La diocesi di Cremona () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2023 contava battezzati su abitanti. È retta dal vescovo Antonio Napolioni.

Santi patroni I patroni della diocesi sono sant'Omobono e Santa Maria del Fonte presso Caravaggio, proclamata nel 1962 dal vescovo Danio Bolognini con l'approvazione della Sede ApostolicaDal V centenario alla visita del Papa, dal sito ufficiale del santuario di Caravaggio.. Patroni secondari sono sant'Imerio e sant'Antonio Maria Zaccaria.Proprio cremonese dal sito web della diocesi.

Territorio La diocesi comprende l'area orientale della provincia di Cremona sino a Casalmaggiore e il territorio collocato tra i fiumi Oglio e Po in provincia di Mantova, ossia la zona di Viadana, eccetto la frazione di Cizzolo (Viadana) che appartiene alla diocesi di Mantova. Anche a nord ovest supera gli attuali confini provinciali, in quanto comprende parte del territorio della bassa Bergamasca a sud del fosso bergamasco, tra cui il centro principale è Caravaggio con il suo santuario nonché la cittadina milanese di Cassano d'Adda: ciò è dovuto all'assetto amministrativo pre-napoleonico, mantenutosi nel tempo a livello religioso, che contemplava una provincia di Bergamo limitata a sud proprio dal fosso, ed una Gera d'Adda di medievale appartenenza cremonese sotto il generale dominio del Ducato di Milano.Mappa della diocesi. Non fa parte della diocesi cremonese l'area cremasca, sottoposta alla giurisdizione della diocesi di Crema.

Sede vescovile è la città di Cremona, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Caravaggio sorge la basilica minore e santuario di Santa Maria del Fonte.

Parrocchie e zone pastorali

Il territorio si estende su 1.917 km² ed è suddiviso in 221 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali.

Storia Posizionata in un contesto strategico sulle vie di comunicazione dell'Italia del nord, Cremona dovette accogliere ben presto i missionari cristiani, anche se ormai è storicamente accertato che la fondazione della comunità cristiana ad opera di san Barnaba nel I secolo è frutto solo di leggende medievali. La prima testimonianza della diffusione del cristianesimo a Cremona è legata alla figura di sant'Eusebio, discepolo di san Girolamo, tra il IV e il V secolo.Le origini sul sito della diocesi.

Risale a questo stesso periodo l'erezione della diocesi. Il primo vescovo storicamente documentato è Giovanni, che prese parte al concilio provinciale milanese del 451, indizio che originariamente Cremona era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano. Scarse sono le notizie intorno alla diocesi nei secoli successivi, nei quali sono noti solo altri due vescovi, Eustachio (501) e Desiderio (680). Unicamente a partire da Stefano sul finire dell'VIII secolo la serie episcopale cremonese si conserva pressoché ininterrotta fino ai nostri giorni.

La rinascita della diocesi coincide con la fine della dominazione longobarda e l'inizio del periodo carolingio. A partire dall'VIII secolo e ancora per tutto il IX e il X secolo i vescovi cremonesi ottennero vari privilegi ed esenzioni da parte dell'imperatore. Al vescovo Pancoardo (metà del IX secolo) l'imperatore Lotario I confermò tutti i privilegi e i possedimenti della chiesa cremonese, che si estesero anche a sud della linea del Po.Il testo del diploma imperiale, che contiene i nomi di tutti i possedimenti su cui il vescovo esercitava la sua giurisdizione, in Cappelletti, op. cit., pp. 132-134.

Liutprando, nella seconda metà del X secolo fu probabilmente il vescovo più famoso dell'epoca medievale. Fu un celebre diplomatico e cronista e si impegnò in una difficile missione a Costantinopoli. A lui si deve l'aver importato a Cremona il culto di sant'Imerio, vescovo di Amelia, che fu a lungo il patrono della città, prima che si affermasse il culto di sant'Omobono.

