La battaglia del bacino di Chosin, conosciuta anche come campagna del bacino di Chosin o campagna del lago Changjin (in coreano: 장진호 전투; in hanja: 長津湖戰鬪; in coreano trascritto: Jangjin ho jeontu; in cinese: 长津湖战役; in pinyin: Cháng Jīn Hú Zhànyì) fu una battaglia decisiva della Guerra di Corea. Il nome "Chosin" deriva dalla pronuncia giapponese "Chōshin", usata al posto di quella coreana "Changjin", a sua volta utilizzata per la parola cinese 長津. La scelta toponomastica fu dovuta al fatto che le forze delle Nazioni Unite si affidavano a mappe in lingua giapponese, risalenti all'occupazione nipponica della Corea avvenuta nel corso della seconda guerra mondiale. La battaglia ebbe inizio quando la neonata Repubblica Popolare Cinese entrò nel conflitto coreano, infiltrando la 9ª armata dell'esercito volontario del popolo (PVA) nella regione nordorientale della Corea del Nord.

Il 27 novembre 1950, la 9ª armata cinese colse di sorpresa il X Corpo statunitense di stanza presso l'area del bacino di Chosin, sotto il comando del maggior generale Edward Almond. A seguito dell'attacco a sorpresa vi fu una cruenta battaglia durata 17 giorni, combattuta nel rigido clima invernale. Nel periodo che andò dal 27 novembre al 13 dicembre, soldati delle Nazioni Unite, sotto il comando del maggior generale Oliver P. Smith, furono circondati e attaccati da circa soldati cinesi, sotto il comando del generale Song Shi-Lun, il quale aveva ricevuto ordini diretti da Mao Zedong di distruggere le forze delle Nazioni Unite. Queste ultime, nonostante la situazione critica, riuscirono a battere in ritirata e a rompere l'accerchiamento, infliggendo pesanti perdite ai cinesi. L'evacuazione del X Corpo dal porto di Hungnam segnò il completo ritiro delle forze dell'ONU dalla Corea del Nord. L'evacuazione dei soldati statunitensi riuscì soprattutto grazie alle azioni della Task Force Faith, che disposta a est della loro posizione, subì in pieno la violenza dell'attacco cinese. Senza la Task Force Faith ad assorbire l'urto dell'offensiva, con gravi perdite e membri della Task Force catturati, i marines a ovest sarebbero stati molto probabilmente circondati. I cinesi, d'altro canto, pur riuscendo a cacciare le forze delle Nazioni Unite dalla regione nordorientale della Corea del Nord, subirono pesantissime perdite.

Antefatti

Nell'ottobre del 1950, nonostante il X Corpo statunitense fosse sbarcato con successo a Incheon, e avesse distrutto l'Armata del popolo coreano, la guerra non era ancora finita. Le forze delle Nazioni Unite avanzavano rapidamente in Corea del Nord con l'obiettivo di riunificare il nord e il sud della penisola entro la fine del 1950. La Corea del Nord era divisa al centro dall'insormontabile catena montuosa dei Monti Taebaek, che di fatto separava le forze ONU in due gruppi. L'8ª Armata americana avanzava a nord passando per la costa occidentale della penisola coreana, mentre il 1º Corpo della Repubblica di Corea (ROK) e il X Corpo americano avanzavano sul lato orientale.

Al contempo, la Repubblica Popolare Cinese entrò nel conflitto, dopo aver lanciato diversi moniti alle Nazioni Unite. Il 19 ottobre 1950, grosse formazioni di truppe cinesi, chiamate Esercito volontario del popolo (PVA), attraversarono segretamente il confine ed entrarono in Corea del Nord. Una delle prime unità dell'esercito cinese a raggiungere il bacino di Chosin fu il 42º Corpo PVA, con gli ordini di fermare l'avanzata ONU a est. Il 25 ottobre, il 1º Corpo ROK incontrò le forze cinesi durante la propria avanzata, e fu fermato al passo di Funchilin, a sud del bacino di Chosin. Dopo lo sbarco a Wonsan, il 2 novembre la 1ª Divisione Marine del X Corpo ingaggiò i difensori della 124ª Divisione PVA cinese, e nella battaglia che seguì gli americani provocarono perdite ingenti fra i cinesi. Quattro giorni dopo, i cinesi ordinarono la ritirata a nord, con l'intenzione di attirare le forze delle Nazioni Unite all'interno del bacino di Chosin. Il 24 novembre, la divisione americana aveva occupato le città di Sinhung-ni e Yudam-ni, rispettivamente a est e a ovest del bacino.

