Il VI Congresso del Partito del Lavoro di Corea si tenne nella Casa della Cultura dell'8 febbraio a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, dal 10 al 14 ottobre 1980. Il Congresso è l'organo più alto del partito, e solitamente si tiene ogni quattro anni. 3062 delegati furono eletti per rappresentare gli iscritti al partito, e vi furono 117 delegati di partiti amici senza diritto di parola. Il Congresso vide la rielezione di Kim Il-sung come Segretario Generale del Partito del Lavoro di Corea e l'istituzione del Praesidium del Politburo come organo più alto del partito tra un congresso e l'altro.
Nel corso del Congresso, Kim Il-sung designò il figlio Kim Jong-il come suo successore. La mossa fu criticata dai mezzi d'informazione sudcoreani e dai partiti comunisti al governo nei Paesi socialisti dell'Europa dell'Est e dell'Asia poiché era considerata nepotista. Il Congresso segnò l'allontanamento del Partito del Lavoro di Corea dall'ortodossia comunista attraverso l'enfatizzazione dell'ideologia Juche sul marxismo-leninismo, dando al partito un'impronta patriottica. Sebbene il regolamento preveda che il Congresso si debba tenere ogni cinque anni, il Congresso successivo si tenne 36 anni dopo, nel 2016.
Contesto Si sa poco riguardo alla preparazione del VI Congresso. Fu organizzato dieci anni dopo il quinto, sebbene le regole del partito prevedano che si debba tenere un congresso ogni quattro anni. Non vi era un motivo ufficiale per la sua posticipazione, ma probabilmente essa era dovuta al fatto che il Segretario Generale del Partito del Lavoro di Corea Kim Il-sung negli anni Settanta stava cercando di raccogliere supporto per suo figlio Kim Jong-il, il suo successore designato. Inoltre, gran parte del tempo era stata spesa per ristrutturare le organizzazioni e le funzioni del partito. L'obiettivo principale era quello di formalizzare Kim Jong-il come successore designato di Kim Il-sung.
Delegati e partecipanti Al Congresso parteciparono 3062 delegati con diritto di voto e 158 senza diritto di voto: vi erano 1349 delegati votanti e 137 non votanti in più rispetto al V Congresso. Questo aumento indica che il partito era cresciuto notevolmente. Il VI Congresso vide anche la partecipazione di un largo numero di delegazioni: 177 da 118 Paesi. Mentre i partiti socialisti e comunisti invitavano abitualmente i partiti amici ai congressi del partito, il Partito del Lavoro di Corea aveva preso l'insolita decisione di non invitare delegazioni estere al I, al II e al V Congresso. Tra i partiti invitati, questa volta vi erano il Partito Comunista Cinese e il Partito Comunista dell'Unione Sovietica. La segreteria del Partito del Lavoro di Corea, inoltre, invitò anche una serie di partiti e organizzazioni non comuniste. Secondo il rapporto ufficiale, 155 organizzazioni da 105 Paesi parteciparono al Congresso, mentre 22 delegazioni rimasero in incognito. Per ragioni non note, nessun delegato straniero parlò al Congresso.
Il Congresso Il Congresso si tenne presso la "Casa della Cultura 8 febbraio" dal 10 al 14 ottobre 1980, con una breve sospensione l'11 ottobre. Se paragonato al precedente, il Congresso fu molto breve. Iniziò coi discorsi di apertura di Kim Il-sung, del Bureau Esecutivo, della Segreteria e del Comitato Credenziale. Terminati questi rapporti, fu decisa l'agenda del Congresso: riassumere il lavoro del Comitato Centrale, elogio del lavoro della Commissione Centrale per il Controllo, revisione della Costituzione del Partito del Lavoro di Corea, ed elezione delle cariche importanti del Partito. A ciò seguì un rapporto sul lavoro del Comitato Centrale tra il V ed il VI Congresso. L'11 ottobre, il Congresso fu posticipato, e riprese il 12 ottobre con l'elezione di un comitato per redigere le decisioni del Congresso. Lee Nak-bin, poi, fece un rapporto sul lavoro del Comitato Centrale di Controllo dal V Congresso. Il resto del giorno trascorse discutendo riguardo al rapporto del Comitato Centrale. Il 13 ottobre fu dedicato ai dibattiti e ai discorsi di congratulazione, e il 14 ottobre il Congresso elesse il VI Comitato Centrale e la VI Commissione Centrale di Controllo.
