La diocesi di San Marco Argentano-Scalea () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2023 contava 112.580 battezzati su 115.000 abitanti. È retta dal vescovo Stefano Rega.

Il santo patrono è San Marco evangelista.

Territorio La diocesi comprende la parte settentrionale del versante tirrenico della provincia di Cosenza e i seguenti comuni: Acquappesa, Aieta, Belvedere Marittimo, Bonifati, Buonvicino, Cervicati, Cerzeto, Cetraro, Diamante, Fagnano Castello, Grisolia, Guardia Piemontese, Maierà, Malvito, Mongrassano, Mottafollone, Orsomarso, Papasidero, Praia a Mare, Roggiano Gravina, San Donato di Ninea, San Marco Argentano, San Nicola Arcella, San Sosti, Sangineto, Santa Caterina Albanese, Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro, Sant'Agata di Esaro, Scalea, Tortora e Verbicaro.Dal sito ParrocchieMap.it.

Sede vescovile è la città di San Marco Argentano, dove si trova la cattedrale di San Nicola. A San Sosti sorge la basilica minore della Madonna del Pettoruto, mentre a Diamante quella dell'Immacolata Concezione. Oltre alla cattedrale e alle due basiliche minori, la diocesi comprende tre santuariDal sito web della diocesi.: Santa Maria della Grotta a Praia a Mare, San Francesco di Paola a Verbicaro, e Santa Maria di Monte Serra a Cetraro.

Il territorio si estende su 1.142 km² ed è suddiviso in 65 parrocchie, raggruppate in 3 vicarie: San Marco Argentano, Scalea e Belvedere Marittimo.

Storia Incerta e controversa è l'origine della diocesi di San Marco in Calabria. Un vivace dibattito fra gli storici nella seconda metà del XX secolo ha evidenziato due distinte ipotesi sulla nascita della diocesi, ognuna sorretta da prove avvincenti.

La prima tesi, avallata da uno storico locale, Francesco Russo, è ancora oggi sostenuta da Luigi Gazzaneo, archivista della diocesiAutore della nota storica sul sito web della diocesi., e dall'autore della voce sulla diocesi nell'opera collettiva Le diocesi d'ItaliaA cura di L. Mezzadri, M. Tagliaferri, E. Guerriero, Torino, San Paolo edizioni, 2007-2008, 3 volumi. Il testo si trova nel sito: BeWeb - Beni ecclesiastici in web.. Dai loro studi emerge che la diocesi di San Marco è stata eretta da Roberto il Guiscardo dopo il 1065 e prima della sua morte, avvenuta nel 1085; primo vescovo documentato è Godoino, Argentanae urbis archiepiscopus, che fu presente a Bari alla traslazione delle reliquie di san Nicola di Mira nel 1087; solo in seguito, verso la fine del XII secolo o forse all'inizio del XIII secolo, la diocesi di Malvito, i cui vescovi sarebbero ancora documentati per tutto il corso del XII secolo, fu soppressa ed il suo territorio annesso a quello di San Marco.

La seconda tesi è quella tradizionale, già sostenuta dal Barrio nel 1570De Antiquitate et situ Calabriae, 2º edizione, Roma, 1737, p. 61., ripresa da Ferdinando Ughelli nel SeicentoItalia sacra, IX, 1º edizione, Roma, 1662, p. 243., ribadita all'inizio del Novecento da Paul FabreLiber Censuum Ecclesiae Romanae, Parigi, 1905, pp. 19 e 248. e Jules GayLes Diocèses de Calabre à l'epoque byzantine, in «Revue d'Histoire et Littérature Religieuse», V (1900), p. 254., ed infine sostenuta più recentemente da Emanuele Conti nelle pagine della rivista Archivio storico per la Calabria e la Lucania, da Paul Fridolin KehrItalia pontificia, vol. X, 1975, pp. 87 e seguenti., e dall'autore della voce sulla diocesi di Malvito nell'opera Le diocesi d'Italia. Secondo questi autori la diocesi di San Marco è erede della diocesi di Malvito.A sua volta erede della diocesi di Cirella, documentata nel sinodo di Roma del 649 dove compare un Romanus Cerellae. Alcuni autori ritengono che Cirella sarebbe la località dove i vescovi di Blanda trasferirono la loro sede dopo la distruzione della loro città. Non è più oggi sostenibile la tesi secondo cui San Marco sarebbe l'erede dell'antica diocesi di Tempsa, come in passato hanno creduto Lanzoni e Cappelletti. Questa è menzionata, tra le suffraganee salernitane, in una bolla di papa Giovanni XV del 989, che delimitava la provincia ecclesiastica di Salerno recentemente creata; questa suffraganeità è confermata diverse volte dai papi successivi fino al 1058. Di Malvito si conoscono i nomi di alcuni vescovi: Lorenzo nel 1065, Gualtiero I nel 1087, Pietro nel 1122 e Gualtiero II nel 1144, che avrebbe in seguito trasferito la sede a San Marco, ponendo fine alla diocesi di Malvito.Contro la tesi opposta, questi autori sostengono: 1º che l'archiepiscopus Godoino del 1087 sarebbe stato in realtà l'arcivescovo di Brindisi (1085-1099/1100); 2º e che il termine "Argentano" per indicare la città di San Marco non compare mai nel medioevo, e fu aggiunto all'antico nome solo dopo l'unità d'Italia.