Di fronte agli improvvisi attacchi delle forze cinesi nel settore dell'Ottava Armata, il generale Douglas MacArthur ordinò il lancio della seconda fase della campagna del Settore Occidentale, soprannominata "A casa entro Natale". A supporto dell'offensiva, MacArthur ordinò al X Corpo di attaccare il bacino di Chosin e di tagliare le linee di rifornimento nemiche che passavano tra le città di Manpojin, Kanggye e Huichon. Come risposta, il maggiore generale Edward M. Almond, comandante del X Corpo, preparò un piano di attacco per il 21 novembre. Ordinò alla 1ª Divisione Marine di avanzare a ovest attraverso Yudam-ni, mentre la 7ª Divisione di Fanteria avrebbe dovuto fornire un reggimento di supporto per proteggere il fianco destro a Sinhung-ni. La 3ª Divisione di Fanteria avrebbe dovuto inoltre proteggere il fianco sinistro, mentre manteneva in sicurezza le retrovie. A quel punto, il X Corpo era penetrato in un lungo e stretto fronte di 400 miglia.

Sorpreso dallo sbarco dei marine a Wonsan, il 31 ottobre il presidente cinese Mao Zedong ordinò l'immediata distruzione di tutte le divisioni nemiche, inviando un telegramma al comandante delle truppe cinesi Song Shi-Lun. Sotto ordini urgenti di Mao, il 9º Corpo d'armata cinese si infiltrò in Corea del Nord. Senza essere scoperto dalle intelligence delle Nazioni Unite, l'esercito cinese si avvicinò senza problemi al bacino di Chosin, allentando la pressione ricevuta dal 42º Corpo PVA di stanza a Yudam-ni, anche grazie agli sforzi del 20º Corpo e della 9ª Armata.

I preparativi

Luogo, terreno e condizioni meteo Il bacino di Chosin è un lago artificiale situato nella regione nordorientale della penisola coreana. La battaglia si svolse principalmente lungo la strada di 126 km che collegava la città portuale di Hungnam al bacino, e che fungeva da unica via di fuga per le truppe dell'ONU. La strada si divideva presso Hagaru-ri e poteva portare a Yudam-ni o a Sinhung-ni, cittadine situate rispettivamente sui fianchi occidentale e orientale del bacino. L'area intorno al lago artificiale era scarsamente popolata.

La battaglia fu combattuta su uno dei terreni più impervi e con le condizioni invernali più avverse mai incontrate in tutta la guerra. La strada era stata realizzata tagliando i terreni collinosi della regione, che creavano salite e discese molto scoscese. Inoltre, essa era sovrastata da grandi vette, come il passo di Funchilin o il passo di Toktong. La qualità del terreno stradale era scarsa, e in alcuni tratti la strada era semplicemente una pista sterrata. Il 14 novembre, un fronte freddo preveniente dalla Siberia scese sopra il bacino, e le temperature arrivarono a toccare i -37 °C. Il tempo gelido, accompagnato dal terreno ghiacciato, creò un elevato rischio di vittime per congelamento, incidenti sulle strade ghiacciate o malfunzionamento delle armi. Le forniture mediche si ghiacciarono; le siringhe di morfina dovevano essere decongelate nella bocca di un medico prima di essere iniettate; il sangue e il plasma ghiacciato divennero inutilizzabili. Persino tagliare pezzi d'abito per trattare una ferita esponeva al rischio di gangrena o congelamento. Le batterie per i fuoristrada e le radio non funzionavano a così basse temperature, e così gran parte dell'equipaggiamento divenne inutilizzabile. Il lubrificante per le armi divenne troppo viscoso per essere usato appropriatamente, e alcune componenti delle armi in dotazione, a causa delle basse temperature, non avrebbero funzionato a dovere, provocando l'impossibilità di sparare o l'inceppamento dell'arma.

