Larcidiocesi di Toledo () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Spagna. Nel 2023 contava 600.502 battezzati su 734.541 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francisco Cerro Chaves.
Territorio L'arcidiocesi comprende la città e gran parte della provincia di Toledo e alcuni comuni appartenenti alle province estremadurane di Cáceres e di Badajoz, per un totale di 232 comuni spagnoli.
Sede arcivescovile è la città di Toledo, dove si trova la cattedrale primaziale di Santa Maria dell'Assunzione. Tre sono le basiliche minori dell'arcidiocesi: Nostra Signora di Guadalupe, Nostra Signora del Prado a Talavera de la Reina, il santuario del Santisimo Cristo de la Veracruz a Urda.
Il territorio si estende su 19.333 km² ed è suddiviso in 272 parrocchie, raggruppate in 26 arcipresbiterati, a loro volta raggruppati in 4 vicariati.
Vicariati Il vicariato di Toledo comprende gli arcipresbiterati di: Escalona Navahermosa Toledo Toledo-Ronda Torrijos Il vicariato di Talavera comprende gli arcipresbiterati di: Belvís de la Jara Guadalupe (Provincia di Cáceres) Herrera del Duque (Provincia di Badajoz) Los Navalmorales Oropesa Puebla de Alcocer (Provincia di Badajoz) La Pueblanueva El Puente del Arzobispo El Real de San Vicente Talavera de la Reina Il vicariato della Mancia comprende gli arcipresbiterati di: Madridejos-Consuegra Mora Ocaña Orgaz Quintanar de la Orden Villacañas Il vicariato de La Sagra comprende gli arcipresbiterati di: Méntrida Fuensalida Cedillo Illescas Añover de Tajo
Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica di Toledo comprende le seguenti suffraganee: diocesi di Albacete, diocesi di Ciudad Real, diocesi di Cuenca, diocesi di Sigüenza-Guadalajara.
Storia La diocesi di Toledo fu eretta nel I secolo.
Nel IV secolo è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana. Per tradizione la più importante diocesi di Spagna, Toledo è sede del Primate di Spagna.
La diocesi, che per tradizione è sede primaziale della Spagna, è storicamente documentata per la prima volta come sede metropolitana della provincia Carthaginensis durante l'episcopato di Montano, nella prima metà del VI secolo, quando parte della regione era già da tempo occupata dai Visigoti; questo è evidente in alcune lettere dell'epistolario di Montano e nel concilio di Toledo del 17 maggio 531. Secondo Ildefonso, vescovo toletano del VII secolo, la sede era già metropolitana all'epoca dei vescovi Audencio e Asturio, tra IV e V secolo; questa indicazione è tuttavia anacronistica, giustificata dal tentativo di Ildefonso di retrodatare l'antichità della metropolia toletana in contrapposizione a quella di Cartagena.Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, p. 113.
Infatti, il primato di Toledo, assurta a capitale del regno visigoto, fu contestato dalla sede di Cartagena, che vantava diritti metropolitici sulla parte della Carthaginensis non sottomessa ai Visigoti. Questo dualismo perdurò per diverso tempo e potrebbe spiegare la nascita, forse all'epoca del re Leovigildo (568-586), della provincia Carpetana, con capitale Toledo, in contrapposizione alla provincia Carthaginensis, sottomessa alla fine del secolo ai Bizantini, con Cartagena come capitale; nel concilio di Toledo del 589 Eufimio sottoscrisse gli atti come ecclesiae catholicae Toletanae metropolitanus episcopus provinciae Carpetaniae. La fine del dominio bizantino in Spagna e la conquista di Cartagena ad opera dei Visigoti nel 625 pose fine ai dissidi; già in precedenza il re Gundemaro aveva decretato, nella Constitutio Cartaginensium sacerdotum del 610, l'erezione di Toledo a unica sede metropolitana di tutta la Carthaginensis.Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, pp. 113-116.
Durante la dominazione araba, la città di Toledo divenne una roccaforte del Cristianesimo e vi si mantenne l'arcidiocesi con la sua successione episcopale. Nell'VIII secolo ebbe luogo una persecuzione dei cristiani che permanevano in territori occupati dai musulmani, che comportò una migrazione verso i regni cristiani nel nord della penisola.
