Gli italo-americani o italo-statunitensi, sono un gruppo etnico degli Stati Uniti d'America composto da differenti sottogruppi che si identificano tutti con l'ascendenza italiana, non necessariamente di cultura peninsulare o possessori di cittadinanza italiana, né tantomeno di lingua italiana.
Il termine italoamericani include sia italiani di prima generazione che abitano (o hanno risieduto dal XVII secolo) negli Stati Uniti d'America in modo permanente o comunque per un periodo significativo della loro vita; sia le persone nate in Italia ed emigrate negli Stati Uniti d'America; sia quelle nate negli Stati Uniti d'America da genitori italiani, nonché tutti i loro discendenti (fino alla terza generazione) che si identifichino come appartenenti ad essa.
La eterogeneità delle discendenze e delle influenze socio-culturali nelle generazioni di italoamericani hanno portato alla considerazione che essi abbiano, nella maggior parte dei casi, un'identità propria ben distinta nelle dinamiche, nella linguistica (lingua italoamericana) e nelle abitudini sociali da quella propriamente detta "Cultura italiana".
Storia I primi esploratori e missionari italiani nel nuovo mondo (dal XVI al XVIII secolo)
I navigatori e gli esploratori italiani hanno svolto un ruolo chiave nell'esplorazione e nell'insediamento delle Americhe da parte degli europei. L'esploratore genovese Cristoforo Colombo portò a termine quattro viaggi attraverso l'Oceano Atlantico per i monarchi cattolici di Spagna, aprendo la strada all'ampia esplorazione e colonizzazione europea delle Americhe successivamente anche il fiorentino Amerigo Vespucci nel 1499-1502, al servizio del Portogallo. Né Colombo né Vespucci giunsero comunque sul territorio nordamericano nei loro viaggi di esplorazione. Questo avvenne invece anche grazie ai viaggi degli esploratori italiani Giovanni Caboto e suo figlio Sebastiano agli inizi del XVI secolo i quali tuttavia si limitarono alle coste settentrionali dell'odierno Canada per Enrico VIII. Nel 1524 Giovanni da Verrazzano fu il primo europeo ad esplorare la costa atlantica degli odierni Stati Uniti e il primo ad entrare nella Baia di New York in un viaggio al servizio della Francia.
Numerosi italiani al servizio di Spagna e Francia continuarono ad essere coinvolti nella esplorazione, nella mappatura di questi nuovi territori e nella creazione di insediamenti. In cerca delle mitiche Sette città di Cibola, Padre Marco da Nizza visitò i territori dell'odierna Arizona e Nuovo Messico nel 1539 e partecipò alla successiva spedizione di Francisco Vázquez de Coronado nel 1540. Agli inizi del XVII secolo Padre Francesco Giuseppe Bressani visse otto anni (dal 1642 al 1650) fra gli indiani Huron e Algonquin nei territori settentrionali attorno ai Grandi laghi. Successivamente, Enrico Tonti esplorò la regione dei grandi laghi. Egli fondò il primo insediamento europeo nell'Illinois nel 1679 e quindi spingendosi a sud lungo il Mississippi in Arkansas nel 1683. Assieme a La Salle fondò New Orleans e fu governatore del territorio della Louisiana nei venti anni successivi. Suo fratello Alfonso Tonti fu il cofondatore di Detroit nel 1701 e suo governatore per 12 anni. Tra il 1687 e il 1711 il Sud Ovest e la California furono esplorate e mappate da Eusebio Francesco Chini, gesuita ed esploratore.
Il periodo coloniale e la guerra d'indipendenza americana (1775-1783)
Il primo italiano di cui si abbia notizia che venne a risiedere in America fu Pietro Cesare Alberti (1608–1655), un marinaio veneziano che, nel 1635, si insediò nella città di Nuova Amsterdam (l'odierna New York), allora colonia olandese. Nel 1640 un gruppo di 200 Valdesi arrivò dall'Italia in cerca di un luogo più ospitale dove praticare la propria religione. La famiglia Taliaferro, originaria di Venezia, fu poi una delle prime famiglie a insediarsi in Virginia. Questi primi italiani vennero in seguito raggiunti da altri connazionali in un piccolo ma costante flusso di nuovi arrivi. Tra di essi troviamo nel Settecento a Filadelfia anche i musicisti John Palma (che nel 1757 vi diresse i primi concerti pubblici a pagamento) e Giovanni Gualdo. Nel 1774-75 Pietro Sodi fu il primo famoso maestro di ballo italiano a venire negli Stati Uniti.
