Biografia Giovane sacerdote Luigi Parazzi nasce a Viadana il 19 luglio 1834, da Nicola falegname intagliatore e da Margherita Dall'Era tessitrice, residenti nella parrocchia di Santa Maria. Suoi fratelli sono Antonio (1823) monsignore, Pietro (1824) avvocato, Cesare (1828) morto in fasce, Lucia (1831), morta di colera a 24 anni, Cesare (1836), Achille (1842) avvocato e consigliere comunale. La famiglia è originaria di San Bartolomeo di Maissana, nell'entroterra di Sestri Levante, nella valle del Vara, allora arcivescovado di Genova, ora diocesi di Chiavari, provincia della Spezia. Si erano trasferiti a Viadana nella seconda metà del 600. Dal 1846 al 1851 frequenta il Ginnasio di Viadana.

Nel 1848 il padre muore all'età di cinquant'anni. La madre invece, a cui Parazzi era molto legato, morirà Il 7 agosto 1883 all'età di ottant'anni. Il 25 aprile arrivano a Viadana i volontari del Battaglione universitario toscano, che combatteranno il 29 maggio a Curtatone e Montanara. Tra questi vi sono Gherardo Nerucci e Augusto Conti, che diventeranno, in particolare il secondo, amici e corrispondenti di Parazzi. Nerucci in una sua lettera scrive questa testimonianza: «Ieri a Viadana appena giunti un drappello di donne, posto sulla piazza maggiore, ci venne incontro, offrendoci mazzi di fiori, poi un prete e un cittadino parlarono delle cose italiane e alla sera ci fu banda e illuminazione per tutto il paese». Il prete è don Costantino Avosani, prevosto di San Martino mentre il cittadino è Francesco Fiorio, professore del Ginnasio.

Nel 1852 entra nel Seminario di Cremona; vi rimane fino al 1857. L'8 dicembre 1854 riceve la tonsura; gli ordini minori il 2 febbraio 1856; il suddiaconato il 22 marzo 1856; il diaconato il 20 dicembre 1856; il presbiterato il 6 giugno 1857. Il fratello Pietro si sposa e si trasferisce a Casalmaggiore. Nel 1855 quando Antonio diviene arciprete nella chiesa del Castello la famiglia si trasferisce nella casa arcipretale e risulta così composta: Antonio, la madre Margherita, i fratelli Luigi e Achille ed una domestica. Nel periodo dal 1858 al 1861 sarà ospite un cugino Luigi, figlio del fratello del padre, nato nel 1846 e con sette fratelli. Dal 4 ottobre 1857 subito dopo l'ordinazione sacerdotale, ricevuta a 23 anni, è a Correggioverde, frazione del Comune di Dosolo, come coadiutore dell'anziano prevosto Giuseppe Maria Poli e vi rimane fino al 2 novembre 1858. Da quel momento non avrà più cura d'anime. Nel 1858 si trasferisce a Viadana per ricoprire a partire dal 21 dicembre l'incarico di catechista nel Ginnasio Comunale, “per le sue doti intellettuali e personali”, al posto del fratello Antonio dimissionario. Il 23 novembre 1860 il Consiglio Comunale propone Parazzi come direttore spirituale del Ginnasio, la cui nomina spetta al Ministero della Pubblica Istruzione.

Fin dal 1848 i vescovi delle province liberate avevano celebrato la festa dello Statuto, estesa nel 1861 al Regno d'Italia. Il Parlamento delibera che la festa, indetta per il 2 giugno, sia abbinata a quella della proclamazione del Regno d'Italia. L'accostamento implica il riconoscimento dell'usurpazione dei territori pontifici e pertanto la maggioranza dei vescovi decide di non officiare le tradizionali funzioni religiose. Anche il vescovo di Cremona celebra solamente la festa dello Statuto. Ma i fratelli Parazzi con la tolleranza del vescovo, si comportano diversamente. Per celebrare la festa il Consiglio Comunale delibera che sia eretto nel prato della Rocca un altare per la celebrazione di una messa solenne con benedizione e consegna della bandiera alla guardia nazionale. Sui pregi e le caratteristiche di questa bandiera e sulla esecuzione dei ricami appare una corrispondenza di Luigi Parazzi sul Corriere cremonese del 26 giugno 1861. Il 6 giugno muore Cavour. Antonio Parazzi invita il sindaco per celebrare un solenne ufficio funebre, che si tiene il 21 giugno. Luigi recita un elogio che muove alle lacrime quasi tutto l'uditorio. Da molti viene richiesto di dare alle stampe il discorso, ma con la sua solita modestia Luigi si oppone. La cronaca dell'avvenimento è riportata dal Corriere cremonese del 22 giugno.

