La cappella Cerasi, detta anche dell'Assunta o dei Santi Pietro e Paolo, è la prima cappella a sinistra dell'altare maggiore nella basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.

È una delle cappelle più celebri e visitate della basilica. Qui Annibale Carracci e Caravaggio, i due maggiori pittori attivi nella Roma dell'epoca, si confrontarono per l'unica volta negli anni 1600-1601, dando vita a uno dei capolavori inaugurali del Seicento romano.

Storia La precedente cappella Foscari Prima della costruzione attuale preesisteva nello stesso luogo una cappella dedicata alla Vergine, commissionata dal cardinale di Venezia Pietro Foscari (1417-1485). L'erezione della cappella era cominciata nel 1476, successivamente alla ricostruzione della basilica da parte di papa Sisto IV: il sepolcro del patrono, corredato dalla statua bronzea che lo ritraeva, fu infine collocato al centro di essa; il monumento funebre è l'unico elemento superstite della cappella ed è ancora visibile nella cappella Costa della stessa basilica.

La cappella Cerasi

L'8 giugno 1600, la cappella fu acquistata dal monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere della Camera apostolica. Cerasi incaricò l'architetto Carlo Maderno della risistemazione ed ampliamento della cappellaSi trattava della cappella funeraria del cardinale Pietro Foscari, già dedicata ai santi Pietro e Paolo, tema che rimase, con l’aggiunta di quello mariano, anche nella nuova cappella Cerasi., mentre le decorazioni del vano interno furono commissionate ad Annibale Carracci e a Caravaggio, due pittori che stavano rivoluzionando la scena artistica romana dell'epoca.

Il presunto rifiuto delle tele del Caravaggio

Fortunatamente, la documentazione contrattuale dell'incarico al Caravaggio è pervenuta fino a noi (mentre nessun simile documento relativo alla commissione del Carracci è stato rinvenutoL'assenza di documenti del genere ha fatto pensare anche che la tavola d’altare possa essere stato un regalo al Cerasi da parte di Odoardo Farnese, anch'egli cardinale e patrono di Annibale Carracci che operava stabilmente al suo servizio. Da ciò conseguirebbe in ogni caso che l'Assunta sarebbe stata eseguita quando il tesoriere del papa era ancora in vita proprio per fargliene dono. Sul punto si veda Luigi Spezzaferro, La Cappella Cerasi e il Caravaggio, in Maria Grazia Bernardini (a cura di), Caravaggio Carracci Maderno. La cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, Cinisello Balsamo, 2001, p. 31.): uno di questi documentiTale documento risale al settembre 1600. specifica che sia la crocifissione di Pietro che la conversione di Paolo avrebbero dovuto essere realizzate su tavola. In effetti, Caravaggio consegnò al committente queste due prime versioni su tavole di cipresso, che, tuttavia, non sono evidentemente i dipinti presenti oggi nella cappella Cerasi, dato che questi sono realizzati invece su tela.

A seguito di questa incongruenza, si è molto discusso se le prime versioni fossero state rifiutate dalla committenza, come testimoniato dal racconto di Giovanni Baglione, spesso malevolo con CaravaggioRifiutate o dallo stesso Cerasi o dai suoi successori nel caso in cui, come si presume, le due tavole siano state presentate da Caravaggio dopo che il tesoriere vaticano era già morto, nel maggio del 1601., o se sia stato piuttosto Caravaggio stesso a volerle rieseguire.In ogni caso, il compenso per le due nuove tele fu saldato al Merisi nel novembre del 1601. È stato anche ipotizzato che Caravaggio abbia voluto realizzare le sue nuove opere in esplicito riferimento alla pala di AnnibaleStephen D. Pepper, Caravaggio, Carracci and the Cerasi Chapel, in AA. VV. Studi di storia dell'arte in onore di Denis Mahon, Milano, 2000, pp. 109-122., con -inoltre- dimensioni più consone a quelle, molto strette, del vano: la ristrettezza di tale vano era, infatti, a lui ignota al momento dell'esecuzione delle prime tavole. Forse per questi motivi si osserva come la composizione spaziale delle seconde tavole è molto diversa da quella delle prime.La prima versione della crocifissione di san Pietro invece non è mai stata individuata e l'ultima notizia che se ne possiede è che essa - insieme al suo pendant con Paolo - raggiunse la Spagna, dopo di che se ne perdono le tracce. Alcuni studi tuttavia ritengono di averne individuato una copia secentesca nella chiesa di Sant'Alberto a Siviglia. Se questo dipinto è effettivamente la copia della perduta crocifissione del primo degli apostoli egualmente emerge una sostanziale differenza tra la prima e la seconda versione del laterale sinistro della cappella Cerasi. L'identificazione del quadro sivigliano nella copia della prima crocifissione di Pietro si deve a Maurizio Marini: si veda dello stesso autore Caravaggio «pictor praestantissimus», Roma, ed. 2014, pp. 57-58.

