Biografia Studiò Filologia Classica all'Università di Salamanca, dove ebbe come professore un importante filologo: Antonio Tovar Llorente. Ottenne il dottorato a Madrid all'età di 22 anni, con una tesi intitolata Prosodia y métrica antiguas (Prosodia e metrica antiche). Nel 1951 occupò la Cattedra di Latino dell'Instituto de Zamora. Nel 1959 ottenne una Cattedra di Lingua e Letteratura Latina a Siviglia e, nel 1964, a Madrid, nell'Università Complutense (UCM), occupò la Cattedra di Filologia Latina, finché la dittatura franchista lo destituì dall'Università e dalla Cattedra nel 1965 (insieme ad altri insegnanti quali Enrique Tierno Galván, José Luis López-Aranguren e Santiago Montero Díaz), a causa della sua implicazione nelle proteste studentesche di quegli anni. José María Valverde e Antonio Tovar rinunciarono volontariamente alle loro rispettive cattedre in segno di protesta contro tale decisione. García Calvo subì poi diversi arresti da parte della polizia franchista, finché si esiliò a Parigi, dove insegnò nell'Università di Lille e nel Collège de France. In questo periodo lavorò anche come traduttore per la casa editrice Ruedo Ibérico. A Parigi coordinò un circolo politico nel caffè La boule d'or, nel Quartiere Latino. Nel 1976 venne riammesso alla sua Cattedra dell'Università di Madrid e vi rimase fino al 1991, anno in cui andò in pensione. Fu professore emerito della UCM dal 1991 al 1997.
Fu uno dei membri del Círculo Lingüístico de Madrid insieme a Rafael Sánchez Ferlosio e Carlos Piera.
Nel 1979 fondò la casa editrice Editorial Lucina, mediante la quale pubblicò la maggior parte dei suoi libri.
La sua notorietà si deve in gran parte al suo contributo alla linguistica generale, a quella preistorica o indoeuropea, a quella grecolatina e allo studio dellespofcont (español oficial contemporáneo). La sua teoria generale sul linguaggio si trova ampiamente descritta nella trilogia Del lenguaje; De la construcción (Del lenguaje II); Del aparato (Del lenguaje III), così come nella raccolta di articoli Hablando de lo que habla. Estudios de lenguaje (Premio Nazionale per la Saggistica in Spagna, nel 1990). Nel 2009 venne pubblicata la sua trilogia Elementos gramaticales, concepita come un'alternativa ai libri di testo scolastici convenzionali destinata ad introdurre i più giovani ai fondamenti della grammatica.
Alcuni tra i suoi testi più importanti nell'ambito della Filologia e della Logica sono: Tratado de Rítmica y Prosodia y de Métrica y Versificación; Lecturas presocráticas; Razón común. Edición crítica, ordenación, traducción y comentario de los restos del libro de Heráclito (Lecturas presocráticas II); Contra el tiempo; De Dios; Contra la Realidad.
Come poeta pubblicò, tra gli altri, i libri: Canciones y soliloquios; Más canciones y soliloquios; Del tren (83 notas o canciones); Libro de conjuros; Ramo de romances y baladas; Sermón de ser y no ser; Valorio 42 veces; Relato de amor; 4 canciones de amor perdido y el cínife; Cantar de las dos torres; Sermón de dejar de ser, opera postuma.
Scrisse diverse opere teatrali, tra cui: Ismena; Rey de una hora; Baraja del rey don Pedro (Premio Nazionale di Letteratura Drammatica in Spagna, nel 1999).
Pubblicò anche numerosi articoli e collaborazioni giornalistiche, su alcuni tra i più importanti quotidiani spagnoli (El País; La Razón; La Vanguardia...) e su riviste specializzate, in cui manifestò la sua dura ed ostinata critica alla società, come ad esempio: De mujeres y de hombres; Contra la Pareja; Contra la Paz, contra la Democracia; Análisis de la Sociedad del Bienestar; Noticias desde abajo; Que no, que no.