Bibliotecario e insegnante L'8 gennaio 1862 viene nominato direttore della Biblioteca Comunale, istituita nel maggio del 1861, ed il 13 agosto in occasione dell'inaugurazione tiene il discorso ufficiale manifestando apertamente il proprio patriottismo, oltre alla convinzione che la nuova istituzione sia strumento per formare il popolo e combattere l'ignoranza.

In occasione del passaggio di Giuseppe Garibaldi da Casalmaggiore Parazzi detta questa epigrafe posta all'ingresso del Municipio: «A Giuseppe Garibaldi / ospite del municipio casalese / nel giorno 2 aprile 1862 / applaude ogni ordine di cittadini / in riva al gran fiume / che nell'impeto innovatore imprevisto delle sue acque / adombra la virtù incomparabile dell'Italico eroe. Oh! Sopra un fiume fraterno / oltre le Alpi Giulie / discenda il magnanime / alle oppresse Nazioni auspice di libertà / congiunta al riscatto di Venezia e di Roma». I fratelli Parazzi aderisco all'Indirizzo al Papa promosso dal gesuita toscano e illustre teologo Carlo Passaglia, che era stato uomo di fiducia del conte di Cavour nel trattative fallite per una composizione pacifica della questione romana. L'appello è volto a indurre papa Pio IX a rinunciare spontaneamente al potere temporale. Sempre nel 1862 inizia la collaborazione di Parazzi al periodico pedagogico «La Gioventù», che dura un decennio. Altri suoi contributi appariranno via via nelle riviste fiorentine «Pietro Thouar», «Letture di famiglia» e infine «La Rassegna nazionale».

Nel 1863 è attento al dibattito in corso sulla questione della lingua italiana nell'ambito del quale egli si dichiara favorevole all'opinione dell'amico Augusto Conti. Nello stesso anno fonda la Libreria Circolante Femminile per soddisfare le richieste di un gruppo di donne desiderose di poter prendere in prestito libri da leggere adatti a loro. Viene aperta la Scuola Tecnica e Parazzi è nominato direttore spirituale.

Il vescovo Giuseppe Antonio Novasconi si conforma agli ordini della Curia romana disponendo che nella festa nazionale della prima domenica di giugno 1864 non si canti il Te Deum in tutta la diocesi. Antonio Parazzi, che già negli anni precedenti lo aveva cantato, indeciso sul comportamento da tenere, interpella don Carlo Tessaroli, suo amico e parroco di Cremona, il quale gli risponde che non avrebbe cantato il Te Deum. Anche l'Aroldi tenta di dissuaderlo. Pure Luigi Tosi parroco di Sabbioneta è dello stesso parere. Alla fine però Parazzi canta il Te Deum. Il 25 giugno 1865 pronuncia un discorso a Solferino per il sesto anniversario dei caduti nella battaglia combattuta nel 1859 durante la seconda guerra di indipendenza.

Nel 1867 assume l'incarico di delegato scolastico mandamentale, su proposta del Sindaco di Viadana, ancora una volta in sostituzione del fratello Antonio, dimissionario. Nel mese di novembre viene nominato direttore delle Scuole elementari per adulti di tutto il Comune. Nel 1868 partecipa all'Esposizione industriale, artistica e agricola organizzata a Mantova da Attilio Portioli, nella quale espone la macchina di sua invenzione, che aveva chiamato sferociclica, uno strumento didattico per lo studio dell'astronomia, che ha lo scopo di dimostrare i movimenti delle costellazioni. Per tale partecipazione riceve una medaglia di 2ª classe col titolo di "astronomo". Sospettando però che la sua invenzione possa richiamare su di lui troppa attenzione, la distrugge. Il 12 novembre la Giunta Comunale lo nomina professore di italiano nel Ginnasio comunale.

