La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria è un edificio religioso che si trova ad Ortona, in provincia di Chieti.

Noto precedentemente come monastero benedettino fondato dai Celestini, poi delle Clarisse e delle Cistercensi, ospitava le monache Celestine. Vi è annesso l'oratorio del Crocifisso miracoloso, affacciato sul mare.

Storia Fondata dai discendenti di Pietro da Morrone alla fine del Duecento come monastero benedettino, ospitante le Celestine donne, la Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria in Ortona compare per la prima volta nel 1324, in un elenco di tutte le chiese ortonesi che pagavano le decime allo Stato Pontificio.

Probabilmente, all'inizio la chiesa era dedicata a Santa Maria ad Basilicam o a Santa Chiara. De Lectis riferisce che le suore vivevano secondo l’ordine cistercense, nato come movimento riformatore dei benedettini.La chiesa, edificata nel 1631, può essere considerata l'esempio più fulgido del Barocco Meridionale di Ortona, grazie ad una serie di stucchi, di matrice neoplatonica, che raccontano al visitatore il cammino di elevazione dell'uomo, sull'esempio del martirio di Santa Caterina.

Nel 1684, su interesse del vescovo Giovanni Vespoli Casanatte, vennero realizzati affreschi e stucchi con un simbolismo molto colto e raffinato: i medaglioni sulla volta, quasi del tutto perduti per le vicende belliche e per un restauro non idoneo, rappresentano i momenti salienti del martirio della Santa, mentre gli stucchi e gli affreschi laterali sono angeli e virtù cardinali, simbolo del percorso dell'uomo verso la santità.

L’edificio si compone di due strutture. La facciata secondaria è rivolta verso il mare, lato piazza Teatro, e permette di accedere all'Oratorio del Crocifisso miracoloso, che rappresenta il nucleo originario del complesso risalente al XIII secolo. Da un affresco del Crocifisso che si trova presso l'oratorio si fa risalire nel 1566 un miracolo: dall'affresco rinascimentale grondò sangue, raccolto in due ampolle, grazie al quale si attribuisce la mancata distruzione del convento da parte dei Turchi che invasero Ortona.

Sul lato sinistro della facciata principale, caratterizzata da un portico con tre archi, sormontato da un rosone, e con un interessante portale tardo romanico a cornice decorata da fregi, si trova il monastero delle benedettine cistercensi di clausura, costruito nel XVI secolo contemporaneamente alla chiesa. All’ingresso principale vi era una ruota di legno girevole dove le mamme che non potevano allevare i propri figli depositavano i neonati.

Il monastero femminile si trasforma, dopo alcuni decenni, da casa di suore povere ad una di consorelle con un vasto patrimonio terriero e immobiliare. Sia il Monastero che la Chiesa erano infatti circondati da un vastissimo orto che giungeva fino alla fonte di S. Caterina e nei pressi si apriva la “postierla”, una piccola porta delle mura cittadine chiamata “Porta di Santa Caterina”, ad oggi non più visibile. La balconata presente all'interno della chiesa, sul lato del portale, era utilizzata alle monache per seguire in maniera riservata le funzioni religiose.Il Convento subì l'esproprio della Legge Scialoja del 1868 e il Comune di Ortona ne acquisì la proprietà. Le due Chiese, invece, sono tuttora di proprietà del F.E.C. (Fondo edifici di culto) del Ministero degli Interni. Sui terreni confiscati dell'orto furono costruiti nel 1929 il Teatro Vittoria, oggi intitolato a Francesco Paolo Tosti, e il giardino della Villa Comunale.

L'ultima suora cistercense rimase nel convento fino ai primi del Novecento. Successivamente subentrarono le Suore del Buon Pastore e Figlie di Sant'Anna, che restarono in città fino al 1975 con attività scolastiche e sociali.

La Chiesa è rimasta sempre a disposizione della Diocesi e della Parrocchia di S. Tommaso ed è adibita, oltre che a funzioni religiose, anche ad attività culturali. Il convento, invece, è un centro polifunzionale eddal 2002 ospita il MuBa '43 - Museo della Battaglia di Ortona e la Biblioteca Comunale.

