LAccademia Georgica è un'accademia italiana sorta a Treia nel 1430 per volere dell'erudito Bartolomeo Vignati con lo scopo di riunire nobili intellettuali dediti alla "incantatrice arte di Apollo".

Storia I momenti più significativi vissuti dall'Accademia Georgica di Treia possono essere suddivisi in due periodi storici che, nell'intera Europa, hanno vissuto radicali cambiamenti politici, culturali ed economici.

Il primo momento importante è il secolo XV, periodo in cui gli intellettuali riscoprirono il mondo classico. In questo secolo, quella passione umanistica che spinse molti all'attività intellettuale avrebbe animato, secondo la tradizione, anche un erudito, scrittore apostolico e Datario di Eugenio IV, Bartolomeo Vignati, che in seguito divenne vescovo di Senigallia. Nel 1430 Bartolomeo Vignati fondò nella sua città natale, Treia (allora detta Montecchio), una Accademia di nobili intellettuali dediti alla "incantatrice arte di Apollo"L'accademia Georgica di Treia, A cura del Magistrato Accademico.. Questi nobili decisero di usare l'appellativo Sollevati, con allusione alla potenza sublimatrice della poesia che coltivavano e, nello stemma, impressero una nuvoletta attratta dal sole, simbolo della levità e leggiadria dei loro componimenti poetici, mentre il verso virgiliano posto a didascalia (coelum omne ciebuntVirgilio, Eneide, IV, 122.) rimarcava che la fama e l'eco della poesia dei Sollevati sarebbe rimbombata per l'intera volta celeste.La vicenda sull'origine così antica dell'Accademia sembra titubare al momento della verifica storica. Tale notizia compare per la prima volta nell'opera Treia, oggi Montecchio, illustrata dell'abate Giuseppe Colucci. Costui la attribuisce, a sua volta, a Francesco Lancellotti precisando, però, di non essere a conoscenza di quali siano state le fonti utilizzate dal ricercatore marchigiano. Mancano, inoltre, documenti diretti che possano testimoniare l'attività così antica dei Sollevati. Infatti, la prima opera poetica di un presunto appartenente ai Sollevati, il Canzoniere di Bernardino Bianchi senior, è data alle stampe a Palermo nel 1595, mentre le opere di altri due importanti Sollevati treiesi, Giulio Acquaticci e Ilario Altobelli, possono essere collocate alla fine del XVII secolo.

Il periodo più fecondo dell'Accademia si ebbe a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, proprio nel periodo dell'Illuminismo. Il notevole incremento demografico di quel periodo causò una forte crisi economica che investì l'intero continente europeo. Le risoluzioni efficaci potevano essere, secondo la corrente fisiocratica e liberista, il progresso e lo sviluppo dell'agricoltura. Questa teoria trovò terreno fertile nella cittadina di Montecchio (che nel 1790 fu ribattezzata latinamente col nome di Treia ed eretta al grado di città), dove nel 1778 alcuni intellettuali, innovatori e appassionati di agronomia scelsero di trasformare l'Accademia dei Sollevati in un centro per lo studio e la sperimentazione in agricoltura. Così sorse l'Accademia Georgica dei Sollevati, che passò dal culto della poesia al culto dell "Alma parens frugum"Virgilio, Georgiche, 2, 173.; il nuovo stemma -come in foto- si formò con un aratro posto innanzi ad una colonna di ordine toscano, sopra la quale brilla il sole (l'astro fecondatore della terra), ai lati dello stemma in basso c'è l'effigie del rastrello e del badile, in alto la zampogna e la tibia (emblemi della musica e della poesia).

La fama dell'Accademia crebbe talmente rapidamente che vantò nel numero dei soci i più illustri personaggi italiani ed esteri del tempo. "Tra gli italiani sono da ricordare Volta, Tiraboschi, Denina, Conti, Fraboni, Targioni, Paolo Spadoni, i fratelli Arduino, il noto agronomo Filippo Re, il cardinale Castiglioni, che divenne poi Pio VIII, Angelo Mai, Gaetano Marini, Mably e più tardi, Betti, Cantù, Guasti, Mamiani, De Rossi ed altri. Fra gli stranieri l'Accademia ebbe rapporti con D'Alambert, De La Lande e, più recentemente con Mommsen che, per parecchi giorni, si trattenne a Treia per studiare il prezioso patrimonio archivistico conservato nell'Accademia."L'Accademia Georgica di Treia, a cura del Magistrato Accademico, p. 6.

