Il bravo era, in particolare nei secoli XVI e XVII, un uomo d'armi al soldo di gentiluomini e signori di campagna, dai quali era protetto: fungeva da guardia del corpo e svolgeva incarichi di fiducia dove era comune l'uso della violenza. In Italia la figura dei bravi è stata immortalata nelle pagine del romanzo di Alessandro Manzoni, I promessi sposi.
Etimologia Probabilmente il termine "bravo" deriva dal latino pravus che significa «cattivo, malvagio».Manzatto, Il bravo tra storia e letteratura, in Acta Histriae, 2007, 15, 1, p. 155.
Nel significato di "sgherro" venne usato già nelle Rime burlesche di Francesco Berni (1497-1535).
Nella prima edizione del Vocabolario della Crusca (1612) "bravo" è indicato come sinonimo di "sgherro"; era invece chiamato "cagnotto" quando le sue violenze includevano anche l'assassinio.
Il significato poteva però variare perché i bravi erano accomunati ai "bulli" da Pietro Nelli nel 1547.
Inoltre in un trattato del 1551 i bravi, indicati come presenti in diversi luoghi d'Italia (Bologna, Milano, Napoli, Roma), erano descritti come violenti lenoni.
Storia Origine
La fine dei bravi
Dopo l'ultima grida milanese del settembre 1701, prevalse l'uso di sinonimi come "seguaci" e "famigliari".. Nel XVIII secolo il servirsi di bravi venne considerato socialmente riprovevole.«Altro riprovato abuso è il tener bravi e'l favorire uomini facinorosi» in
A Milano nel 1742 si riteneva che ormai i bravi fossero scomparsi completamente.
Anche Manzoni, nell'introdurre i personaggi come bravi ne I promessi sposi, indicava che ai suoi tempi la loro «specie» era «del tutto perduta» (cap. 1).
Descrizioni
In letteratura si trova il "bravo" descritto nella prima metà del Cinquecento in modo irriverente come un personaggio minaccioso solo a parole, pronto a fuggire ogni possibile minaccia. Ce n'è un esempio nel Macaronicon (1517) di Teofilo Folengo (1491-1544).
Ne La piazza universale (1585) di Tommaso Garzoni si distinguevano invece i "poltroni" che «solamente come galloni d'India s'arruffano, e dibattono le fauci, et il becco, ma non passano più oltre» dai veri bravi, dediti invece alla violenza.
Zuffo Una caratteristica dei bravi frequentemente riportata nelle gride milanesi contro di loro è quella di tenere i capelli lunghi con un ciuffo ("zuffo") sopra la fronte che veniva fatto ricadere per nascondere il volto e non essere riconoscibili.
Attività
Melchiorre Gioia (1767-1829), utilizzando documenti del Cinquecento e del Seicento e riassumendo il tutto in un immaginario dialogo con un bravo milanese, fornì un colorito ritratto delle attività svolte dai bravi e dei loro rapporti con la giustizia.
Le norme contro i bravi Ducato di Milano
A Milano furono numerose le gride dei diversi governatori contro i bravi. Il contemporaneo Paolo Morigia faceva risalire la loro espressa presenza in Milano al 1567, mentre per l'anno precedente indicava la presenza di banditi e assassini nel territorio.
La prima grida che li citi esplicitamente risale al 23 aprile 1572 e fu emanata da Luis de Zúñiga y Requesens:
Già fin dal 1535 erano già state emesse numerose gride contro "furfanti", "scrocchi", "vagabondi", "otiosi" e in generale contro malfattori che, senza alcuna professione, erano presenti nel Ducato commettendo ogni sorta di violenza..
Dopo la peste del 1630 la presenza dei bravi nelle gride appare diradarsi, forse anche in relazione con la grave crisi economica che colpì il Ducato di Milano fino alla fine del secolo. Si è anche ipotizzato che molti si fossero trasferiti nelle campagne, lasciando relativamente al sicuro la città e venendo accomunati alla categoria dei "banditi"..
Le due gride emanate a pochi mesi di distanza nel 1661 dal governatore Francesco Caetani appaiono legate a particolari fatti del territorio cremonese, «ove pare che simili malviventi habbino maggiore et più sicuro ricovero».
Nelle gride emesse contro banditi e assassini si trovano indicati alcuni "tiranni" (così erano definiti coloro che si servivano di bravi) e i loro seguaci: un esempio è fornito dalle gride del 10 marzo 1603, 30 maggio 1609 e 2 giugno 1614, nelle quali si trova anche il nome di Francesco Bernardino Visconti, che Manzoni avrebbe utilizzato come base per il personaggio dell'Innominato, identificandolo con l'anonimo malfattore convertitosi dopo un incontro con il cardinale Federico Borromeo secondo il racconto di Giuseppe Ripamonti. Secondo le condanne di questi "tiranni", i crimini più gravi erano realizzati prevalentemente per interessi economici (omicidi di parenti o rivali), per difesa dell'onore (aggressioni) e per lussuria (rapimenti e stupri)..