L’edificio sacro è rimasto quasi integro, anche se provato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Di originale si conserva il chiostro interno porticato con archi in mattoni a vista a doppio livello, come per il chiostro dell'ex convento dei Cappuccini di Ortona, al cimitero.

Dopo il 2010 l'esterno della chiesa è stato interessato da un intervento di ritinteggiatura, ma occorre un restauro agli interni.

Architettura Esterno

La facciata, restaurata nei primi anni del '90, segue l'impianto a capanna con un nartece di tre archi che precedono il portale medievale; un oculo si trova al centro della facciata.

Il portale in pietra del XII secolo in stile romanico probabilmente in origine era quello dell'oratorio.

Sul Largo Teatro si trova la torretta campanaria ottocentesca con cuspide piramidale, restaurata negli anni 2000; sul lato del Belvedere Orientale si trova l'oratorio del Crocifisso Miracoloso.

Interno

La chiesa è a navata unica, decorata in stile barocco nel XVII secolo.

La decorazione a stucchi della volta della navata, degli altari laterali e dell'altare maggiore sono opera di Giovan Battista Gianni, lombardo attivo nell'Abruzzo chietino.

Le tele disposte lungo la navata sono del pittore Giambattista Gamba e hanno per tema alcuni episodi della Vita di Santa Caterina: Disputa della Santa coi Dottori - I sapienti condotti al martirio - Matrimonio mistico - Incoronazione della Santa. I dipinti originali sono custoditi nel Museo Diocesano di Ortona.

Presso l'altare maggiore, in marmo del XIX secolo, si conserva la tela dellEstasi della Santa, opera di Giovanni Battista Spinelli di Chieti.

L'altare maggiore

La struttura architettonica della Pala dell'altare maggiore risente dello stile Neoclassico ed è stata realizzata nella seconda fase di restauro della Chiesa, mentre le tele inserite sono peculiari della pura Arte Barocca.

Al centro della decorazione a colonne neoclassiche, posta al di sopra dell'altare marmoreo, originariamente alla greca, è presente il dipinto dedicato alla figura di Santa Caterina d'Alessandria, opera dell'artista Giovan Battista Spinelli, realizzata nel 1631.

La giovane Caterina trionfa sull'Imperatore: l'iconografia la vuole seduta su un trono ligneo, mentre con il piede schiaccia il corpo a terra del suo persecutore. Numerose simbologie descrivono le doti della fanciulla, di nobili origini, molto colta, con una fede incrollabile. Il simbolo più significativo, scelto dalle stesse Suore di Clausura a lei dedicate, è la Ruota Dentata, posta a destra del contesto, insieme ai testi di filosofia e teologia, testimonianza dell'episodio agiografico della disputa con i filosofi.

Le tele minori che circondano il quadro, attribuite ad artisti locali, rappresentano in ordine, San Benedetto da Norcia e Sant'Alfonso de' Liguori; in alto due medaglioni con il Sacro Cuore di Maria e il Sacro Cuore di Gesù, al centro, il Matrimonio di San Gioacchino e Sant'Anna, genitori di Maria.

Altare del Santissimo Crocifisso

L'altare preesistente nella prima costruzione (1631) viene ampliato e restaurato tra il 1684 e il 1692 con l'aggiunta di stucchi ed affreschi, in particolare sono posizionate sull'arco in alto due figure angeliche, che mostrano l'una un pellicano (simbolo dell'amore filiale) e l'altra il sole (simbolo di luce e speranza). Ai piedi della croce, coinvolta in un abbraccio consolatorio, vi è la figura di Maria Maddalena.Tali opere scultoree sono state realizzate dall'architetto stuccatore Giovan Battista Gianni. L'affresco dietro la Croce, rappresentante figure angeliche e cieli divini, è opera di Giovan Battista Gamba.

Altare di San Bernardo Il secondo altare laterale, posto frontale al primo, realizzato nel secondo restauro (1684-1692) presenta in alto sull'arco due figure angeliche allegoriche di ispirazione neoplatonica, nella parte superiore due angeli laterali che porgono al Santo i simboli regali, la Mitra e la Pastorale.

L'affresco retrostante presenta il cielo con angeli, di varia fattura, che avvolgono di luce la scultura di San Bernardo di Chiaravalle, diffusore dell'Ordine Cistercense in Italia, chiaro riferimento alla dedicazione dell'intero Convento.

