Con transizione epitelio-mesenchimale (EMT) si indica il cambiamento morfologico a cui va incontro una cellula, quando da un fenotipo epiteliale passa a quello di una cellula connettivale embrionale (mesenchimale).
Ciò avviene quando una cellula tumorale abbandona lo strato epiteliale e, dopo aver superato la membrana basale, entra nel tessuto connettivo, permettendosi così interazioni più vantaggiose con le cellule connettivali circostanti, invece di essere riconosciuta come estranea. In realtà, il processo di transizione epitelio-mesenchimale non avviene solo durante lo sviluppo neoplastico: la EMT di I tipo è tipica dello sviluppo embrionale, in cui le cellule della gastrula si convertono in cellule mesenchimali mobili che giungono in altre sedi e si differenziano; la EMT di II tipo è tipica del processo di fibrosi (cicatrizzazione), in cui le cellule assumono un aspetto fibroblastoide e migrano nel sito in cui occorre rigenerare il connettivo; la EMT di III tipo è quella tipica della proliferazione tumorale, ed è fondamentale nel processo di metastasi.
Processo Normalmente, in un tessuto, le cellule sono caratterizzate da inibizione da contatto e fenotipo non migratorio, e le cellule sono ordinate precisamente in strati. Tutto questo avviene grazie alle giunzioni, che possono essere occludenti, aderenti, desmosomi e giunzioni gap. Ognuna delle giunzioni ha dei marker specifici, che in caso di transizione epitelio mesenchimale non vengono più rilevati.
Oltre alla perdita dei marker giunzionali, nella cellula si osserva perdita della polarizzazione e acquisizione di nuova forma. Si osservano anche nuovi marker come αSma, vimentina, collagene, N-caderina, fibronectina ed enzimi come le metalloproteasi, che sono utili nella degradazione della matrice extracellulare, fondamentale nella migrazione delle cellule e quindi nel processo metastatico.
Il processo è reversibile: ove mancano fattori che favoriscono l'EMT la cellula ritorna alla sua forma originaria. Infatti il tutto è determinato dalla comunicazione tra tumore e microambiente: quando la cellula è a livello del tumore primario c'è lo stroma che la induce alla transizione sotto spinta di fattori e molecole varie, quando invece oramai la cellula si trova distante in un ambiente diverso, non trovando più fattori che la inducono verso la morfologia mesenchimale, questa ritorna normale. In questo modo, però, l'EMT ha permesso alla cellula tumorale di avere una migliore capacità invasiva e di extravasare.
Cambiamenti La cellula dopo la transizione epitelio-mesenchimale perde: espressione della citocheratina; giunzioni strette; E-caderine: ciò comporta la liberazione della β-catenina, che si può quindi legare a Tcf ed attivare la trascrizione; il gene della Caderina, CDH1, è spesso metilato nei tumori; polarizzazione.
Nel contempo guadagna: morfologia fibroblastica; motilità; maggior resistenza all'apoptosi; metalloproteasi; secrezione fibronectina; recettore PDGF; diversi marcatori.
Ciò fa emergere come sia strettamente necessaria affinché un tumore dia metastasi.
Fattori responsabili Sono responsabili della transizione epitelio-mesenchimale i fattori che inducono plasticità differenziativa:
HGF (Hepatocyte growth factor) che agisce sul recettore Met (recettore tirosin-chinasico) TGF-β (fattore trasformante beta) Wnt IL6 (interleuchina 6)
Tali fattori sono coinvolti in vie di trasduzione del segnale che portano alla trascrizione di geni responsabili del fenomeno della transizione epitelio-mesenchimale, tra di essi spiccano SNAIL, ZEB1, SLUG, SEB2, TWIST.
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