Di certo la diocesi di San Marco fu eretta dai Normanni, che avevano fatto della città longobarda il centro delle loro operazioni militari per la conquista della valle del Crati (1048-1085). Divenne cattedrale della diocesi la chiesa di San Nicola, già nota fin dal 1087, quando, assieme alle sue pertinenze, era stata concessa dal duca Ruggero Borsa al vescovo di Malvito Gualtiero I.

Nei pressi di San Marco sorgeva l'importante abbazia di Santa Maria della Matina, dell'Ordine di San Benedetto, fondata verso il 1060 e immediatamente posta sotto la protezione della Santa Sede. Oltre ai benedettini della Matina, la diocesi comprendeva altre due abbazie, quella di San Sozonte e quella comunemente conosciuta come il cenobio di Buonvicino, fondato da san Ciriaco. Alla fine del Settecento v'erano inoltre diciotto monasteri, fra cui quello dei frati minori di San Marco Argentano, fondato da Pietro Cathin, discepolo di san Francesco.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

Nel 1479 il duca di San Marco Geronimo Sanseverino concesse alla mensa vescovile di San Marco la giurisdizione civile e altri diritti feudali su Mongrassano, casale ripopolato da profughi albanesi, e da quel momento i vescovi della diocesi poterono fregiarsi del titolo di baroni di Mongrassano.

Durante le sessioni del Concilio di Trento presero parte i vescovi Coriolano Martirano, Fabrizio Landriano e Guglielmo Sirleto, futuro cardinale. Si deve al vescovo Giovanni Antonio Grignetta, l'istituzione del seminario diocesano nel 1580, mentre un po' più tardi fu indetto il primo sinodo dal vescovo Giovan Battista Indelli nel 1627.

Il 27 giugno 1818, con la bolla De utiliori di papa Pio VII, San Marco, vacante da otto anni, fu unita aeque principaliter alla diocesi di Bisignano.

Dopo il periodo napoleonico e i lunghi periodi di sede vacante, la diocesi era tutta da ricostruire. Spettò al vescovo Felice Greco (1824-1840) questo importante compito: «egli restaurò le cattedrali, gli episcopi e i seminari e costruì a sue spese il santuario del Pettoruto, centro della devozione mariana dedicato alla Natività della Vergine». Nella seconda metà dell'Ottocento operò per ben 39 anni il vescovo Livio Parladore, che ricostruì le strutture diocesane dopo due terremoti che sconvolsero le due sedi episcopali, e prese parte al concilio Vaticano I, dove tenne un discorso in favore del dogma dell'infallibilità papale.

Nel 1834 la diocesi si ampliò, inglobando il territorio di Cetraro, che fino a quel momento era sotto la giurisdizione dell'abbazia territoriale di Montecassino.

Il 4 aprile 1979 subì nuove variazioni territoriali in forza della bolla Quo aptius di papa Giovanni Paolo II, con cui ebbe termine l'unione con Bisignano; venne infatti aggregato alla diocesi il territorio del vicariato di Scalea, che era appartenuto alla diocesi di Cassano all'Jonio, e comprensivo dei comuni di Scalea, Aieta, Orsomarso, Papasidero, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro, Tortora e Verbicaro; contestualmente la diocesi assunse il nome attuale.

Il 22 ottobre 1994, con la lettera apostolica Sanctus Marcus, papa Giovanni Paolo II ha confermato san Marco evangelista patrono della diocesi. Lettera apostolica Sanctus Marcus, AAS 87 (1995), p. 47.