In ogni caso, l'ipotesi che Caravaggio abbia eseguito i suoi dipinti in relazione all'opera di Annibale presuppone che l'Assunta dell'altare fosse stata già completata prima della conclusione dei nuovi laterali.Il cui ante quem è il saldo del novembre del 1601, e che sono generalmente datati allo stesso anno. Ciò, in effetti, si ritiene dimostrato dal fatto che non risultano registrazioni di pagamenti in favore di Annibale nei documenti della gestione del patrimonio di Tiberio Cerasi stilati dopo la sua morte: da ciò, si è dedotto che il Carracci sia stato liquidato per la pala d'altare prima che il Cerasi morisse. A supporto di tale deduzione, è attestato che il Caravaggio fu pagato, in effetti, vari mesi dopo la morte del CerasiLa ricostruzione della cronologia delle opere della cappella Cerasi si deve a Denis Mahon. Sul punto si veda Donald Posner, Annibale Carracci: A Study in the reform of Italian Painting around 1590, Londra, 1971, Vol. II, N. 126, pp. 55.: ne consegue che l'Assunta risalirebbe al 1600 o, al massimo, ai primi mesi del 1601, data accettata dalla critica maggioritaria.

I dipinti furono, infine, collocati nel loro sito definitivo dal falegname mastro Bartolomeo nel maggio 1605.Bernardini, Maria Grazia, et al. Caravaggio, Carracci, Maderno: la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma. 2001, p. 56 La cappella fu consacrata solo l'11 novembre 1606.

XIX secolo Nel XIX secolo, la cappella fu restaurata due volte, nel 1851 e nel 1899, su incarico di Antonio Cerasi (1814-1899).

Descrizione

La cappella presenta un ambiente stretto e profondo, suddiviso in due vani.Il primo vano misura 5 metri x 5,50, il secondo, più piccolo, 3 metri x 3,50 Il vano d'ingresso mostra la volta a vela decorata con gli affreschi di Giovanni Battista Ricci, raffiguranti i quattro Evangelisti, lo Spirito Santo e, nelle due lunette laterali, i Dottori della Chiesa. Il vano interno ospita, al centro, l'altare su cui è collocata la pala di Annibale Carracci, mentre ai lati si trovano le due tele del Caravaggio. Questi tre dipinti sono dedicati, rispettivamente, alla Vergine Maria, cui è consacrata la basilica di Santa Maria del Popolo, e agli apostoli Pietro e Paolo.