Il vescovo Sicardo, all'inizio del XIII secolo prese parte alle crociate. Fu anche un fervoroso promotore del culto di sant'Omobono, che morto a Cremona il 15 novembre 1197, ebbe dalla Santa Sede l'approvazione del culto già il 12 gennaio 1198 con la bolla Quia pietas di papa Innocenzo III.Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 181-184. Anche Sicardo lasciò ai posteri una cronaca.L'età medievale sul sito della diocesi.

Lo stesso vescovo Sicardo ottenne 1212 che le parrocchie di Crema (sia della cittadina sia del contado) venissero restituite alla diocesi dopo che papa Alessandro III le aveva affidate alla diocesi di Piacenza, ma per le pressioni del comune cremasco si giunse nel 1284 alla divisione delle stesse tra le due diocesi di Cremona e di Piacenza, con la città di Crema divisa tra le sue stesse mura tra le due giurisdizioni episcopali, situazione che rimarrà tale fino al tardo Cinquecento.Si veda Francesco Piantelli, Folclore Cremasco, Crema, 2ª ediz. Arti Grafiche Cremasche, 1985, p. 103 e Cappelletti, op. cit., pp. 247-251 per la bolla di erezione della diocesi di Crema che mise una soluzione alla complicata situazione ecclesiastica di Crema. Si veda anche G. Zucchelli, La Cattedrale di Crema, Cremona, edizioni Il Nuovo Torrazzo, 2003, p. 64 (la costruzione del Duomo di Crema subì un'interruzione per il ritorno di Crema alla diocesi cremonese nel corso del Duecento).

Il primo sinodo diocesano documentato da fonti coeve fu celebrato nel 1298 durante l'episcopato di Rainerio. Il territorio della diocesi si presenta alla fine del XIV secolo suddiviso in 30 pievi, con la presenza di almeno 60 monasteri, tra maschili e femminili, di cui ben 40 nella sola città episcopale.

Nella seconda metà del XV secolo e all'inizio del secolo successivo Cremona fu travagliata da guerre. Nel periodo di dominazione veneziana le fu dato come vescovo Gerolamo Trevisan, che dovette abbandonare la città quando fu riconquistata dai francesi in seguito alla vittoria di Agnadello.Cappelletti, op. cit., pp. 212-213.

Il XVI secolo fu un secolo di forti contrasti. Cremona diede i natali, nel 1502, a sant'Antonio Maria Zaccaria, fondatore dell'ordine dei Chierici regolari di San Paolo, chiamati barnabiti, tra i protagonisti della riforma cattolica cinquecentesca. Contestualmente fu anche centro di un movimento favorevole alla riforma luterana; per controbattere questa presenza fu proprio a Cremona che venne data alle stampe una delle prime opere apologetiche antiluterane, la Revocatio Martini Lutherii del domenicano Isidoro Isolani, pubblicata nel 1519 con una seconda edizione già l'anno successivo. Tra i principali fautori dell'applicazione dei decreti tridentini vi fu il vescovo Niccolò Sfondrati che indisse sinodi diocesani, compì la visita pastorale e fondò il seminario nel 1566; questa sua attività gli valse l'elezione al soglio pontificio il 5 dicembre 1590.L'età della Riforma sul sito della diocesi.

Tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo la diocesi dovette rinunciare ad una vasta porzione di territorio: l'11 aprile 1580 perse 21 parrocchie in seguito alla creazione della diocesi di Crema;Papa Gregorio XIII, bolla Super universas. Testo in Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Venezia, 1857, vol. XII, pp. 247–251 il 12 febbraio 1601 le 25 parrocchie dell'Oltrepò (nella zona tra Monticelli d'Ongina, Zibello, e Busseto) entrarono nella nuova diocesi di Borgo San Donnino (oggi diocesi di Fidenza).Clemente VII, bolla Super universas, in Bullarum diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum Taurinensis editio, Vol. X, pp. 653–658

Durante l'occupazione francese il vescovo Omobono Offredi ottenne da Napoleone Bonaparte il calice d'oro usato da san Carlo Borromeo e in seguito dal viceré d'Italia la restituzione di quattro chiese che si volevano abbattere.Memorie di religione, di morale e di letteratura, Modena, 1829, tomo XV, pp. 275-309.

