Colzate (Colgiàt in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della val Seriana, in provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato alla destra orografica del fiume Serio, dista circa 22 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale presenta differenti aspetti geomorfologici, che vanno dalla piana alluvionale del fiume Serio, situata a un'altezza di circa 393 m s.l.m. al piccolo pianoro leggermente sopraelevato dove si sviluppa il centro storico, ai rilievi circostanti che comprendono i monti Segredònt (1.555 m s.l.m.), Tisa (1317 m s.l.m.) e Cavlera. Quest'ultimo, dall'alto dei suoi 1.320 m s.l.m., svetta sull'abitato, ospitando sulle proprie pendici le frazioni di Bondo e Barbata, che mantengono ancora un discreto numero di residenti, e i piccoli borghi montani di Rezzo e Unì.

La gran parte della popolazione risiede nel nucleo abitativo posto nel fondovalle lungo l'asta del fiume Serio che, per via dell'espansione edilizia avvenuta nella seconda parte del XX secolo, risulta essere ormai fuso con soluzione di continuità con i limitrofi paesi, in quella che viene ormai definita come una città allungata che si protrae da Bergamo e che vede appunto Colzate come elemento conclusivo.

Difatti a Nord del centro abitato la valle Seriana, stretta tra i monti Cavlera e Frol sulla destra e dal gruppo del Pizzo Formico e del monte Farno sulla sinistra, subisce un brusco restringimento, tale da non permettere consistenti insediamenti per circa cinque chilometri in direzione Nord, fino al paese di Ponte Nossa.

Amministrativamente il territorio ha una forma triangolare, con l'aggiunta di una lingua di territorio rivolta verso Ovest. A est è delimitato dal corso del fiume Serio, che lo divide dal comune di Casnigo, a Sud e Sud-Est da Vertova mediante il monte Cavlera, mentre a Nord il confine è dato dai comuni di Gorno e Oneta, limite che prosegue a Nord-Est con una fascia di terra che include la parte sommitale dello spartiacque orografico tra la Val Vertova e la val del Riso fino al monte Segredònt, propaggine del monte Alben.

Per ciò che concerne l'idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d'acqua presenti sul territorio comunale. Tra questi, che si sviluppano sulle pendici del monte Cavlera, vi sono il Canale dei Frati, il Rio Pisonda, il Rezzo e la Preda, tutti dalle portate ridotte e con carattere esclusivamente torrentizio. Nella zona alluvionale è presente anche un canale artificiale che attinge al corso del Serio e vi scorre parallelamente, restituendo le acque poche centinaia di metri più a valle, in territorio di Vertova, dopo aver alimentato alcune piccole aziende tessili.

La viabilità interna del paese ha una rete stradale ordinaria molto semplice, facente riferimento principalmente alla vecchia provinciale che collega il paese con la superstrada di scorrimento della val Seriana e Vertova, mantenendosi al limite dell'abitato, esternamente al quale, a fianco del fiume Serio, è posta la zona industriale, in cui sono presenti attività commerciali e artigianali sia storiche che di recente insediamento. È inoltre è presente la strada che dal capoluogo sale con andamento sinuoso sulle pendici del monte Cavlera, raggiungendo il santuario di san Patrizio, la piana di Rezzo e le frazioni di Bondo e Barbata.

Origini del nome Numerose sono le teorie che vorrebbero definire l'origine del toponimo, ma nessuna è accettata universalmente come inconfutabile. Quella che pare godere di maggior credito è quella perorata dall'Olivieri il quale, rifacendosi alla dicitura Colligiatae apparsa in un documento dell'anno 928, deduce che queste terre appartenessero a una collegiata di Canonici. Sulla stessa lunghezza d'onda furono anche altri studiosi quali lo Zambelli e il Mazzi, i quali ipotizzarono un'alleanza tra nuclei fortificati o quantomeno una confederazione tra nuclei abitativi.

Sarebbero invece senza riscontri le tesi di Gerhard Rohlfs, secondo cui il nome deriverebbe dal nome gentilizio romano Caltius, e di Angelo Zavaglio, che lo farebbe invece provenire da Colzetis, nome di un leggendario capo tribù dei galli Cenomani, di cui a lungo si tramandarono le gesta per fonte oraleU.Zanetti, op. cit. pg.105.

Storia Dalla preistoria alla conquista romana

I primi insediamenti umani sarebbero riconducibili al VI secolo a.C., quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. A essi si aggiunsero e integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani.

Un gruppo di questi ultimi si stanziò nella zona posta ai piedi del monte Cavlera, dove ora si trova il centro storico, espandendosi in seguito sulla piana del Rezzo e nella conca dove ora si trova la frazione di Bondo. A suffragare l'origine celtica di quest'ultimo borgo montano è il toponimo, derivante dalla matrice Bond di derivazione prelatina, stante a indicare un luogo posto in una conca, e riscontrabile in altre località omonime presenti in Provincia di Bergamo (Bondo Petello presso Albino, Bondo di Gromo, di Adrara San Martino e di Ubiale).