Svolse un notevole lavoro di traduzione che gli venne riconosciuto dal Ministero spagnolo nel 2006 con il Premio Nazionale all'Opera di un Traduttore. Tradusse specialmente autori antichi, tra i quali: Omero, Eraclito, Parmenide, Sofocle, Aristofane, Lucrezio, Catullo, Orazio, Virgilio; ma anche testi di Sem Tob, del Marchese de Sade, Shakespeare, Georges Brassens, Giuseppe Gioacchino Belli, Paul Valéry.
Su incarico del Governo della Comunità Autonoma di Madrid scrisse nel 1983 l'''Himno de la Comunidad de Madrid (Inno della Comunità Autonoma di Madrid), per un prezzo simbolico di una peseta (cifra che attualmente equivale a 0,0060 euro).
Il suo pensiero ha esercitato una grande influenza su diversi intellettuali spagnoli, quali, per citarne alcuni: Fernando Savater, Félix de Azúa, Miguel Ángel Velasco, Javier Marías o Isabel Escudero. Inoltre, le sue poesie hanno dato vita a numerosi adattamenti musicali, come quelli di Amancio Prada o Chicho Sánchez Ferlosio.
Durante i suoi ultimi anni coordinava un circolo politico nellAteneo de Madrid. È morto il 1º novembre 2012 a Zamora, a causa d'una insufficienza cardiaca.
Pensiero politico Nei suoi scritti e nelle sue conferenze, García Calvo cercò di dar voce ad un sentimento anonimo e popolare che rifiuta le manovre del Potere e mantiene con esse un rapporto di guerra continuaGarcía Calvo, in un'intervista fattagli da Rosa Montero nel 1978, riportata nel libro di Lázaro (2013: 218), parla del «intento de liberar un poco la voz, de dejar que a través de uno pasen palabras que no se sabe de dónde vienen ni a dónde van» («tentativo di liberare un po' la voce, di lasciare che, attraverso di noi, fluiscano le parole che non si sa da dove vengono né dove vanno»). In Análisis de la Sociedad del Bienestar esprime il suo desiderio di «hablar con la voz del pueblo, hablar por lo sometido y nunca del todo conformado» (García Calvo 1993: 18) («parlare con la voce del popolo, parlare per conto di ciò che è oppresso e mai del tutto rassegnato»). In ¿Qué es lo que pasa? spiega che per Potere intende «toda ordenación que, de lo alto de la sociedad y de la conciencia, reduce a Fin y Principios las posibilidades sin fin de la gente» (García Calvo 2006: 20) («qualunque ordinamento che, dall'alto della società e della coscienza, riduce a Scopi e Principi le possibilità senza fine della gente»).. Indispensabile a questa lotta è la denuncia della Realtà come menzogna: e cioè che Essa non è altro che un'idea, la quale, così come spiega l'autore in diverse occasioni, ci viene presentata come il riflesso fedele di "quel che c'è davvero", di tutte le "cose", mentre invero la Realtà è una costruzione astratta, in cui le cose vengono ridotte per forza a ideeNel prologo di Contra la Realidad, a proposito del senso di questa lotta, scrive che «la Realidad es a la vez un producto y un sostén del Poder que pesa sobre lo vivo y pueblo de nosotros, y trata de cerrar las posibilidades de vida y razón» (García Calvo 2002: 10) («la Realtà è contemporaneamente un prodotto ed un sostegno del Potere che pesa su ciò che di vivo e di popolo v'è in noi, e cerca di chiudere le possibilità di vita e ragione»). In ¿Qué es lo que pasa? García Calvo spiega che affinché qualcosa sia reale non basta che ci sia; deve per forza "esistere" - e cioè che, oltre al fatto di esserci, deve anche essere ciò che la sua definizione stabilisce che è (García Calvo 2006: 13). Con questa riduzione delle cose a idee, però, non si fa altro che uccidere ciò che nelle cose v'è di imprevedibile ed infinito, e diventa così possibile sottoporle al calcolo, a