Era figlio di Carlo Alberto di Savoia e fratello minore di Vittorio Emanuele. Fu capostipite del ramo cadetto dei Savoia-Genova e durante la prima guerra d’indipendenza partecipò a diverse battaglie, distinguendosi particolarmente in quella di Custoza e in quella di Novara. Nello stesso periodo rifiutò il trono offertogli dal neocostituito Regno di Sicilia (1848-1849). Qualche anno dopo avrebbe dovuto comandare la spedizione piemontese in Crimea. Morì invece di malattia a 32 anni.

Biografia Famiglia ed educazione (fino al 1841)

Nel contesto dei moti del 1820-1821, inizialmente da lui appoggiati, nel marzo 1821, Carlo Alberto, principe di Carignano, dovette lasciare Torino e a Novara, il nuovo re Carlo Felice gli ordinava di partire per la Toscana e raggiungere con la famiglia i suoceri: lo aspettava una sorta di esilio.. D'altro canto, la linea di successione di Carlo Alberto, dopo che nel settembre 1822 il primogenito Vittorio Emanuele era sfuggito all'incendio della sua culla, non correva più pericoli, grazie anche alla nascita del secondogenito: Ferdinando..

Ferdinando di Savoia nacque infatti a Firenze, il 15 novembre 1822, figlio di Carlo Alberto di Savoia e di Maria Teresa d'Asburgo-Toscana che fu la principale educatrice dei figli, assieme ad una istitutrice savoiarda, la signorina Nicoud. Da bambino Ferdinando aveva un carattere vivace e abbastanza ribelle, aveva una predisposizione per l’epica e ascoltava volentieri le storie degli antichi guerrieri. L’educazione religiosa gli fu impartita, fin dai tre anni, dal teologo savoiardo Andrea Charvaz. Quanto alla sua educazione laica, nel 1830 re Carlo Felice nominò istitutore dei principi di Carignano il colonnello, storico e letterato Cesare Saluzzo di Monesiglio, fratello della poetessa Diodata. Saluzzo era tuttavia coadiuvato da padre Lorenzo Isnardi, a cui Carlo Alberto era particolarmente affezionato..

Assieme alle materie letterarie e religiose, Ferdinando dovette acquisire anche nozioni di equitazione, ginnastica, calligrafia e disegno; le cui ultime due materie venivano apprese più per dovere che per piacere. Ferdinando era infatti attratto dalla vita militare e Carlo Alberto, che alla morte di Carlo Felice nel 1831 divenne Re di Sardegna, lo fece entrare lo stesso anno nella Brigata “Casale” della Regia Armata con il grado di luogotenente. Tre anni dopo Ferdinando fu promosso capitano. Studiava intanto francese, tedesco, latino e storia..

Ma la sua materia preferita era la matematica, le cui nozioni di base aprirono il giovane allo studio dell’artiglieria, nel cui corpo entrò da maggiore nel 1836. Assecondando tale predisposizione, Carlo Alberto lo affidò per l’apprendimento di questa disciplina a Giuseppe Dabormida e per l’apprendimento dell’architettura militare al colonnello del Genio Agostino Chiodo. I risultati conseguiti procurarono a Ferdinando la promozione a tenente colonnello d’artiglieria nel 1841, anno in cui terminò la sua educazione..

Il periodo prebellico (1842-1848)

Ma la fine del periodo di educazione non distolse Ferdinando dal continuare i suoi studi, soprattutto nel campo della fisica, della chimica, della mineralogia, della metallurgia e della strategia. A queste opportunità aggiunse quella dei viaggi. Nel 1845, infatti, approfittando del soggiorno della zarina Aleksandra Fёdorovna in Sicilia, accompagnò lo zar Nicola I di Russia, di passaggio a Genova per raggiungere la moglie. Uscì così per la prima volta dai confini del Regno di Sardegna. Nel 1846 veniva intanto promosso maggior generale (generale di brigata) e qualche tempo dopo riceveva la responsabilità di gestire i materiali dell’artiglieria piemontese..