Vano interno: volta

La volta a botte del vano interno è decorata da affreschi ideati dallo stesso Carracci, ma eseguiti dal suo collaboratore Innocenzo Tacconi (a parte l'ovale, da alcuni attribuito interamente al CarracciLa critica attribuisce unanimemente al Carracci l'ideazione di tutte e tre le scene: questo grazie alla conservazione di alcuni studi preliminari autografi, cfr. Silvia Ginzburg Carignani, in Annibale Carracci a Roma, Roma, 2000, pp. 113. Lo storico Bellori(Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, 1672) attribuisce l'esecuzione degli affreschi della volta a Innocenzo Tacconi su progetti di Annibale, mentre diversi storici attribuiscono a quest'ultimo anche la scena principale della volticella dell'Incoronazione, dato il suo riferimento al modello correggesco dell'Incoronazione, opera anticamente visibile nell'abside della chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, più volte citata da Annibale nel corso della sua carriera.). Qui sono visibili tre scene: ovale centrale: Incoronazione della Vergine; riquadro sinistro: apparizione di Cristo a san Pietro in fuga da Roma lungo la via Appia, a causa della persecuzione di NeroneEpisodio descritto negli Acta Petri e noto per la fatidica domanda che l’incredulo ed intimorito Pietro rivolge a Cristo: Domine, quo vadis? La risposta di Gesù infonde a Pietro il coraggio e la fede necessari per tornare a Roma e sottoporsi al martirio. Poco dopo Annibale avrebbe riproposto il tema in una mirabile piccola tavola acquistata dal cardinale Pietro Aldobrandini.; riquadro destro: questa scena è indicata dal BaglioneLe vite de' pittori, scultori et architetti dal pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a' tempi di Papa Urbano Ottavo nel 1642, (1642). come l'ascensione di san Paolo al terzo Cielo del ParadisoFatto, questo, menzionato anche dallo stesso san Paolo nella sua seconda lettera ai Corinzi (Leo Steinberg, Observations in the Cerasi Chapel, in The Art Bulletin, Vol. 41, N. 2, 1959, p. 184.).; altri studi, tuttavia, ritengono che rappresenti Cristo che ordina a Paolo di lasciare GerusalemmeNarrato negli Atti degli Apostoli, 22,17-21.. Non si esclude che il soggetto sia una sintesi, o una sovrapposizione, di questi due episodiAnnamaria Mignosi Tantillo, La Cappella Cerasi: vicende di una decorazione, in Maria Grazia Bernardini (a cura di), Caravaggio Carracci Maderno. La cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, Cinisello Balsamo, 2001, p. 63.: infatti, se alcuni elementi (ad es. l'ambientazione tra gli astri) suggeriscono il primo, il dialogo tra Paolo e il Signore si potrebbe riferire al secondo.

A destra è visibile la costellazione dell’Orsa Maggiore: la presenza delle stelle è coerente all'ambientazione della visione paolina, ma ha anche un altro significato: si tratta, infatti, della criptofirma di Annibale, che gioca sull'assonanza dei termini Carro (riferito alla costellazione, nota anche come Grande Carro) e il proprio cognome, CarracciSembrerebbe che Annibale abbia firmato sostanzialmente nello stesso modo, qualche anno dopo, anche la Galleria Farnese, raffigurando il mito di Callisto, origine della costellazione dell’Orsa. Su entrambe queste firme del Carracci si veda John Rupert Martin, The Farnese Gallery, 1965, pp. 142-144..

Vano interno: i dipinti

Il tema dell'Assunzione della pala riprende l'intitolazione alla Vergine dell'intera basilica, mentre i dipinti laterali riprendono i temi alla base della dottrina cristiana: il martirio e la conversione a seguito di fatti miracolosi. Le due tele laterali del Caravaggio (a sinistra, la crocifissione di san Pietro e, a destra, la conversione di san Paolo) sono in continuità narrativa con i due riquadri laterali della volta, anch'essi dedicati a fatti della vita di Pietro e Paolo. Un rapporto analogo collega le raffigurazioni mariane della pala d'altare (l'Assunzione) e dell'ovato centrale del soffitto (l'Incoronazione).

La ristrettezza dello spazio della cappella ha influenzato la realizzazione dei dipinti, sia nel caso dell'Assunzione, che dei laterali: Caravaggio, in particolare, dispose le figure delle sue tele lungo una linea diagonale fortemente inclinata, al fine di esaltarne la resa scenografica. Egli, inoltre, collocò i suoi personaggi in primo piano all'interno delle scene di grande profondità prospettica, per accentuare l'illusione delle figure di uscire dai dipinti nello spazio reale.

Il rapporto tra le tele di Caravaggio e l'Assunzione di Annibale