pianificazioni, schemi e manovre. La gente (anch'essa un caso di "cosa") viene in tal modo organizzata in Individui, sottomessi ad una doppia esigenza contraddittoria: ognuno di loro deve essere individuale, e cioè unico; eppure, pur essendo ognuno uno ed unico, tutti devono essere sommabili indifferentemente in una Massa numerica. È questo il trucco della Democrazia, la quale si fonda, quindi, su questa contraddizione o impossibilità (che il buon senso non può non svelare): che ognuno di noi ha un'identità propria e così è diverso dagli altri, ma che, contemporaneamente, è anche uno di tanti, un elemento come un altro della Massa. Per fortuna, questa organizzazione non è perfetta e presenta sempre brecce ed imperfezioni. Queste brecce García Calvo le chiama "popolo", vale a dire quel che nella gente rimane ancora di imprevedibile, di incontrollabile, di sconosciuto, di non sottoposto a pianificazione e calcolo.«Es por ahí» [por el hecho de que la lengua rezonga por lo bajo contra el uso interesado y torpe que cada uno hace de ella] «por donde se siente y palpa que uno tiene en sí algo de pueblo o gente», scrive in En la hora de nuestra muerte (García Calvo 2002: 49) («È proprio in quel punto» [scrive a proposito del fatto che la lingua protesta, dal basso, contro l'utilizzo interessato e goffo che ognuno di noi fa di essa] «dove si sente e si capisce che ognuno di noi ha in sé un qualche cosa di popolo o gente»). In Análisis de la Sociedad del Bienestar spiega che il popolo, «lo que quede todavía vivo» («ciò che rimane ancora di vivo»), «es nada más que algo negativo (que no tiene Personas, que no es la Mayoría Democrática, sino lo contrario: todos; en fin, que no existe, porque tiene cosas mejores que hacer, el pobre)» (García Calvo 1993: 21) («non è altro che qualcosa di negativo -non ha Persone, non è la Maggioranza Democratica, ed invece è tutto il contrario: tutti; insomma, il popolo non esiste, perché ha di meglio da fare, poveretto-»).
Così, il progresso del Potere nella Storia ha raggiunto il suo apice nelle società democratiche, formate da Masse di Individui (García Calvo precisa inoltre che l'Individuo non s'oppone alla Massa, bensì esso è, appunto, l'elemento indispensabile per la formazione delle Masse). Dato che lo scopo del Progresso è introdurre questo sistema dappertutto, la lotta popolare deve rivolgersi contro la Democrazia o Stato del Benessere, considerando che è questo il regime che amministra la morte del "popolo" nelle società più avanzate (l'unica cosa certa del futuro è la morte, ed il Potere, anticipando il Futuro con costanti piani e programmi -ogni volta più perfetti-, non fa altro che avvicinarci alla morte ed annientare sempre più quel che ci rimane di vita). Inoltre, la sopravvivenza di forme più o meno arcaiche di dominio (come, ad esempio, le dittature comuniste o quelle dei paesi musulmani) serve per giustificare, per via di comparazione, la Democrazia delle società progredite e farla sembrare desiderabile.In Análisis de la Sociedad del Bienestar scrive l'autore che alla gente dei Paesi chiamati del Terzo Mondo «no les cabe otro futuro, otro ideal ni otra aspiración que la de aspirar a integrarse en la Sociedad del Bienestar» (García Calvo 1993: 25) («non rimane altro futuro, né ideale o speranza che quella di aspirare ad integrarsi nella Società del Benessere») e che le loro disgrazie, compresi i regimi dittatoriali in cui vivono, «es lo que les sirve a las Masas, por contraste, para tomar conciencia de su Bienestar» (ibidem: 26) («servono alle Masse, per contrasto, per prendere coscienza del loro Benessere»)