Tre italiani in particolare ebbero un ruolo di primo piano negli anni della Guerra d'indipendenza americana. Filippo Mazzei (1730-1816), medico, filosofo e promotore della Libertà fu amico e confidente di Thomas Jefferson. Pubblicò un opuscolo contenente la frase Tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi e indipendenti (in inglese All men are by nature equally free and independent) che Jefferson riportò sostanzialmente intatta nella sua Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Carlo Bellini (1735-1805), amico e compagno di Filippo Mazzei, fu il primo intellettuale italiano a lavorare in un'università americana, il College of William & Mary, negli anni 1779-1803 come professore d'italiano. Giuseppe Maria Francesco Vigo (Francis Vigo; 1747-1836) aiutò le forze rivoluzionarie durante la guerra d'indipendenza americana, essendo uno dei finanzieri più importanti della Rivoluzione nel nord-ovest.
Oltre a questi si ricorda anche Miguel de la Grúa Talamanca, marchese di Branciforte, (Palermo 1755 ca. – Marsiglia, 1º giugno 1812), ufficiale militare siciliano e viceré della Nuova Spagna dal 1794 al 1798.
Gli Stati Uniti d'America nel primo Ottocento
Anche dopo indipendenza americana, esploratori italiani continuarono ad essere attivi nella colonizzazione dei territori dell'ovest. Nel 1791 Alessandro Malaspina esplorò e mappò una grande parte della costa ovest delle Americhe da Capo Horn al Golfo di Alaska. La regione della sorgente del Mississippi fu esplorata da Giacomo Costantino Beltrami nel 1822-1823 nel territorio che divenne il Minnesota e a lui venne dedicata la Contea di Beltrami.
Ma il nuovo Stato cominciò ad attrarre sempre più coloni. Gli italiani arrivarono nel nuovo paese perché possedevano competenze molto richieste nel campo dell'agricoltura, della fabbricazione del vetro, della seta o nella produzione del vino. Altri furono chiamati per via delle loro abilità artistiche e musicali. Altri ancora arrivarono come avventurieri, ingegneri militari, missionari. Ma il nucleo più attivo ed influente fu costituito da rifugiati politici che abbandonarono l'Italia durante i difficili decenni del primo Risorgimento. Sin dalla fine del XVIII secolo si era consolidato in Italia il mito dell'America come terra di libertà, che Vittorio Alfieri aveva espresso nelle cinque odi del poemetto L'America libera, composto tra il 1781 e il 1783. L'elenco di coloro che giunsero in America, perché vi furono esiliati, o perché vi trovarono rifugio per convinzione e/o necessità, è lungo e comprende Giuseppe Avezzana, Alessandro Gavazzi, Pietro Maroncelli, Silvio Pellico, Federico Confalonieri, Pietro Borsieri, Felice Argenti, Giovanni Albinola, Pietro Bachi, Pietro D'Alessandro, Eleuterio Felice Foresti, Giuseppe Garibaldi, Paolo Bovi Campeggi, Luigi Tinelli, e Leonetto Cipriani. Per molti si trattò solo di una breve parentesi in attesa di condizioni favorevoli per il rimpatrio, per altri fu l'inizio di una nuova vita.Archivio Storico dell'Emigrazione Italiana.
Questi primi italiani si sparsero in tutto il paese, con la più grande concentrazione di italo-americani nel nord-est dove il riconoscimento delle proprie origine e della cultura italiana era maggiore. Pur costituendo nel loro complesso solo una piccola minoranza della popolazione di origine europea che viveva all'epoca in America del nord, il loro contributo fu molto significativi nell'insediamento nel nuovo mondo e nella fondazione degli Stati Uniti d'America.