Ben presto l'Accademia treiese acquisì notorietà e riuscì a collegarsi con l'Accademia dei Georgofili di Firenze (con la quale intrattiene tutt'oggi stretti rapporti) e con quella di Berna.

L'attività dell'Accademia

L'attività dell''Accademia Georgica proseguì con due obiettivi: la ricerca e la sperimentazione. I risultati ottenuti dagli studi e dalla sperimentazione venivano pubblicati nel Giornale di Arti e Commercio, curato dall'Accademia, che fu diffuso, in quattro tomi, tra il 1780 e il 1781 non solo in Italia, ma anche in Europa. Il primo tomo appariva con un linguaggio illuministico e illustrava gli ambiziosi obiettivi e che erano, nell'ordine: "l'avanzamento e la migliorazione dell'agricoltura, delle arti, delle manifatture; risvegliare la pubblica e privata industria e rendere gli uomini felici".Giornale delle arti e del commercio, Macerata, 1780, pp. III-IV. Nell'Introduzione dello stesso primo tomo ci si diffondeva in elogi dei riformatori toscani e lombardi ai quali veniva associato il pontefice Pio VI definito enfaticamente "emulatore della gloria di Augusto"Giornale delle arti e del commercio, p. 2.per aver intrapreso la bonifica delle Paludi Pontine. L'Accademia, seppur nuova nel territorio dello Stato Pontificio, ebbe modo, in poco tempo, di farsi conoscere persino dai Ministri dell'Agricoltura della Francia e del Belgio e dallo stesso Napoleone Bonaparte che "aveva divisato di farne un centro di cultura agraria in Italia".Fortunato Benigni, "L'Accademia Georgica di Treia", in Deputazione di Storia Patria per le Marche, Ancona 1939 (XVII), p. 4. Gli esperimenti e le innovazioni dei ricercatori dell'Accademia segnarono un'importante svolta nel settore agricolo, in quanto spetta ai cittadini colti ed illuminati il compito di promuovere lo sviluppo dell'agricoltura istruendo i mezzadri, perché "mai sarà portata suo grado di perfezione l'agricoltura, se non diventeranno prima buoni agricoltori i proprietari che i lavoratori della terra"."Istituzione della Società Georgica de' Sollevati di Montecchio", in Giornale, p. 126. Sono da ricordare i trattati sulla trattazione della Canapa e del Lino, dell'olio dai semi, specialmente dal Vinacciolo, l'introduzione della coltivazione della Patata (alimento) e del Granturco, l'importazione di foraggi sconosciuti ai contadini marchigiani come la sulla (Hedysarum coronarium), l'erba medica (Medicago sativa), la lupinella, il lojetto, la verza (Brassica oleracea) e la rapa (Brassica rapa), la scoperta di nuovi vitigni, la coltivazione del Tabacco, la ricerca di nuove sementi, la Rotazione delle colture e l'Apicoltura. In particolare l'introduzione delle nuove erbe foraggere determinò in poco tempo la valorizzazione agricola delle immense distese di terreno argilloso che trovarono in queste nuove coltivazioni le piante adatte alla locale rotazione delle colture, dando così un notevole impulso alla produzione zootecnica. Infatti, con la coltivazione dei foraggi si evitava di lasciare incolti i terreni, rendendo più celere il recupero della fertilità e, nel medesimo tempo, si otteneva un abbondante nutrimento per il bestiame. Gli studiosi si occuparono anche di biologia nella difesa dell'ambiente e delle coltivazioni degli insetti nocivi.

Nel 1781 con breve di Papa Pio VI, gli Accademici ottennero l'autorizzazione dal Governo Pontificio di realizzare a Treia le Case di Correzione e di Lavoro dove giovani disadattati, vagabondi e disoccupati venivano impiegati nella fabbricazione di tele, reti e merletti, e tessuti per le vele delle imbarcazioni.