Elenco delle gride
Luis de Zúñiga y Requesens 1572 (23 aprile), Grida contro i bravi. Antonio de Guzmán 1574 (8 luglio), Grida. 1575 (2 maggio), Grida. (ripubblicata il 25 agosto 1579 dallo stesso governatore e il 5 settembre 1581 da Sancho de Guevara y Padilla) 1577 (26 agosto), Grida. 1578 (4 marzo), Grida. Carlo d'Aragona Tagliavia 1583 (8 aprile), Grida contra i bravi et vagabondi. 1584 (12 aprile), Grida contra i bravi. Juan Fernández de Velasco 1593 (5 giugno), Grida contra bravi et vagabondi. 1594 (5 dicembre), Grida che non si possi portar capelli lunghi né zuffo. 1598 (23 maggio), Grida contra bravi, vagabondi, ociosi, ruffiani, et barattieri, et contra quelli che portano il zuffo, rizzi e capelli lunghi. Pedro Enríquez de Acevedo 1600 (5 dicembre), Grida sopra i bravi et zuffi. 1602 (17 agosto), Contro quelli che portano li capelli lunghi, ciuffi et ricci. 1604 (5 giugno), Contro quelli che portano i capelli lunghi, ciuffi e ricci. Juan de Mendoza y Velasco 1612 (22 settembre), Grida contra bravi et vagabondi et si prohibisce il portar capelli lunghi, zuffi, , et rizzi. Pedro Álvarez de Toledo y Colonna 1616 (26 gennaio), Grida di conferma delle gride dei predecessori tranne «che per hora non confirma quel che tocca al portar li capelli lunghi» Gómez Suárez de Figueroa y Córdoba 1618 (24 dicembre), Grida contra bravi, vagabondi, forfanti, barri, otiosi, et scrochi Gonzalo Fernández de Córdoba 1627 (15 ottobre), (Grida con poche varianti rispetto a quella del 1618) Gómez Suárez de Figueroa y Córdoba 1632 (13 febbraio), (Grida con poche varianti rispetto a quella del 1627) Cardinal Infante 1633 (11 agosto), Grida generale contra bravi e vagabondi. Antonio Sancho Dávila de Toledo y Colonna 1645 (25 febbraio), Grida generale contro bravi, vagabondi, banditi forastieri, et abuso delle armi. Bernardino Fernández de Velasco 1647 (9 aprile), Grida contro bravi et perniciosi. Luis de Benavides Carrillo 1650 (7 marzo), Banco contro tiranni cioè che incorrano le medeme pene quelli che si servono di essi. Francesco Caetani 1661 (15 gennaio), Grida contro bravi, scrocchi, vagabondi e banditi forastieri e loro ricettatori et hospitanti. 1661 (21 ottobre), Rinovatione del bando publicato alli 15 genaro contro bravi, scrocchi, vagabondi e banditi forastieri e loro ricettatori. Carlo Enrico di Lorena 1701 (30 settembre), Grida contro oziosi, vagabondi, forfanti, malviventi, birbi, bravi, sgherri, facinorosi e forastieri.Parti della grida sono riportate in
Repubblica di Venezia
Anche nella Repubblica di Venezia si ebbero norme tese a contrastare la diffusione dei bravi. Contro la diffusione delle violenze vennero prese disposizioni nel XVI secolo: il 18 agosto 1541 venne emessa una legge contro i banditi che agivano in gruppo per saccheggiare e provocare danni; il 20 febbraio 1567 si vietò il girare di notte armati in gruppi di più di quattro persone; altra norma del 15 aprile 1574 permetteva l'uccisione di chi avesse commesso omicidi e violenze..
Elenco delle norme
1600 (18 agosto), De bravi et vagabondi. 1604 (9 dicembre), Che alcun non possa servir per bravo, et contra li vagabondi, che non hanno professione. 1618 (12 dicembre), In materia di bravi et vagabondi. 1648 (30 dicembre), Bando generale contro bravi et vagabondi senza mestiere. 1680 (26 febbraio), In materia de bravi e vagabondi e di quelli che li ricettano. 1746 (22 dicembre), Nuovo ordine «debbano nel termine di giorni otto dopo la pubblicazione del presente proclama uscire da questa Città tutte le persone oziose, sfacendate, e vagabonde siano suddite o estere, che senza verun mestiere, e senza rendite o altro provento vanno girando per la medesima»..
Nella cultura popolare Bravo (1520 circa) è un dipinto a olio su tela di Tiziano Vecellio Ne I promessi sposi (1827 e 1840-1842) vari personaggi di fantasia, come Griso e Nibbio, sono indicati come bravi. Il bravo (1831) è un romanzo di James Fenimore Cooper ambientato a Venezia. Il bravo (1839) è un'opera in tre atti di Saverio Mercadante, su libretto di Gaetano Rossi e Marco Marcelliano Marcello. Nel Rigoletto (1851) di Giuseppe Verdi è presente il personaggio Sparafucile, un bravo. Il bravo di Venezia (1941) è un film drammatico diretto da Carlo Campogalliani.
Note Esplicative
Bibliografiche
Bibliografia Fonti
Studi
Voci correlate Bravi (I promessi sposi)
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