Filippo Traetta fondò il primo conservatorio di musica della nazione a Boston nel 1801 e quindi a Filadelfia nel 1828. Nel 1805 un gruppo di musicisti furono reclutati in Sicilia per unirsi alla United States Marine Band; tra di loro Venerando Pulizzi, allora dodicenne, che ne sarebbe divenuto il direttore, brevemente nel 1816 e quindi dal 1818 al 1827. La prima Opera House venne aperta nel 1833 a New York grazie all'impegno di Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart. Boston rimane il centro della presenza musicale italiana. Vi operano il direttore Louis Ostinelli e l'organista Charles Nolcini; nel 1837 Lorenzo Papanti vi apre una rinomata scuola di danza. A metà secolo l'opera italiana comincia ad affermarsi anche grazie alle acclamate tournée del compositore e direttore d'orchestra Luigi Arditi e di celebri cantanti italiani come Marietta Alboni, Giovanni Matteo De Candia e Giulia Grisi.
Nel 1806 Francesco Vigo fu il cofondatore della Vincennes University nell'Indiana. Lorenzo Da Ponte stabilì anche la prima cattedra di italiano alla Columbia University negli anni 1825-1838, succeduto quindi dal 1838 al 1858 dal genovese Eleuterio Felice Foresti (1793-1858). Analogo insegnamento fu svolto nel frattempo ad Harvard University dal 1826 al 1846 dal siciliano Pietro Bachi (1787-1853) e dal 1854 al 1859 da un altro esule siciliano, Luigi Monti.
Nel 1834-48 è a New York Giuseppe Avezzana che vi fondò una sezione della Giovine Italia. Nel 1836 vi giunse esiliato un altro mazziniano, Luigi Tinelli, che si fece notare come imprenditore nella produzione della seta e nel 1840 fu nominato console statunitense in Portogallo. Nel 1837 John Phinizy (Finizzi) divenne sindaco di Augusta in Georgia. Nel 1845 Antonio Meucci emigrò negli Stati Uniti portando con sé una innovazione che rivoluzionò le comunicazioni, il telefono. Il primo quotidiano italo americano, l'Eco d'Italia, fu pubblicato a New York nel 1849 dal mazziniano piemontese Francesco Secchi de Casale. Anche Giuseppe Garibaldi soggiornò per qualche tempo a New York, dal 1850 al 1851, ospite di Antonio Meucci.
Godendo anch'essa delle nuove condizioni di libertà, la chiesa cattolica estese la propria presenza anche nel Nord America. Giuseppe Rosati fu il primo vescovo cattolico di St. Louis nel 1824. In 1830-64 Samuele Mazzuchelli, missionario ed esperto nelle lingue indiane, predicò ai coloni europei e ai nativi americani nel Wisconsin e nell'Iowa per 34 anni e dopo la sua morte venne dichiarato venerabile dalla chiesa cattolica. Il gesuita Padre Charles Constantine Pise servì come cappellano nel Senato degli Stati Uniti dal 1832 al 1833.
Nell'Est i francescani fondarono ospedali, orfanotrofi, scuole, e così fecero i gesuiti nell'ovest, dove contribuirono anche a gettare le basi dell'industria enologica in California. Gesuiti e francescani italiani furono particolarmente attivi nel campo dell'educazione. Giovanni Nobili (John Nobili; 1812-1856), gesuita, fondò il Santa Clara College (poi diventata Santa Clara University) in California nel 1851 e nel 1855 Il gesuita Antonio Maraschi fondò la St. Ignatius Academy. Nel 1858 il francescano Panfilo da Magliano fondò il Saint Bonaventure University.
La guerra civile (1861-1865) e il contributo degli intellettuali italiani all'Unione nella seconda metà dell'Ottocento
Tra 5.000 e 10.000 furono, tra soldati e ufficiali, gli italiani nella guerra civile americana.
Grazie alla mediazione di Chatham Roberdeau Wheat l'esercito confederato reclutò un certo numero di ex-militari del disciolto Esercito delle Due Sicilie sconfitto da Garibaldi, i quali formarono il Sixth Regiment European Brigade. Si ha anche notizia dei generali confederati della Virginia di origine italiana, William Booth Taliaferro e Pierre Gustave Toutant de Beauregard.