L'ultima variazione territoriale risale al 10 novembre 1997, quando sono state aggregate alla diocesi le parrocchie di Acquappesa, Intavolata e Guardia Piemontese, che erano soggette all'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano. Decreto Ad uberius praesentis, AAS 90 (1998), pp. 60-61.

Il 30 gennaio 2001 la diocesi, che era immediatamente soggetta alla Santa Sede fin dalle origini, è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano con la bolla Maiori Christifidelium di papa Giovanni Paolo II.

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Vescovi di San Marco Godoino ? † (menzionato nel 1087) Guglielmo † (menzionato nel 1157)Emanuele Conti, Sulle origini del vescovado di San Marco di Calabria, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, XXXI (1962), pp. 81-88. Ruben † (prima del 1171 - dopo il 1183) Unfredo † (prima del 1195Il diploma che documenta per la prima volta il vescovo Unfredo è, secondo Kamp, del 1195, e non del 1193 come riporta Ughelli. - dopo il 1199) Nicola † (menzionato electus nel 1206) Andrea † (prima del 1216Secondo Kamp, il documento che citerebbe il vescovo Andrea nel 1216 è una copia e non è certa la datazione; infatti lo storico tedesco registra due vescovi anonimi nel 1216 e nel 1218. - dopo il 1236)Alcune cronotassi (Pagano, D'Avino, Taccone-Gallucci) inseriscono dopo Andrea un vescovo Francesco, che in realtà è lo stesso Francesco Taverna, deceduto nel 1278/1280 (Kamp, op. cit., p. 826, nota 28). Anonimo † (menzionato nel 1240)Kamp, op. cit., p. 826. Marco (o Mario) ? † (? - 10 o 18 o 28 luglio 1256 nominato vescovo di Policastro)Sulla cronotassi relativa a Marco (o Mario) e a Fabiano si è innescato, secondo Kamp (p. 826 e nota 29), un grosso equivoco, dovuto a Ughelli, da cui molti autori dipendono (compresi Gams e Eubel). Infatti, nella cronotassi di San Marco, Ughelli dice che il vescovo Marco fu trasferito nel 1256 a Policastro, e contestualmente il vescovo di Policastro Fabiano fu traslato a San Marco. Nella cronotassi di Policastro tuttavia (Italia sacra, vol. VII, col. 563) lo stesso autore modifica i nomi dei vescovi, ma soprattutto inverte i trasferimenti: per cui Mario viene trasferito a San Marco e Fabrizio lascia San Marco per Policastro. Kamp documenta come ci siano due punti fermi per risolvere la questione: il vescovo di Policastro Giovanni di Castellomata è documentato dal 1254 al 1258 (op. cit., vol. I, pp. 474-476); nei documenti (Reg. Alex. IV, nr. 1460) si dice che Fabiano (non Fabrizio) era stato olim, cioè una volta, vescovo di Policastro, il che vuol dire che non necessariamente fu trasferito direttamente da Policastro a San Marco. L'autore tedesco perciò conclude: che un vescovo Marco o Mario non è mai esistito ed è frutto probabilmente della confusione creatasi per aver identificato la sede di San Marco con il nome di un presunto vescovo Marco; che se Fabiano è stato vescovo di Policastro, lo è stato prima del 1254. Fabiano † (10 o 18 o 28 luglio 1256 - dopo il 1258) Anonimo † (menzionato nel 1267)Kamp, op. cit., p. 827. Secondo l'autore, questo anonimo potrebbe essere il vescovo Fabiano. Mirabello o Marabello † (prima del 28 luglio 1269Data in cui è documentato nella curia di Viterbo come vescovo electus. Kamp, op. cit., p. 827. - circa 1275 deceduto) Pietro da Morano, O.F.M. † (7 aprile 1275 - ?) Francesco Taverna, O.F.M. † (? - circa 1278/1280 deceduto) Marco Mirabello † (5 dicembre 1281 - 25 febbraio 1286 nominato vescovo di Sorrento) Manfredo † (28 gennaio 1287 - 1321 deceduto) Tommaso, O.Cist. † (26 agosto 1323 - 1348 deceduto) Bertuccio † (3 ottobre 1348 - 1349 deceduto) Giovanni † (18 maggio 1349 - 1355 deceduto) Nicola † (30 ottobre 1374 - ? deceduto) Pietro Roncella † (24 ottobre 1379 - ?) (antivescovo) Filippo da Ligorio o Ligonio † (prima del 1380 - dopo il 1384)