D’altronde le occasioni di conoscere i componenti delle più antiche famiglie nobiliari d’Europa non mancavano. All’età di 24 anni Ferdinando incontrò a Torino per la prima volta Maria Luisa di Prussia, accolta con il padre Carlo, principe di Prussia, e la madre Maria di Sassonia da Carlo Alberto con grandi festeggiamenti alla residenza dei Savoia di Racconigi. Gli ospiti dimorarono nella villa Lomellini, a Sestri Ponente, e quando Ferdinando li andò a trovare in autunno, si innamorò di Maria Luisa. Chiese di sposarla, ma Carlo Alberto si oppose perché la principessa era protestante. Tuttavia, Ferdinando non dovette attendere molto, perché all’inizio del 1848 si fidanzò con Elisabetta, figlia di Giovanni di Sassonia. Il matrimonio si sarebbe dovuto celebrare in primavera, ma si dovette rimandare per l’evolversi della crisi che portò alla guerra con l’Austria..

La prima campagna di guerra (1848)

Con la dichiarazione di guerra all’Austria del 23 marzo 1848 di Carlo Alberto scoppiò la prima guerra d’indipendenza. L’esercito piemontese era comandato dal Re ed era composto da due corpi d’armata: il 1° comandato da Eusebio Bava e il 2° da Ettore de Sonnaz. Rispetto ai primi successi ottenuti sugli austriaci, Ferdinando scriverà che il comando piemontese aveva commesso “l’immenso errore di non incalzare il nemico fuggente”.. Assecondando la sua preparazione militare, Carlo Alberto lo nominò comandante dell’artiglieria. al seguito del quartier generale. Questa collocazione diede modo a Ferdinando di partecipare alla carica di cavalleria, con Carlo Alberto, che si svolse il 30 aprile durante la battaglia di Pastrengo. Analogamente, Ferdinando ebbe un ruolo anche nella battaglia di Santa Lucia del 6 maggio, durante la quale si portò oltre il borgo preparandosi ad avanzare fino a Verona, prospettiva poi svanita per l’evolversi dello scontro a sfavore dei piemontesiLa partecipazione di Ferdinando di Savoia alla battaglia di Santa Lucia è testimoniata dalla fonte di seguito citata che però non specifica il contesto, né l’unità presso la quale Ferdinando combatté...

L’assedio di Peschiera

Si realizzava, intanto, la possibilità di far cadere la piazzaforte austriaca di Peschiera e Carlo Alberto volle affidarne al suo secondogenito Ferdinando l’assedio. Il parco a disposizione di Ferdinando comprendeva 45 cannoni che, il 15 maggio, cominciavano a bombardare e a rispondere al fuoco delle artiglierie austriache, al quale Ferdinando si espose coraggiosamente. Stendeva quotidianamente un rapporto per il quartier generale e riscosse la stima della truppa e degli ufficiali. Così, lo stesso 30 maggio, giorno della vittoria piemontese alla battaglia di Goito, la guarnigione di Peschiera rispondeva positivamente alla domanda di capitolazione fatta da Ferdinando. Il 31 maggio austriaci della piazzaforte si arrendevano e deponevano le armi. Il giorno seguente Carlo Alberto entrava a Peschiera. In riconoscimento del servizio prestato e dei pericoli corsi, Ferdinando venne insignito della medaglia d’argento al valor militare, promosso a tenente generale (generale di divisione) d’artiglieria, e posto al comando della 4ª Divisione..

Le forze in campo

Comandante della 4ª Divisione era stato l’anziano Giovanni Battista Federici che, dopo l’assedio di Peschiera, fu nominato governatore della piazzaforte. La 4ª Divisione era composta dalle brigate ”Piemonte” e ”Pienrolo”. Per il resto, gli eserciti schierati sulla lunga linea del fronte, il 20 luglio 1848, erano numericamente pressoché uguali: uomini da parte italiana, da parte austriaca.. Gli italiani, comandati da Carlo Alberto, erano così schierati: il 1º Corpo d'armata, (Bava), che comprendeva la Brigata “Pinerolo”, era impegnato nel blocco di Mantova. Il 2º Corpo (De Sonnaz), composto dalla 3ª Divisione (Mario Broglia), dalla Brigata Piemonte (Ferdinando di Savoia), dalla Brigata regolare toscana, erano disposte da Villafranca a Rivoli; la 1ª Divisione di riserva (Vittorio Emanuele di Savoia) a Marmirolo e la 2ª Divisione di riserva (Bonifacio Visconti) sul Mincio (da Goito a Peschiera). La prima linea dell'esercito piemontese risultava così divisa in due gruppi, uno attorno a Mantova e uno presso l'Adige e di fronte a Verona.. Le forze austriache, comandante da Josef Radetzky, erano così suddivise: 1º Corpo d'armata (Eugen Wratislaw), 2º Corpo (Konstantin d'Aspre) e Corpo di riserva (Gustav Wocher) a Verona con uomini in totale; 3º Corpo (Georg Thurn Valsassina) a Rovereto con uomini; 4º Corpo (Karl Culoz) a Legnago con uomini; più presidi vari comprendenti uomini.