In vista dell'apertura del Concilio Vaticano I i fratelli Parazzi nel 1869, con l'intercessione di mons. Luigi Tosi, vicario capitolare di Cremona, sottopongono al presidente del Consiglio Luigi Federico Menabrea un Appello al clero italiano perché prenda posizione contro il dogma dell'infallibilità del papa. Il libello viene pubblicato anonimo dall’editore Treves di Milano col titolo Per il XX Concilio Ecumenico MDCCCLXIX. Appello ai parrochi, canonici, professori e moderatori dei seminari, e sacerdoti italiani, col sostegno finanziario del Governo.i

L'8 dicembre, dopo due richieste consecutive, ottiene dal Ministero della Pubblica Istruzione la patente provvisoria triennale di insegnante di lingua italiana, storia e geografia, ma il suo obiettivo è di ottenere quella definitiva, per la quale occorre offrire prova di attitudine didattica, che egli sostiene di poter dimostrare con le supplenze fatte negli anni 1859-1866 nelle scuole secondarie comunali, e per aver fatto parte più volte della Giunta per gli esami di licenza. Siccome il Comune avrebbe messo a concorso una cattedra, congeniale alla sua formazione, riservata a professori dotati di patente definitiva, egli ambisce ad ottenerla. La Giunta Municipale di Viadana lo assume come docente di italiano e storia nella classe 4° e di matematica nella 5ª nella Scuola Tecnica.

Il 1870 è l'anno in cui l'anticlericalismo tocca il culmine; la posizione del clero e dei cattolici liberali si è fatta estremamente difficile; dopo il Sillabo, il 20 luglio vi è la proclamazione del dogma dell'infallibilità del Papa che fa cadere ogni speranza di conciliazione tra Stato e Chiesa. Il 20 e il 27 novembre, poco dopo la Breccia di Porta Pia, si svolgono le elezioni politiche. Nel collegio cremonese vanno al ballottaggio Angelo Bargoni e Ippolito Longari Ponzone. L'elezione di Bargoni è determinata dai viadanesi a favore di un politico liberale-moderato; scelta su cui influiscono certamente i fratelli Parazzi. Di Angelo Bargoni scrive un elogio Innocenzo Frigeri, direttore della Scuola Tecnica, del seguente tenore: “Il tuo onorato vessillo, nella palestra elettorale politica – tenuto alto dalla viadanese maggioranza – vittorioso nel solenne giorno – 27 novembre 1870 – resta incolume appo noi – che lieti stringiamo la mano a te – Angelo Bargoni – cittadino integerrimo legislatore sapiente – Trionfa con te l'illuminato amor della patria”. L'anno dopo Bargoni opta per il collegio di Chioggia, per cui si tengono nuove elezioni nelle quali Longari Ponzone ha la meglio sul cremonese Pietro Vacchelli. In quei mesi inizia una lunga polemica, durata poi per decenni, sull'istruzione religiosa nelle scuole. Nel mese di giugno il consigliere comunale Mosconi propone la soppressione, a partire dal 1872, del posto di direttore spirituale nella Scuola Tecnica, che è ancora occupato da Luigi Parazzi. Il sindaco Giani cerca di spiegare che il posto è previsto dalla legge e che pertanto l'insegnamento della religione è da ritenersi obbligatorio; non conformarsi ad essa significa esporsi al rischio di perdere la parificazione della scuola. Rileva inoltre che il Parazzi presta gratuitamente la sua opera come direttore della Biblioteca Comunale e che rinuncerebbe a questo incarico qualora venisse soppresso il posto retribuito con cinquecento lire all'anno. Mosconi ribatte che l'insegnamento in questione è del tutto inutile data la scarsa frequenza alle lezioni di Parazzi. Sempre secondo lui bisogna anche considerare le difficoltà di bilancio e l'incompatibilità fra l'incarico di delegato scolastico mandamentale di Parazzi con quello di direttore spirituale. Alcuni consiglieri più tolleranti propongono il rinvio dell'argomento, considerato che nel mese di maggio è stato presentato al Parlamento un disegno di legge che vorrebbe sopprimere il posto in questione: questa proposta trova tutti d'accordo. La delibera comunale non ha seguito, poiché la legge Casati prevede l'insegnamento religioso. Questo verrà soppresso con la legge Coppino del 1877.