Piani e forze contrapposti

Nazioni Unite Anche se la 1ª Divisione Marine era sbarcata a Wonsan in accordo con i piani del X Corpo, redatti dal maggiore generale Almond, fra costui e il maggiore generale Oliver P. Smith della divisione dei marine correva odio reciproco, risalente a un incontro a Incheon a cui entrambi gli ufficiali parteciparono. In questo incontro Almond aveva fatto il gradasso, dichiarando che era facile effettuare uno sbarco anfibio, pur non avendo mai partecipato ad alcuna operazione del genere. Smith credeva che in Corea del Nord ci fosse un grande numero di truppe cinesi, nonostante il quartier generale a Tokyo affermasse il contrario, ma Almond riteneva che Smith fosse troppo cauto. La sfiducia reciproca fra i due comandanti fece sì che Smith rallentasse l'avanzata della propria divisione verso il bacino di Chosin, violando le istruzioni di Almond. Smith stabilì dei punti di rifornimento e delle piste di atterraggio lungo la via presso Hagaru-ri e Koto-ri.

Man mano che il X Corpo si faceva strada verso il bacino, i cinesi elaborarono la propria strategia, sulla base delle precedenti esperienze belliche della guerra civile cinese. Sulla base dell'ipotesi che presso il bacino ci sarebbe stata una debole presenza nemica, il piano dei comandanti del 9º Corpo cinese era di distruggere per prima le guarnigioni ONU presso Yudam-ni e Sinhung-ni, per poi dirigersi verso Hagaru-ri. Credendo che il grosso delle truppe americane del X Corpo si sarebbero mosse in aiuto delle unità distrutte a nord, la 9ª Armata cinese avrebbe bloccato e intrappolato le forze principali delle Nazioni Unite sulla strada fra Hagaru-ri e Hungnam. L'armata decise di impegnare otto divisioni nella battaglia, concentrando il resto delle proprie forze a Yudam-ni e Sinhung-ni.

Il piano cinese aveva come difetto principale la mancanza di informazioni accurate sulle forze delle Nazioni Unite. Infatti, anche se il X Corpo americano si era assottigliato lungo la regione nord-orientale, il rallentamento dell'avanzata dei marines causato dal maggiore generale Smith aveva permesso la concentrazione delle forze della 1ª Divisione presso Yudam-ni. Inoltre la città Hagaru-ri, pur essendo di importanza strategica per la sua posizione sulla via di fuga oltre che per la presenza di un aeroporto e di un centro di rifornimenti, fu attaccata solo la notte del 28 novembre, facendo venire meno l'effetto sorpresa e consentendo un'organizzazione delle difese.

Sulla riva orientale del lago era posizionato unicamente il Regimental Combat Team 31 (RCT-31) americano, composto inizialmente dal 31º reggimento Fanteria, dal 57º Battaglione artiglieria da campagna e dalla Compagnia C del 13º battaglione genio, (in seguito chiamato "Task Force Faith"). Quest'unità sostenne l'impatto maggiore dell'assalto cinese.

Dal punto di vista degli effettivi, le forze delle Nazioni Unite potevano contare su una forza di uomini, a cui si unirono i rinforzi del 41° Commando dei Royal Marines inglesi, e l'equivalente di due reggimenti provenienti dalla 3ª e 7ª Divisione di fanteria. Le forze dell'ONU contarono su circa uomini durante il corso della battaglia. Fra l'altro, le forze di terra a Chosin ricevettero il supporto di una delle più grandi concentrazioni di forza aerea di tutta la guerra di Corea, visto che il 1º Stormo Marine, di stanza presso l'aeroporto di Yonpo, e cinque portaerei della US Navy Task Force 77 furono in grado di lanciare fino a 230 missioni al giorno per dare appoggio aereo ravvicinato durante la battaglia, mentre il Far East Combat Cargo Command di stanza in Giappone riuscì a paracadutare 250 tonnellate di rifornimenti al giorno per rifornire le forze alleate intrappolate.

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