Fandango Libri, 2012.

Programmi di eutanasia

I primi bambini ad essere vittime dell'Olocausto furono i minori disabili (senza alcuna distinzione tra "ariani e "non-ariani"), i quali furono eliminati in Aktion T4, il programma di eutanasia del Terzo Reich volto a forgiare la "razza ariana", purificandola da ogni debolezza genetica. Tutti coloro che avevano un qualche malattia ereditaria (in seguito conosciuta come malattia genetica) o che erano gravemente malati fisici o mentali (vedi disabilità) furono classificati come esempi di "vita indegna di essere vissuta" (lebensunwertes Leben). Già nel 1929 Adolf Hitler aveva affermato di fronte al congresso del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori svoltosi a Norimberga che "la rimozione dei bambini più deboli significava un aumento del potere della nazione e non un suo indebolimento".Völkischer Beobachter, Bavarian edition dated 7 August 1929. In: Enzyklopädie des Nationalsozialismus, edited by Wolfgang Benz, Hermann Graml and Hermann Weiß, Digitale Bibliothek, Vol. 25, p. 578, Directmedia, Berlin 1999.

Fu nei programmi di eutanasia che si sperimentarono per la prima volta quei metodi di sterminio di massa (come la gassazione) che furono poi applicati su larga scala nei confronti degli ebrei e altri gruppi ritenuti razzialmente inferiori o socialmente indesiderabili. L'ambiguo confine tra malattia mentale e "disadattamento" sociale portava ad allargare il numero di quanti potessero essere considerati suscettibili di "rimozione". Tra il 1939 e il 1945, furono 5000-7000 i bambini soppressi nelle cliniche e nei riformatori tedeschi perché affetti da malattie genetiche o mentali o, come nel caso di Ernst Lossa, semplicemente perché ritenuti socialmente e "razzialmente" "disadattati" e irriformabili.Michael Burleigh, Death and Deliverance: Euthanasia in Germany, 1900-1945, Cambridge: Cambridge University Press, 1994.

Vita e morte nei ghetti

Nei ghetti in cui la popolazione ebraica fu progressivamente confinata dai nazisti dopo l'inizio della seconda guerra mondiale, i bambini (unitamente agli anziani) furono i primi a soccombere, a causa della fame, delle malattie e delle durissime condizioni di vita."Ghettos", Holocaust Encyclopedia. Le immagini giunteci dai ghetti della Polonia ci mostrano le strade piene di bambini denutriti, malati o morenti, una realtà che i diari dell'Olocausto scritti da bambini nei ghetti esprimono in maniera drammatica. Fino all'ultimo i genitori e gli educatori cercarono di garantire ai bambini un'apparenza di normalità, attraverso l'organizzazione di attività scolastiche, culturali e ricreative. Ogni tentativo da parte delle autorità ebraiche di autogoverno, di organizzazioni politiche e filantropiche e di singoli individui fu però presto sopraffatto di fronte alle tragiche dimensioni dei problemi e alla mancanza di cibo e di risorse. E quando cominciarono le deportazioni i bambini furono i primi a partire per i campi di sterminio, a cominciare dai numerosi bambini ospitati negli orfanotrofi. Nel ghetto di Lublino essi furono uccisi a colpi di mitragliatrice e sepolti in una fossa comune già nell'aprile 1942.Maria Hochberg-Mariańska and Noe Grüs, eds., The Children Accuse, tr. Bill Johnston (London: Vallentine Mitchell, 1996), pp. 264-65. Anche i bambini dell'orfanotrofio di Varsavia furono nell'agosto 1942 tra le prime vittime della liquidazione del ghetto con uno speciale trasporto al Treblinka; il direttore, il famoso pedagogo Janusz Korczak non volle abbandonarli e condivise con loro lo stesso destino di morte.Dario Arkel, Ascoltare la luce, vita e pedagogia di Janusz Korczak, Segrate, Atì editore, 2009. Lo stesso destino fu riservato agli orfani del ghetto di Cracovia inviati il 28 ottobre 1942 a morire al campo di sterminio di Bełżec.Hochberg-Mariańska and Grüs, eds., The Children Accuse, pp. 240-46. Presto non si fece alcuna differenza tra orfani o meno. Emblematico fra tutti è il caso del ghetto di Łódź dove nel settembre 1942 la (temporanea) sopravvivenza degli adulti fu garantita a condizione del sacrificio di tutti i bambini di età inferiore ai 10 anni e degli anziani.Institute of Tolerance / State Archived in Lodz. The Children of the Lodz Ghetto. Lodz: Bilbo, 2004.

Anche per i bambini che in qualche modo riuscissero almeno temporaneamente a sfuggire ai rastrellamenti e alle deportazioni, ciò significava il più delle volte trovarsi in una condizione disperata, abbandonati a se stessi, senza più il supporto di familiari o amici. Sono i sentimenti che il quattordicenne Abram Bajler esprime in una cartolina postale che il 24 aprile 1942 riesce ad inviare dal ghetto di Zamość rispondendo a chi gli chiedeva notizie di un suo zio.

Zamość, 24 aprile 1942. Mio zio non è più a Zamość. Sono già passate due settimane da quando ha lasciato la città insieme al resto della nostra famiglia. Per ora non sappiamo dove siano. Sono stato lasciato con mio fratello minore perché all'epoca eravamo al lavoro. Provate a immaginare la nostra situazione con me stesso, un ragazzo di 14 anni lasciato solo senza cure o supervisione, e reso responsabile del benessere del mio fratellino; ma in qualche modo ci riusciamo, perché non abbiamo scelta. Dobbiamo accettare ciò che ci viene dato.Holocaust Research Project.org