Gli argomenti di interesse degli studiosi vengono menzionati nel manifesto programmatico degli Accademici dove troviamo elencati le scienze che hanno correlazione con l'Agricoltura e con i fini perseguiti dai Georgici; tra queste la fisica, l'astronomia, la meteorologia (che, a partire dal 1799, inizia a diventare soggetto di studio sistematico alla scopo di conoscere i cambiamenti climatici sull'uomo e sulle colture), la botanica, la mineralogia, la chimica, la geografia e i viaggi. A queste pubblicazioni contribuirono, con i loro studi, le loro ricerche e le loro idee personaggi illustri del territorio treiese e nazionale: i fratelli Grimaldi, Fortunato Benigni, Luigi Riccomanni e tanti altri.

Pur essendo autonoma nelle sue decisioni, l'Accademia ha stipulato e da sempre ha usufruito di convenzioni con le amministrazioni comunali di Treia per la conservazione, riordino, valorizzazione e messa a disposizione dell'utenza dei fondi bibliografici e archivistici del Comune (principalmente originati dalla soppressione degli ordini religiosi nel 1861), con particolare riferimento all'Archivio Storico Comunale e anche a una sorta di Biblioteca comunale a partire dai primi anni del '900. Tutto il patrimonio è in parte di proprietà comunale in parte della stessa Accademia; nel tempo, però, la struttura non ha mai avuto il bisogno di individuare le singole proprietà in quanto il Magistrato Accademico, pur essendo un organismo autonomo, da sempre collabora in stretta sintonia con l'Amministrazione Comunale, e il patrimonio conservato e raccolto dall'Accademia è ritenuto patrimonio dei cittadini treiesi.

La sede

La facciata neoclassica dell'Ottocento, porta la firma dell'architetto Giuseppe Valadier ed è a mattoni a vista. A pianterreno l'Accademia presenta un porticato a tre arcate, poggiate su pilastri, le cui paraste sorreggono il primo piano. Quest'ultimo riprende la struttura tripartita del pianterreno, presentando tre finestre, di cui quella centrale accentuata dalla presenza di un piccolo timpano, decorate da un'elegante balaustra in travertino e separate da un ordine di colonnine ioniche. L'ultimo piano è concluso da un attico, ancora tripartitico in cui compare, al centro, una finestra termale e, nelle ali appena sporgenti dalla superficie piana, due esili paraste. Ancora una volta raggiunge un effetto di straordinaria eleganza attraverso un processo di riduzione piuttosto che attraverso un atto di fede nella 'perfezione' degli antichi. Gli ornamenti di stile classico sono depurati da qualsiasi ornamento, con lo scopo di poter rendere evidenza alle forme geometriche.

I tre finestroni sopracitati sono separati da quattro colonne in mattoni a vista con capitelli ionici che sorreggono due architravi, in cui compare la scritta Accademia Georgica, delimitando l'attico abbellito da una finestra a lunetta. I mattoni che compongono il piano terra sono di colore giallo ocra in contrasto con quelle del primo piano di color rosa antico.

La 'Palazzina Valadier', di proprietà del Comune di Treia è ubicata a Treia in Piazza della Repubblica. Successivamente, con apposito atto notarile nel settembre 1989, il Magistrato Accademico ha ceduto al Comune la proprietà dell'Appartamento Raffaele Simboli, adiacente alla Palazzina Valadier -ubicato a Treia nella stessa Piazza- che fu donato all'Accademia da Raffaele Simboli, con la condizione che l'uso del medesimo sia, conformemente alla volontà del donante, destinato ad ospitare l'attività istituzionale dell'Accademia.

Attualmente la sede dell'istituzione è divisa ne in due locali di proprietà comunale: la Palazzina Valadier e gli appartamenti al primo e secondo piano ('Appartamento Raffaele Simboli') del Palazzo Simboli. Le sale sono destinate per la conservazione del patrimonio culturale e costituiscono aree espositive, alcuni spazi sono destinati alla lettura e alla consultazione.

Il patrimonio librario, archivistico e artistico

La biblioteca