Significativo nel corso del Congresso fu il ricambio generazionale, anche grazie a Kim Il-sung, che progettava di formalizzare la posizione di Kim Jong-il. 248 membri furono eletti nel VI Comitato Centrale: 145 permanenti e 103 candidati. Vi fu un aumento di 76 membri dal V Comitato Centrale, che aveva 172 membri. Questo aumento fu dovuto all'espansione del partito, poiché ogni membro del Comitato Centrale deve rappresentare 10000 iscritti al partito. Dei 248 membri, 139 (di cui 60 permanenti e 79 candidati) non erano mai stati eletti nel Comitato Centrale. Comunque, se paragonato ai precedenti Comitati Centrali, il tasso di cambiamento fu relativamente basso (41,4% contro il 72% del V Congresso). Solo due membri erano nel Comitato Centrale sin dal I Congresso: Kim Il-sung e Kim Il. La causa di questi cambiamenti era stato il conflitto tra le fazioni interne al partito: la fazione Yanan, quella sudcoreana e quella sovietico-coreana erano state espulse nei congressi precedenti, così come gli oppositori di Kim Jong-il. Gli emendamenti alle regole del partito cambiarono il nome del Comitato Politico, che tornò al suo nome originario, ossia Politburo, e crearono un Presidium interno al Politburo, con l'obiettivo di centralizzare maggiormente il potere della segreteria del partito.
Dei 158 delegati con diritto di parola, 39 parteciparono ai dibattiti- partecipazione più bassa di quella del V Congresso, nel quale avevano partecipato 98 dei 137 delegati con diritto di parola. Tutti i partecipanti ai dibattiti erano burocrati e tecnocrati, si trattò del primo congresso in cui non era presente la "generazione rivoluzionaria". Si discusse di 38 temi: 21 sull'economia, 10 sulla politica, 5 sulle questioni sociali e culturali, uno sull'esercito ed uno su una possibile unificazione con la Corea del Sud. La costruzione socialista, il compito principale designato dal partito negli anni '80, fu il punto principale delle discussioni. Il VI Congresso si concluse con un riassunto di ciò che era stato deciso da parte di Kim Il-sung: "(a) Una splendida vittoria delle Tre Rivoluzioni-traguardi nelle rivoluzioni ideologiche, tecnologiche e culturali; (b) Conversione dell'intera società lungo le linee dell'ideologia Juche; (c) Riunificazione pacifica ed indipendente della patria; rafforzamento della solidarietà con le forze antimperialiste autosufficienti; (e) rafforzamento del lavoro del partito".
Primo plenum Il primo plenum del VI Comitato Centrale si tenne subito dopo il Congresso, con l'obiettivo di eleggere la segreteria centrale del partito. 34 membri furono eletti nel VI Politburo, con un aumento di 15 membri rispetto al V Politburo. Di questi 34, 19 erano membri permanenti e 15 candidati. Cinque membri furono eletti nel Presidium, e Kim Jong-il divenne il quarto nella gerarchia del Politburo e del Presidium. La VI Segreteria era composta da nove membri, e Kim Jong-il era il secondo. Il numero di membri della Segreteria non cambiò, ma solo Kim Il-sung faceva parte della "generazione rivoluzionaria", mentre nella V Segreteria il 60% dei membri apparteneva a quella generazione. Kim Il-sung e Kim Jung-rin furono i soli ad essere rieletti. La VI Commissione Militare Centrale era composta da 19 membri, tra i quali Kim Jong-il era terzo (dopo Kim Il-sung e Oh Jin-u). Era la prima volta nella storia del partito in cui veniva resa pubblica la composizione della Commissione Militare Centrale. Kim Il-sung e Kim Jong-il divennero gli unici ufficiali con un seggio in tutti e quattro i corpi: il Presidium, il Politburo, la Segreteria e la Commissione Militare Centrale. Sebbene Kim Jong-il fosse preceduto da altri membri nel Presidium, nel Politburo e nella Segreteria, nessuno dei membri più importanti di lui ricopriva altri incarichi (eccetto Oh Jin-ju, secondo membro della Commissione Militare Centrale).
