La vicenda dei missili di OrtonaCfr. in Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, Relazione sul gruppo “Separat” e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980; Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana. fu un caso giudiziario che ebbe inizio nella cittadina abruzzese con il fermo e poi l'arresto, di diversi membri di Autonomia Operaia nella notte tra il 7 e l'8 novembre 1979 mentre stavano trasportando due missili terra-aria spalleggiabili Strela-2 (noto anche come SA-7 "Grail" in codice NATO) di fabbricazione sovietica.

Storia Nelle prime ore dell'8 novembre 1979Il mistero dei missili di Ortona.7 novembre 1979 arrestati Pifano, Nieri e Baumgartner e il palestinese Abu Saleh mentre trasportano missili della resistenza palestinese, dopo un accordo del governo italiano. Si scatena la bagarre contro l'autonomia Operaia romana., dopo un iniziale fermo ad un posto di controllo seguito da una perquisizione del furgone Peugeot sul quale viaggiavano, i carabinieriCfr. a p. 846, p. 871, p. in AA. VV., Venti anni di violenza politica in Italia (1969-1988) , tomo II, 1ª parte (1979-1981), Roma, La Sapienza, 1992. del NORM trassero in arresto Daniele Pifano, capo del collettivo autonomo del Policlinico di Roma, il medico Giorgio Baumgartner e il tecnico radiologo Giuseppe Luciano Nieri, anch'essi del collettivo di via dei Volsci, mentre stavano trasportando due missili terra-aria spalleggiabili Strela-2 dotati di sistema di guida autocercante a ricerca infrarossa di calore.

A detti arresti fece seguito a Bologna, il 13 novembre successivoOperazione “Francis”, il tassello mancante del “lodo Moro” L’ultimo segreto della Prima Repubblica, quello del giordano Abu Anzeh Saleh, ufficialmente impiegato presso la ditta di import-export di capi d'abbigliamento Chonsped (lavoro utilizzato come copertura), militante altresì di Separat e del FPLP, garante per la consegna dei missili destinati alla OLP sulla nave mercantile SidonLa nave sulla quale avrebbero dovuto essere imbarcati i missili, la Sidon , apparteneva alla Dery Shipping Lines di Beirut, di proprietà dell'armatore [Abdel] Raouf Kaddoura e la merce, che avrebbe dovuto essere travisata come o in mezzo a un carico di vestiario e capi d'abbigliamento, era destinata ad Aman Suhell, suo cognato, anch'egli di Beirut. Quello della Sidon era l'ultimo di una serie di trasporti che la motonave battente bandiera libanese aveva compiuto tra il Medio Oriente e l'Italia; risultava aver attraccato in Italia almeno altre quattro volte nelle settimane precedenti la vicenda dei missili Strela: il 20 settembre, il 24 ottobre e il 2 novembre 1979 a Porto Nogaro e il 27 settembre 1979 ad Ortona. Ghassan I Cfr. in Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, op. cit. al p. 76., battente bandiera libanese, ivi attraccata, dove avrebbero dovuto essere presi in carico dal trafficante di armi siriano Nabil Kaddoura, imbarcato come ufficiale di macchina sul mercantile senza figurare sulla lista di bordo con tale nome ma con quello di Nabil Nayel, e solo in seguito arrestato a Parigi dalla polizia francese su segnalazione dell’Interpol di Roma, il 28 maggio 1981 ma mai estradato in Italia sebbene fosse già stato condannato in contumacia.

Il processo Primo grado di giudizio

Il processo di primo grado per direttissima si svolse presso il tribunale ordinario di Chieti iniziando il 17 dicembre 1979, le accuse rivolte agli imputati erano detenzione, trasporto e introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra.

Durante l'udienza del 10 gennaio 1980 si assistette alla lettura in aula, per voce di uno degli avvocati difensori, Mauro Mellini (deputato del Partito Radicale), di una lettera indirizzata al presidente del tribunale dr. Pizzuti da parte del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash, missiva datata 2 gennaio, scritta in inglese e tradotta dai carabinieri, con la quale il FPLP, dichiarando la proprietà dei missili, richiedeva la restituzione degli stessi e la liberazione degli imputati, ricordando al governo italiano il rispetto degli accordi bilaterali presi. La strategia della difesa mirava a dimostrare l'esistenza di un patto segreto tra l'Italia e il FPLP di Habbash relativo al transito di armi sul territorio nazionale, il che avrebbe comportato la loro non punibilità.Cfr. in AA. VV., Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana. Documento conclusivo sull'attività svolta e i risultati dell'inchiesta., Roma, 2006.9 e 30.

Il 22 gennaio, con la conclusione della sua lunga requisitoria, il pubblico ministero, Anton Aldo Abrugiati, chiese 10 anni di reclusione per ciascun imputato.

Il processo terminò il 25 gennaio 1980 con la condanna a 7 anni per tutti e cinque gli imputati per la detenzione e il trasporto di armi da guerra e con l'assoluzione per insufficienza di prove dal reato di introduzione clandestina di armi nel territorio dello Stato.Cfr. in Liliana Madeo, Una lettera dei palestinesi conferma «Sono nostri i lanciamissili di Pifano», su La Stampa dell'11 gennaio 1980.

Secondo grado di giudizio Il processo di appello, svoltosi presso la corte d'appello dell'Aquila, vide invece la riduzione delle condanne dai precedenti 7, a 5 anni di reclusioneCondanna ridotta per Daniele Pifano, su La Stampa del 19 gennaio 1982..

Note

Bibliografia AA. VV., Venti anni di violenza politica in Italia (1969-1988) , tomo II, 1ª parte (1979-1981), Roma, La Sapienza, 1992. AA. VV., Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana. Documento conclusivo sull'attività svolta e i risultati dell'inchiesta., Roma, 2006. Andrea Colombo, Trame. Segreti di Stato e diplomazia occulta della nostra storia repubblicana, Cairo Publishing, 2012, ISBN 9788860524409.

Miguel Gotor, Aldo Moro. Lettere dalla prigionia, Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-18585-5. Giorgio Guidelli, Porto d’armi. Indagine sui rapporti BR-Palestinesi, Quattroventi, Urbino, 2012, ISBN 9788839209375. Alberto La Volpe, Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia, Editori Riuniti, 2002, ISBN 9788835951704. Lorenzo Matassa e Gian Paolo Pelizzaro, Relazione sul gruppo “Separat” e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980; Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il “dossier Mitrokhin” e l’attività d’intelligence italiana. Enzo Raisi, Bomba o non bomba. Alla ricerca ossessiva della verità, Bologna, Edizioni Minerva, 2012 ISBN 9788873814443.

Voci correlate Attentati di Mombasa Carlos "lo Sciacallo" Fallito attentato di Ostia Francesco Cossiga Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina George Habbash Lodo Moro Separat Stefano Giovannone Strage di Bologna Strage di Ustica

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