Si trattava tuttavia di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito. Tuttavia questa presenza ha da sempre influenzato la fantasia popolare che li ha visti protagonisti di leggende, come quella vorrebbe far derivare il toponimo del paese dal nome di Colzetis, un temibile quanto feroce capotribù.

La prima vera e propria opera di urbanizzazione fu invece opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero a una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole e allevamento di bestiame.

Il centro abitato, costituito prevalentemente da capanne, aveva tuttavia dimensioni molto ridotte e gli abitanti si basavano su agricoltura, principalmente nella piana del fondovalle, e pastorizia, nella zona collinare. Inoltre la zona sulla piana di Cavlera fu al centro di un notevole sviluppo grazie all'attività estrattiva del ferro, concentrata nella vicina val del Riso. Questa permise la nascita e lo sviluppo del nucleo di Barbata, prima luogo di passaggio di schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam) e poi luogo per la residenza degli stessi.

L'alto medioevo

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza e abbandono del centro abitato, con la popolazione che sovente era costretta a cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491.

Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell'VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo. Quest'ultimo delegò a sua volta il controllo diretto del paese a Petrus Mistrus, un valvassore che governò in modo equo e giusto. Anche il primo documento scritto in cui si attesta l'esistenza del borgo risale a quel periodo: era l'anno 928 quando in un atto viene citato il "vicis Colligiatae".

Tuttavia le dimensioni dell'abitato erano assai ridotte, tanto che Colzate venne considerato parte integrante del territorio del vicino comune di Vertova, molto più ricco e sviluppato, per gran parte del periodo medievale, mentre Bondo e Barbata gravitarono nell'orbita dei comuni della valle del Riso. Nel corso della seconda metà del XII secolo cominciarono a svilupparsi i primi sentimenti di autonomia da parte delle città lombarde, contrastati però da Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero. Quest'ultimo condusse numerose campagne in Italia, tra cui quella del 1166 quando scese in val Seriana attraverso la val Camonica, occasione in cui i soldati imperiali diedero alle fiamme i borghi di Colzate, Vertova e Fiorano, in quanto gli abitanti si erano rifiutati di dar loro da mangiare.

L'epoca comunale

Tuttavia la spinta autonomistica non fu fermata, tanto che nel 1210 Colzate, così come Bondo e Barbata, scelsero di confederarsi con i comuni limitrofi nella Confederazione de Honio, un'istituzione sovracomunale che aveva la propria sede presso la località Unì (posta a monte di Colzate) e che aveva il compito di gestire i beni indivisi quali prati, pascoli, boschi, sotto il controllo di un feudatario, incaricato dal vescovo di Bergamo, a sua volta investito dall'imperatore del Sacro Romano Impero. A protezione della zona e della confederazione stessa, fu eretta una fortezza presso il borgo di Bondo, in posizione strategica, in quanto posta sulla mulattiera che collegava Colzate con la valle del Riso, con ottima panoramica sul fondovalle. Conosciuta come Castello di Honio, funse da sala per le assemblee, da alloggio per i consoli, i notai e le guardie, e venne demolita soltanto nel XVIII secolo, quando sui suoi resti venne innalzato un rustico con stalla e fienile.

Il passo successivo fu dato dall'esperienza comunale, tanto che negli statuti di Bergamo, redatti nel XIV e nel XV secolo, il comune veniva segnalato come autonomo, appartenente alla circoscrizione denominata “Facta di san Lorenzo”, con un'estensione territoriale limitata al solo centro abitato, mentre il resto del territorio era di competenza della Confederazione di Honio.

Nel frattempo nel paese si era sviluppata l'industria laniera che, spinta dalla vicinanza di importanti mercati quali quelli di Vertova e Gandino, garantì ingenti quantitativi di pelli, latticini e lana, nonché la nascita di piccoli opifici.

I commerci si spinsero anche oltre confine, così come testimoniato dal fatto che alcuni nuclei di commercianti di Colzate entrarono in contatto con degli irlandesi, venendo per questo chiamati Ibernini (da Iberna, antico nome dell'Irlanda), il cui cognome fu poi fissato in Bernini. Essi importarono inoltre il culto di san Patrizio, tanto da fondare una chiesa a lui dedicata in località Gromi, a monte dell'abitato, sulle pendici del monte Cavlera.

Anche a Colzate, così come nei borghi limitrofi, a partire dal XIV secolo cominciarono tuttavia a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Il paese non si schierò con una fazione definita, dal momento che i suoi esponenti di spicco si dividevano più o meno equamente tra i due contendenti. Inoltre qui le lotte non furono così dure come altrove, dal momento che vennero segnalate solo alcune scaramucce o alcuni strascichi di ciò che accadeva nei paesi limitrofi, Vertova su tutti.

La Repubblica di Venezia

Alla definitiva pacificazione si arrivò nella prima metà del XV secolo, grazie al passaggio alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un'espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima inserì Colzate nella Quadra della val Seriana di Mezzo, con capoluogo Gandino, e diede il via ad un periodo di tranquillità in cui l'intera zona riprese a prosperare, garantendo una diminuzione della pressione fiscale e offrendo maggiore autonomia.