Gli stucchi sono opera di Giovan Battista Gianni, mentre gli affreschi di Giambattista Gamba.

Oratorio del Crocifisso Miracoloso

La Cappellina del Crocifisso Miracoloso sarebbe stata costruita prima dell’anno Mille. La c.d. “porziuncola" con archi a volta in puro stile gotico con il portale rivolto ad oriente, era con molta probabilità separata dalla Chiesa principale. Successivamente la Cappellina venne allungata, forse a causa di scoscendimenti avvenuti intorno al 1506, così da formare un corpo unico con la Chiesa.

All'interno dell’Oratorio vi è un coro in legno del Seicento che fascia per intero la Cappellina; qui è conservato l’antico affresco del 1400 raffigurante il Cristo Crocifisso con ai lati la Vergine Maria, l’apostolo Giovanni e due figure in ombra, dal cui costato sgorgò miracolosamente sangue vivo il 13 giugno del 1566.

Nel 1991, dal mese di marzo a quello di luglio, l’Oratorio è stato sottoposto ad accurati interventi di restauro conservativo che hanno interessato sia la Cappella sia l’affresco del Crocifisso, eseguiti su iniziativa del Rotary Club di Ortona e con il coordinamento della Curia Arcivescovile. La porziuncola è stata riportata ai suoi albori, essendo stati effettuati lavori di ripulitura e rimozione dell’intonaco che copriva l’originaria struttura, facendo riaffiorare le antiche ed essenziali linee architettoniche risalenti all’anno Mille.

Durante questi lavori è stato scoperto anche un altro dipinto che risale al 1200 ed il suo “negativo” rimasto impresso nella parete, che raffigura - anch’esso - il Cristo Crocifisso con ai lati la Vergine Maria, S. Giovanni Apostolo ed altre figure.

Storia del Miracolo del Crocifisso Miracoloso

Il miracolo è legato all'assalto dei Turchi del 1566, quando gran parte dei luoghi di culto abruzzesi furono incendiati e depredati. L'evento prodigioso interessa un dipinto a fresco del 1400, che ritrae la figura di Gesù Crocifisso con la testa molto inclinata e con la ferita al costato ben visibile, da cui fuoriesce un copioso effluvio di sangue. Ai lati del Crocifisso è possibile intravedere le figure della Vergine Maria e dell’Apostolo Giovanni. Detta immagine già venerata in epoca antecedente, si trova tuttora all’interno dell’Oratorio.

Nel secolo XVI, durante i quarantasei anni di regno di Solimano I il Magnifico, i Turchi saccheggiavano e depredavano le cittadine del litorale abruzzese. L'incursione più spaventosa si ebbe nel corso dell’anno 1566, per vendicare la sconfitta avuta a Malta: i turchi armarono una flotta di centoquaranta vele, tra cui centoventi galee, sotto il comando di Pialì Pascià, con il compito di seminare morte e distruzione nell’Adriatico.

Le orde saracene, dopo aver assalito e distrutto Francavilla al Mare e Ripa Teatina, il 30 luglio del 1566 si riversarono su Ortona e la misero a ferro e fuoco, come racconta lo storico ortonese Giovan Battista De Lectis.

Secondo la tradizione, prima che la torma degli invasori insediasse la città, le monache benedettine pregavano per richiedere la protezione su tutto il popolo. Il Signore ascoltò le preghiere delle pie suore, le quali il 13 giugno, videro sgorgare dall'affresco del sangue vivo che venne raccolto in due ampolline. I Turchi entrarono ad Ortona e la trovarono deserta, misero a fuoco la Cattedrale ed in parte la distrussero, ma inspiegabilmente non toccarono né la Chiesa di S. Caterina né il Convento delle monache.

L’evento miracoloso è raccontato da diversi scrittori di epoche diverse:

Fra Ludovico da Orsogna (Orazioni Panegiriche) Abate Paccichelli (Lettere familiari storiche ed erudite) Dott. G. Antonio De Fabritiis, patrizio ortonese Gian Battista De Lectis, storico locale che stampò un volume sui fatti prodigiosi dopo alcuni anni dall’accaduto.