Il 16 febbraio 1820, in forza della bolla Paternae charitatis di papa Pio VII, Cremona acquisì le parrocchie delle diocesi di Parma e di Borgo San Donnino che si trovavano a nord del Po. Bolla Paternae charitatis, Bullarii romani continuatio, vol. VII, Roma, 1853, pp. 176-178, in particolare il paragrafo 9.

Tra Ottocento e Novecento si distinse in particolare la figura del vescovo Geremia Bonomelli, che diede impulso al rinnovamento spirituale e pastorale della diocesi e che nella questione romana «rappresentò per anni il riferimento dell'ala liberale moderata, con i suoi numerosi scritti e, in particolare, con le intense e lungimiranti lettere pastorali».Dal sito della diocesi. Giovanni Cazzani fu il vescovo che resse la diocesi durante entrambe le guerre mondiali: nel suo lungo episcopato celebrò tre sinodi diocesani. Altra figura di rilievo nel panorama della Chiesa italiana del Novecento il sacerdote e parroco di Bozzolo, don Primo Mazzolari, «considerato uno dei precursori o anticipatori dello spirito del concilio Vaticano II».

Nel 1975 fu disposta una riorganizzazione territoriale della diocesi, con l'abolizione dei vicariati e la costituzione delle unità pastorali.

Nel 2006 ha ceduto la parrocchia di Sant'Antonio abate di Salvirola alla diocesi di Crema.Decreto della Congregazione per i vescovi del 13 maggio 2006 menzionato nel decreto del Presidente della Repubblica, che riconosce gli effetti civili di questo cambiamento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 176 del 31 luglio 2007, p. 18.

Il capitolo Nella cattedrale è presente il perinsigne Capitolo, denominato ufficialmente "Capitolo dei canonici della Beata Vergine Assunta nella chiesa cattedrale di Cremona", il più antico e illustre collegio della città. La sua esistenza è attestata dallo storico Giuseppe Bresciani già nell'VIII secolo.

Tanti i poteri, le proprietà e i privilegi appartenuti nella storia al Capitolo, i cui membri, solitamente cadetti del patriziato, nel IX secolo sono chiamati "fratelli canonici" o "cardinali della Santa Chiesa cremonese". Oggi l'unico privilegio è l'uso della croce patriarcale (concessa nel 1414 dall'antipapa Giovanni XXIII per l'ospitalità ricevuta).

Quanto all'abito, dopo il concilio Vaticano II il capitolo ha rinunciato all'uso dell'ermellino, della cappa magna (concessa nel 1591 da papa Gregorio XIV, che era stato per trent'anni vescovo di Cremona e regalò al capitolo anche la reliquia della Sacra Spina), della veste filettata di rosso con fascia violacea e fiocchi, della veste paonazza e del fiocco rosso sul tricorno, nonché della mantelletta paonazza, oltre a quelli confermati da papa Pio XI nel 1923 (i privilegi dei Protonotari apostolici ad instar participantium, con il privilegio dei pontificali, della mitria e della croce pettorale, con l'anello gemmato).

I canonici, che oggi hanno conservato il titolo di monsignore e con la facoltà di indossare la mozzetta violacea, hanno sempre esercitato un rilevante ruolo nel governo della diocesi, con la facoltà di elezione dei vescovi (fino alle bolle in contrario di papa Bonifacio VIII). Oggi hanno perso tutta questa rilevanza, compresa la nomina dell'amministratore diocesano in sede vacante e l'esame delle pratiche amministrative di maggior importanza, attualmente demandato al Collegio dei Consultori. Dal 1990 il Capitolo non si occupa più nemmeno dell'amministrazione della cattedrale: un solo canonico fa parte, per diritto, del Consiglio della Cattedrale, nominato dal vescovo.

Rito offrediano