Il re Alfonso VI e i cristiani riconquistarono la città di Toledo nel 1085 ristabilendo l'antico potere dell'arcidiocesi. Il primo arcivescovo di questa fase fu Bernando di Cluny, membro della Congregazione cluniacense, che in quell'epoca si diffondeva per tutta la Spagna. La sede episcopale partecipò attivamente alla Reconquista, controllando il territorio conquistato e arginando l'espansione degli ordini militari di Santiago, di Calatrava e di Alcántara.
Il 6 marzo 1101 papa Pasquale II confermò Toledo come sede primaziale con la bolla Actorum synodalium.
Durante questo periodo fu iniziata la costruzione dell'attuale cattedrale di Santa Maria, i cui lavori si protrarranno per due secoli.
Terminata la conquista, durante il regno dei Re Cattolici, fu arcivescovo il cardinale Francisco Jiménez de Cisneros, che inaugurerà l'Università di Alcalá, il cui territorio apparteneva allora all'arcidiocesi, che avrà un ruolo di primo piano nella politica del regno. Durante il regno di Filippo II la corte si trasferì a Madrid, sebbene ecclesiasticamente la città continuasse a dipendere da Toledo. Sino al 1885 il suo territorio comprese anche tutta la città e la provincia di Madrid, nonostante questa già da più di due secoli fosse stata la nuova capitale del regno di Spagna. Ciò fu dovuto alla forte opposizione all'erezione di Madrid a sede vescovile esercitata dagli arcivescovi, timorosi di perdere l'influenza sul Re e sulla Corte.
Durante il lungo periodo dell'occupazione spagnola di Orano in Nord Africa, dal 1509 al 1792, con una interruzione tra 1708 e 1732, la giurisdizione ecclesiastica fu esercitata dagli arcivescovi di Toledo nonostante tentativi di crearvi una diocesi autonoma. Infatti, al tempo del cardinal Cisneros (1495-1517) ci fu un francescano, Luis Guillén, che aveva ottenuto una bolla papale che lo riconosceva episcopus Auriensis in partibus. Credendo in buona fede che si trattasse di Orano, quando la città fu conquistata dagli spagnoli, si adoperò per farsi riconoscere come vescovo di Orano, senza tuttavia riuscire nel suo intento. Il 5 aprile 1514 papa Leone X, su istanza del re Ferdinando II, eresse la chiesa di Orano in collegiata dipendente da Toledo. Esprit Fléchier, Histoire du cardinal Ximenez, Nîmes 1827, tomo primo, pp. 331-336. Alfred Salinas, Oran la Joyeuse, mémoires franco-andalouses d'une ville d'Algérie, L'Harmattan, 2004, p.94. Gregorio Sánchez Doncel, Presencia de España en Orán (1509-1792), Toledo, 1991, pp. 457-459.
Durante il resto dell'era moderna la città subì un lento declino. Sebbene l'arcidiocesi conservasse il rango primaziale, a poco a poco perse territori e importanza a vantaggio delle diocesi limitrofe.
Negli ultimi due secoli l'arcidiocesi si trovò in gravi situazioni. Durante l'invasione napoleonica l'arcidiocesi venne saccheggiata, e l'arcivescovo fu costretto a trovare rifugio a Siviglia. Con la desamortización di Mendizábal e di Madoz si aprì un conflitto fra il governo e la Santa Sede, e la sede di Toledo rimase vacante per un certo periodo. Infine, la Guerra civile spagnola comportò la distruzione di buona parte del patrimonio artistico dell'arcidiocesi e l'assassinio di 281 sacerdoti. Al termine della guerra, si procedette alla ricostruzione materiale e spirituale.
Il 23 aprile 1954, AAS 46 (1954), pp. 506-507., il 20 maggio, AAS 47 (1955), pp. 558-560. e il 22 novembre 1955, AAS 48 (1956), pp. 146-148., con tre distinti decreti della Congregazione Concistoriale, furono rivisti i confini dell'arcidiocesi per farli coincidere con quelli della provincia civile, in applicazione del concordato tra la Santa Sede e il governo spagnolo del 1953. L'arcidiocesi di Toledo cedette gli arcipresbiterati di Cazorla alla diocesi di Jaén, quello di Huéscar alla diocesi di Guadix, e quelli di Guadalajara, Brihuega, Pastrana e Tomajón alla diocesi di Sigüenza, più la parrocchia di Navahondilla ceduta alla diocesi di Avila. Ampliò al contempo il proprio territorio con 31 parrocchie appartenute alla stessa diocesi di Avila e con altre 9 cedute dalla diocesi di Cuenca.