L’inizio della battaglia di Custoza

Il 22 luglio 1848 la battaglia di Custoza iniziò con un massiccio attacco austriaco nella zona di Rivoli in locale superiorità numerica. I piemontesi riuscirono a contenere l’impeto del nemico e a ritirarsi con ordine. Data la resistenza piemontese e le maggiori perdite subite dagli austriaci De Sonnaz il giorno dopo credeva che gli austriaci fossero stati stanchi e timorosi di avanzare. Alle 16, invece, gli uomini di Radetzky iniziarono a passare sulla sponda destra del MincioLa sponda destra del Mincio corrisponde alla sponda ovest, dato che il fiume scorre da nord a sud., in località Salionze (fra Peschiera a nord e Monzambano a sud). De Sonnaz decise allora, dopo l'una di notte, di ritirarsi e portarsi anch'esso sulla sponda destra del fiume..

A questo punto il comando piemontese decise di assecondare la manovra austriaca verso ovest, ma anche di organizzare un contrattacco che da sud, da Villafranca, avrebbe dovuto investire il fianco sinistro dell’avanzata austriaca e isolare le truppe austriache da Verona, soprattutto quelle che avevano già passato o stavano attraversando il Mincio. Le unità che dovevano partecipare all’azione erano: la Brigata “Cuneo” agli ordini diretti di Bava, la Brigata “Guardie” di Vittorio Emanuele di Savoia, la Brigata “Piemonte” di Ferdinando, la Brigata “Aosta” e due unità di cavalleria. Altre unità non erano disponibili perché distribuite, lontane, sul territorio circostante. In totale si trattava di soli uomini, contro un nemico che sarebbe stato molto più potente. La concentrazione delle unità su Villafranca si compì con difficoltà e lentezza, per cui la manovra piemontese iniziò solo alle 14:30 del 24 luglio. La colonna di destra, composta dalla Brigata “Piemonte” comandata da Ferdinando, si diresse su Sommacampagna; la colonna di centro, formata dalla Brigata “Cuneo” comandata da Bava, marciò su Staffalo; la colonna di sinistra, composta dalla Brigata “Guardie” di Vittorio Emanuele, si diresse a Custoza. La Brigata “Aosta” seguiva come unità di riserva..

La conquista di Sommacampagna

La brigata austriaca del generale Ferdinand von Simbschen (1795-1873) aveva avuto il compito di proteggere il fianco sinistro dell’avanzata di Radetzky e presidiava principalmente Custoza e Sommacampagna. Alle 16:30 entrò in contatto con la colonna del generale Bava, alla quale si aggiunse presto quella di Vittorio Emanuele, e quella di Ferdinando che attaccò gli austriaci a Sommacampagna. Gli uomini di Simbschen lottarono con valore cercando di contrattaccare. Le colline di Custoza furono riconquistate dai piemontesi, ma Ferdinando dovette combattere duramente per occupare Sommacampagna, dove il nemico si era posto a forte difesa già la sera prima. Gli uomini della Brigata “Piemonte” assalirono più volte i capisaldi austriaci alla baionetta, ma dopo aver conquistato qualche casa, dovettero poi abbandonare anche quelle. All’imbrunire, quando sembrava che la giornata fosse finita, Ferdinando raccolse quattro compagnie e, al loro comando, mosse alla carica attaccando il lato occidentale del centro abitato per una strada non munita di barricate. Di contrada in contrada, raggiunse il centro di Sommacampagna e la chiesa di San Rocco, dove si consumò l’ultima resistenza degli austriaci che caddero quasi tutti nelle mani dei piemontesi. Gli altri di Simbschen, dopo quasi quattro ore di combattimenti, furono posti in fuga disordinata. La manovra per colpire il fianco sinistro austriaco iniziava bene. Radetzky lamentava 50 morti, 104 feriti e prigionieri. Carlo Alberto, 16 morti e 54 feriti.....