Di seguito, una lista dei membri (ordinati per importanza) del Presidium, del Politburo (permanenti e candidati), della Segreteria e della Commissione Militare Centrale: SimboloSignificato ‡ Membri del Presidium del Politburo del Partito del Lavoro di Corea
#Membri permanenti Membri candidati Membri della Segreteria Membri della Commissione Militare Centrale 1.‡Kim Il-sung Ho Dam‡Kim Il-sung‡Kim Il-sung2.‡Kim Il Yun Gi-bok‡Kim Jong-il‡Oh Jin-u3.‡Oh Jin-u Choe Gwang Kim Jung-rin‡Kim Jong-il4.‡Kim Jong-il Choe Se-ung Kim Yong-nam Choe Hyon5.‡Lee Jong-ok Choe Jae-u Kim Hwan Oh Baek-ryong6. Pak Song-Chol Kong Jin-Tae Yon Hyong-muk Chon Mun-sop7. Choe Hyon Chong Jun-gi Yun Gi-bok Oh Guk-ryol8. Lim Chum-chu Kim Chol-man Hong Si-hak Paek Hak-rim9. So Chol Chong Gyong-hi Hwang Jang-yop Kim Chol-man10. Oh Baek-ryong Choe Yong-rim Kim Gang-hwan11. Kim Jung-rin So Yun-sok Tae Byong-ryol12. Kim Yong-nam Lee Gun-mo Lee Ul-sol13. Chon Mun-sop Hyon Mu-gwang Chu Do-il14. Kim Hwan Kim Gang-hwan Lee Du-ik15. Yon Hyong-huk Lee Son-sil Cho Myong-rok16. Oh Guk-ryol Kim Il-chol17. Kye Ung-tae Choe Sang-uk18. Kang Song-san Lee Bon-won19. Paek Hak-rim Oh Ryong-bang Il primo plenum vide il ritiro dalle proprie cariche della "generazione rivoluzionaria", che lasciò il posto a quella nuova, che faceva capo a Kim Jong-il; comunque, essi influenzavano ancora notevolmente il Presidium ed il Politburo. Il plenum vide la scomparsa di Kim Yong-ju (il fratello di Kim Il-sung, considerato il suo successore designato prima di Kim Jong-il), Kim Dong-gyu, Ryu Jang-sik e Lee Yong-mu dalle posizioni importanti del partito. La regione del loro allontanamento è ignota, ma probabilmente è dovuta al consolidamento del potere di Kim Jong-il ad opera di Kim Il-sung.
Decisioni politiche Kim Jong-il come successore Si riteneva che Kim Yong-ju fosse destinato a succedere a Kim Il-sung, e la sua autorità era cresciuta finché era diventato co-segretario del Comitato di Coordinazione Nord-Sud. Dal 1972 fino al Congresso, però, Kim Yong-ju era diventato una figura sempre meno importante, finché al VI Congresso perse i suoi seggi nel Politburo e nel Comitato Centrale. Comunque, furono confermate le voci che Kim Il-sung aveva iniziato a pensare a Kim Jong-il già nel 1966. Tra il 1974 e il VI Congresso, Kim Jong-il, definito "il centro del partito" dai mezzi d'informazione nordcoreani, era diventato il secondo uomo più influente della Corea del Nord.
La scelta di Kim Jong-il come successore di Kim Il-sung incontrò una notevole opposizione. I critici accusarono Kim Il-sung di voler creare una dinastia, trasformando la Corea del Nord in uno Stato feudale. Un anonimo critico sudcoreano dichiarò: "La successione ereditaria era una conseguenza inevitabile dell'impegno del più anziano della famiglia Kim di fare di sé e della sua famiglia una dinastia", aggiungendo che l'avvento al potere di Kim Jong-il era una prova della "degenerazione" del Partito del Lavoro di Corea in un "affare familiare completamente personalizzato costruito attorno ad un culto della personalità". Il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, il Partito Comunista Cinese e gli altri partiti socialisti al governo non approvarono la scelta di Kim Jong-il come probabile erede. La scelta di un successore da parte di Kim Il-sung, probabilmente, aveva come obiettivo la promozione di uno zelo rivoluzionario nel Paese (infatti, Kim Il-sung aveva ben in mente la destalinizzazione operata da Nikita Chruščëv in URSS alla morte di Iosif Stalin).
Riunificazione coreana