Cronotassi dei vescovi Il più antico catalogo dei vescovi di Toledo è contenuto nel codice Emilianense, risalente al 992 e oggi conservato nella biblioteca del monastero dell'Escorial; l'elenco riporta la serie dei vescovi toledani dagli inizi fino a Juan, che si dice deceduto nel 926. Dei 21 vescovi che precedono Eufimio (589), solo quattro sono storicamente documentati anche da altre fonti; per gli altri se ne conosce solo il nome, proprio grazie al codice Emilianense.Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, p. 101.
Nella presente cronotassi, si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.
Eugenio I ? † (69 - 96) Pelagio † (inizio del IV secolo)I cosiddetti "atti del concilio di Elvira" riportano il nome di Melancio. Secondo Rivera (Los arzobispos de Toledo desde sus orígenes hasta fines del siglo XI, Toledo, 1973, pp. 23-29) Melancio corrisponde a Pelagio, nome riportato dal codice Emilianense.Prima di Pelagio, successivi cataloghi episcopali, non anteriori al 1156, aggiungono un vescovo di nome Eugenio, presunto discepolo di Dionigi l'Areopagita (Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, p. 101, nota 6. Anche Gams, p. 80). Patruno † Toribio † Quinto † Vicente † Paulato † Natal † Audencio † (fine del IV secolo)Questo vescovo è da identificare con ogni probabilità con l'omonimo vescovo, indicato semplicemente come episcopus Hispanus, incluso da Gennadio di Marsiglia nel suo De viris illustribus; fu il predecessore di Asturio, il cui episcopato è documentato nel mese di settembre dell'anno 400. Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, p. 103. SantAsturio † (menzionato a settembre 400)Asturio è ricordato da Ildefonso di Toledo (seconda metà del VII secolo) nel suo De viris illustribus come un vir egregius, integro e virtuoso per la sua vita esemplare. È da identificare con l'omonimo vescovo, menzionato senza indicazione della sede di appartenenza nella lista dei vescovi che presero parte al primo concilio di Toledo celebrato nel mese di settembre del 400. Secondo Ildefonso, Asturio era il nono vescovo di Toledo, indizio che già nel VII secolo era noto e diffuso il catalogo episcopale trasmesso dal codice Emilianense. Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, pp. 103-105. Isicio † Martín † Castino † Campeo † Sinticio † Praumato † Pedro I † Celso † (? - circa 523 deceduto)Celso è documentato nell'epistolario di Montano come suo immediato predecessore. Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, pp. 105-106. Montano † (circa 523 - dopo maggio 531 deceduto)Secondo Ildefonso di Toledo, Montano governò la sede di Toledo per 8 anni; la sua morte è da porre nel 531, dopo il 17 maggio, data nella quale è documentato per l'ultima volta. Vilella Masana, Los obispos toledanos anteriores al reino visigodo-católico, pp. 106-112. Julián † Bacauda † Pedro II † Eufimio † (prima del 587 - dopo il 589) Exuperio † Adelfio † (menzionato nel 597) Conancio † Aurasio † (circa 603 - circa 615 deceduto)Secondo il De viris illustribus di Ildefonso di Toledo governò la Chiesa toledana per 12 anni. Storicamente documentato nel 610 (Luis A. García Moreno, , Salamanca, 1974, p. 113). Sant'''Eladio † (circa 615 - circa 633 deceduto)Fu vescovo per 18 anni secondo il De viris illustribus di Ildefonso di Toledo. García Moreno, , pp. 114-115. Justo † (prima di dicembre 633 - febbraio 636 deceduto)Fu vescovo per 3 anni secondo il De viris illustribus di Ildefonso di Toledo e morì alcune settimane prima del re Sisenando. García Moreno, , pp. 115-116.